L’ARMA SEGRETA

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Oltre al fatto di essere a casa propria, dettaglio che nessun gioco delle tre carte della banda dell’Onu potrà mai cancellare.

barbara

  1. Certa gente è la prima a sentirsi a disagio se l’avversario è debole. Lo si è visto bene quando Reagan succedette a Clinton. Immediatamente, l’Iran restituì gli ostaggi dell’ambasciata.

  2. Bibi!Grande uomo alla guida di Israele perenne imputato additato da Paesi dittatoriali dove
    la vita si è fermata nel tempo..secoli dove la vita è lontanaaa dall’ assaporare un’ evoluzione sanamente democratica in tutto e quello che resta maggiormente indigesto il consenso da parte di Paesi democratici ..civili.Ed è avvilente constatare che la sudata civiltà si lasci coinvolgere in maniera così sporca e le democrazie..volontariamente sono
    il tappetino di tutti quei rappresentanti che siedono in posti di comando, che riescono e tendono a piegare chi ..dovrebbe agire..con coscienza e in maniera pulita.

    ….E’ abbastanza simile a certi processi…l’ imputato viene accusato da persone che nel loro
    agire hanno ucciso, fatto violenze di ogni genere, imposto la loro volontà in tutto…….e..Vengono ascoltati e assecondandoli mirano a condannare l’ imputato anche se innocente! La stampa e le altre fonti di informazione..quasi sempre lavorando di sporco contribuiscono nella loro campagna distruttiva…ed il gregge li segue troppo spesso..salvo
    chi vuole vedere, conoscere..sapere
    E..i giudici ne fanno parte.Degni rappresentanti di tutte questi carrozzoni!

  3. Questo non è vero.
    Era parzialmente vero ai tempi di Golda Meir, in cui tanti ebrei per fuggire da Stalin, Hitler e Pogrom emigrarono in America oltre che in Israele.
    È ancora meno vero oggi in cui gli ebrei non sono più perseguitati in Europa e in Russia, e quindi possono vivere(senza essere emarginati) in 2/3 del mondo(ovunque eccetto Stati islamici).
    E di fatto ci sono israeliani che lasciano Israele(così come ci sono italiani che lasciano l’Italia), un esempio noto che mi viene in mente è Moran Atias, ma ce ne saranno tanti altri “anonimi” o anche più o meno famosi.

    Ovviamente un conto è lasciare il proprio Paese volontariamente, altro conto è essere sfrattati con la forza. Insomma il diritto degli ebrei di poter vivere in Israele non è in discussione, contesto solo la frase di Golda Meir, che oggi è anacronistica!

    • Dalla Francia gli ebrei stanno emigrando in massa in Israele (trentamila nel 2015), dalla Svezia idem, dove “emigrare” deve essere inteso nel senso di scappare (mai sentito, negli ultimi decenni, di sinagoghe incendiate, cimiteri devastati, ebrei aggrediti e picchiati, bamibini assassinati nelle scuole eccetera?), numerosi anche dall’Inghilterra e dall’Italia. Quanto agli stati da cui gli ebrei non stanno (ancora) scappando, come pensi che accoglierebbero sei milioni di ebrei in fuga da Israele dopo un’eventuale sconfitta?
      Moran Atias, ecco: alle masse di decine di migliaia di comuni cittadini tu contrapponi un’attrice, che ovviamente sceglie, come tutte o quasi le attrici e modelle, di vivere là dove è il centro dei loro affari.
      Quando al diritto degli ebrei di vivere in Israele, non è in discussione per te, ma per almeno due-tre miliardi di persone lo è eccome.

      • Per quanto riguarda l’Italia, se i dati presenti a questo link( http://www.tuttitalia.it/statistiche/cittadini-stranieri/israele/ ) sono corretti, di tratta di 2104 israeliani immigrati in Italia, con un trend in lieve crescita rispetto all’anno scorso(+5%).
        Saranno tutti e 2mila attori e attrici? Non credo, come in ogni fenomeno migratorio ci saranno persone diverse, con motivazioni diverse (chi emigra per motivi personali/sentimentali, chi emigra perchè in Italia ha trovato un lavoro migliore/condizioni economiche migliori, chi emigra per fare carriera come Moran Atis ecc…)

        E comunque non devono fuggire, hanno tutto il diritto di rimanere, neanche la risoluzione dell’ONU(per quanto sia stata una carognata) comporta lo smantellamento dello Stato di Israele.

        • Tenendo presente che qualunque ebreo può chiedere la cittadinanza israeliana, e che l’Italia consente il doppio passaporto – a differenza per esempio della Germania che impone di scegliere: se prendi quella devi rinunciare a questa – immagino che fra quei duemila ci sia un discreto numero di persone (io ne conosco diverse), che hanno la doppia cittadinanza e vivono un po’ qui e un po’ lì: avendo casa di proprietà qui e cittadinanza anche israeliana, vengono classificati come israeliani residenti in Italia, ma non sono immigrati, ci sono nati. Poi ci sono quelli come Eyal che, volendo studiare veterinaria che all’epoca in Israele non c’era, è dovuto per forza andare all’estero, e poi una volta finita l’università si era creato una rete di amicizie e legami sufficiente a indurlo a restare. E poi comunque, questa gente è arrivata in quanto tempo? In Francia parliamo di trentamila in un solo anno!

        • Probabilmente molti avranno la doppia cittadinanza, e non volevo certo dire che ci sia un’esodo da Israele all’Italia(o ad altro Paesi europei). Anzi, probabilmente saranno di più gli ebrei italiani che fanno il percorso inverso e se ne vanno in Israele.
          Volevo soltanto dire che l’Italia, così come la Germania, la Spagna ed altri paesi europei(eccetto alcune “zone calde” della Francia), oggi, a differenza dei tempi di Golda Meir, sono paesi abbastanza ospitali, in cui gli ebrei possono vivere bene tanto quanto in Israele.

        • OK, te lo ripeto: dalla Francia stanno scappando in massa. In Francia si registrano migliaia di attacchi antisemiti all’anno. Dall’Italia si sono trasferiti in Israele più della metà degli ebrei che conosco. Israele negli ultimi anni sta registrando tassi record di immigrazione dall’Europa. Preferisci che te lo sillabi? O che lo registri e poi ti posto il sonoro?

  4. “Israele negli ultimi anni sta registrando tassi record di immigrazione dall’Europa. Preferisci che te lo sillabi? O che lo registri e poi ti posto il sonoro?”

    Ho capito, ho capito.
    Ma il dato in sé per sé non dice molto, è importante anche il perché!
    Quelli che conosci tu per quale motivo si sono trasferiti in Israele? perché in Italia erano perseguitati? oppure perché in tempi di crisi economica, in cui in Italia(e non solo in Italia) tanta gente ha perso il lavoro, o si è ritrovata con un reddito sempre più risicato(anche per via delle tasse in continuo aumento) tutte queste agevolazioni( http://www.nbn.org.il/aliyahpedia/government-services/government-benefits-new-immigrants-oleh-chadash/aliyah-benefits/ ) fanno gola a molti?

    Ti danno un sussidio per 24mesi, un aiuto per pagare l’affitto i primi 5 anni, se sei giovane ti finanziano gli studi universitari, ti fanno uno sconto fino a 37mila euro sul mutuo, sconti e agevolazioni fiscali in abbondanza.

    Se fossi un ebreo che non se la passa economicamente più o meno male, mi converrebbe parecchio fare un tentativo di immigrazione in Israele. Mal che vada, anche se non riuscissi a trovare una buona sistemazione e ad integrarmi bene, sono sempre 24 mesi di vita a scrocco!
    Scommetto che anche molti italiani(non ebrei) alla canna del gas, se potessero si spaccerebbero per finti ebrei per 24 mesi a scrocco

    • http://www.kolot.it/2014/12/15/il-piccolo-esodo-degli-ebrei-italiani/

      Lo dicono anche qui che non è l’antisemitismo che spinge gli ebrei italiani a provare la strada dell’emigrazione in Israele, ma soprattutto la crisi economica, la mancanza di lavoro dignitoso e ben pagato, la mancanza di prospettive per il futuro. Lo stesso motivo per cui molti italiani non ebrei se ne vanno in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, in Irlanda, in America o altrove

      • a dire il vero proprio i dati che citi tu mostrano come non sia una motivazione solo economica, se così fosse gli ebrei italiani che emigrano lo farebbero in modo simile se non identico al resto della popolazione, se si comportano in modo diverso ecco… vuol dire che non puoi ridurlo alle stesse cause. Perché se io ho una professionalità che mi permette una buona carriera a Parigi o a Berlino, col cavolo che vado in Israele solo per delle sovvenzioni che poi tanto finiscono, a meno che…

        • Non ho detto che siano solo ed esclusivamente motivazioni economiche, o solo questione di sovvenzioni, però questi fattori indubbiamente pesano molto.Per un giovane ebreo che non trova lavoro e non riesce a realizzarsi in Italia, o per una famiglia numerosa con un solo stipendio o con due stipendi risicati, tutti quegli incentivi economici fanno una differenza enorme.Non credi?

          Poi mettici i possibili agganci, amicizie e conoscenze che fanno la differenza anche per chi emigra in altri lidi diversi da Israele(ad esempio un mio amico è andato in Inghilterra perché ha uno zio che vive lì da molti anni e che l’ha raccomandato nell’albergo in cui lavora, un altro che conosco è andato in Canada perché ha la madre di origine canadese, e tutta la famiglia materna che l’ha aiutato a trovare lavoro ed integrarsi lì).Un ebreo è molto più probabile che abbia parenti, amici, conoscenti o agganci di vario tipo in Israele o in America piuttosto che a Berlino.

          In ogni caso per quanto riguarda quelli che lasciano l’Italia(la Francia è un altro paio di maniche) per Israele, non fuggono da discriminazioni e persecuzioni, lo dicono loro stessi nei siti, blog e forum dedicati all’aliyah. Perché dovrebbero mentire?

        • “Perché se io ho una professionalità che mi permette una buona carriera a Parigi o a Berlino, col cavolo che vado in Israele solo per delle sovvenzioni che poi tanto finiscono, a meno che…”

          Chi ha una gran professionalità va ovunque vuole e ovunque le sue competenze siano richieste. Ma non è che tutti quelli che sentono l’esigenza di emigrare hanno un curriculum eccellente, anzi la maggior parte non hanno competenze eccezionali, non c’è solo la fuga di cervelli, ma anche la fuga di braccia, mani, gambe…insomma di persone con professionalità variegate, da quello con licenza media e curriculum da cameriere o pizzaiolo, al plurilaureato con specializzazioni multiple con esperienze lavorative al Cern di Ginevra(e ovviamente son molti quelli con curriculum da cameriere)

  5. per andrea c:
    “Poi mettici i possibili agganci […] Un ebreo è molto più probabile che abbia parenti, amici, conoscenti o agganci di vario tipo in Israele”.
    Ehm, guarda che mi stai dando ragione…
    Ma a parte questo nella tua argomentazione c’è un problema… che poi è qualcosa che non vuoi vedere, quindi scrivo ancora qualcosa e poi mi fermo, alla fine ognuno ha diritto alle sue opinioni, anche quando sbagliate, e io non ho voglia di insegnare ai gatti ad arrampicare…
    Tu scrivi che gli ebrei che lasciano l’Italia “non fuggono da persecuzioni e discriminazioni”, e grazie tante, crei una situazione che non esiste (almeno in gran parte) e poi la critichi. Gli ebrei non sono perseguitati? Vero, persecuzioni vere e proprie non ce ne sono, però guarda un po’ la situazione non è necessariamente bianco (persecuzione) o nero (tutto bene benissimo) ed essere ebrei (e venir riconosciuti come tali) anche in Italia non è facilissimo, questo sia per puri motivi pratici (prova a seguire la kashrut se vivi fuori da Milano, Roma e non più di 2 o 3 altre grandi città) che più “politici”: se vivi in Italia ogni santo giorno ti devi confrontare con “critiche” agli ebrei che sono come minimo borderline con l’antisemitismo… e spesso ben oltre il limite, e non solo: ogni sinagoga in Europa, Italia compresa, è una fortezza quasi sempre chiusa, mentre in Israele sono sempre aperte e puoi entrarci senza problemi. Insomma, se sei un italiano e ti trasferisci a Berlino o a Parigi e sei cattolico (o valdese, o buddista, o ateo…) sai che potrai continuare a vivere secondo le tue scelte senza particolari problemi, se sei un ebreo e vuoi vivere come tale ecco… o vai in Israele (o al massimo in alcune realtà statunitensi) o sai che devi fare i conti con una realtà dove questa scelta l’hanno già fatta, almeno in parte, per te. Questo è il motivo per cui gli ebrei italiani quando lasciano l’Italia lo fanno in modo diverso, non certo per i sussidi che al massimo compensano solo il fatto che in Israele la vita è molto cara (più che a Berlino, ad esempio).

    • Sostanzialmente siamo d’accordo(anche se secondo me sussidi e lavoro non sono fattori tanto ininfluenti. Certo non è solo per soldi che uno fa una scelta importante come emigrare, però anche quello un po’ incide, altrimenti il governo Israeliano non stanzierebbe tanti soldi per sussidiare il “ritorno”),
      Però anche alla luce delle tue osservazioni, non si tratta di “no(other)place to go”, ma semmai di “best place to live”(per alcuni ebrei, forse per la maggior parte, ma non per tutti. come osservavo in un altro commento ci sono anche quelli che fanno il percorso opposto, pur avendo cittadinanza israeliana sono residenti in altri stati)

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