PER ORA IN GERMANIA (1)

Domani sull’intero pianeta

L’articolo è lungo, ma vale la pena di leggerlo, perché difficilmente queste cose arrivano ai mass media. E bisogna conoscerle, invece.

La Germania si sottomette alla legge della Sharia
Un tribunale tedesco ha stabilito che sette islamisti che avevano formato una ronda per far rispettare la sharia per le strade di Wuppertal non hanno violato le leggi tedesche e hanno semplicemente esercitato il loro diritto alla libertà di parola. Questa sentenza, che di fatto legittima la legge della sharia in Germania, è solo un esempio di un crescente numero di casi giudiziari in cui i tribunali tedeschi – intenzionalmente o meno – promuovono la creazione nel paese di un sistema giuridico parallelo basato sulla legge islamica. Nel settembre del 2014, l’autoproclamata “polizia della sharia” suscitò lo sdegno dell’opinione pubblica distribuendo volantini gialli in cui si annunciava la costituzione di una “zona controllata dalla sharia” a Elberfeld, un quartiere di Wuppertal. I “poliziotti” esortavano i passanti musulmani, e non, a frequentare le moschee e ad astenersi da alcol, droghe, gioco d’azzardo, musica, pornografia e prostituzione.
shariah-zone
I sedicenti poliziotti sono seguaci del salafismo, un’ideologia violentemente anti-occidentale che cerca apertamente di rimpiazzare la democrazia in Germania (e non solo) con un governo islamico basato sulla sharia. L’ideologia salafita afferma che la sharia è superiore ai secolari principi della common law perché emana da Allah, l’unico legislatore legittimo, e pertanto essa è giuridicamente vincolante per tutta l’umanità. Secondo la visione salafita del mondo, la democrazia cerca di porre la volontà dell’uomo al di sopra di quella di Allah ed è quindi una forma di idolatria che deve essere condannata. In altre parole, la sharia e la democrazia sono incompatibili. Il sindaco di Wuppertal Peter Jung si è detto fiducioso del fatto che la polizia assuma una linea dura contro gli islamisti: “L’intenzione di queste persone è quella di provocare, intimidire e imporre la loro ideologia agli altri. Noi non permetteremo questo”. Il capo della polizia di Wuppertal, Birgitta Radermacher, ha dichiarato che questa “pseudo polizia” rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto e solo gli ufficiali e gli agenti di polizia che prestano servizio alle dipendenze dello Stato sono i legittimi rappresentanti dell’ordine in Germania. E ha aggiunto: “Il monopolio del potere spetta esclusivamente allo Stato. Un comportamento che intimidisce, minaccia o provoca non sarà tollerato. Questa ‘polizia della sharia’ non è legittima. Chiamate il 110 [il numero della polizia] quando v’imbattere in questa gente”. Il procuratore di Wuppertal, Wolf-Tilman Baumert, ha affermato che gli uomini, indossando giubbotti di colore arancione con la scritta “SHARIAH POLICE”, avevano violato una legge che vieta di indossare uniformi durante le manifestazioni pubbliche.
Questa legge, che proibisce in particolare le uniformi che esprimono idee politiche, era stata inizialmente concepita per impedire ai gruppi neonazisti di sfilare in pubblico. Secondo Baumert, i giubbotti sono illegali perché hanno un “deliberato effetto intimidatorio e militante”. Il 21 novembre 2016, tuttavia, la Corte distrettuale di Wuppertal ha stabilito che i giubbotti, che non possono essere considerati delle uniformi, non costituiscono affatto una minaccia. Il tribunale ha detto che i testimoni e i passanti non avrebbero potuto sentirsi intimiditi da quegli uomini e che condannarli avrebbe significato violare la loro libertà di espressione. La sentenza “politicamente corretta”, che può essere impugnata, di fatto autorizza la “polizia della sharia” a continuare ad applicare la legge islamica a Wuppertal.

I tribunali tedeschi e la sharia
I giudici tedeschi fanno sempre più riferimento alla legge della sharia e si rimettono ad essa perché gli attori o i convenuti sono musulmani. Secondo gli oppositori, i procedimenti giudiziari – soprattutto quelli in cui la legge tedesca ha un ruolo secondario rispetto alla legge della sharia – riflettono una pericolosa ingerenza della legge islamica nel sistema giuridico tedesco. Nel maggio del 2016, ad esempio, una Corte d’Appello di Bamberg ha convalidato l’unione tra una ragazza siriana di 15 anni e suo cugino di 21 anni. Il tribunale ha stabilito che, conformemente alla sharia, il matrimonio era valido perché era stato contratto in Siria, dove unioni del genere sono consentite in base alla sharia, che non pone alcun limite di età per contrarre matrimonio. La sentenza ha in pratica legalizzato i matrimoni di minori in Germania. Il caso è diventato pubblico poco dopo l’arrivo della coppia in un centro di accoglienza per profughi di Aschaffenburg, nell’agosto 2015. L’Ufficio di assistenza ai giovani (Jugendamt) si è rifiutato di riconoscere il loro matrimonio e ha separato la ragazza dal marito. La coppia ha intentato causa e un tribunale minorile si è espresso a favore dello Jugendamt, che è diventato il tutore legale della ragazza. La Corte di Bamberg ha rovesciato questa sentenza e ha stabilito che, conformemente alla sharia, il matrimonio è valido perché era già stato consumato, aggiungendo però che l’Ufficio di assistenza ai giovani non aveva alcuna autorità legale per separare la coppia.
La decisione – che è stata definita come “un corso intensivo di diritto matrimoniale islamico siriano” – ha scatenato una tempesta di critiche. Qualcuno ha accusato il tribunale di Bamberg di anteporre la sharia al diritto tedesco per legalizzare una pratica vietata in Germania. Coloro che hanno stigmatizzato la decisione del tribunale hanno fatto riferimento alla legge introduttiva al codice civile tedesco (Einführungsgesetz zum Bürgerlichen Gesetzbuche, EGBGB), che afferma: “Una norma di legge di un altro Stato non può essere applicata se la sua applicazione dovesse produrre un risultato manifestatamente inconciliabile con i principi fondamentali del diritto tedesco. In particolare, non è applicabile se la sua applicazione fosse inconciliabile con i diritti fondamentali”. Questa disposizione viene regolarmente ignorata, a quanto pare nell’interesse della correttezza politica e del multiculturalismo. In effetti, la sharia viola il sistema giuridico tedesco pressoché incontrollato da quasi due decenni. Qui di seguito qualche esempio:

■ Nell’agosto del 2000, un tribunale di Kassel ordinò a una vedova di condividere la pensione del defunto marito marocchino con un’altra donna con cui l’uomo era anche sposato. Anche se la poligamia è illegale in Germania, il giudice stabilì che le due vedove dovevano condividere la pensione, conformemente alla legge del Marocco.

■ Nel marzo del 2004, un tribunale di Coblenza concesse alla seconda moglie di un iracheno residente in Germania il diritto di soggiorno permanente nel paese. La Corte stabilì che dopo cinque anni di matrimonio poligamico in Germania, sarebbe stato ingiusto pretendere che la donna facesse ritorno in Iraq.

■ Nel marzo del 2007, una giudice di Francoforte citò il Corano in una causa di divorzio che coinvolgeva una donna tedesca di origine marocchina che era stata ripetutamente picchiata dal marito marocchino. Anche se la polizia aveva ordinato all’uomo di stare lontano dalla ex moglie, egli continuò ad abusare di lei, minacciandola perfino di ucciderla. La giudice Christa Datz-Winter si rifiutò di accordare il divorzio, citando il versetto 34 della Sura 4 del Corano, che giustifica “sia il diritto del marito di utilizzare le punizioni corporali contro una donna disobbediente sia la superiorità del marito nei confronti della moglie”. La giudice fu poi rimossa dal caso.

■ Nel dicembre del 2008, un tribunale di Düsseldorf condannò un uomo turco a corrispondere alla sua ex figliastra una dote di 30.000 euro (32.000 dollari), ai sensi della sharia.

■ Nell’ottobre del 2010, un tribunale di Colonia stabilì che un uomo iraniano doveva pagare alla sua ex moglie 162.000 euro (171.000 dollari), l’attuale controvalore di 600 monete d’oro, in linea con quanto disposto dal contratto di matrimonio islamico.

■ Nel dicembre del 2010, un tribunale di Monaco stabilì che una vedova tedesca aveva diritto solamente a un quarto del patrimonio lasciatole dal defunto marito, che era nato in Iran. La Corte assegnò, ai sensi della sharia, gli altri tre quarti dell’eredità ai parenti dell’uomo che vivevano a Teheran.

■ Nel novembre del 2011, un tribunale di Siegburg permise a una coppia iraniana di divorziare due volte, la prima con una sentenza pronunciata da un giudice tedesco, secondo la legge tedesca, e la seconda davanti a un religioso iraniano, ai sensi della sharia. Per il capo della Corte Distrettuale di Sieburg, Birgit Niepmann, la sentenza della sharia “era un servizio della Corte”.

■ Nel luglio del 2012, un tribunale di Hamm condannò un uomo iraniano a pagare alla sua ex moglie un mantenimento, come previsto nel contratto di matrimonio in caso di divorzio. La causa riguardava una coppia che si era sposata con rito islamico in Iran, si era poi trasferita in Germania e infine separata. Come da accordo matrimoniale, il marito aveva promesso di pagare alla moglie 800 monete d’oro, pagamento da effettuare su richiesta. Il tribunale stabilì che il marito desse alla moglie 213.000 euro (225.000 dollari), l’attuale controvalore delle monete.

■ Nel giugno 2013, un tribunale di Hamm stabilì che chiunque contragga matrimonio secondo la legge islamica in un paese musulmano e poi chieda il divorzio in Germania deve rispettare le condizioni del contratto di matrimonio stabilite dalla sharia. La sentenza di riferimento ha in effetti legalizzato la pratica della sharia del “triplo talaq” secondo cui si può divorziare pronunciando tre volte la frase “Io ti ripudio”.

■ Nel luglio del 2016, un tribunale di Hamm ha ordinato a un libanese di pagare alla sua ex moglie un assegno di mantenimento, come previsto nel contratto di matrimonio in caso di divorzio. La causa riguardava una coppia che si era sposata con rito islamico in Libano, in seguito trasferita in Germania e poi separata. Come da accordo matrimoniale, il marito aveva promesso di pagare alla moglie 15.000 dollari. Il tribunale tedesco ha stabilito che l’uomo versi alla donna l’equivalente di 15.000 dollari in euro. In un’intervista a Spiegel Online, Mathias Rohe, esperto di Islam, ha spiegato che l’esistenza di strutture giuridiche parallele in Germania è una “conseguenza della globalizzazione”. E ha aggiunto: “Noi applichiamo la legge islamica così come la legge francese”.

I tribunali islamici in Germania
In Germania, un numero crescente di musulmani sta deliberatamente bypassando del tutto i tribunali tedeschi e decide di affidare la soluzione di una controversia ai tribunali informali della sharia, che proliferano in tutto il paese. Si stima che siano circa 500 i giudici che dirimono controversie civili fra i musulmani che vivono in Germania – un dato che indica l’esistenza nel paese di un sistema di giustizia, basato sul diritto islamico, parallelo a quello statale. Una delle principali ragioni di questa proliferazione di tribunali della sharia è dovuta al fatto che la Germania non riconosce la poligamia né i matrimoni che coinvolgono minorenni. Il ministero dell’Interno tedesco, rispondendo a un’interrogazione sulla legge sulla libertà d’informazione, di recente ha rivelato che 1.475 minori sposati vivono in Germania dal 31 luglio 2016, e tra questi 361 hanno meno di 14 anni. Il numero esatto dei matrimoni di minori sarebbe molto più elevato di quello che dicono le statistiche ufficiali. La poligamia, sebbene sia illegale per la legge tedesca, è comune tra i musulmani di tutte le principali città tedesche.
A Berlino, ad esempio, si stima che un terzo degli uomini musulmani che vivono nel quartiere di Neukölln abbia due o più mogli. Secondo un servizio giornalistico trasmesso dall’emittente tv RTL, una delle principali imprese mediatiche tedesche, gli uomini musulmani residenti in Germania beneficiano regolarmente del sistema di previdenza sociale portando con loro nel paese tre o quattro donne provenienti dal mondo musulmano, per poi sposarle in presenza di un imam. Una volta arrivate in Germania, le donne richiedono prestazioni sociali, compreso il pagamento dell’affitto di una casa in cui vivere con i loro figli perché “madri single”. La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato una volta che i musulmani che desiderano vivere in Germania devono rispettare la Costituzione e non la sharia. Più di recente, il ministro della Giustizia Heiko Maas ha dichiarato: “Nessuno di coloro che arrivano qui ha diritto di mettere i suoi valori culturali o religiosi al di sopra delle nostre leggi. Tutti devono conformarsi alla legge, poco importa se siano cresciuti qui o siano appena arrivati”.
Ma in realtà i leader tedeschi hanno tollerato un sistema giuridico parallelo basato sulla sharia, che consente ai musulmani di farsi giustizia da soli, con delle conseguenze talvolta tragiche. Il 20 novembre 2016, ad esempio, un tedesco di origine curda, di 38 anni e residente in Bassa Sassonia, ha legato il capo di una corda attorno alla parte posteriore della sua auto e l’altra estremità al collo della sua ex moglie, e poi ha trascinato la poverina per le strade di Hameln. La donna è sopravvissuta, ma versa in condizioni critiche. Il settimanale Focus ha riportato che l’uomo era un “musulmano molto religioso, sposato e divorziato secondo la legge della sharia”. Il giornale ha aggiunto: “In base alla legislazione tedesca, tuttavia, i due non erano sposati”.
Il Bild ha scritto che l’uomo era sposato “una volta secondo la legge tedesca e quatto volte secondo la sharia”. Il reato, che ha riportato l’attenzione sul problema della sharia in Germania, ha allarmato alcuni membri dell’establishment politico e mediatico. Wolfgang Bosbach, dell’Unione cristiano-democratica (Cdu), ha dichiarato: “Anche se qualcuno rifiuta di ammetterlo, un sistema giuridico parallelo si è progressivamente instaurato in Germania. Questo mostra un palese rifiuto dei valori e del nostro ordine giuridico”. Il 23 novembre, il Bild, il più diffuso quotidiano tedesco, ha ammonito sulla “capitolazione [del paese] davanti alla legge islamica”. In uno speciale “Rapporto sulla sharia”, il giornale ha affermato: “La Cdu e i socialdemocratici si erano impegnati nel loro accordo di coalizione firmato nel 2013 a ‘rafforzare il monopolio legale dello Stato. Noi non tollereremo una giustizia parallela illegale’, avevano detto. Ma così non è stato”. Franz Solms-Laubach, giornalista parlamentare del Bild, ha così scritto: “Anche se ci rifiutiamo ancora di crederlo, intere zone della Germania sono governate dalla legge islamica! Poligamia, matrimoni di minori, giudici della sharia – da troppo tempo non si fa rispettare lo Stato di diritto. Molti politici hanno sognato il multiculturalismo… “Non è una questione di folklore, né di usi e costumi stranieri. È una questione di legge e ordine. “Se lo Stato di diritto non riesce ad affermare la sua autorità e a farsi rispettare, allora può immediatamente dichiarare fallimento”.
Soeren Kern, Gatestone Institute

Situazioni analoghe, unite alle no go zones, dove neppure la polizia si azzarda a entrare, ai quartieri in cui ad essere identificati come ebrei si finisce molto ma molto male, si trovano in Francia, Belgio, Inghilterra, Svezia. In Italia non siamo a questo punto, ma tanto tanto tranquilli non si sta neanche da noi.

barbara

  1. Se la shariah diviene legge ufficiale e principale quando i non musulmani sono ancora maggioranza, e a questi la cosa sta bene, mi vien da dire che se lo meritano.

    Ormai provo solo rabbia verso chi, in nome del politicamente corretto, è pronto a prostrarsi verso la mecca pur avendo un altro dio, altri dei, o non avendone nessuno.

    Speriamo che cinesi, coreani (sud) e giapponesi mantengano il buonsenso.

    • Se la shariah diviene legge ufficiale e principale quando i non musulmani sono ancora maggioranza, e a questi la cosa sta bene, mi vien da dire che se lo meritano.
      Tesoro, se la shariah diventa legge ufficiale ce lo prendiamo nel culo tutti, non solo quelli a cui la cosa sta bene, quindi non venirmi a parlare di meritarselo.

      • Lo so. Ma se nessuno volesse la shariah, non ci sarebbero questi problemi, neppure se i muslims si mettessero a frignare.
        Noi ce lo prendiamo in quel posto purtroppo, quello è vero. Però dobbiamo dispiacerci solo per chi merita il nostro dispiacerci, e ovviamente per noi, non certo per il sinistroide cannaiolo che con la bandiera arcobalento va in piazza con l’amico musulmano a chiedere ‘più diritti per i muslims’.

        • Naturalmente non ci sarebbero problemi di alcun genere se i musulmani, quando vengono contrariati o ostacolati, frignassero; il piccolo problema è che loro non frignano, bensì ammazzano. E il fatto di dispiacermi solo per me che non l’ho meritato, non è che aiuti molto a uscirne.

        • Uccidono perchè glielo abbiamo lasciato fare.
          Naturalmente, delle vittime ci sarebbero state comunque agli inizi. ma se si partiva subito con le leggi dure, e col dire al musulmano di turno ‘fino a qui arrivi, oltre non vai’, si sarebbero accorti che non sarebbero riusciti ad attecchire, e si sarebbero ritirati in islamia ancora per qualche anno.
          Altrimenti perchè in Giappone non vanno, nonostante anche li c’è la democrazia e la libertà di parola?

        • Il punto non è cosa dirgli: il punto è non lasciarli arrivare. Sì e no l’1% di quelli che arrivano hanno i requisiti per poter essere considerati rifugiati, tutti gli altri dovevano essere lasciati fuori. Vanno affondati i barconi prima che salgano a bordo e si mettano in mare, non mandare la nostra marina militare a prenderli sulla porta di casa loro. Quando hai un milione di persone che fanno quello che gli pare, non hai nessuno strumento per impedirglielo.

  2. Eh…altrimenti ..” subito razzismo..”.
    Ed è così..anche qui in Italia molto spesso hanno un canale preferenziale …anche se ledono leggi, cittadini italiani con i loro comportamenti..e poi riescono ad ottenere.
    Per l’ italiano..” e non solo..” bisogna rispettare regole e norme.
    E..se una persona reclama…si prende di razzista! E dall’ autorità!

    Un’ esempio! Minuscolo appartamento..centro storico..affacci piccoli nella corte interna.
    Inquilini del piano di sopra…via vai continuo di persone..Attività di cucina di tipo intensivo
    anche di notte..tipo le 4..con colpi sul tavolo per spezzare la carne..ossa.Quasi impossibile aprire le finestre..l’ afrore intenso di certa cucina..pakistana è presente a tutte le ore..
    Lo smaltimento..dei rifiuti..comporta l’ inzozzamento delle scale..che non esclude le pareti..
    La figlia 10aa..” indemoniata..” corre per casa..pianerottolo..dandosi un gran da fare anche
    con la voce..con la luce delle scale sempre accesa.
    Il bucato..le lenzuola! Stese per lungo..fungono da tende per il piano di sotto avendo il tempo di asciugatura di giorni..in attesa del prossimo bucato.
    E..giu’ in basso..i rifiuti crescono perchè gettati dalla finestra.
    Il cibo cucinato..” tipo catering..” viene trasportato a tutte le ore rifornendo credo la loro
    comunità.
    …Ma questi serpenti..non dormono mai!?
    Una delle occupanti…invitò il marito a fare meno confusione..perlomeno di notte!
    Come risposta…se continui t’ ammazzo..
    L’ altra occupante..non italiana..”avvocatessa..” ”Avvocata…” si recò dalla polizia..per far
    presente..la situazione invivibile!
    L’ interlocutore..un muro!
    Giustificandoli…che è permesso cucinare…come attività lavorativa nel propio domicilio..
    ” senza nessun permesso..norme..”!
    Lei rispose..mi sembra ridicolo ..” io avevo un’ attività di vendita di dolciumi confezionati..”
    ed ero costretta a fare dei corsi per la specifica gestione!Etc…
    Poi..il suddetto rappresentante dell’ ordine pubblico..” arriva con il razzismo!”
    Guardi..me ne vado..lasciamo perdere,non ha senso!
    Il suddetto edificio..per queste tipologie è in parte stato lasciato dai padroni perchè diventato invivibile…altri anche per affittare..Ottima forma di guadagno! Magari anche al nero! Tempi brevi..via vai..magari studenti..piu’ attenti alla vacanza che allo studio.
    Al momento che le ragazze lo comprarono…era tutto tranquillo.Piccolo..ma in pieno centro
    storico..
    Poi…” e gli stà bene..!” il propietario dell’ appartamento ..cucina intensiva..”…non percepisce l’ affitto da oltre un’ anno!E..se ha fatto dei controlli..si sono mostrati ben attenti
    che tutto sia stato in ordine…
    Il comune..ha destinato loro un’ appartamento popolare….ma in una zona certamente non
    ”…la bambina..porta punteggio..Di solito..di altre nazionalità minimo 3 figli.”
    a buon mercato per gli affitti..o nel comprarlo..
    E..dopo..
    Dinamiche non infrequenti..non è raro che le persone abbiano lasciato l’ appartamento trovato ideale e dopo …hanno preferito andare in un’ altro in affitto.

      • Proviamo a cambiare i termini ‘musulmano’ e ‘islam’ con ‘mafioso’ e ‘mafia’. Anche la mafia è uno stato nello stato ed ha le sue regole e le sue leggi, ma nessuno fa il buonista con essa. L’analogia risulterebbe lampante al buonista a cui è rimasto un pò di cervello.

  3. Ho letto con attenzione il suo post, molto ricco di dettagli. Mi pare però che la linea prevalente, al di là del caso aberrante di Colonia 2007 (e infatti sanzionato dalle autorità giudiziarie), sia quella del riconoscimento di atti stipulati in altre giurisdizioni, il che mi pare abbastanza sensato. Voglio dire, se in alcuni paesi il diritto civile è conforme alla sharia, e se esistono degli atti stipulati secondo quel diritto, ha senso che la loro validità sia mantenuta anche in paesi con diritto laico, qualora i primi non ne violino i principi: che il riconoscimento degli alimenti spettanti in caso di divorzio sia basato sulle condizioni del contratto matrimoniale originario, insomma, non mi pare motivo di scandalo.
    Quanto al ricorso a tribunali informali per accordi stragiudiziali, come avviene da tempo anche in Gran Bretagna, direi che può aver senso, ovviamente entro certi limiti.
    Sulla questione della Scharia Polizei, che ho seguito a suo tempo anche su giornali tedeschi, mi pare che l’accusa iniziale fosse un po’ capziosa: in fondo si trattava di qualche fesso con un giubbotto arancione che distribuiva volantini farlocchi, tanto che tutta la materia del caso era costituita, per l’appunto, solo dai giubbotti. Da qui a dire che in Germania ci siano delle no-go zones, mi pare che ne corra parecchio. Ricordiamo, per esempio, che il governo tedesco ha di fatto messo fuorilegge il burqa, e che in Germania l’integrazione passa per il rispetto della legge dello stato più che in qualsiasi altro paese.
    Insomma, stiamo attenti ai rischi dell’integralismo islamico, ma concentriamoci sulle minacce reali,

    • Sulla questione dei divorzi per i quali vengono accettati gli accordi stipulati all’estero, oltretutto apparentemente più generosi dei nostri, mi sono soffermata un momento anch’io, ma ne ho concluso che anche in questo caso l’allarme è giustificato. Tanto per cominciare per il merito. Il nostro diritto sancisce che tu mi devi corrispondere una determinata cifra al mese; se l’inflazione ne diminuisce il potere s’acquisto, la cifra viene ricalcolata. Lì c’è una cifra fissa una volta per tutte; in caso di inflazione forte sono fregata e nessuno ci può fare niente. In secondo luogo da noi se tu non paghi, io mi posso rivolgere al giudice e ci sono molti strumenti per costringerti a farlo; nel caso islamico, trattandosi di un contratto stipulato all’estero e accettato come tale, i nostri tribunali non hanno alcuna giurisdizione, qualunque cosa succeda, e nessuno può controllare se la somma pattuita mi viene effettivamente liquidata o no. Tieni poi presente che nel diritto islamico la donna divorziata, qualunque sia la causa di divorzio, perde ogni diritto sui figli, anche piccolissimi, non può vederli, non può contattarli in nessun modo se non con il permesso del marito, che in moltissimi casi il permesso non lo dà. E aggiungi ancora che per il diritto islamico c’è il ripudio: tu mi dici, anche in assenza di testimoni, “ti ripudio ti ripudio ti ripudio”, e io non sono più tua moglie. Accettando le regole del matrimonio e del divorzio islamici stipulati all’estero, devi accettare anche questo. E veniamo alle questioni di diritto: se accetti che venga introdotto il diritto islamico per quanto riguarda il divorzio, non c’è motivo per rifiutare gli altri aspetti di tale diritto, dalla poligamia al matrimonio di bambine di nove anni eccetera: apri un foro nella diga e l’acqua irrompe fino ad allagare tutto. Tu dici che ha senso ovviamente entro certi limiti: il punto è che una volta aperta la porta, hai già in partenza rinunciato al controllo, e di limiti non sei più in grado di porne, e questo è dimostrato ovunque dai fatti. Tu parli dell’esempio in Gran Bretagna, ed è proprio quello a fare paura: hanno cominciato lì, sono stati accettati, e adesso, come conseguenza, visto che l’esperimento è riuscito, stanno dilagando. E non si tratta di “accordi extragiudiziali”, come dici tu, tipo che litigo col vicino per i frutti dell’albero che è nel giardino suo ma sporgono nel mio. Si tratta del fatto che vado dal giudice nera di botte prese da mio marito e lui mi dice “e tu cosa hai fatto per provocarlo così tanto? Torna a casa e chiedigli scusa”. Ci sono video girati con telecamere nascoste che mostrano esattamente questo genere di fatti: lo ritieni accettabile?
      Quanto alla polizia della sharia, la questione non è la semplice distribuzione di volantini, ma gli atteggiamenti intimidatori che mettono in atto. E le no-go zones sono un dato di fatto documentato, in Germania non so, ma in Svezia, Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra ce ne sono a iosa.
      Sul rispetto della legge in Germania ti rimando al prossimo post.

    • No. La legge in un paese dev’essere uguale per tutti, anche per il neoimmigrato. Se arrivi qui, già sposato documentato ad una donna adulta (ed una sola, non 2, 3 o 4), mi sta anche bene. Ma se poi divorzi lo fai alla laica, come si usa fare nei nostri paesi, oppure rinunci al divorzio, oppure te ne torni in islamia e divorzi la.

      Se arrivi con 4 mogli, ti vale solo la prima, le altre le lasci a casa. Se arrivi con la sposa bambina, sei bollato come pedofilo.
      Per me le regole van fatte rispettare, democrazia o meno. La libertà di parola dovrebbe consentire al musulmano di contestare le tue regole, ma non di cambiarle, specie con regole incompatibili con le nostre leggi.

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