AGGIUNTA POSTUMA

Perché ricordarli tutti in una volta non è mica possibile. E dunque ripartiamo.

Sulla schiena, al di sotto della spalla destra, ho una vistosa cicatrice, in corrispondenza dell’intervento per asportarmi una cisti di dimensione di poco inferiore a quella di un uovo, e quindi oltre alla cicatrice c’è anche la buca dove il chirurgo (la boldrina probabilmente direbbe la chirurga) ha scucchiaiato un bel po’ per asportare tutto. E dunque la prima volta che mi spoglio per fare il tecar alla schiena vede la cicatrice, vede la buca e dice: “Ah, ti sei fatta togliere un neo”.
Le racconto che a distanza di oltre tredici anni e mezzo da quando ho smesso di fumare, mi capita ancora piuttosto spesso di sognare di fumare, e mentre fumo – ben consapevole del fatto che avevo smesso – un po’ mi sento in colpa, ma mi sento anche tanto tanto tanto felice. Allora lei a sua volta mi racconta che all’inizio di questo suo percorso formativo si era occupata anche di alimentazione, trovando le esperienze di quelli che una volta la settimana fanno un giorno di “digiuno terapeutico” (che un digiuno possa avere qualcosa di positivo non ci credo neanche morta, ma d’altra parte io non credo neanche alle scie chimiche, il che dimostra che sono del tutto irrecuperabile, e quindi è inutile provare a discutere con me) a scopo depurativo, e una volta ha voluto provare: la mattina ha fatto colazione alle otto, e poi per 24 ore solo acqua, e durante tutta la notte ha sognato panini traboccanti di prosciutto e ogni sorta di cibarie. Io dico che, a parte il fatto che non ci credo, non potrei comunque digiunare, perché dopo un certo tempo che non introduco cibo, se non mangio svengo. Mangi frutta e verdura? chiede. Io mangio di tutto, dico, carne pesce uova latticini e poi sì, anche frutta e verdura. No, dice, è che questa cosa di reggere poco senza mangiare succede a chi mangia soprattutto carboidrati. Ah no, dico, quello non c’è pericolo: la pasta la mangio molto raramente, il pane praticamente mai… I carboidrati sono gli zuccheri, dice perentoriamente, e sono nella frutta e nella verdura (col cazzo, cocca: i carboidrati sono AMIDI e zuccheri, e si trovano soprattutto nei cereali. E meno male che hai fatto un corso di nutrizionismo – altra “specialità” di recente invenzione, con laureati in biologia che si improvvisano “nutrizionisti” e pretendono di sostituire i dietologi, che sono medici e sanno come funzionano gli organismi, e non solo le cellule). Comunque mangi più frutta e verdura che carne, no? chiede – ma praticamente afferma. Perché voi conoscete molta gente che mangia più carne che frutta e verdura? E quelli che digiunano periodicamente, per ragioni religiose o pseudo-terapeutiche, tutti carnivori assatanati che si strafanno quotidianamente di fiorentine pranzo e cena?
Da oltre trent’anni soffro di sciatalgia; da circa quattro-cinque anni è diventata molesta; da circa un anno e mezzo è diventata disperante. Adesso, fra infiltrazioni e laser, la situazione è abbastanza sotto controllo. Senonché domenica scorsa si è improvvisamente scatenato un attacco micidiale: dolore lancinante ventiquattr’ore su ventiquattro in qualunque posizione, impossibilità di fare praticamente qualunque movimento, estrema difficoltà a camminare, e solo zoppicando fortemente e per tratti brevi, una situazione veramente drammatica. Purtroppo il lunedì sono partita per Milano con l’illusione che si trattasse comunque di una cosa momentanea, e quindi non adeguatamente rifornita di cose utili, e sono stati tre giorni di tormento. Il mercoledì pomeriggio finalmente, rientrata a casa, prendo l’ultimo farmaco prescrittomi dall’anestesista, che nel giro di meno di un’ora mi ha significativamente ridotto il dolore, e senza effetti collaterali, questa volta. Poi vado a fare fisioterapia, e devo avvertirla che, pur migliorata rispetto a poche ore prima, ho però ancora una mobilità ridotta per cui non posso fare la posturale (e mentre mi metto in posizione per il tecar all’anca, per “aiutarmi” mi prende la coscia e comincia a tirare, io urlo “ahi ahi ahi no no no lascia lascia lascia” e più io urlo e più lei tira e più lei tira e più io urlo e più io urlo e più lei tira…) Comunque. Al momento di uscire mi trattiene ancora un momento per dirmi: “La sciatica comunque è tutta questione di postura: stacci attenta”.

Niente, un circo.

barbara

ALLA RICERCA DEL NEURONE PERDUTO

Nel senso che almeno uno in teoria dovrebbe esserci, solo che io, ecco…

Dopo due mesi e rotti di trattamento laser per rafforzare la saldatura della vertebra fratturata e per incrementare la produzione di connettivo, comincio finalmente a fare anche fisioterapia, con una fisioterapista che vanta due lauree – fisioterapia e osteopatia – ed esibisce il titolo di dottoressa. Vabbè. Inizio facendo tecar alla schiena e ginnastica posturale. Poi mi viene in mente che una mia cugina che ha un’ernia del disco se la fa periodicamente rientrare dalla sua fisioterapista, mediante manipolazione dolce. Ovviamente non posso chiederle se anche lei ne è capace, e le chiedo se non sia possibile, mediante manipolazione, farla rientrare. Sì, dice, cioè non rientrare – e qui mi fa un gran spiegone di cui non capisco assolutamente niente – ma riallineare, mediante l’osteopatia, e provvede subito a farmela: dopo un po’ di mosse strane, come premere le mani sulla testa, tipo imposizione delle mani, pranoterapia o diavolerie del genere, e un’altra specie di imposizione delle mani su un fianco (“ti apro il fianco, così poi ti puoi appoggiare”), mi fa una specie di abbraccio incrociato, preme con tutte le sue forze strattonandomi e io mi sento come se mi si stessero frantumando tutte le ossa, urlando dal dolore. Mezz’ora dopo comincia: un dolore lancinante alla schiena, che aumenta e aumenta e continua ad aumentare. E la sciatica, che torna come prima di iniziare le infiltrazioni. E soprattutto la testa: esattamente gli stessi sintomi di una commozione cerebrale, vertigine, nausea, capogiri, senso di confusione, impossibilità di concentrazione, estrema difficoltà a leggere, per strada mi vedo tutte le case che si inclinano e mi cadono addosso. Il giorno dopo peggio. Il terzo peggio ancora. Cinque giorni prima che cominci a diminuire, settimane prima che passi del tutto. All’incontro successivo dico cosa è successo; tanto per cominciare dice che è normale che faccia un po’ male un giorno o magari anche due, ma se mi fa ancora male dopo così tanto tempo vuol dire che ci sono tante infiammazioni in atto e dunque bisognerebbe rifarlo. Dico che preferisco buttarmi da un treno in corsa, e aggiungo che l’ortopedica ha fortemente disapprovato (per la precisione si è proprio arrabbiata di brutto) che mi sia stato praticato quel tipo di intervento con un processo infiammatorio in atto. Non si prende la briga di replicare in base a quanto ha appena detto, ossia che andrebbe fatto – contrariamente a quanto afferma l’ortopedica – proprio perché ci sono delle infiammazioni, ma dice che comunque era necessario perché prima avevo la gobba (avevo la gobba? Parecchi degli amici che passano di qui mi conoscono anche di persona: mi avete visto una gobba?) e adesso lei con quella manovra mi ha raddrizzata, vero che adesso infatti respiri meglio? No, dico, io veramente sento ancora una pressione in zona dorsale che mi impedisce di espandere completamente i polmoni. Certo, dice, perché ci sono ancora infiammazioni, servirebbe ripetere ancora alcune volte la manovra. Poi dice anche: ma l’ortopedica ci conosce, perché non mi ha telefonato? E come no, lo sanno tutti che quella non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera e non aspetta altro che di poter chiamare la fisioterapista per dare un senso alle sue inutili giornate, ma vaffanculo, va’ (visto di persona: ambulatorio dalla mattina presto fino alle due, e trenta minuti per mangiare e raggiungere l’altro ambulatorio, più famiglia e tutto il resto, più le volte che ci sono emergenze in sala operatoria, e di orari non ce ne sono proprio). Poi le dico che comunque la ginnastica posturale è servita molto ad allungarmi i muscoli, e per chiarire quanto si sono allungati le racconto che l’esercizio che mi aveva dato la fisioterapista di Brunico dopo che mi ero spaccata tutte e due le zampe, due mesi in sedia a rotelle ecc., consistente nello stare in ginocchio e seduta sui talloni col busto eretto, quando ho tolto il busto riuscivo a farlo solo stando col busto tutto in avanti fino ad appoggiare la fronte per terra, perché i muscoli delle cosce si erano talmente accorciati che non riuscivo a raddrizzare il busto neanche di un millimetro, mentre adesso con la posturale si sono allungati e sono riuscita via via a raddrizzarlo fino ad averlo quasi eretto. E lei: prima non potevi stare eretta perché avevi la gobba e adesso riesci a stare eretta perché ti ho raddrizzata. Poi mi è anche venuto in mente di dirle che dopo l’incidente, oltre a non potermi inginocchiare (quello non posso farlo tuttora, né potrò mai più) non potevo neanche, in alternativa, accucciarmi, perché oltre alle grosse cicatrici cordoniformi avevo tutto un reticolo di piccole cicatrici, la maggior parte neanche visibili, che mi rattrappivano la pelle riducendone la superficie, così che non ne avevo abbastanza da riuscire a coprire l’aumentata superficie del ginocchio quando mi accucciavo. E lei: non ci riuscivi perché avevi la gobba, adesso ci riesci perché ti ho raddrizzata.
Dopo avere fatto una serie di accertamenti diagnostici, si chiarisce che oltre alla sciatica ho anche un’artrosi all’anca e una borsite al gran trocantere: ma sciatica, artrosi all’anca e borsite al gran trocantere, mi spiega lei, è tutta la stessa cosa perché è tutto collegato in quanto è la sciatica che provoca le altre due cose.
Siccome ho da una vita le gambe che sono tutta una contrattura, tanto che solo a sfiorarle strillo dal dolore, le chiedo se non sia il caso di fare un po’ di tecar anche a quelle; lei le guarda (le guarda! Per sapere se ho contratture le guarda!) e poi dice no, hai un po’ di edema alle cosce (sic!), ma non tanto. Provo altre tre volte a parlare delle contratture, e per tre volte lei mi parla dell’edema. Poi si è anche stupita che alle caviglie non abbia neanche un po’ di edema nonostante la presenza di numerosi capillari.
Una sera prendo per la prima volta un antidolorifico che mi ha prescritto l’anestesista (sì, lui, quello bellissimo e dolcissimo eccetera eccetera che un altro uguale non lo trovate su tutta la terra); la mattina dopo mi sveglio grattandomi furiosamente; quando vado in bagno mi trovo la faccia rossissima, gonfia e chiazzata. Mi butto sul cortisone, sia orale che topico, e continuo a grattarmi in attesa che passi. Dovresti usare gli antistaminici, dice lei. No, dico, gli antistaminici per me sono acqua fresca, anzi, anche meno dal momento che l’acqua almeno rinfresca, gli antistaminici neanche quello. Sì, ma è l’unica, insiste. Sarà anche l’unica, ma con me non funziona. Ma CI VOGLIONO gli antistaminici contro le allergie! Tesoro, ci vorrà quello che ti pare, ma a me gli antistaminici NON FANNO NIENTE. In tono impaziente dice “va bene, va bene”, come si dice ai bambini ritardati coi quali non ha senso discutere.
Il settanta per cento degli italiani sono a letto con l’influenza intestinale, mi informa (settanta per cento? Ha una qualche idea di quale percentuale è sufficiente per paralizzare un’intera nazione?) “Un po’ mi dispiace, anche, per quei poverini che stanno male, ma per me è meglio, perché poi la gente tossisce [certo, non lo sapevate? Con l’influenza intestinale si tossisce. Se invece doveste trovarvi a passare due giorni seduti al cesso, è chiaro che vi siete beccati una bella bronchite] e allora gli vengono le contratture alla cervicale e così io ho lavoro” [e al netto delle cazzate tecniche, bel ragionamento per un’operatrice sanitaria].
Oggi ultimo incontro. Ti ho stampato degli esercizi per il collo e la schiena, dice, mi raccomando, falli tutti i giorni; gli altri magari falli un po’ ogni tanto, quando ti capita, ne aggiungi un giorno un paio e un altro giorno un altro paio, ma questi devi assolutamente farli tutti, tutti i giorni, sono questi quelli indispensabili. Cioè, fammi capire: nel corso di due mesi e mezzo mi hai insegnato quasi una trentina di esercizi, raccomandandomi di farli tutti i giorni, regolarmente, senza saltarne uno, e adesso mi vieni a dire che non sono loro quelli di cui ho bisogno?!
In più di un’occasione ho avuto modo di constatare che per lei esistono due tipi di opinioni: le sue e quelle sbagliate. E come dice l’amico Sagredo: e no digo altro. Massì, buttiamola in ridere, va’.

barbara

NOTA POSTUMA 26/01/2020: se il lancinante dolore alla schiena, la pressione in zona dorsale che mi impediva di respirare a fondo e i sintomi di commozione cerebrale si sono poi col tempo attenuati fino a sparire del tutto, la riacutizzazione della sciatica non è rientrata e ha a sua volta scatenato una serie di drammatiche conseguenze a catena che si sono protratte per oltre mezzo anno, che a tre anni di distanza ancora ricordo come un incubo.

TANTI AUGURI DONALD!

Durante tutta la campagna elettorale ho sperato che vincesse lui considerandolo il male minore; ho sperato che vincesse lui come unica chance per evitare la terza guerra mondiale e un’ulteriore estensione dei massacri e distruzioni innescati dal suo predecessore; ho sperato che vincesse lui perché chiunque era preferibile alla corruzione fatta persona dalle mani sporche di sangue impersonata dalla sua avversaria. E quando è arrivato il momento ho passato la notte a guardare continuamente gli aggiornamenti dello scrutinio dei voti fino a quando non vi è stata la certezza che la vittoria era sua. Poi, benché in tutti i modi ostacolato e sabotato dall’anatra zoppa, ha cominciato ad agire, e a poco a poco ho smesso di considerarlo un male minore per prendere atto che è invece un bene maggiore, con le idee chiare su cosa fare e come farlo, a partire dalle nomine, nelle quali non ha sbagliato un colpo. Per questo sono felice di associarmi agli auguri formulati da Ugo Volli in questo splendido articolo.

Cari amici,

proprio perché è stato un sostanziale fallimento e ha avuto risultati meno negativi di quel che ci si aspettava, vale la pena di fermarsi ancora un momento a riflettere sulla conferenza di Parigi. I suoi scopi erano stati delineati abbastanza chiaramente e io ve ne ho parlato il giorno stesso: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=65053. Nei piani di Hollande e probabilmente anche di Obama, si trattava di disegnare, secondo il progetto palestinista le linee di una trattativa fra Israele e AP: blocco delle costruzioni negli insediamenti ebraici oltre la linea verde subito, fondazione e riconoscimento di uno stato di Palestina, confini predefiniti secondo le linee armistiziali del ‘49, cioè i famosi “confini di Auschwitz, compresa la cessione della sovranità della Città Vecchia di Gerusalemme agli arabi, magari una certa iniezione di “profughi” fra i cittadini israeliani, e dato che questa “carota” era certamente inaccettabile a Israele, minaccia di un bastone di sanzioni e isolamento internazionale, da far deliberare al consiglio di sicurezza dell’Onu subito dopo la fine della conferenza, prima dell’inaugurazione dell’amministrazione Trump. E, a proposito, solenne altolà ai progetti di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme.
Bene, gran parte di ciò non è accaduto. Né la definizione di “parametri per la pace”, né la minaccia di boicottaggio, né la condanna dell’ambasciata, e anche se mancano tre giorni e non si può esserne assolutamente certi, neppure il passaggio all’Onu. Perché queste minacce sono cadute? La ragione, è evidente, ha innanzitutto nome Trump. La conferenza, che doveva essere la cristallizzazione delle posizioni “ragionevoli” e “progressive” (cioè in realtà suicide e antioccidentali) di Obama, Hollande, Merkel, ha mostrato invece come sono già cambiati gli equilibri. Kerry, che continua a essere un difensore senza dubbi della linea di Obama (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223388) non ha osato però mettere la sua firma su un comunicato in cui si provava e ricattare quello che da venerdì sarà il presidente degli Stati Uniti e dunque ha fatto cadere il punto sull’ambasciata.
L’ago della bilancia è la Gran Bretagna, con cui Trump mira a restaurare la tradizionale relazione privilegiata, ora che è libera dai vincoli europei (http://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/559180/US-election-2016-Donald-Trump-President-Britain-Putin-changes-WW3-Brexit-Theresa-May) ed è stato ricambiato con entusiasmo. E’ arrivato a chiedere alla May di porre il veto se una risoluzione antisraeliana arrivasse al consiglio di sicurezza prima che possa farlo lui (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223335). E la Gran Bretagna non solo ha snobbato la conferenza di Parigi mandandoci solo un funzionario di quart’ordine, ma ha anche rifiutato di firmare il comunicato finale. Non è un atteggiamento tanto coerente con il voto favorevole che il Regno Unito aveva dato alla risoluzione antisrealiana all’Onu di dieci giorni fa (anzi di più, con il ruolo attivo che aveva giocato nella sua formulazione: http://www.humanrightsvoices.org/site/articles/?a=9474) ma proprio questo sbalzo mostra la svolta che ci è stata. Di più, i giornali non ne hanno quasi parlato, ma è stata la Gran Bretagna (insieme ad alcuni paesi dell’Est Europa) a bloccare la mozione del Consiglio Europeo proposta da Mogherini che riprendeva e induriva il comunicato finale della conferenza (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Britain-Balkan-countries-keep-EU-from-adopting-Paris-declaration-478630).
Naturalmente la buona vecchia Inghilterra, che fu la sola potenza a riconoscere l’invasione giordana con la relativa pulizia etnica fra il 49 e il 67, a non votare per il riconoscimento dello Stato di Israele all’Onu e che è spesso stata duramente antisraeliana e che alberga una quantità di politici antisemiti, compreso il capo dell’opposizione Corbyn, non ha cambiato pelle d’improvviso e non è stata illuminata dalla luce divina. Ha capito però che il gioco della politica mondiale sta cambiando e si è adeguata con più lucidità degli europei “scandalizzati” dalle cose ovvie che ha detto Trump (l’Europa dominata dalla Germania, la Nato vecchia e impotente ecc. https://www.bloomberg.com/politics/articles/2017-01-15/trump-calls-nato-obsolete-and-dismisses-eu-in-german-interview), anche per via del riflesso condizionato da un secolo dell’alleanza anglosassone.
E, dato che ci siamo, vale la pena di dire che Trump non è certo un angioletto o una persona incapace di errori: quello che tutti volevano “santo subito” (o forse Nobel subito) era Obama. Semplicemente Trump è un uomo che ha vissuto nel mondo reale, non in quello onirico delle aule di Harvard e che è fornito di un solido buon senso e di un altrettanto chiaro senso per i problemi reali, non per le ideologie astratte. Uno che per esempio sa che se si vuole combinare qualcosa in politica bisogna aiutare gli alleati e combattere i nemici, non il contrario come faceva Obama. E che in politica interna capisce che il problema non è puntare a una giustizia astratta, magari assumendosi le colpe storiche degli antenati, ma dare lavoro e sicurezza alla gente. E’ possibile che questa logica molto concreta lo porti a commettere degli errori e certamente in questo caso lo criticheremo. Ma i primi risultati, ottenuti già prima dell’inaugurazione della presidenza, sono molto positivi. Certo, c’è l’isterica opposizione di uomini di spettacolo, politici e ahimè anche rabbini che hanno scambiato la loro sinagoga per una sezione del partito democratico (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223397). Ma questo fa parte di un conservatorismo della sinistra che ha letteralmente il terrore e il ribrezzo di tutto ciò che non sta nelle sue conventicole. Quel che conta è che in quel “villaggio elettronico” che è diventato il mondo, è arrivato un nuovo sceriffo, ben deciso a fare il suo lavoro. E questa è una cosa ottima. Con tre giorni di anticipo dico: Tanti auguri, Donald! Avevamo proprio bisogno di uno col tuo coraggio e con la tua indipendenza per dimenticare felicemente il pagliaccio che ti ha preceduto. (qui)

E dunque, grazie agli elettori americani che hanno evitato di ripetere il catastrofico errore di quattro anni fa, usando – checché ne dicano le anime belle (possiamo dire imbecilli? Vabbè, voi fate come volete, io dico imbecilli) – nel modo migliore lo strumento della democrazia, e grazie all’immediata mobilitazione del neoeletto presidente, la catastrofe avviata dal signor Hussein Obama, musulmano di religione e filo terrorista di professione, resterà incompiuta. E nessuno, possiamo esserne certi, considererà la sua incompiuta un capolavoro, a differenza di quest’altra.

barbara

QUANDO LA NOTTE È PIÙ LUMINOSA

Anche qui, come nel precedente libro della stessa autrice, ancora Afghanistan, e ancora donne. Donne di ogni genere: la figlia, la madre, la matrigna, la suocera, l’amica, l’ospite, l’adescatrice, la volontaria, la prostituta; ognuna col suo carico di umanità, ognuna con qualcosa da donare.
Questa volta siamo nel tempo dell’invasione sovietica, e poi della guerra senza quartiere dei signori della guerra, tutti contro tutti, e poi dei talebani, del loro odio feroce per tutto ciò che è bello e buono, cioè per la vita, che infatti annientano spietatamente quanto più possono, ovunque ne vedano la minima traccia. Fortunatamente, oltre ai talebani, ci sono anche gli Uomini, ed è anche grazie a loro, oltre che alla straordinaria forza, allo straordinario coraggio delle donne (anche la fastidiosa adescatrice, sì, e anche la prostituta. Forse soprattutto la prostituta) che anche in questo libro possiamo trovare lo stesso messaggio che scaturiva dal precedente: per quanto lungo, per quanto buio sia il tunnel, prima o poi finisce, e si raggiunge la luce (sì, lo so, non è vero che c’è sempre un’uscita. Ma il fatto di non essere sicuri che ci sia non è una buona ragione per rinunciare a cercarla).
Bello quanto l’altro, intenso quanto l’altro, coinvolgente quanto l’altro, poetico quanto l’altro. Guai a voi se non lo leggete.

Nadia Hashimi, Quando la notte è più luminosa, Piemme
quandolanotte
barbara

DUE SPLENDIDI DESTINI

Che a me, a dire la verità, piace molto di più il titolo originale: La perla che ha rotto il suo guscio, sicuramente molto più realistico, perché parlare di destino splendido per una donna in Afghanistan, mi sembra davvero un po’ azzardato. È comunque un destino singolare quello di Rahima: è consuetudine, in Afghanistan, che se in una famiglia non ci sono figli maschi, la figlia più piccola si vesta da maschio e faccia tutto quello che fanno i maschi, ossia godere di una libertà che le femmine non possono neppure intravvedere. Ed è questo appunto il caso di Rahima, che ha il privilegio di poter godere di questa meravigliosa libertà… fino al momento della pubertà: poi, naturalmente, deve tornare a fare la femmina, coperta, silenziosa, chiusa in casa, obbediente. Soprattutto obbediente. Anche quando, ancora quasi bambina, le viene imposto il matrimonio – perché l’oppio costa, e suo padre non può farne a meno, e quindi non gli resta che vendere la figlia a un marito ricco (e mi ritorna in mente il tema di Leyla).
Il guscio delle perle è duro, come ben sa chiunque abbia provato a rompere con la forza un guscio chiuso, ma l’avere assaporato per qualche anno il divino gusto della libertà (compresa quella, fondamentale, di studiare), e l’esempio di una bisnonna molto speciale, le daranno la determinazione e l’energia necessarie a tentare l’impresa di infrangere le catene di quella schiavitù che sembra destino ineluttabile di ogni donna in quella infelice parte del mondo.
L’autrice è stata paragonata a Khaled Hosseini, autore di Il cacciatore di aquiloni, Mille splendidi soli e E l’eco rispose: direi che il paragone ci sta tutto, per l’ambientazione, per la forza narrativa, per il coinvolgimento che riesce a creare. Da leggere tutto d’un fiato.

Nadia Hashimi, Due splendidi destini, Piemme
4204-Sovra.indd
barbara

MESSICO E NUVOLE

Dedicato a un tot di cose e a una persona.
(Sto facendo – grazie anche a un angelo che ho avuto la ventura di incontrare sul mio cammino – un po’ di conti con me stessa. E ne ho trovati parecchi con un bilancio decisamente positivo)
(Conti in cui rientra – in vari modi e sotto vari aspetti – anche un po’ di gente che passa da queste parti)
(
E il tigrotto è sempre qui)

barbara