L’ATTENTATORE DEGLI CHAMPS ELYSÉES

Era schedato dagli 007 francesi per radicalizzazione ma con regolare porto d’armi, bollato con la lettera ‘S’ [salafita] degli individui a rischio, aveva ottenuto un permesso per ben “tre armi” da fuoco di uso sportivo valido fino al 2020.

Miei cari amici, se volete proprio a tutti i costi prenderlo nel culo, se ce la mettete tutta a prenderlo nel culo, se non risparmiate sforzi nella nobile impresa di prenderlo nel culo, non lamentatevi, e soprattutto non stupitevi se qualcuno poi finisce per mettervelo nel culo.

barbara

IO SONO TRA COLOR CHE SON SOSPESI

Informata della mia spiccata propensione alle reazioni allergiche, la radiologa non si è fidata a farmi il contrasto. Così ha deciso di farmi oggi il grosso senza contrasto e di farmi tornare martedì, che è di nuovo di turno lei, facendomi fare nel frattempo la (pesantissima) profilassi antiallergia, per fare il lavoro di fino sulle zone strategiche. Da quello che ha potuto vedere senza contrasto, comunque, sembrerebbe abbastanza probabile che la bestia non sia maligna, anche se sicuramente non è un angioma, che sarebbe stata l’ipotesi più favorevole.
Insomma, possiamo inventarci un’improvvisazione di Speranza. Con variazioni sul tema.

barbara

GIURO CHE NON LO FACCIO PIÙ

Ma questo sogno devo proprio raccontarlo.

Dovevo andare a scuola, ed ero in ritardo (mi capita spesso di sognare di dover andare a scuola, e quando succede sono sempre in ritardo, a volte anche di ore. Anche quando sogno di dover prendere il treno o l’aereo sono sempre in ritardo, manca mezz’ora alla partenza e io devo ancora fare la valigia e poi arrivare lì e poi fare i biglietti e naturalmente non trovo le cose da mettere in valigia e poi la strada è intasata e poi non trovo l’ingresso…). Dovevo essere a scuola alle dieci e i tre orologi che avevo davanti segnavano tre orari diversi, ma tutti intorno alle dieci, e io dovevo ancora finire di vestirmi. Ero a Padova, a casa dei miei genitori, e quando sono entrata in camera ho visto che si era fulminata la lampadina. Era una lampadina particolare, di vetro zigrinato, così,
vetro zigrinato 1
e con due ali aperte, e mentre la toglievo mi sono chiesta se ne avrei trovata una uguale qui (per una di quelle bilocazioni tipiche dei sogni ero a Padova ma ero anche qui). Poi sono tornata con un’altra lampadina, una normale, ma nel lampadario c’era già una lampadina accesa, senza le ali ma un po’ zigrinata.
vetro zigrinato 2
Poi finalmente sono stata pronta e sono uscita e mi sono diretta verso il garage dei padroni di casa, molto grande, dove anche mio padre teneva la macchina, e mia madre dice: “ma non l’hai sempre lasciata fuori, la macchina?” e io rifletto che sì, l’ho sempre parcheggiata vicino al muro, ma vado lo stesso al garage per vedere se per caso non sia lì, ma quando ci arrivo mi rendo conto che io non ne ho la chiave, non l’ho mai avuta, e quindi sicuramente non ho messo lì la macchina, per cui il fatto che non sia lì fuori significa che me l’hanno rubata (anche questo ritorna spesso nei miei sogni). Allora telefono a scuola per avvertire che arriverò in ritardo, perché mi hanno rubato la macchina e devo andare in questura a fare la denuncia; anzi, non sono neanche sicura di arrivare prima della fine delle lezioni. Curiosamente, la persona che mi risponde è un uomo, mentre come segretarie ho avuto sempre donne, tranne il lurido vecchio maiale schifoso della prima scuola in cui ho insegnato. E dunque mi avvio per andare in centro in autobus e strada facendo mi fermo a salutare un’amica – o collega, o compagna di scuola, probabilmente erano più persone insieme – e già che ci sono mi faccio anche una doccia. Mentre sto per andarmene vedo la piscina e non riesco a resistere, mi spoglio e mi tuffo per fare qualche bracciata, anche se so che poi dovrò perdere altro tempo per asciugarmi e rivestirmi, e quando sono uscita dalla piscina ho guardato dalla finestra ed era tutto coperto di neve, mentre un momento prima era piena estate. Poi mi sono svegliata, e come sempre il primo pensiero è stato: “Ah, era un sogno, allora non mi hanno rubato la macchina”.
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E per non uscire di tema

barbara

NON È GAZA!

Questa foto,
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con questa didascalia,
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è stata pubblicata dall’UNRWA (sì, quella che fa finta di scandalizzarsi ogni volta che vengono trovati missili in scuole e asili da lei gestiti, o tunnel che ci passano sotto) nell’ambito della campagna per raccogliere fondi per i poveri poveri abitanti di Gaza stremati dal blocco e sempre a rischio di vedere distrutta la loro povera, piccola casa. In realtà la foto è stata scattata in Siria, nel pressi di Damasco, probabilmente nel 2014. E questo è ancora niente: la foto originale con la corretta indicazione geografica, datata 2014, era stata pubblicata… dall’UNRWA!
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(qui)

Dove si dimostra  che può davvero accadere che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra.

barbara

IL MOMENTO È DELICATO

Questo libro ce l’ho perché me lo hanno dato in omaggio su non ricordo quale acquisto. Sono sedici racconti. C’è quello che non ha il coraggio di presentarsi all’esame perché non ha studiato e poi non ha il coraggio di presentarsi a casa e allora va sul Tevere e guarda uno che pesca che poi gli regala due buste di pesci e lui li porta alla sua ragazza e dice che vuole sposarla e lei si arrabbia perché a ventisei anni non è neanche capace di prendersi la responsabilità di dare un esame e allora lui riprende il motorino e va a Ostia per liberare i pesci ma poi si ricorda che sono di acqua dolce e allora li butta in una fontana. E c’è quello che sa che sarà bocciato e allora prende il treno per andare a Genova a imbarcarsi e sul treno incontra una ragazza che ha la fobia del buio e a cui piace studiare e poi siccome lei conosce Genova e lui no lo accompagna al porto. E c’è quella che adora fare pompini ma poi le dicono che all’università è famosa per fare pompini a tutti e la chiamano idrovora e allora decide di non farne più e da questa decisione nasce un casino pazzesco con un sacco di morti ammazzati. E c’è il cantante famoso che sente bussare e pensa che sia un fan e invece è un’aragosta gigante che gli entra dentro e lo fa stonare in maniera orribile. E c’è il chirurgo plastico strafatto di coca che pensa di avere la polizia alle calcagna per via delle quantità industriali di cocaina che ha e allora ne nasconde un sacchetto intero nella tetta dell’attrice famosa al posto del silicone e poi per recuperare il malloppo escogita un piano che a lui sembra geniale e invece finisce per ammazzarla e la cocaina non la recupera lo stesso.
Poi c’è anche mezza pagina divertente quando il marito fedifrago per cancellare le tracce dell’unico ma molto consistente tradimento praticamente distrugge mezza casa, e questo è tutto.
E in più bestemmia.

Niccolò Ammaniti, Il momento è delicato, Mondadori
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barbara