QUEL LONTANISSIMO MESE DI MAGGIO

del 1986.
Ora ve lo confesso: io ho un difetto – lo so, lo so, adesso siete tutti lì a strepitare nooooo, non è vero, non è possibile, non esiste, ma non scherziamo, non diciamo stupidaggini, ma quando mai… – e invece sì, ce l’ho: io lavoro in maniera compulsiva, sono assolutamente incapace di lavorare in modo diverso. All’università, per esempio, gli esami che gli altri preparavano in quattro mesi lavorando otto ore al giorno, mezza giornata il sabato e riposo la domenica, io li preparavo in venti giorni, lavorando venti ore al giorno sette giorni la settimana. La tesi di laurea – che, per inciso, mi ha fruttato sette punti – l’ho scritta in 36 ore, con tutte le citazioni in tedesco e traduzione in nota; ero nella stessa stanza con la signora che me la batteva a macchina, io avevo la pila di fogli su cui scrivevo, quando lei aveva finito di battere i fogli precedenti mi veniva davanti io sollevavo per un secondo la penna, lei sfilava il foglio e lo metteva sopra gli altri già scritti e io continuavo a scrivere, senza soluzione di continuità, sul foglio sottostante. Quando comincio una cosa, devo vederla subito finita, e non mi posso fermare fino a quando non ne vedo la conclusione (per la tesi, per la verità, c’era il problema della scadenza, ma probabilmente l’avrei fatta più o meno nello stesso modo anche se avessi avuto più tempo). Qualcuno forse si chiederà, e qual è il problema? Il problema è che se per un qualsiasi motivo sono costretta a interrompermi, non sono più in grado di riprenderla e completarla. È stato così che nell’inverno del 1979, mentre stavo preparando microbiologia, mi sono presa una brutta bronchite seguita da influenza, mi sono fermata per due settimane e la mia carriera di futuro medico si è affossata lì. Prima o poi – lavorando, vivendo a oltre 300 chilometri dalla sede universitaria e non potendo ovviamente frequentare – i miei studi di medicina si sarebbero dovuti interrompere comunque, adesso lo so con certezza, e non è detto che sia un male: probabilmente non sarei mai stata un buon medico (troppo emotiva, totalmente incapace di evitare di lasciarmi coinvolgere), però mi è dispiaciuto lo stesso. È stata una bella esperienza, comunque, e non mi pento di averla fatta. Ma quello che volevo dire è che se mi fermo, non sono più capace di ripartire.
La cosa vale anche per i miei lavori manuali, pizzi all’uncinetto, ricami o lavori a maglia che siano: c’è gente che fa un maglione in un anno, io facevo una gonna arricciata più maglione più sciarpa in due settimane. Ecco. E ora vengo a quel lontanissimo mese di maggio del 1986. È stato in quei giorni che ho cominciato l’ennesimo maglioncino, carino carino, rosso fuoco con un bel disegno operato. Ho fatto la schiena, ho fatto il davanti, li ho cuciti, ho rifinito la scollatura, ho fatto una manica, ho iniziato la seconda manica; arrivata a questo punto, dovendo andare a Roma a sostenere il colloquio per la Somalia, ho interrotto per tre giorni. E da quel maggio 1986 il mio maglione è rimasto lì, superando indenne tre decenni e tre traslochi. Ogni tanto ho tentato di riprenderlo in mano, nel corso dei successivi decenni ho faticosamente finito la seconda manica, ho cucito la prima, ma quell’oretta circa di lavoro necessario per finirlo non sono riuscita, in trent’anni, a trovarla.
Niente, era per dire che l’altro ieri l’ho ripreso in mano e l’ho finito.
maglia-rossa
(sì, a casa mia ci sono i pavimenti storti, e quindi sono storti anche tutti i mobili) E visto che ho ancora lana, adesso farò anche la gonna con lo stesso motivo. La cosa curiosa è che un capo d’abbigliamento messo in cantiere trent’anni e venti chili fa mi vada a pennello.

Questo invece non c’entra niente, ma siccome è bellissimo, ve lo regalo.

barbara

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  1. La mente geniale lavora così. Ho quadri iniziati nel 2000 e non ancora finiti.
    non è la stanza storta , è la terra che è piatta e se non fosse storta il mare non potrebbe fare le onde.

    • Eh, tra geni ci si riconosce sempre.
      Come quello stupendo abbozzo che mi ha folgorata appena l’ho visto e che ho regalato a chi sai, a sua volta folgorato appena l’ha visto.
      Le onde, già, come ho fatto a non pensarci!

  2. ” Carla.”..credo ancora di avere certi punti in comune con Barbara..”
    Non gli stessi…!
    Lavoro! Discreta esperienza in traslochi..” bisogna muovere il culo..e usare la testa..”
    …non mi rendevo conto del tempo che passa…deve essere terminato fino a quel punto..
    Ero capace di lavorare 12 h di fila. La chiusura di un servizio..non meno faticosa ed impegnativa.
    …Venerdì(?) 17 nov. 2010..Nevicata! Dovevo reggere ..il servizio. Lavorato 22h continue..
    Erano rimasti una decina di grandi sacchi da nettezza grandi..voglio scendere in cortile ” inimmaginabile lasciarli per qualche giorno…”
    ..indossavo le ciabatte..e per non bagnarmi i piedi ricalcavo le orme nella neve..che erano
    rimaste.
    …Anche reggere il servizio raddoppiando l’ orario di lavoro…
    …. Scioperi!
    Quello memorabile..del ”79”..? …durato diversi giorni.
    Al mattino..invece di 5 in servizio…solo ” il capo..lei”…ed io! Tutto perfetto!…E l’ ambiente
    mai stato così pulito…
    …piccolo esempio..Alcuni…per certi ritmi…o particolarità degne di certi film ..
    Insomma un pò come Barbara..quando mi pongo un certo traguardo…non demordo!
    Un collega mi dise..se tu facevi l’ artigiano..tu avresti fatto i soldi!
    …Tu sei come la pantera Rosa..” …ero piu’ veloce degli altri nel lavoro..percorrere le distanze..”.
    …Oltre un certo limite e ripetitivo per molti giorni ..è logico una certa stanchezza si sente.

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