NON È GAZA!

Questa foto,
Screen-Shot-2017-06-02.1
con questa didascalia,
Screen-Shot-2017-06-02.2
è stata pubblicata dall’UNRWA (sì, quella che fa finta di scandalizzarsi ogni volta che vengono trovati missili in scuole e asili da lei gestiti, o tunnel che ci passano sotto) nell’ambito della campagna per raccogliere fondi per i poveri poveri abitanti di Gaza stremati dal blocco e sempre a rischio di vedere distrutta la loro povera, piccola casa. In realtà la foto è stata scattata in Siria, nel pressi di Damasco, probabilmente nel 2014. E questo è ancora niente: la foto originale con la corretta indicazione geografica, datata 2014, era stata pubblicata… dall’UNRWA!
Screen-Shot-2017-06-02.3
(qui)

Dove si dimostra  che può davvero accadere che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra.

barbara

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  1. E’ una..delle tante.. cose che fanno incazzare..
    Quanto sono stronzi sono stupidi.
    Mi è capitato di farlo notare..R. ”….Tanto poteva accadere anche a Gaza..”…
    la faziosità dai risvolti sfacciati.
    Non mi và di essere preso in giro…posso iniziare a guerreggiare verbalmente.
    E’già fin troppo piena di bugie la vasta storia che vogliono propinarci.

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  2. Ed è probabile che non sia neanche Siria. Come è più che probabile che i bambini affamati che ci propinano in TV per avere un SMS o il 5 per mille siano una specie particolare di attori.
    A proposito, e per quanto riguarda l”Italia: che fine hanno fatto le norme che vietano di esporre i minori? Se sono bianchi, la faccia viene oscurata. In caso contrario, non occorre oscurare. Razzismo?

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    • Trattandosi di una denuncia d unwatch, è probabile che l’identificazione sia corretta. Vero comunque che con le foto che vengono propinate ci si può aspettare di tutto, soprattutto quando mostrano bambini disperati, magari sporchi e laceri con in braccio un orsacchiotto senza un granello di polvere.

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  3. per chiedere soldi va bene tutto e mi sembra giusto che gli imbecilli boccaloni paghino per i bambini siriani credendo che siano palestinesi, dato che per i primi non piange nessuno e per i secondi sono disposti a lacrimare sangue

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  4. Cara Barbara, Amnesty non è meglio. Ti copi-incollo qui il botta e risposta Noury-Meotti sul Foglio di oggi, senza commento perché veram,ente non credo ve ne sia bisogno.

    Caro Meotti, in un articolo pubblicato sul Foglio del 13 giugno, intitolato “Umanitaristi impazziti”, accusi Amnesty International di “boicottaggio selettivo” nei confronti di Israele. Amnesty International non ha svolto ricerche sul valore dell’importazione di prodotti provenienti da altri territori occupati da te citati (Tibet, Cipro nord, Sahara occidentale ecc.). Ciò che sappiamo è che quella dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati vale centinaia di milioni di dollari ogni anno: secondo dati del ministero dell’Economia d’Israele, il valore delle esportazioni verso l’Unione europea è di 200-300 milioni di dollari l’anno. Se, per il diritto internazionale umanitario, gli insediamenti israeliani sono illegali, allora il vantaggio economico realizzato dalle imprese e dalle aziende che lì producono e commerciano va fermato. Amnesty International non sta invitando i consumatori ad aderire a campagne di boicottaggio. Chiede agli stati di rispettare i loro obblighi di diritto internazionale e vietare l’importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali. Un caro saluto.
    Riccardo Noury
    Portavoce Amnesty International Italia

    Risponde Giulio Meotti. Gentile Noury, prendiamo atto che Amnesty International riconosce di aver lanciato un boicottaggio delle merci israeliane. Sulla “illegalità” degli insediamenti israeliani c’è una discussione che va avanti dal 1967 e che non si risolve certo con un voto dell’Onu, organismo prezioso troppo spesso sequestrato da regimi corrotti e da dittature e che ha dimostrato di avere una terribile pregiudiziale antisraeliana. Ma anche se accettassimo il vostro legalismo sulla vicenda, sorprende che Amnesty International, una ong che ha a cuore democrazia e diritti umani, prenda di mira
    soltanto uno stato con questa sua campagna di boicottaggio. L’unico stato ebraico del mondo e l’unica democrazia di tutto il medio oriente. In questo modo avete deciso di rafforzare coloro che conducono la campagna per la messa al bando di Israele, il cui obiettivo è cancellare quello stato dalla carta geografica e non certo promuovere la pace. In un momento in cui, dall’Egitto all’Iran, i paesi del medio oriente calpestano ogni diritto umano, Amnesty dovrebbe avere a cuore, e non boicottare, Israele. Questo avrebbe voluto il vostro fondatore, Peter Benenson.

    A Meotti eccepisco solo che l’ONU sia un organismo prezioso.

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  5. La taqiyya è pur sempre mentire, e se menti o hai una buona memoria, o fai figuracce.
    Ma la cosa più disgustosa è l’uso di bambini a scopo di propaganda.

    Anche io avevo pensato che ,magari la bambina non è neanche siriana. Magari in questo momento è una ragazza o addirittura una donna. Magari è una zingara, rom o qualche altra etna, che vive da qualche parte in Europa, e si trova nei pressi di una struttura in rovina (quelle le trovi ovunque).

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    • Dai, su, quella è una casa bombardata, non una struttura in rovina!
      Di figuracce comunque no, non ne fanno, perché alla gente non frega niente, neanche quando vengono smascherati: tu parla male d Israele, o bene dei palestinesi, e va bene tutto.

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    • Ma anche se non buca va bene lo stesso, come quelle del black out a Gaza, la marcia di protesta con le candele, e lampioni finestre illuminate e insegne al neon in secondo piano, il parlamento riunito a lume di candela e il sole di mezzogiorno che trapela dalle tende tirate, il neonato destinato a morire nell’inutile incubatrice a mezzo metro dallo schermo acceso del computer funzionante. Per quanto rozzi, qualunque tarocco va bene a quella gente, purché serva a demonizzare Israele.

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