AGGIORNAMENTO COLLO

Oggi sono andata a fare l’ecografia. Nell’ovetto che mi si è installato all’incrocio delle clavicole non si è trovato niente; in compenso – come sempre: cerchi una cosa e ne trovi un’altra – un po’ più in là sono stati avvistati tre noduli, che probabilmente saranno quelli che mi erano stati trovati una dozzina d’anni fa e di cui non mi sono mai occupata, e il fatto che sia qui a raccontarvelo dopo tutto questo tempo dimostra che ho fatto benissimo a non occuparmene. Se poi non fossero quelli, allora vorrebbe dire che quelli sono scomparsi da soli, e allora ho fatto ancora meglio a non occuparmene. E io sarei propensa a continuare a non occuparmene, ma la dottoressa che ha fatto l’ecografia vuole farmi fare l’agoaspirato a quello che sta nella tiroide,
agoaspirato tiroideo
vale a dire che dopo tutto il male che mi ha fatto l’ecografia perché mi premeva sulla laringe, adesso me ne vogliono fare dell’altro ancora.
Poi, nel frattempo, mi sono venuti fuori una mezza dozzina di altri guai, ma questa è un’altra storia.

barbara

UNA DOMANDA CHE MI PONGO DA SEMPRE

Ma possibile che tutti i saggi del pianeta non abbiano altro da fare nella loro vita che stare lì con braccio alzato a coprire col loro stramaledetto ditone la luna, impedendoci regolarmente di vederla tutta intera?
(poi, cercando in google un’immagine adeguata, ho scoperto che del dito saggioso mi ero già occupata quattro anni e mezzo fa. Se beccate il cannocchiale fuori dal coma profondo, potrete leggerlo anche voi)

barbara

AVARIZIA

I due monsignori cominciano a parlare subito dopo che il cameriere ha portato il carpaccio di tonno e il battuto di gamberi rossi. Prima se n’erano stati zitti. Scorrendo la lista dei vini bianchi per cercare quello giusto da abbinare alle pietanze, sbocconcellando il pane alle noci, guardandosi annoiati in giro, alla ricerca di un volto noto da salutare nel giardino del ristorante ai Parioli.
Inforchettato il primo gambero, il sacerdote più anziano, quello che non avevo mai incontrato prima, va al sodo. “Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco. Che deve sapere. Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli.
“Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l’Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro. Deve sapere che quando prendono qualcosa dall’Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della curia romana.
“Deve sapere che lo lor ha quattro fondi di beneficenza avari come Arpagone: nonostante l’istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo! Deve sapere che lo Ior non è stato ancora ripulito e che dentro il torrione si nascondono ancora clienti abusivi, gentaglia indagata in Italia per reati gravi. Deve sapere che il Vaticano non ha mai dato ai vostri investigatori della Banca d’Italia la lista di chi è scappato con il bottino all’estero. Nonostante noi l’avessimo promesso. Deve sapere che per fare un santo, per diventare beati, bisogna pagare. Già, sborsare denaro. I cacciatori di miracoli sono costosi, sono avvocati, vogliono centinaia di migliaia di euro. Ho le prove.
“Deve sapere che l’uomo che lui stesso ha scelto per rimettere a posto le nostre finanze, il cardinale George Pell, in Australia è finito in un’inchiesta del governo sulla pedofilia, alcuni testimoni lo definiscono ‘sociopatico’, in Italia nessuno scrive niente. Deve sapere che Pell ha speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi.
“Francesco deve sapere che la società di revisione americana che qualcuno di noi ha chiamato per controllare i conti vaticani ha pagato a settembre 2015 una multa da 15 milioni per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran. Deve sapere che la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free, incassando 60 milioni l’anno.
“Deve sapere che non è solo Bertone che vive in trecento metri quadrati, ma ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da quattrocento, cinquecento, seicento metri quadrati. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere che il presidente dell’Apsa, Domenico Calcagno, si è fatto un buen retiro in una tenuta della Santa Sede in mezzo al verde, facendo aprire una società di comodo a suoi lontani parenti. Deve sapere che il moralizzatore Carlo Maria Viganò, l’eroe protagonista dello scandalo Vatileaks, è in causa con il fratello sacerdote che lo accusa di avergli fregato milioni dell’eredità. Deve sapere che Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata. Deve sapere che il Bambin Gesù controlla allo Ior un patrimonio pazzesco da 427 milioni di euro, e che il Vaticano ha investito pure in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano. Deve sapere che l’ospedale di Padre Pio ha trentasette tra palazzi e immobili, e che oggi hanno un valore stimato in 190 milioni di euro. Deve sapere che i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno. Deve sapere che un vescovo in Germania ha scialacquato 31 milioni per restaurare la sua residenza, e che una volta beccato è stato promosso con un incarico a Roma. Francesco deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice.”
Il monsignore posa la forchetta e si pulisce la bocca con il tovagliolo. Il prete che conosco bene gli versa un po’ di vino nel bicchiere, un Sacrisassi Le Due Terre. Il canuto reverendo alza il calice, strizza un occhio per osservare con attenzione il colore giallo paglierino attraverso il cristallo, beve due lunghi sorsi, poi sorride. “Qui fuori c’è parcheggiata una macchina piena di documenti. Dello Ior, dell’Apsa, dei dicasteri, dei revisori dei conti chiamati dalla commissione referente, la Cosea. È per questo che ho chiesto che lei venisse in auto. Non ce la farebbe a portarli via in motorino.” Si alza di scatto. “A proposito, noi non abbiamo contanti. Stavolta il ristorante lo paga lei?” (pp. 9-11)

Perché se qualcuno si immagina che il voto più disatteso in Vaticano e dintorni sia quello della castità, si sbaglia, eccome se si sbaglia.
Il libro è il dettagliato resoconto di quel pacco di documenti che è dovuto andare a prendere con la macchina, perché col motorino non ce l’avrebbe fatta.
Se poi sia vero che il papa non lo sa, e che sarebbe interessato a saperlo, questa, ovviamente, è un’altra storia. Il libro, comunque, merita di essere letto.
Poi, se si trova ancora in circolazione, andrebbe letto anche “In nome di Dio, di David Yellop, edizione Tullio Pironti, sull’assassinio di papa Luciani, proprio la notte che precedeva il giorno in cui aveva programmato, dopo avere raccolto tutta la documentazione necessaria, di fare piazza pulita di tutta quella cloaca, a partire dal cardinale Marcinkus.

Emiliano Fittipaldi, Avarizia, Feltrinelli
avarizia
barbara

PENSIERINO REFERENDARIO

Mettetevi per cinque minuti nei panni, o meglio nella corteccia, di un albero tagliato per produrre la carta delle schede elettorali su cui un esercito di ambientalisti apporrà una crocetta per esprimere il proprio incondizionato amore per la natura. Riuscite forse a immaginare un destino più cinico e baro di questo?!

Trovato in rete e piaciutomi un sacchissimo.
albero
barbara

NON CHIEDERE PERCHÉ

Davvero, non dovete chiederlo, perché sono domande che non possono avere risposta. Non chiedetegli perché proprio Sarajevo, e non un altro inferno. Non chiedetegli perché quella bambina, e non un’altra delle piccole sopravvissute. Non chiedetegli perché, da un momento all’altro, gli scatti la follia di volerla adottare e portare via di lì, combattendo con tutte le proprie forze contro la burocrazia, contro la ragionevolezza, contro la logica, contro gli ostacoli che sembrano essersi coalizzati per rendere impossibile la sua impresa. E non chiedetevi neanche perché tutto, improvvisamente, cominci a girare per il verso giusto, compreso il casuale incontro con quella grandissima – perfettamente riconoscibile benché mimetizzata – donna che, pur comparendo così poco, tanta parte ha avuto nella nostra storia, e che con raffinata sapienza riesce a sistemare, col sorriso sulle labbra, le situazioni più disperate. No, non c’è assolutamente niente che dobbiate o possiate chiedere; l’unica cosa che dovete fare è leggerlo: non ve ne pentirete.
non chiedere perché
Franco Di Mare, Non chiedere perché, BUR

barbara