TOMBOLA!

L’ortopedica aveva ipotizzato una frattura o un avvallamento. Invece ho una frattura e un avvallamento. Adesso devo portare il busto ortopedico
busto ortopedico
per tre mesi (= un’intera estate senza bagni). Nel frattempo vietato chinarmi (se dovessi dimenticarmelo ci pensa il busto, la cui parte superiore sale e mi strozza), vietato portare pesi, vietato camminare (infatti la tizia della sanitaria mi ha portata a casa in macchina). Se poi trovo quel %#””*§&@^ che ha pagato l’ortopedica perché mi proibisca anche di viaggiare in treno…

barbara

AGGIORNAMENTO SCHIENA

Oggi sono stata dall’ortopedica: l’ipotesi più probabile – anche se non l’unica possibile – è che mi sia fratturata una vertebra. Per accertarlo adesso devo andare dalla mia dottoressa a farmi richiedere una radiografia urgente, domani mattina vado a farla e domani pomeriggio torno dall’ortopedica che, se c’è frattura, mi ordinerà un busto e subito dopo andrò alla sanitaria a farmelo fare. Nel frattempo sono praticamente drogata di antidolorifici e antiinfiammatori per riuscire a non urlare e magari a fare, sia pure con enorme fatica, qualche piccolo movimento, tipo sedermi e alzarmi da una sedia (eccheppalle però, gente)
Vabbè, intanto guardateci qua tutti quanti, anche se non tutti sono visibili, a causa della quantità di gente ammucchiata (clic per ingrandire)

barbara

ISRAELE DIECI (1)

E ripartiamo, dunque. Per prima cosa vi faccio vedere il tragitto che abbiamo percorso, che è bello tosto come potete constatare.
percorso
Il gruppo era straordinariamente numeroso, più di 50 persone, ma il viaggio si è svolto senza (quasi) intoppi, nonostante la presenza di un discreto numero di ultraottantenni (qualcuno molto molto ultra), anche perché in compenso non c’era il vispo tereso dell’anno scorso, e vi garantisco che un vispo tereso è di gran lunga – e forse anche di grandissima lunga – peggio di una mezza dozzina di vegliardi. Il programma era organizzato molto bene e siamo riusciti a fare tutte le visite previste nonostante l’alto numero di partecipanti (in Israele, che per il 60% è deserto, bisogna bere in continuazione, e fare pipì in 50 non è lo stesso che farla in 20). Nei prossimi giorni racconterò e mostrerò; per adesso godetevi l’arrivo.
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barbara

VABBÈ, ALLA FINE CE L’HO FATTA

Sono andaataaa lontaaanooo, lontaa-aaa-aaaa-nooooo e sono tornata con tutti gli altri alla naturale conclusione del viaggio. Ho visto cose mozzafiato. Ho mangiato come una porcella – e infatti, nonostante le fatiche sostenute, sono tornata ingrassata, come sempre quando vado in Israele. Ho scattato, contrariamente alle mie abitudini, centinaia di foto. I buchi nella carne delle gambe provocati dalle cadute casalinghe e da quella stradalinga non hanno dato segni di vita nel mar Morto, il che significa che sono perfettamente cicatrizzati, anche se orrendissimi da vedere. Un paio di volte sono stata sul punto di crollare ma non sono crollata. Ho recuperato energie riposando durante le visite a cose che avevo già visto, il che mi ha aiutata a reggere fino alla fine.
Poi stamattina sistemando la valigia sul treno a Milano devo avere fatto un movimento falso e mi sono presa uno strappo o qualcosa del genere alla schiena, probabilmente alla vertebra con l‘ernia, e ad ogni minimo sforzo mi attraversa una fitta di dolore che mi paralizza, mentre i movimenti (sedermi, alzarmi, girarmi) mi provocano un dolore intenso ma non paralizzante. Alzarmi dal letto invece appartiene alla prima categoria (lo diceva Richard Bach in Biplano che la maggior parte degli incidenti accadono a meno di 40 miglia dalla base). Vabbè, non si può avere tutto dalla vita.

barbara

FINALMENTE QUALCUNO MI DÀ RAGIONE

e sgonfia il borioso pallone

COM’ERA BRAVO FABRIZIO DE ANDRE’ (A COPIARE LE CANZONI ALTRUI) – LA RIVISTA “VINILE”, CON UN DOSSIER FIRMATO DA TRE MUSICOLOGI, MOSTRA COME IL CANTAUTORE ABBIA SCOPIAZZATO ALTRI ARTISTI, DA GEORGE BRASSENS AI PINK FLOYD FINO A ENZO JANNACCI

Giuseppe Pollicelli per “Libero Quotidiano”

Se il vinile ha contribuito in modo determinante a diffondere le canzoni di Fabrizio De André e a decretarne l’enorme successo, la recente rinascita di questo supporto può adesso produrre il paradossale effetto di incrinare almeno in parte il mito del grande Faber.
L’editore Sprea, infatti, ha appena mandato nelle edicole – per la cura di tre esperti musicofili come Maurizio Becker, Francesco Coniglio e Michele Neri – un bellissimo bimestrale, intitolato proprio Vinile, il cui primo numero ha come piatto forte un documentato e inattaccabile dossier nel quale vengono passati in rassegna, per filo e per segno, gli innumerevoli plagi, musicali e testuali, compiuti da De André nell’arco della sua carriera.
Se è risaputo che tutti gli album di Fabrizio hanno goduto del fondamentale apporto di alcuni fra i migliori compositori italiani, da Gian Piero Reverberi a Nicola Piovani, da Massimo Bubola a Mauro Pagani, e se è noto che la musica di uno dei più bei brani di De André, La canzone dell’amore perduto, è ripresa pari pari da un adagio del tedesco Georg Philipp Telemann, fra i massimi esponenti della musica barocca, senz’altro assai meno conosciuti (o del tutto ignoti) sono altri «debiti» rintracciabili nel repertorio del cantautore genovese.
A elencarli (e per ogni verifica si può comodamente fare ricorso a YouTube) è l’autore del servizio pubblicato da Vinile, Alessio Lega. Si comincia con la celeberrima canzone La città vecchia, lato A di un 45 giri uscito nel 1965, la cui musica è «un ricalco tanto evidente quanto non dichiarato di Le bistrot del maestro (dichiaratissimo) Georges Brassens».
Riguardo alla non meno famosa Fiume Sand Creek, Vinile informa che «il movimento ritmico e tanti eventi melodici sono presi di peso da Summer ’68, un brano del 1970 dei Pink Floyd».
Passando alle liriche, alcuni degli immortali versi de La guerra di Piero, esattamente «Lungo le sponde del mio torrente / voglio che scendano i lucci argentati / non più i cadaveri dei soldati / portati in braccio dalla corrente» citano indiscutibilmente Dove vola l’avvoltoio, canzone pacifista del 1958 composta da Italo Calvino e Sergio Liberovici: «Per la limpida corrente / scendon solo carpe e trote / non più i corpi dei soldati / che la fanno insanguinar».
Ancora, le parole di Valzer per un amore, le cui note coincidono (e almeno questo De André lo ha sempre ammesso) con quelle del Valzer campestre di Gino Marinuzzi, sono un «pedissequo ricalco del brano più scolasticamente noto di Perre de Ronsard, Quand vous serez bien vieille». Andiamo avanti. Fila la lana è la traduzione ritmica di un brano dell’attore e regista Robert Marcy risalente alla fine degli anni Quaranta, mentre la melodia di Via del Campo è la medesima de La mia morosa la va alla fonte di Enzo Jannacci, il quale si acquietò con il tempo ma, decenni fa, dichiarò durante un’intervista radiofonica di essere «in causa con il noto cantautore Fabrizio De André».
Ci sono poi Geordie, in origine una ballata popolare inglese tratta dal repertorio di Joan Baez, e il testo della Ballata del Miché, che Fabrizio sosteneva di aver scritto «per salvarsi la vita» ma che è farina del sacco di Clelia Petracchi.
A chi fosse curioso di leggere la lista completa di queste «appropriazioni indebite» non resta che acquistare Vinile, con l’avvertenza che, in un box, si assesta un ulteriore colpo alla leggenda di Faber rammentando come l’implacabile contestatore dell’istituzione familiare avesse debuttato grazie al diretto interessamento del facoltoso papà Giuseppe, che nel 1961 fondò a sue spese la casa discografica Karim proprio per consentire l’esordio del talentoso figlio. Se si appartiene alla schiera dei veneratori di Fabrizio, insomma, è bene prepararsi a qualche brusco contraccolpo.

E io invece brindo al mio brillante intuito, che ha sempre visto in quel pallone gonfiato un miserabile borghesuccio, tristo e meschino, antisemita a tutto tondo e moralmente abietto, camuffato da intellettuale filo proletario. Ma guai a dire ai sudditi che il re è nudo, come si può vedere dai commenti qui – e tenete presente che i peggiori li ho eliminati.

barbara