DIARIO DI UN SOLDATO

Una babele di lingue e culture.
Un alternarsi continuo di flessioni e riflessioni.
Una divisa che racconta senza dover parlare, un paio di scarponi che marciano senza sosta.
Un fucile sotto il braccio destro, “per difendersi e mai per uccidere” ci ripetono, perché qui la vita va celebrata e mai condannata.
Un sorriso appena accennato, una mano tesa, pronta all’aiuto. Un vocabolario ricco e colorato, un lessico unico nel suo genere.
E così imparo al volo il primo termine che mi accompagnerà passo per passo, mano nella mano, in questa nuova avventura. Amcha: il tuo popolo.
Ci viene dunque insegnato senza equivoci che qualsiasi gesto compiuto da un soldato dell’esercito israeliano, non è mai fine a se stesso.
“Affronterete con orgoglio e coraggio tutte le prove che vi si presenteranno, tutte le difficoltà che troverete lungo il vostro cammino. E quando vi sembrerà di non farcela più, vi ricorderete d’un tratto di chi vi aspetta a casa. Penserete poi alla maestra che vi ha insegnato a leggere e scrivere, al fruttivendolo dietro l’angolo che vi saluta ogni mattino con entusiasmo, all’autista dell’autobus che vi accoglie con un largo sorriso, all’idraulico che vi ha riparato la perdita del lavandino, al giardiniere che ha seminato i tulipani invece che le rose, all’anziano signore seduto sulla panchina a guardare il cielo, all’operaio che ha perso il suo lavoro, al banchiere che prova a convincervi che aprire un mutuo sia la cosa migliore che possa capitarvi, al bambino che corre spensierato dietro a un pallone. Penserete al vostro popolo.”
E mentre il giullare di corte, munito di kippa colorata e barbetta illusoria, definisce Israele uno Stato apartheid senza alcuna traccia di pudore, io e il mio nuovo amico Saalan, un ragazzo di tradizione drusa, aspettiamo impazienti di prestare il giuramento di fedeltà all’esercito di cui facciamo parte.
Io stringendo in mano la Bibbia, lui il libro di Yitro: perché da queste parti funziona così.
David Zebuloni (22 aprile 2016, moked)
David-Zebuloni
“Giullare”: David Zebuloni evidentemente è un signore, e ha preferito usare questo eufemismo al posto del più adeguato “buffone”: quello che in cambio di vantaggi materiali divertiva i suoi signori e padroni svendendo il proprio onore, la propria dignità, la propria coscienza. In una parola: un prostituto.

barbara

  1. È qualche tempo che ci conosciamo e, come mi sono ripromesso, non ho mai detto quello che dovrebbero fare gli ebrei per essermi graditi, lo fanno già in troppi. Faccio una eccezione per chi rinnega il suo popolo, lo so che puzza di retorica fascista, ma certa gente non riesco proprio a non disprezzarla.

    • In Italia e in Francia le donne che erano andate a letto coi tedeschi – magari qualche volta, chissà, anche per amore, perché dietro alla “divisa di un altro colore” avevano visto un uomo solo e disperato lontano da casa – venivano rasate e portate in giro, esposte al pubblico ludibrio. Per chi rinnega e svende il proprio popolo per trenta denari di applausi, partirei da lì per giungere a una punizione adeguata all’immondo crimine.

  2. la puttana femmina o maschio che sia si sente dignitosa finchè chi paga non ordina di mettesi in ginocchio perchè deve pisciare e gli serve un cesso:- tanto sei quello ed in più un traditore-. allora la puttana capisce ma niente putrà levargli la puzza del piscio del padrone di dosso

  3. Mi sento un po’ frastornato.Troppe allusioni, troppi riferimenti, troppe cose non dette. Siamo in Italia. E’ vero che ormai, con il nuovo regime imperante, puoi dire peste e corna di Israele, ma devi stare attento a dire che Maometto era un pedofilo. Ritengo comunque che ancora possiamo dire che un cesso è un cesso ed in Italia i cessi non mancano. In Italia i peggiori nemici di Israele sono gli ebrei che, per un applauso o per un titolo proveniente dalla parte giusta (giusta per loro), sono disponibili a tradire chiunque. Vi dice niente un nome come quello di Gad Lerner?

  4. OT – @Ezio Scaramuzzino
    Barbara, scusa se approfitto del tuo spazio ma leggo un nome di persona che potrei conoscere e che se così fosse troverei veramente buffo e strano incontrare qui. Ma più probabilmente è solo un caso di omonimia…
    Comunque, io sono Marcello Giuggioli e fino al gennaio 2001 abitavo a Noverasco. Se questi riferimenti ti dicono qualcosa e se credi fammelo sapere, altrimenti rinnovo le scuse e tolgo il disturbo.

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