BEIT GUVRIN 1 (11/4)

Le cave a campana

Il Parco Nazionale di Beit Guvrin si trova qui.
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Noi abbiamo visitato due siti, il primo dei quali è quello delle cave a campana, circa 70 (il totale delle cave presenti nel Parco è di diverse centinaia, ma si calcola che si estendano molto oltre l’area del Parco, e che il loro numero totale raggiunga le 10.000 unità). Si chiamano così in quanto venivano scavate a partire da un foro dall’alto, e proseguendo poi verso la base.
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Dopo l’ingresso
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ci si inoltra su sentieri alberati
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e si raggiungono le cave, che offrono uno scenario veramente spettacolare. Ho fatto molte foto, e ve le beccate tutte, perché meritano davvero di essere viste.
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E sempre circondati da piante di cappero
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e di fichidindia
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Arrivata qui, mi sono fermata a fotografare mentre il resto del gruppo andava avanti; ad un certo momento ho cominciato a sentire delle voci (no, non tipo Giovanna D’Arco), e solo dopo un po’ ho capito che erano quelle della guida e dei compagni di viaggio, che nel frattempo avevano raggiunto un’altra cava, abbastanza lontana da questa: le voci evidentemente passavano da una cava all’altra, compiendo un arco che sicuramente raggiungeva i 90°, fino ad arrivare a me.
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barbara

  1. non più tardi di giovedì mi sono messo d’accordo con gli amici di Efrat per le escursioni che faremo a febbraio… indovina uno dei posti dove andremo…
    Ah, non dubito fosse pieno di capperi, ma nella foto si vede un lentisco, una specie di pistacchio selvatico…

    • Qualcuno aveva detto che forse era un cappero, io sono andata a cercare le piante di cappero in google immagini – la botanica non fa decisamente parte delle mie competenze – e l’immagine mi pareva uguale. (uffa).
      Questo sito merita davvero di essere visitato; avendone il tempo anche più delle due cose che abbiamo visitato noi.

  2. Un grazie per ..questo mio viaggio virtuale. Segue gli altri dovuti a te.
    Immagini spettacolari! Altre..che possono sembrare naturali sono il risultato di tanto lavoro
    del popolo ebraico.
    Lo guardo, lo sento in un crescendo. Non sono da simpatie, ammirazioni improvvise ma..
    maturate nel tempo .Le reputo..nel mio sentire le piu’ forti. Se posso fare un paragone..
    una costruzione piu’ che secolare,fatta di pietre e nesun terremoto può farla cadere.

    Gli ebrei,Israele..continua a subire il peggiore mobing che si possa immaginare hanno provato di tutto pur di annientarlo. Che inciviltà continua a prosperare..

  3. Per i curiosi…i desiderosi di conoscere di più…” Barbara oltre agli esaustivi..articoli..notizie ..tutto riscontrabile..ci fornisce tanti spunti da approfondire..”..Anche in questo caso..l’ articolo ..e immagini…sul PC ho visto,letto cose interessanti in merito.

    Insomma…altra testimonianza che mette in ridicolo ”..è poco..” tutte le asserzioni dei
    palestinesi..gli arabi come presenza..e cultura nella antica terra di Israele.
    E..ancora di piu’ chi li asseconda! Dimostrando che l’ ignoranza permane nonostante il
    progredire degli studi…dimostrazione dell’ ostinato antisemitismo.

  4. Le foto sono molto interessanti, e le ultime foto decisamente belle: ma – non vorrei far brutta figura – cave di che?
    Quanto ai capperi, vedo che c’è già stato chi ha notato.. quelle sono piante di lentisco o lentischio ( pistacia lentiscus ), parente stretto del terebinto o pistacia terebinthus. Il cappero è diverso: cresce nei muri e fra le pietre, ma non solo: in Ladakh ne abbiamo visto grandi piante fiorite allargate sul suolo quasi desertico, e pure a terra si vedono nelle coltivazioni di Pantelleria etc. di cui ti allego un link, il più breve che ho trovato.
    I capperi, li ha perfino mio figlio nell’orto: quelli che consumiamo sono “produzione propria”: l’aveva già mio suocero, il cui orto è passato al nipote.
    Ma il ricordo di quei grandi bellissimi fiori fra le terre sabbiose dell’Asia Centrale, che ci stupirono allora, è ancora vivo, assieme a tanti altri.
    Perciò chiedo scusa per la lunga digressione

    • Queste cave qui erano cave di pietra, cioè scavate per prenderne la pietra con cui lastricare le strade. Poi se cerchi in google puoi trovare informazioni anche su tutto il parco e tutte le altre cave e grotte.
      Come detto, la botanica non fa proprio parte delle mie competenze, è già tanto se distinguo un pino da un platano – ma sono assolutamente incapace di riconoscere un olmo, un leccio, un faggio… – e quindi grazie a tutti e due per le informazioni.
      Bello il video, però non troverei esagerata una condanna a morte preceduta da severe torture per chi ha messo quell’audio allucinante, che ho immediatamente dovuto azzerare per non rischiare un attacco di convulsioni.

      • Be’, in effetti ho postato il link senza aver ascoltato l’audio, che era spento.
        Però non so se avrei capito che questo tipo di suoni rientra in quelli per cui hai una particolare intolleranza. Mi dispiace..
        La pietra, avrei dovuto arrivarci da sola, ma mai avrei detto che è basalto: mi pareva una pietra più “tenera”, a colpo d’occhio.
        Ringrazio anch’io Finrod per le informazioni, sempre interessanti, per me.
        Sono già andata ad approfondire, e ci tornerò su.
        Probabilmente i frutti del Capparis decidua, il parente arboreo, sono fra quelli di cui, in India, mi sono chiesta l’origine, senza poi riuscire a identificarla.
        Grazie a entrambi.

        • Basalto? Io sapevo che era pietra calcarea.
          Il suono è un trillo acutissimo a volume di molto superiore al numero di decibel consentiti in area urbana (dopo avere girato del tutto la rotellina regolatrice e avere messo la cuffia lontano da me, ancora lo sentivo, e anche così era estremamente fastidioso come tipo di rumore), oltretutto del tutto privo di qualunque motivazione. E’ quel tipo di rumore che mi fa completamente perdere la ragione, potrei buttarmi giù dal sesto piano o accoltellare il primo che mi capita davanti (ma probabilmente non griderei allahu akhbar).
          Finrod sì, è una presenza preziosa in queste pagine.

  5. Uffa, ti ho scritto un commento oggi pomeriggio, ma dal cell., perché fino a stasera mancava la connessione, e non è uscito.
    Era per dire che basalto l’avevo letto nella tua risposta a Marco, mal interpretandola: perciò avevo detto, in prima istanza, che m’era sembrata una pietra più tenera.. avevo visto bene.
    Quanto al suono, mai avrei pensato, anche sentendolo, che potesse esserti così ostico, fastidioso.. disturbante al massimo. Insopportabile, addirittura.
    Infine, per tornare all’argomento botanico, chiederei per favore al prezioso Finrod di identificarmi, se possibile, l’albero che campeggia nella settima foto del tuo post precedente, quella dopo l’immagine degli sportini da frantoio, o fiscoli, o come altro si chiamano.. Grazie!

    • I cellulari sono delle zoccole, sàppilo.
      Coi rumori ho una storia antica, che oltre a rovinarmi irreversibilmente le orecchie – non per accidente casuale bensì per precisa volontà – mi ha psicologicamente condizionata, rendendomi insopportabile qualunque rumore non indispensabile (il bambino che urla tutta la notte perché sta mettendo i denti riesco a sopportarlo, lo stereo alto no). Poi c’è stato l’incidente di tre anni fa che mi ha procurato gravissimi problemi neurologici, fra i quali il rapporto coi rumori era in prima linea, e poi i malori iniziati a settembre dell’anno scorso, che hanno portato fra le varie conseguenze anche un’ulteriore ipersensibilizzazione nei confronti dei rumori. In particolare quelli acuti, che mi devastano proprio.
      Spero che il buon @Finrod passi di qui.

      • Barbara mi ha mandato la foto originale, e tutto quello che posso dire è che ora sono certo che non è un nespolo, ma non cosa sia… di sicuro è qualcosa di esotico, forse un avocado?

        Tra l’altro adesso mi sembra di capire che l’albero era uno spazio molto grande ma al coperto, giusto?

  6. potrebbe essere un avocado, per crescere in piena terra hanno bisogno di un clima più caldo di dove trovi le viti, per quello all’inizio l’avevo “escluso”, guarda il colore della corteccia nella foto sopra…

    • Vero, Finrod, grazie mille!
      Potrebbe davvero essere un avocado: ho cercato e guardato molte foto, ma, poiché ne esistono tante varietà, anche il fogliame varia.
      Il fatto è che ne abbiamo uno qui sotto: era stato piantato da mia madre, che l’aveva riprodotto da un nocciolo portato da mio padre ( comprato a Sanremo, eh.. ed evidentemente di quella varietà introdotta e fatta conoscere da Libereso Guglielmi: la varietà di buccia scura, la migliore ).
      Il nostro albero ( mi sono affacciata per guardarlo.. sono anni che non scendo in giardino.. ) in passato ha anche dato ottimi frutti, essendo stato fatto ibridare. Adesso è rigoglioso alla vista, ma frutti..
      Da qui sopra non vedo il colore della corteccia, a causa del fogliame fittissimo.
      Ci voleva la foto di Barbara per farmelo guardare nel merito: grazie a tutti e due!

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