MA CHE MUSICA DA CANI RAGAZZI!

barbara

Annunci

LUCA ZAIA E I VACCINI

La tragica vicenda del bambino di Monza malato di leucemia e morto per complicanze dovute al morbillo ha messo sotto gli occhi di tutti una cosa fondamentale. Il motivo per cui le vaccinazioni di massa sono necessarie è per mantenere alta la protezione intorno a chi non può essere vaccinato. Sono i bambini (ma non solo) immunodepressi. Non possono difendersi da soli dalle infezioni e il loro organismo è molto debilitato. Chi non vaccina i propri figli per motivi pseudoscientifici, “etici” o per paura di fare un favore a Big Pharma contribuisce ad abbassare la copertura vaccinale della popolazione e aumenta il rischio che le persone immunodepresse possano contrarre malattie le cui complicanze possono essere fatali.

Perché giocare sulla pelle dei bambini immunodepressi?

Il governo ha deciso di rispondere al calo generalizzato della copertura vaccinale con un decreto che rende obbligatori i vaccini per l’accesso a scuola. Un decreto che presenta molte criticità ma che ha come obietto quello di tutelare la salute della comunità. Ci sono però alcuni presidenti di Regione che contestano il decreto Lorenzin dicendo che le vaccinazioni obbligatorie non servono. Uno di questi è il Presidente del Veneto Luca Zaia che ha impugnato il DL Lorenzin e difende la scelta del Veneto di essere l’unica regione in Italia dove dal 2008 non esiste l’obbligo vaccinale.
nicola-pomaro-zaia-vaccini-leucemia-1
Il popolo dei Genitori Preoccupati e dei free-vax ha applaudito alla decisione di Zaia. Ma ci sono anche altri genitori che non sono d’accordo. Si tratta di chi sa che la vita dei propri figli è davvero a rischio. E non per le reazioni avverse da vaccino ma a causa dell’avversione di molti alle vaccinazioni. Uno di questi è Nicola Pomaro, padre di una bambina di cinque anni che è stata ricoverata al Centro Trapianti del Reparto di Oncoematologia di Padova perché affetta da una grave e mortale malattia del midollo osseo.
nicola-pomaro-zaia-vaccini-leucemia-2
Pomaro ha deciso di scrivere una lettera aperta a Zaia per chiedergli di tornare sui suoi passi. Perché sono molti i bambini immunodepressi che rischiano ogni giorno la vita a causa della bassa copertura vaccinale dei bambini che li circondano. In Veneto la copertura vaccinale è ampiamente al di sotto della soglia ottimale del 95% e questo espone la figlia di Nicola (e le migliaia di bambini malati di linfoma e leucemia in Veneto) a rischi che potrebbero essere evitati. Rischi mortali, non quello di contrarre un banale raffreddore.

Quando Zaia voleva portare la “cura” Stamina in Veneto

Fino ad oggi gli antivaccinisti hanno sfruttato a loro vantaggio l’immunità di gregge. Hanno potuto decidere di non vaccinare i propri figli perché contavano sul fatto che gli altri vaccinassero i propri e così nessuno si sarebbe ammalato. La propaganda antivaccinista però è vittima del suo successo: più sono le persone non vaccinate più le infezioni si diffondono tra coloro che non sono immunizzati. Il problema è che tra questi ci sono anche bambini che non possono essere vaccinati.
nicola-pomaro-zaia-vaccini-leucemia-4
Non è purtroppo la prima volta che Regione Veneto si schiera su posizioni pseudoscientifiche. Nel dicembre 2013 il Veneto si offrì di mettere a disposizione le proprie strutture sanitarie (pagate coi soldi pubblici) per fornire le “terapie” indicate da Vannoni nel cosiddetto metodo Stamina. Un mese prima (novembre 2013) in consiglio regionale i consiglieri di maggioranza avevano presentato una mozione per aprire le porte degli ospedali veneti a Stamina. Già nell’aprile 2013 Zaia aveva espresso tutto il suo rammarico per l’accantonamento della sperimentazione e si augurava che si potesse procedere alla sperimentazione “per rispetto nei confronti dei pazienti che già soffrono di gravi malattie”.
nicola-pomaro-zaia-vaccini-leucemia-5
Il tutto senza tenere in considerazione della decisione del Ministero che il 10 ottobre 2013 aveva fermato la sperimentazione su Stamina dopo aver ricevuto i pareri negativi del Comitato Scientifico e dell’Avvocatura di Stato. Insomma si sapeva già che Stamina non poteva funzionare ed anzi era dannosa. Chissà come mai Zaia chiedeva rispetto per i malati di SMA1 ma non ne dimostra – nei fatti – altrettanto per i piccoli pazienti oncologici degli ospedali veneti.

Giovanni Drogo, martedì 27 giugno 2017, qui.

Non so se esista un modo per impedire a politici e magistrati di mettere bocca in materie di cui non sanno assolutamente nulla, provocando, con i loro interventi irresponsabili, disastri irreparabili. Ma se non c’è, bisognerebbe trovarlo. Con la massima urgenza.

barbara

 

E COME SE NON BASTASSE

non vaccinato
LA STELLA GIALLA CONTRO I VACCINI, L’IGNOBILE PARAGONE CON LA SHOAH

Stella gialla e vaccini. L’ignobile paragone sta andando in scena su Facebook, dove circola il simbolo imposto agli ebrei perseguitati dai nazisti con la scritta: bambino non vaccinato. Secondo una corrente degli antivaccinisti, i bambini che non vengono fatti iscrivere a scuola perché non vaccinati sarebbero come gli ebrei discriminati e gasati durante la Seconda Guerra Mondiale.
La differenza è talmente eclatante che facciamo fatica a scriverla. A prescindere da come la si pensi sui vaccini, qualsiasi persona dotata di buon senso e coscienza civile non può permettersi di accostare bambini vivi a bambini morti. Non può permettersi di accostare bambini non vaccinati e bambini marchiati dalla stella gialla, sinonimo di vera discriminazione e condanna a morte.
L’assurda teoria  non si esaurisce con la stella gialla, prosegue. E lo fa nei peggiori dei modi. Caricature del Ministro Lorenzin in uniforme nazista, infatti, vengono postate sempre su Facebook,  come se l’obbligo di vaccinare fosse una pratica nazista.
Anche in questo caso, la differenza è talmente eclatante che facciamo fatica a scriverla. Ma tant’è. Come si può fare un parallelo tra il vaccino obbligatorio e gli esperimenti su esseri umani fatti dai nazisti?
Sulla vicenda è intervenuto Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano:
“Trovo assolutamente di cattivo gusto che la stella gialla, simbolo di discriminazione prima, e morte poi, per 6 milioni di ebrei, venga usata per campagne politiche. Così come i fotomontaggi del ministro Lorenzin con divisa da SS. Usare i morti nelle camere a gas è una pratica ripugnante e offensiva, soprattutto per coloro che non ci sono più e non possono dire nulla. Chiedo l’immediata cessazione di questa campagna che non solo sminuisce e banalizza la Shoah, ma contribuisce a avvelenare l’intera società civile con un linguaggio estremo. Ricordo infatti che chi non cura la parola non ha cura delle persone, avere cura della parola significa avere cura degli altri. Inizino dunque gli antivaccinisti a dimostrare, con l’interruzione di questa campagna, di avere rispetto per gli altri, prima di chiederlo per loro e le loro idee”.

Il presente articolo non ha voluto entrare nel merito della questione dei vaccini, ma solo in questi assurdi paragoni tra la discriminazione dei non vaccinati e gli ebrei mandati a morte dai nazisti.

Redazione

23 giugno 2017

Si ha l’impressione che facciano a chi scende più in basso nella scala del degrado. Se poi si considera che nel caso specifico quelli che fanno i morti sono loro…

barbara

 

DUE PAROLE: CHE SCHIFO

vaccini
L’indecenza dei fanatici cultori della superstizione più in voga del momento, non molto diversa da quella di chi si ostinava a negare la natura della peste e vi poneva rimedio con affollate processioni, davvero non ha limiti. E ora ascoltiamo le parole di chi non si occupa di oroscopi o scie chimiche bensì di scienza, quella che salva la vita a noi e ai nostri figli.

Roberto Burioni, Medico

E’ ora di parlare del bambino morto di morbillo, per fare un poco di chiarezza tra le mille scemenze che si leggono.

1) il bambino è morto di morbillo, non di leucemia. La leucemia infantile qualche tempo fa era una condanna a morte senza appello, ora in oltre il 90% dei casi guarisce completamente. Ho sentito alcuni imbecilli dire “l’avrebbe ucciso anche un raffreddore”. Non è vero. Non l’avrebbe ucciso un raffreddore, malattia lieve, e da tantissime infezioni l’avremmo potuto difendere con antibiotici e farmaci vari. E’ morto di morbillo, malattia grave per la quale non abbiamo una cura. Insomma, questo bambino stava attraversando la strada lentamente con una gamba rotta e le stampelle: qualcuno l’ha investito e ucciso. E’ morto per colpa della gamba rotta? Direi di no.

2) Chi l’ha investito? Il bambino è stato contagiato da un individuo NON VACCINATO. Che si trattasse del fratello, del cugino, del panettiere o dell’amante del nonno poco importa. Era una persona non vaccinata. Proteggere una persona immunodepressa dal morbillo è difficilissimo, in quanto chi ha contratto il morbillo è infettivo anche i due giorni PRIMA dell’insorgere della malattia. Curarla è impossibile: non abbiamo farmaci efficaci. L’unico modo in cui possiamo difendere queste persone è attraverso l’immunità di gregge, che è tanto vera quanto la forza di gravità. Per ultimo, e non vorrei ripeterlo, CHI E’ VACCINATO CONTRO IL MORBILLO NON TRASMETTE IL VIRUS. Chi vi dice il contrario è un bugiardo o un somaro (è consentito il cumulo delle cariche) e se vi cita un “bugiardino” non sa neppure leggere, perché l’unico virus vaccinale tra quelli in uso che in casi rarissimi (cinque casi su 55 milioni di somministrazioni) si può trasmettere è solo quello della varicella.

E’ il secondo bambino che muore un questo modo negli ultimi tempi. La scienza con i suoi progressi salva dei piccoli dalla leucemia, e questi muoiono di morbillo a causa dell’ignoranza diffusa, dell’egoismo e dell’oscurantismo. Non è tollerabile. Abbiamo un solo modo per evitare l’inevitabile ripetersi di queste tragedie. Alzare la copertura vaccinale in modo tale da ristabilire l’immunità di gregge. Vaccinare tutti i bambini e vaccinare anche gli ex-bambini che, non vaccinati anni fa, sono diventati adulti. I malati di cancro, i bambini troppo piccoli per essere vaccinati, gli adulti che hanno il sistema immune indebolito da malattie o da terapie saranno allora al sicuro. Se questo non avverrà, altri bambini moriranno.
Ricordatelo quando vedete in piazza gente che reclama la “libertà di scelta” sui vaccini. La libertà che invocano è quella di potere fare morire altri bambini.
Lo stato non dovrebbe consentirlo e dovrebbe difendere i più deboli e i più sfortunati.
In California (lo stato di Rhett Krawit, un bambino guarito dalla leucemia che rischiava la vita a causa dei non vacccinati, nella foto)
Rhett Krawit
persone come il bambino di Monza vengono difese, speriamo che accada anche da noi.

PS: molti di voi mi hanno inviato il video di una svanita che dice di essere una giornalista, parla in modo ispirato dei vaccini chiedendomi di commentarlo. Ovviamente non ci penso neanche di dare un minimo di visibilità ad un personaggio di tale – infimo – livello, vi dico solo che è un concentrato delle peggiori scemenze in circolazione e che l’autrice dovrebbe vergognarsi per una azione così grave e così dannosa nei confronti della salute pubblica e della verità. Dovrebbe essere espulsa dall’ordine, ma – seppur si definisca giornalista – non è iscritta a nessun ordine (pure millantatrice, oltre che irresponsabile bugiarda). Per cui il suo insulso blaterare è qualcosa che dobbiamo tollerare in nome della libertà di parola, della quale è possibile abusare.

Fonti:
Measles, CDC Pinkbook
Lancet. 2013 Jun 1; 381(9881) Acute lymphoblastic leukaemia

Sembra che qualcuno, piuttosto che con una punturina, preferisca placare il dio del morbillo coi sacrifici umani. Uno dei loro argomenti è che imporre a un bambino la vaccinazione viola i diritti di scelta del bambino, che non vi si può opporre: chissà se qualcuno di questi informatissimi che non si bevono gli imbrogli della medicina ufficiale ha chiesto ai propri figli l’autorizzazione a sacrificarli, al pari dei cananei che buttavano i propri figli nel fuoco per fare contento il dio Moloch.

barbara

 

GLI UCCELLI (12/3)

Queste sono le rotte migratorie degli uccelli
rotte migratorie
Come potete vedere, hanno diligentemente studiato la geografia e sanno quali sono i percorsi che consentono il minimo sorvolo sul mare: un uccellino di cinque grammi, ci ha spiegato la guida, non è in grado di resistere alle raffiche di vento, e un lungo tragitto sopra il mare, senza potersi posare, rappresenterebbe una morte sicura. L’aquila, viceversa, ha ali troppo grandi e pesanti per poterle battere a lungo; per volare come è noto, sfrutta al massimo le correnti, e non può rischiare, nel caso venissero a mancare, di dover percorrere tratti troppo lunghi di volo attivo.
Eilat è dunque uno dei punti di passaggio delle rotte migratorie. In tempi antichi tutta quest’area era coperta da foreste, e dunque luogo ideale per passaggio e sosta durante la migrazione; l’insediamento umano ha portato alla distruzione di questo habitat perfetto, in parte però successivamente ricostruito grazie al KKL: si sono studiate le necessità delle varie specie di uccelli (per una l’acqua, ed ecco quindi il laghetto, per un’altra un determinato albero…) ed è stato riprodotto un habitat adeguato al passaggio delle numerosissime specie di uccelli in rotta dall’Europa all’Africa e viceversa: l’International Birding and Research Center Eilat.
centro Eilat 1
centro Eilat 2
In questo centro, così come nel parco HaYarkon a Tel Aviv, vengono anche “catturati” degli uccelli per inanellarli, prenderne tutti i dati e immetterli in rete, o verificarne e aggiornarne i dati se già inanellati (poi ogni tanto capita che finiscono in qualche Paese arabo e lì vengono arrestati – gli uccelli – come spie del Mossad, e vabbè: sappiamo che al momento della Creazione, l’intelligenza non è stata distribuita in modo uniforme). Il direttore del centro, Noam Weiss, ce ne ha fatti vedere tre. Vengono temporaneamente tenuti in questi sacchetti,
uccelli 1
che non li opprimono e permettono loro di respirare, e dopo esserci stati presentati,
uccelli 2
uccelli 3
uccelli 4
sono stati prontamente liberati.
uccelli 5
Poi abbiamo visitato il centro,
centro
il suo parco
parco 1
parco 2
parco 3
parco 4
parco 5
e il suo lago.
lago 1
lago 2
lago 3
lago 4
lago 5
lago 6
lago 7
lago 8
Due curiosità, a mio avviso particolarmente interessanti. La prima è che tutti gli uccelli, anche i nuovi nati alla loro prima migrazione, sanno che Eilat è l’ultima area di ristoro prima del grande salto per arrivare a un’Africa abitata e in grado di nutrirli, e si fermano qui tutto il tempo necessario per accumulare una quantità di grasso sufficiente a sopravvivere alla traversata. L’altra è che un anno, a fine marzo, è accaduto che l’intera Germania fosse coperta di neve; quell’anno tutti gli uccelli in transito verso il nord si sono fermati in Turchia, e vi sono rimasti per due intere settimane, fino a quando il suolo tedesco non è stato di nuovo sgombro, e in grado di fornire nutrimento: altro che servizio meteorologico dell’aeronautica!

barbara

 

UFFA

Di cani ne ho visti tanti nella mia ormai lunga vita, ma una come quella che mi ha messo la flebo per il contrasto, ancora mi mancava. Partiamo dal fatto che l’avverto che con me le vene piccole è meglio lasciarle stare, ma lei evidentemente è del genere “so il mio mestiere e non devo farmelo insegnare da te”, e ne imbocca, decisa, una piccolissima. Dove l’ago si infila ma non penetra. Ora, se tu infili una vena e la trovi non pervia, cosa fai? Le ritiene che la cosa migliore da fare sia insistere, e quindi spinge, inclina l’ago, rispinge di nuovo… Alla fine si arrende, e prende quella grossa del polso. Anche con vene come le mie, che una foglia di cristallo spessa un miliardesimo di micron, al confronto, è un carro armato, con quella lì nessuno è mai riuscito a combinare casini: è un’autostrada, ci entri e ci fai quello che ti pare. È il bersaglio fisso, usata un miliardo di volte, per prelievi, per flebo, per spararmi un’intera siringa di cortisone dopo la puntura di un’ape (sì, sono allergica anche a quelle), sempre senza problemi, senza complicazioni. Lei invece ci riesce: infila l’ago ma, non so come e non so perché, lo infila male, e quindi lo sposta, lo spinge, cambia direzione, lo ruota cambiando angolatura… Risultato: un impressionante ematoma, che dopo quattro giorni continua ad estendersi (ora è arrivato a circondare più di mezzo polso, scende sulla mano e risale sul braccio) e una dolorosissima flebite. Che sicuramente non durerà due mesi come la precedente, perché è più leggera, (ma quella era il risultato di oltre due ore di flebo a velocità normale, perché mi era stata messa dopo l’anestesia: da sveglia a una media di una goccia ogni due secondi il dolore è già intenso, e a una velocità maggiore è assolutamente insopportabile. Questa l’ho tenuta per meno di mezz’ora e lentissima, solo per mantenere la vena pervia e poter intervenire immediatamente nel caso che, nonostante la terapia preventiva, si fosse manifestata una reazione allergica, ossia una cosa che in condizioni normali NON mi provoca una flebite), ma ci vorrà comunque il suo tempo. Intanto sono qui, con tonnellate di Reparil gel, ghiaccio e dose massima di Daflon. E, almeno per ora, non mi arrischio ad andare in spiaggia per non rischiare che il sole mi peggiori la situazione.
Per l’infermiera suggerirei una pannocchia gigante arroventata nel culo.
Vabbè, consoliamoci con David Kaminski e con l’uomo più bello di tutti i tempi e di tutti i mondi.

barbara

 

DUE POESIE

L’OLOCAUSTO? GRANDE RAPINA!

Le meraviglie di Vienna, Praga e Leopoli
non riescono proprio a incantarmi;
osservo opere d’ingegno – appaiono Lager,
vagoni… Non è dato dirsi addio…

Noi siamo stati sotto l’impero austro-ungarico,
si andava a scuola, si lavorava, si costruiva;
questi, invece, ai forni ci hanno condannati,
“assicurandosi” in tal modo una buona vita.

Ci sono vie di Ebrei, ma non ci sono Ebrei:
questa contraddizione interna
tutti vi tormenta! Nella Giudea, a casa, qui
impazza l’eterno “Farli fuori TUTTIIIIIII!”.

24 aprile 2017, Giornata del Ricordo dell’Olocausto (in Israele)

ASSASSINIO DELL’AMICIZIA

Убийство дружбы

Quando ammazzano un amico, lui resta
con te fino alla morte. Tace la morte.
Lei, infatti, sa che la battaglia è persa,
ché il ricordo è come faro nella notte.

Ma quando se stesso uccide in te l’amico,
esulta allor la morte! Senza perdite, chissà?!
Tirandosi, nell’agitazione, un lembo del vestito,
deposta la falce accanto, “Okkèj!” lei dirà.

L’assassinio dell’amicizia l’assassinio fa dilagare:
cadono mogli, cadono figli e ogni vivente;
questa è morte per orrore! NON ammazzare!
Di tutti i dolori atroci è questo il più cocente.

di Ivan Navi, traduzione dal russo di Augusto Fonseca.

PENSIERI POSTUMI

Sopravvissuta alle settimane di ansia. Sopravvissuta alla notte di sveglie per prendere i farmaci antiallergia. Sopravvissuta alle tonnellate di cortisone più tutto il resto. Sopravvissuta – sia pure a prezzo di un impressionante e dolorosissimo ematoma a carico delle mie delicatissime vene (e speriamo di scansare almeno la flebite, sempre in agguato) – alla flebo per somministrarmi il contrasto. Sopravvissuta al contrasto. Sopravvissuta a tutto questo e scongiurato il pericolo di un precoce funerale, eccomi a fare qualche riflessione.
Piacerebbe immaginarsi eroi impavidi di fronte al pericolo, di fronte alla sofferenza, di fronte alla morte, ma non tutti lo sono. Io non lo sono. Ma questo lo sapevo già, avendo sperimentato trentacinque anni fa l’attesa di sapere se avevo o no la leucemia. Non mi aveva invece creato ansie l’attesa di sapere se era ancora benigno o no il polipo al retto (lo era), perché ero sicura che a quello si poteva rimediare. Mentre non sapevo affatto – me lo hanno detto solo decenni più tardi – che potesse essere maligno il tumore osseo operato a quattordici anni. Lì l’ansia se la sono beccata tutta i miei genitori, ed è stata lunghissima, perché l’esame istologico non dava risposte chiare e avevano dovuto mandare il reperto in Inghilterra, dove avevano strumenti più precisi, e il referto di negatività era arrivato dopo otto mesi. Quello al seno non si sapeva, prima dell’intervento, di che natura fosse, ma anche quella volta non ero preoccupata più di tanto, tutto sommato. Però stavolta sì, di paura ne ho avuta davvero tanta, esattamente come per la leucemia.
Confesso che ad un certo punto sono stata presa da timore superstizioso per avere troppo spavaldamente sfidato la sorte con le mie pretese di immortalità.
La ragazza che mi fa le pulizie, tre settimane fa. Arriva; io come al solito sono in camera a sistemare un po’ di cose (la mattina mi alzo, mi metto un vestito, la sera lo tolgo e lo metto per terra di fianco al letto; la mattina dopo mi alzo, mi metto un altro vestito, la sera lo tolgo e lo metto per terra di fianco al letto. Eccetera. Se non tolgo di mezzo un po’ di roba lei non può pulire). Lei come al solito si affaccia alla porta e dice “Buon giorno. Tutto bene?” Io, con la massima naturalezza possibile, rispondo “Sì”. Lei, che già stava uscendo per andare a prendere il secchio e cominciare a pulire, si ferma, si gira, torna indietro e chiede: “Perché? Cosa c’è?” Almeno mi ha messa in pari con chi è venuto qui solo per sputare veleno (ma niente paura: l’anitra all’arancia richiede preparazione lunga, ma prima o poi verrà servita).
La settimana scorsa, ad ogni buon conto, mi sono comprata due bellissimi bikini nuovi, uno mini e uno micro. Tanto la cosa più sfasciata sono le cosce – coscie per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
traccie
– che restano fuori con qualunque costume, quindi tanto vale che offra al sole la maggior quantità di pelle possibile.
E oggi mi sono goduta il primo tramonto di quiete
tramonto 1
tramonto 2
tramonto 3
– che opportunamente coincide con il solstizio d’estate – fortunatamente senza granchi, che l’altro ieri uno maledettissimo mi ha azzannato un dito facendomi zoppicare per ore e ancora ho la crostina di sangue in corrispondenza del buco che mi ha scavato in quel povero dito.
E già che ci sono vi mostro anche la tigre, quella vera cioè la mia, al riparo dai malintenzionati.
147
Hayom yom chadash ve chayim chadashim.

barbara