PRIMA DI PASSARE AD ALTRO

Ripropongo tre miei vecchi post.

E BELLA ANCHE CUBA

Intervista a Oliviero Diliberto accompagnata dai commenti dell’esule cubano portavoce per l’unione delle libertà a cuba Joel Rodriguez.

Intervista a Oliviero Diliberto Segretario Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani Realizzata da Marco Papacci Segretario circolo di Roma Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba Roma 14 dicembre 2005

D): Con le dovute differenze culturali, storiche, geografiche e politiche, cosa prenderebbe del sistema cubano per adottarlo in Italia?

R): Sicuramente il sistema di protezione sociale, che è il più avanzato non soltanto di tutta l’America Latina, il che non è molto difficile visto lo stato degli altri paesi, ma anche rispetto a molti paesi occidentali, o cosiddetti occidentali. Penso al sistema sanitario, al sistema della protezione del lavoro, che sono avanzatissimi. Non è un caso che Cuba venga attaccata parlando di Diritti Umani, dimenticandosi, naturalmente sono in malafede quelli che l’attaccano, che il grande tema dei Diritti Umani inizia dal diritto alla vita, ad una vita decente, ad una vita dignitosa per tutti e non soltanto per ristretti gruppi di privilegiati come nel resto del mondo.
Joel Rodriguez commenta:

Appunto, On. Diliberto, “vita decente, ad una vita dignitosa” e soltanto questo quello che vuole il popolo cubano, il non doversi prostituire e vendere per sopravvivere; a Cuba il ristretto gruppo di privilegiati si riduce a Fidel Castro e i suoi colonnelli e generali, il resto della popolazione vive in una miseria totale. Di quale sistema di protezione sociale mi parla On. Diliberto, di quale sanità? quella cosa allo sfascio la vuole chiamare sanità? Vorrei vedere se in Italia ci fosse un sistema sanitario come quello cubano, in quale ospedale andrebbe lei e i suoi compagni caro On? Lei per caso non sa che a Cuba manca il personale medico e infermieristico negli ospedali, perché sono in “missione” umanitaria in Venezuela, costretti ad andare in Venezuela in cambio di pretodollari e per fare indottrinamento politico alla popolazione?

D): A Cuba, alcune tipologie di cittadini (tra cui, ad esempio i lavoratori di zuccherifici dimessi o in via di ristrutturazione), hanno la possibilità di scegliere tra un nuovo lavoro e frequentare l’università o corsi professionali, in questo secondo caso, ricevono comunque un salario. Sa di altri paesi nel mondo in cui si adotta questo stesso principio?

R): Ovviamente no. E’ un principio avanzatissimo. Se vogliamo è un principio che potrebbe tranquillamente trovarsi nella nostra Costituzione repubblicana che vogliono smantellare perché è il principio del diritto al lavoro, connesso con il diritto all’istruzione. In Italia ci fu negli anni ’70 dopo la grande vittoria dello Statuto dei lavoratori, un esperimento non così avanzato ovviamente, ma altrettanto interessante che era quello delle cosi dette 150 ore. Cioè 150 ore di lavoro retribuite come lavoro per quegli operai che andavano all’università o comunque volevano apprendere nelle istituzioni scolastiche italiane. Naturalmente è durato poco perché gli imprenditori non accettano l’idea che i lavoratori siano istruiti, per un motivo molto semplice che alcuni si dimenticano, che la cultura è lo strumento più formidabile per avere conoscenza, per avere consapevolezza dei propri diritti, quindi andava abolito.
Joel Rodriguez commenta:

On. Diliberto, se in Italia -o in qualunque altro posto- i lavoratori guadagnassero 15 dollari al mese e lo Stato più di mille dollari per ogni lavoratore (come nel caso delle compagnie straniere che hanno affari nell’isola), sicuramente qualunque stato si potrebbe permettere di mandare a “studiare” i lavoratori per un periodo. Se non altro, Diliberto, questo si chiama sfruttamento dei lavoratori. Oltretutto, lo studio nelle mani del regime non è altro che un continuo indottrinamento, è l’arma che usa per mantenere la popolazione schiava. Chiama lei insegnamento quello del regime cubano, dove è vietato leggere libri di Gandhi?

D): In Italia, il PDCI è l’unico partito che sostiene con coerenza il sistema di governo cubano, cos’è che vi fa mantenere questa posizione (sicuramente non troppo comoda nello scenario politico italiano) di costante rispetto nei confronti della Rivoluzione Cubana, cos’è che vi porta a non unirvi a tutti gli altri partiti- nessuno escluso- schierati contro i “sistemi” di Fidel Castro, “il dittatore che mangia i bambini”?

R): Basterebbe quello che ho detto sino adesso per giustificare la difesa di Cuba. In realtà aggiungo un’altra cosa. Noi siamo coerentemente antimperialisti, parola che non si usa più, neanche tra quelli che si dichiarano comunisti in altri partiti. E’ il punto chiave. Cuba non viene attaccata perché c’è una presunta “dittatura”, perché se fosse questo il motivo, gli Stati Uniti dovrebbero attaccare mezzo mondo. Cuba viene attaccata proprio perché è un simbolo per tutti coloro che nel mondo non si sono arresi. E quindi va difesa, vorrei dire quasi a prescindere, perché è la garanzia che si può sconfiggere l’imperialismo. Per altro il simbolo è particolarmente rilevante proprio perché è una piccola isola, a 90 miglia marine dagli Stati Uniti d’America e questi non sono riusciti a eliminarla in tutti questi anni ed è straordinario tutto quello che è successo.
Joel Rodriguez commenta:

On. Diliberto capisco, l’antimperialismo può essere la scusa di qualunque dittatore per mantenersi al potere, con la patente di antimperialista si possono violare tutti i diritti di questo mondo, incluso quelli che lei sostiene di difendere, dei lavoratori. Forse lei ha ragione Cuba e un simbolo, un simbolo per dimostrare al mondo dove porterebbe un sistema governato con le vostre idee. Diliberto non ci prendiamo per il culo, gli americani non hanno voluto eliminare il dittatore Fidel Castro, cosa trova di straordinario, tutte le fucilazioni, tutti gli intellettuali in esilio, la popolazione che preferisce perdere la vita in mare per arrivare negli USA piuttosto che continuare a vivere nel “paradiso socialista comunista o castrista”?

D): Alla luce della sentenza del tribunale di Atlanta che dichiara nullo il giudizio tenutosi a Miami contro i Cinque cubani con cui li si condannava a più ergastoli senza alcuna prova a sostegno delle accuse, lei crede nel sistema giudiziario statunitense? Crede che questo possa andare oltre le fortissime pressioni politiche, tutte assolutamente contro i Cinque cubani, restituendogli finalmente la libertà?

R): Io ho una scarsa fiducia nel sistema giudiziario statunitense, anche perché avendolo visto da vicino, nella vicenda della liberazione di Silvia Baraldini, come dire ho scarsa fiducia. Tuttavia è comunque un successo l’annullamento di quella sentenza. Io lessi a suo tempo le motivazioni delle condanne, erano aberranti, anche dal punto di vista della giustizia degli Stati Uniti d’America che si proclama “garantista”. Per avere un processo equo, dovrebbe tenersi lontano dalla Florida, e se fosse possibile con degli osservatori internazionali. Per quanto ci riguarda, come Partito dei Comunisti Italiani, continueremo a sostenere la causa dei Cinque patrioti, che tra l’altro avevano ricevuto delle sentenze con delle pene accessorie di cui non parla nessuno, come per esempio il divieto di incontrare i propri familiari, cosa che dovrebbe urtare la coscienza democratica di qualunque persona perbene. Adesso lasciamo stare la categoria destra o sinistra, qualunque persona perbene. Occorre che l’opinione pubblica stia bene attenta a quello che succede appunto nel prossimo processo che si farà negli Stati Uniti, in modo tale da far sentire a quel tribunale, che non sappiamo ancora quale sarà, che comunque non possono fare quello che gli pare.
Joel Rodriguez commenta:

On. Diliberto, lei ha poca fiducia nel sistema giudiziario statunitense, però è un po’ contraddittorio quando poi dice della “liberazione di Silvia Baraldini”. Come mai un sistema giudiziario così poco affidabile libera un presunta terrorista? Mi dica, crede che a Cuba l’avrebbero liberata una Baraldini? Le prigioni cubane sono piene di persone per il solo fatto di pensare liberamente, o di esprimere le loro idee in maniera pacifica. E non vengono liberate anche se non ci è mai stato un processo. Ma lei difende il regime castrista è ha poca fiducia nel sistema giudiziario americano. Non ce dubbio, mi devo impegnare di più a far capire agli italiani chi è realmente lei.

On. Diliberto, perché non ha mai chiesto degli osservatori internazionali per il processo contro i dissidenti cubani? Sono esseri umani i dissidenti cubani, non meritano pure loro un processo equo?

On. Diliberto, vedo che lei segue di pari passo il regime cubano, non perde una virgola del longevo dittatore cubano (c’era qualche dubbio?) Però la differenza tra lei e il dittatore e che lui a Cuba se lo può permettere, ha il controllo sull’informazione, e al popolo cubano non è permesso di conoscere la realtà. Qui in Italia è diverso, nonostante i comunisti come lei controllino ancora l’informazione (perché così è e lo dimostra il caso cubano), la gente ha la libertà di usare internet (a Cuba no) informarsi, cercare la verità. E proprio cercando questa verità si renderanno conto delle sue bugie prese dal regime: non sono 5 gli arrestati nella Red Avispa, bensì 14, On. Diliberto e lei lo sa bene. Sa bene che il regime parla solo di 5 perché gli altri hanno confessato, hanno riconosciuto che il loro lavoro non era solo di spiare (poi mi dica del polverone che lei stesso alzerebbe in Italia se venisse a sapere che ci sono spie americane dentro al suo paese), il loro lavoro consisteva nell’attentare contro membri dei diversi gruppi oppositori al regime di Fidel Castro radicati a Miami, erano implicati anche nell’abbattimento da parte del regime castro-comunista di un piccolo aereo civile in acque internazionali. “Signor” Diliberto, se vuole le fornisco le identità degli altri arrestati e condannati dal sistema giudiziario americano; penso che anche loro siano innocenti, vista la sua poca fiducia in quel sistema giudiziario. Oltre ai 5 (Gerardo Hernandez; Ramon Labañino; Antonio Guerrero; Fernando Gonzalez; Rene Gonzalez), lei puo trovare anche Joseph Santos; Amarilys Silverio; Alejandro Alonso; Nilo Hernandez; Linda Hernandez. Erano anche questi parte della stessa rete. Poi non si dimentichi anche Juan Pablo Roque, pure lui spia della stessa rete, ma è riuscito a scappare a Cuba cosi come José Rafael Brenes. La saluto On. Diliberto, augurandomi che questa mia arrivi a quanti più italiani possibile, così potranno rendersi conto delle bugie del paladino delle libertà e dei diritti dei lavoratori, nonché sostenitore di chi i lavoratori li schiavizza e non permette un sindacato indipendente.

Joel Rodriguez


ANCORA SU CUBA

Radicali.it – sito ufficiale di Radicali Italiani

Cuba: D¹Elia, per certi difensori dei diritti umani è un’isola felice

Roma, 16 marzo 2005

Alla lettera-petizione in difesa del regime cubano sottoscritta da 200 intellettuali di fama mondiale Nessuno tocchi Caino risponde con una nota in cui sono riportati alcuni fatti che provano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Castro.

I firmatari della lettera, tra cui figurano i premi nobel Josè Saramago, Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Nadine Gordimer e gli italiani Claudio Abbado, Luciana Castellina e Gianni Minà, affermano tra l’altro che a Cuba “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che la rivoluzione ha consentito il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente.”

Secondo il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D¹Elia, “la lettera non tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti dal dittatore di più lungo corso al mondo”. “Cuba ha due facce, una sotto i riflettori, l’altra nascosta. Per certi difensori dei diritti umani, esiste solo la prima: quella della base americana di Guantanamo dove sono detenuti i talebani.” “Ma Cuba non è solo Guantanamo ­ prosegue D’Elia -, è anche Combinado del Este, Canaleta, La Pendiente, Ceramica Roja, Kilo 8…” “La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. E’ anche galera e centri di “rieducazione”.

Quanto all’isola felice dove “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria,” Nessuno tocchi Caino invita i firmatari della petizione pro-Castro a riflettere su quanto accaduto nel 2003 e che tutti hanno potuto leggere sui giornali di tutto il mondo e a quanto denunciato da importanti organizzazioni umanitarie.

NOTA: A) L’11 aprile 2003, Fidel Castro ha fatto giustiziare tre componenti un gruppo di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac sono stati fucilati all’alba. Quattro loro compagni sono stati condannati all’ergastolo, uno a 30 anni di prigione e altri tre a pene detentive comprese fra 2 e 5 anni. L’imbarcazione, rimasta a secco a 45 chilometri dalle coste cubane, era andata alla deriva per 24 ore e i sequestratori si erano arresi alle autorità cubane, senza che ai 50 ostaggi fosse stato torto un capello. I dirottatori erano stati processati per direttissima e condannati per atti di terrorismo l’8 aprile. Nel giro di tre giorni, gli appelli sono stati respinti sia dalla Corte Suprema che dal Consiglio di Stato, il più alto organo esecutivo di Cuba presieduto da Fidel Castro, quindi giustiziati. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) ha condannato il carattere sommario del processo celebrato in spregio delle regole minime di giustizia internazionalmente riconosciute e ha stabilito essere il fatto ³”una privazione arbitraria della vita.”

  1. B) Quanto alla rivoluzione cubana che ha permesso il “raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente,” basta leggere i rapporti sui diritti umani, sulle condizioni nelle prigioni cubane e il trattamento dei detenuti politici. Sia la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) che l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno denunciato nel 2004 la presenza nelle carceri di casi diffusi di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni varie e malnutrizione. Una ventina di detenuti sarebbero morti nel corso dell’anno a causa di mancata assistenza medica. Detenuti per ragioni politiche o di coscienza sono stati rinchiusi in celle di isolamento umidissime, infestate dai topi, con un buco come gabinetto e un letto di cemento, senza acqua e senza il conforto della Bibbia che gli era stata sequestrata. Quelli non in isolamento sono stati costretti a indossare le uniformi del carcere, a mettersi sull’attenti all’entrata delle guardie nelle celle, messi insieme a detenuti comuni, violenti, intimiditi pesantemente e picchiati dalle guardie e sessualmente aggrediti da altri detenuti. Nel 2004, il regime ha messo agli arresti domiciliari 14 dei 75 dissidenti arrestati nella primavera del 2003, per lo più anziani e ammalati. Il numero è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati nel corso dell’anno, ha denunciato la Fondazione Cubana dei Diritti Umani.
  2. C) D’altro canto va anche detto che chi fornisce informazioni sulla situazione di diritti umani a Cuba rischia pene severissime. Marcelo Lopez, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e già portavoce e segretario della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale, è stato condannato nel 2003 a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso informazioni ad organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch su casi di condannati a morte nel suo paese. Marcelo è stato condannato anche per essersi fatto inviare copia della risoluzione di condanna emessa dalla Commissione diritti umani dell’ONU di Ginevra.

CUBA ULTIMO ATTO

E scende infine in campo il nostro Red Ronnie, portando nuovi e originali argomenti a favore della giustezza del manifesto da lui e da altri firmato:

«E’ venuto con me Jovanotti – racconta – è impazzito»

Confesso che è dura rinunciare alla valanga di battute ad effetto che questa affermazione sollecita, ma sono forte, e resisterò. Anche per un senso di doveroso rispetto nei confronti della serietà dell’argomentazione portata. Dite di no? Che non vi basta? Niente paura, ne abbiamo delle altre:

«Il flautista Andrea Griminelli ha scoperto nei musicisti un entusiasmo incredibile».

Ecco: avete ancora il coraggio di dire che a Cuba vengono violati i diritti umani? Che hanno fatto male a firmare quel manifesto? Queste prove ancora non vi bastano? Ma siete proprio insaziabili, siete! Comunque non illudetevi che il nostro cappello a cilindro si sia svuotato: ne abbiamo ancora, di sorprese!

«Cuba me l’ hanno fatta conoscere I Nomadi. E continuo ad andarci»

Su, avanti, provate ancora a fare gli spiritosi, adesso! Provate a dire che voi, se ve l’avessero fatta conoscere I Nomadi, non ci tornereste più! Provate a dire che là vengono violati i diritti umani!

Ma l’intervistatrice, Virginia Piccolillo, non è di quelle (ne conosciamo, oh se ne conosciamo!) che stanno in ginocchio davanti all’intervistato, e incalza:

Ma i dissidenti?

Qualcuno forse si immagina che una simile, banale, squallida domanda possa mettere in difficoltà il Nostro? Ma neanche per sogno!

«Quando uccisero tre persone – dice Ronnie – fu solo perchè c’erano in programma 70 dirottamenti pagati dagli Stati Uniti, allora dovevano dare un segnale.

NOI, forse, avevamo dimenticato il famigerato “colpirne uno per educarne cento”; LORO no! Anche se qui in realtà ne hanno colpiti tre per educarne settanta, ma la matematica, come già abbiamo visto in un altro post, è solo un’opinione. Poi, magari, qualcuno potrebbe anche chiedere – sconsideratamente – perché mai non abbiano colpito anche quei settanta organizzatori di altrettanti dirottamenti, visto che sapevano con TANTA certezza chi e che cosa e come e quando, ma la risposta è estremamente semplice: non li hanno colpiti perché il regime cubano è buono e rispetta i diritti umani, ecco perché! Intendiamoci, comunque:

Sono contro la pena di morte. Sono un pacifista totale.

Di quelli senza se e senza ma. Quando si tratta degli Stati Uniti. Se si tratta di qualcun altro, beh, allora, ecco, cioè, praticamente, al limite …

Però non possiamo essere ipocriti: dimenticare che in una parte di Cuba c’è Guantanamo»

Ecco, cioè praticamente al limite, se in una parte di Cuba c’è Guantanamo dove gli americani tengono i terroristi e non sempre rispettano tutte le garanzie legali, che saranno mai le galere dell’altra parte di Cuba, che saranno mai le celle di un metro cubo per reati di opinione, che saranno mai un po’ di fucilazioni, anche se i fucilati in realtà non avevano torto un capello a nessuno! Mica ci verrete a dire che questa è violazione dei diritti umani, spero!

E per concludere ancora un paio di pensierini utili, qui, qui e qui.

barbara

 

  1. Pagina nera della storia scritta in rosso. Non è un successo, ma solo degna di essere condannata. Il solo spendere parole insensate da parte da tanta gente..le stesse è un’ offesa per i cubani,per la democrazia. Ed insistono! Senza il minimo pudore continuano a
    difendere simili regimi …e quanto sangue,lacrime e dolore annientamento totale costano al
    popolo.

  2. Leggevo stamattina che il figlio di Raul è destinato al comando e pensavo a come cambino le cose con la presenza d’una corona o meno: da una parte rivoluzione e libertà, dall’altra un tiranno. Non sorprende la reazione dei compagnucci locali: una associazione si dà regole proprie e rifiuta l’ordine costituito, celebra processi e condanna a morte una persona che ha la colpa d’essere fratello d’un pentito. Mafia, mafia! No, quel qualcuno si chiamava Roberto Peci. Ecco di che gente parliamo. Non ho scritto di là (Topgonzo’s) quello che penso del giornalaio che intervista e solidarizza con dittatori, perché poi dovrei confessarmi.

  3. Ti riporto un’altra splendida citazione: “Castro è un dittatore, lo so, ma io non dimentico che nei paesi socialisti il balletto gode di grande considerazione”. Carla Fracci

  4. I più forti sono quelli che dicono che prima della rivoluzione Cuba era il bordello degli americani, mentre Castro ha fatto pulizia.
    Che sotto il regime di Castro ci sia meno mafia e criminalità può darsi, ma per quanto riguarda la prostituzione non è cambiato niente, anzi forse è persino aumentata. Nonostante sia formalmente vietato prostituirsi(ma è solo un’ipocrisia, una legge di facciata),lo sanno anche i muri che i cubani praticamente vivono di turismo sessuale, di frotte di uomini(e anche donne) a caccia di avventure con ragazze e ragazzi molto più giovani e belle/bello(di quelle/quelli che potrebbero trovare in Europa), ben disposti a fare sesso e/o simulare amore con chiunque per potersi permettere cose che la maggior parte dei giovani dei Paesi liberi danno per scontate, e possono permettersele con normali lavori part-time!

    • Se fosse il bordello degli americani non lo so; quello che sappiamo tutti di sicuro è che con Castro è diventata il bordello del mondo intero. E ci aggiungerei anche – sia pure in misura probabilmente minore che in Brasile, Thailandia o Filippine – il turismo pedofilo, che si accompagna sempre a quello sessuale in generale.

      • Turismo pedofilo non lo so, forse ci sarà pure ma non credo che sia tollerato dal governo.
        Ma turismo sessuale adulto e matrimoni d’interesse(per espatriare) dilagano!
        Del resto se fai in modo che l’unica via per potersi permettere un tenore di vita migliore(anche lo studio non viene affatto premiato visto che anche i laureati sono pagati una miseria), è logico che moltissime ragazze(e anche ragazzi), imboccheranno quella strada.

        • Esattamente come nei Paesi del blocco comunista, Ungheria Cecoslovacchia eccetera: prostituzione vietata per legge, poi andavi negli alberghi per turisti e li trovavi pieni di ragazze e ragazzine in attesa del pollo da spennare.

        • Ok. Però onestamente c’è da dire che è difficile prevedere come sarebbero stati i cubani senza la rivoluzione castrista. Meglio o peggio?
          Il tenore di vita medio delle altre isole caraibiche e dell’America Latina in generale non è tanto superiore(anzi sotto alcuni aspetti mi sa che i cubani se la passano leggermente meglio), e la prostituzione viene di fatto sfruttata(anche se magari è formalmente vietata)per attirare turismo da molti governi della zona. Anche in Giamaica o in Repubblica Dominicana mi sa tanto che c’è un giro di prostituzione legata al turismo non tanto differente come proporzioni rispetto a Cuba!

        • Statisticamente tutti gli stati finiti sotto il giogo comunista, ripeto, TUTTI, hanno visto peggiorare drammaticamente le proprie condizioni di vita, in termini sia economici che sociali. Vogliamo ipotizzare che Cuba sia stata l’unica eccezione? Ipotizziamolo, però teniemo presente che non esiste niente, ripeto, NIENTE che sostenga e giustifichi questa ipotesi. Quanto alla possibilità che altri Paesi dell’area siano messi peggio, vogliamo mettere in conto decenni di aiuti sovietici?

        • Per come la vedo io la rivoluzione contro Batista è stata giusta, il problema è che dopo la rivoluzione invece di indire delle elezioni democratiche si è instaurato un regime che ha congelato la situazione politica per oltre 50 anni.
          Comunque non ritengo che a Cuba il comunismo non abbia fatto danni, ma se facciamo un confronto con un altro Paese caraibico, che prima della rivoluzione aveva una storia politica molto simile a Cuba(ma poi l’uno è rimasto nell’orbita USA mentre l’altro è divento indipendente avvicinandosi all’orbita URSS, ma senza farsi inglobare totalmente), non saprei dire chi allo stato attuale sta messo peggio. Di sicuro i portoricani, sia dal punto di vista dei diritti civili che dal punto di vista economico, non se la passano molto meglio, anzi sotto certi aspetti(alfabetizzazione, mortalità infantile, malnutrizione sembra che stiano un po’ meno peggio i cubani!

          Non sto difendendo il regime castrista, gli italiani che guardano Cuba con ammirazione sono patetici(il sistema sanitario italiano, pur con tutti i suoi difetti, è 100 volte meglio di quello cubano, e anche il sistema scolastico italiano credo che non abbia nulla da invidiare a Cuba), è ovvio che Cuba vista dall’Europa non ha assolutamente niente di invidiabile(dal punto di vista politico ed economico intendo…le bellezze artistiche e naturali,la musica, o le bellezze femminili sono opinabili, questione di gusti!).
          Però bisogna contestualizzare, anche senza Fidel Castro è improbabile che sarebbe diventata una democrazia liberale ed evoluta dal punto di vista dei diritti civili, con un’economia in grado di garantire il benessere di molti e la ricchezza di qualcuno…è più facile che oggi sarebbe simile a Porto Rico!
          Cioè un Paese economicamente più sviluppato(ma pieno di debiti!), con una ricchezza distribuita in maniera mostruosamente iniqua, e dunque con un tasso di povertà non tanto inferiore a Cuba, e senza quel sistema sanitario e scolastico universale, che pur con tutti i suoi limiti contribuisce a rendere la vita un po’ meno miserabile

        • Una rivoluzione giusta se si sa fin dall’inizio che cosa mettere al posto di quello che si vuole buttare giù, e se quello che si vuole metterci è mitliore di quello che si vuole togliere. L’idea di indire libere elezioni, scusa, è semplicemente ridicola dal momento che la rivoluzione è stata una rivoluzione comunista. Quanto al confronto con gli altri Paesi caraibici, ripeto quanto detto sopra: facciamo i conti togliendo i consistentissimi aiuti sovietici, e poi ne riparliamo.

        • “facciamo i conti togliendo i consistentissimi aiuti sovietici,”
          Ok, ma di certo se fossero rimasti con gli USA gli aiuti sovietici se li sarebbero scordati.
          Bisogna ammettere che gli americani sono economicamente rapaci nei confronti degli Stati e dei popoli sottomessi. Anche i sovietici non erano certo bonaccioni con i sottomessi( i Paesi Baltici ne sanno qualcosa), anzi per certi versi erano assai più cattivi degli americani, però se è vero che Castro è riuscito a scucire molti quattrini si vede che pur essendo un figlio di puttana(anzi, forse proprio grazie alla sua cattiveria), è stato anche un abile stratega.
          Talvolta in certe situazioni è meglio che al potere ci sia un cattivo intelligente, piuttosto che un buono tonto.

          Certo gli Italiani che rimpiangono Fidel sono odiosi, su quello concordo totalmente con te, oltre ad essere carogne a differenza del loro beniamino sono pure “diversamente intelligenti”!

        • Senza il comunismo e la dipendenza dall’Unione Sovietica, a nessuno sarebbe venuta la delirante idea della monocoltura della canna da zucchero, che ha contribuito pesantemente a mettere l’isola economicamente in ginocchio. inutile che ti arrampichi sugli specchi: il comunismo anche lì, come dappertutto, ha portato fame e schiavitù.

        • “inutile che ti arrampichi sugli specchi: il comunismo anche lì, come dappertutto, ha portato fame e schiavitù.”

          Ma non lo nego, penso solo che anche un certo tipo di capitalismo estremamente iniquo e senza regole sociali, che è stato largamente applicato in molti Paesi latinoamericani, africani e asiatici(e non solo, in forme meno gravi è presente anche in Italia e in Europa) ha prodotto(e sta tuttora causando) danni non molto dissimili dal comunismo.
          Sia chiaro, NON SONO ANTICAPITALISTA, penso semplicemente che esistono dei modi sbagliati di gestire il capitalismo che comportano un’arricchimento spropositato di pochi a scapito dei molti, e che produce degrado, miseria, fame,e schiavitù . Ma esiste anche un capitalismo gestito regolamentato in maniera giusta, che porta benessere per molti!
          La differenza tra il capitalismo “buono” e quello “cattivo” dipende dalla politica, dai livelli di corruzione, dalle regole…

  5. Per non parlare di quelli che “Cuba ha il migliore sistema sanitario del mondo e ha azzerato l’analfabetismo”. Ora io dico, fosse pure vero, e non lo è, secondo questi begli spiriti, se uno vi da scuole e cure mediche, poi pare proprio brutto pretendere quisquilie come benessere, democrazia e libertà.

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