AMORE PATERNO

Il bimbo palestinese costretto dal papà a provocare i soldati

La combinazione telecamera+bambino in avanscoperta, tanto cara ai palestinesi, si è rivelata un boomerang.
Come si può vedere dal video, il tentativo consisteva nell’usare un bambino come scudo, sperando di provocare una reazione sbagliata da parte delle guardie di frontiera israeliane in modo da diffondere l’ennesimo video propagandistico.
Alle spalle del bambino ci sono uomini adulti, tra cui presumibilmente il padre che lo fomenta. Potrebbero essere loro ad affrontare gli uomini in divisa. Invece no, viene mandato avanti il bambino, istruito e redarguito, a scopo propagandistico. Un bambino che, quindi, è costretto a rischiare sulla sua pelle.
Qualcosa va storto. Mentre alcuni membri delle Ong “pacifiste” urlano ai megafoni, quello che appare come il padre del piccolo spinge il figlio verso i militari, urlando “Sparategli”. Alto concetto del valore della vita del proprio figlio.
Il bambino però non risponde alle speranze dell’affettuoso papà, si avvicina al soldato e ricambia il “cinque” che quest’ultimo gli offre.
A quel punto scatta il piano b: il padre ordina al piccolo di lanciare sassi, il bimbo senza capire è costretto ad eseguire l’ordine impartito, liberando peraltro la strada dagli ostacoli.
Un video che dice tutto: la propaganda palestinese, lo scarso rispetto per la vita persino dei bambini, la vigliaccheria, le telecamere nascoste a riprendere scene studiate a tavolino (provocazioni nei confronti dei soldati, bambini usati come scudi).
(Sostenitori.info, 30 luglio 2016)
http://www.ilvangelo-israele.it/

Di solito funziona. Nel senso che è chiaro come il sole che si tratta di messinscene – a volte addirittura grottesche, come quella del bambino che zoppica perché lo hanno colpito alla gamba, poi si siede perché gli viene da vomitare, poi si alza e si dimentica di zoppicare, poi se ne ricorda e zoppica con l’altra gamba, poi arriva l’ambulanza e gli fasciano il braccio – ma riescono almeno a produrre un fotogramma da ritagliare accuratamente con cui “documentare” la violenza israeliana sui bambini. Stavolta invece gli è proprio andata buca, ma talmente buca che la Fossa delle Marianne in confronto è un buchetto scavato con un ditale.

barbara

    • Veramente straziante vedere questo bambinetto – cos’avrà? Tre anni? – che va lì con sta bandiera che non sa cosa deve fare, che prende i sassi e non sa dove li deve tirare… L’hanno preso ancora più piccolo del solito perché la sua uccisione facesse più impressione ma, come dice il testo che ho riportato, la cosa si è rivelata un boomerang. Quanto al padre, visto che continua a gridare ammazzatelo ammazzatelo, direi che una bella incriminazione per istigazione all’omicidio (come minimo) ci dovrebbe stare.

  1. Premesso che nessun soldato degno di questo nome (e Tsahal ne incarna lo spirito più puro) avrebbe mai torto un capello al bimbo, il video è darwinismo. Sopravvive la specie che si adatta al cambiamento.
    Il quale è : tiro via i sassi dalla strada anziché lanciarli contro chi non è mio nemico.
    Spero in un futuro radioso per quel bambino anche se sarà difficile.
    Sul padre mi astengo, tanto Barbara sa come la penso e quindi anche i suoi amici (miei per proprietà transitiva).

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