LA PRIMA PAROLA

prima parola
Rubata qui. Nel senso che la vignetta muta gira abbondantemente, e questo testo qui credo che lo abbia aggiunto il titolare del blog. Qualcun altro invece ha preferito spiritoseggiare con la matematica, peccato che si sia dimenticato di studiarla, la matematica, prima di spiritoseggiarla.
prima parola 2

Ma adesso passiamo ai discorsi seri, e leggiamo questo ottimo articolo.

Non devi vaccinare tutti i tuoi figli – solo quelli che vuoi tenere

22 maggio, 2017

Il motivo per cui scrivo questo post e’ che sono preoccupata. Siamo sette miliardi e viviamo sempre piu’ gomito a gomito, impilati gli uni sugli altri i case sempre piu’ alte, sempre piu’ vicini; sempre piu’ ci respiriamo addosso, ci tocchiamo, viaggiamo sempre piu’ lontano, e ci scambiamo microbioma che arriva da chissa’ dove.
Questo in se’ non e’ un male, aumentiamo la biodiversita’ dei batteri che, grazie ai passaggi che gli diamo, riescono a scambiarsi molto piu’ materiale genetico rispetto al passato e a diventare sempre piu’ resistenti agli antibiotici. Si evolvono, loro. Noi, invece, ci ammaliamo. Ecologicamente questa e’ quella che gli anglosassoni chiamano una win-win situation, si vince sempre, come alle fiere: aumenta la biodiversita’ e si riducono i numeri della specie che sta alterando gli ecosistemi piu’ rapidamente, cioe’ noi e la nostra progenie.
D’altro canto, anche se siamo una specie ecologicamente perniciosa, siamo anche molto, molto intelligenti e siamo in gara nella corsa della regina rossa con i batteri, quella per cui si corre per rimanere fermi nello stesso posto evolutivo, pena l’estinzione. Ad esempio, se gli antibiotici non funzionano piu’, abbiamo comunque i vaccini.

Ecco qui un dizionarietto incompleto sui vaccini.

Autismo
E’ una malattia genetica con cofattori epigenetici, cioe’ ambientali come alcol o infezioni in gravidanza, e di solito e’ determinato gia’ durante la vita intrauterina del feto, anche se i genitori se ne accorgono dopo. Avendo basi genetiche, non e’ raro che piu’ di un figlio ne sia colpito. (fontefontefonte… potrei continuare a lungo). Nessuna correlazione coi vaccini e’ mai stata dimostrata

Big Pharma 1
Questo blog lo scrivo gratis, e vivo della mia attivita’ didattica e divulgativa, ma se per caso big pharma volesse passarmi quel milione o due di euro per scrivere le stesse cose che sto scrivendo gratis possiamo parlarne, mi contatti in privato.

Big Pharma 2
Se vaccinate i bambini Big Pharma vi vende i sieri, se non li vaccinate vi vende i farmaci per tentare di salvar loro la vita. Siccome i vaccini costano poco, dovrebbero essere scemi per spingere per le campagne vaccinali potendo lucrare su costosissimi inibitori della replicazione virale. Ah, bisogna proprio dirgli tutto, a Big Pharma…

Difterite
Casi di difterite negli USA tra il 1939 e il 2010. Dati del CDC
difterite
Un mio zio, negli anni trenta, mori’ a tre anni di difterite. A parte lui, io personalmente non ho mai seintito  di nessun mio contemporaneo morto di difterite. Secondo dati dei CDC, nel 1921 solo negli USA morirono 15.520 persone di difterite su 206.000 persone colpite, con un tasso di mortalita’ dello 7.5%. Tra il 2014 e il 2015, sempre negli USA, ci sono stati invece solo due casi di difterite, non mortali. La differenza e’ dovuta alla campagna di vaccinazione, che ha pressoche’ eradicato la malattia dai paesi occidentali. La biodiversita’ e’ salva pero’, perche’ la malattia continua a uccidere nei paesi in via di sviluppo. Dove noi andiamo in vacanza, e magari ci infettiamo in ascensore, o nel bar del resort, dato che non ci hanno vaccinati da piccoli. Cioe’, io si, sono stata vaccinata, ma non posso dire altrettanto di alcuni di voi.

Meningite
Se siete in dubbio se sia il caso di vaccinare i bambini contro il meningococco, e’ imperativo che clicchiate su questo link, dove ci sono persone che avevano genitori in dubbio.

CLICCA QUI!

Cliccate, perche’ a parole non saprei dirvelo. Una cosa importante: no, non ce la portano i migranti, abbiamo i nostri ceppi, semmai e’ vero il viceversa, sono loro che dovrebbero avere paura delle malattie che gli portiamo

Mercurio
No, non c’e’ mercurio nei vaccini moderni per i bambini. Full stop. Fonte CDC. Anche ci fosse (e non c’e’), nessuno studio ha evidenziato una correlazione con l’autismo. Del resto, si trova mercurio anche nel pesce pescato in Mediterraneo, in quantita’ significative  nelle specie che vivono a lungo come tonni o palombi. Se fate diventare i bambini vegetariani, io non ho obiezioni.

Morbillo
Un caso molto discusso e’ quello dell’incriminato vaccino contro il morbillo, in realta’ di solito somministrato insieme ad altri. Io ho avuto il morbillo da piccola e sono sopravissuta, anzi ho anche fatto due settimane di vacanza da scuola. Non e’ stato questo il caso dei 134200 bambini e adulti morti di morbillo nel 2015, che fa 367 morti al giorno, o 15 all’ora, un caso su cinque nei paesi in via di sviluppo, uno su 3000 nei paesi industrializzati. E questo dopo campagne vaccinali estesissime. Prima del 2000 la situazione era davvero drammatica, mentre io gongolavo delle mie due settimane di vacanza da scuola. Non sempre pero’ il morbillo ammazza. Un caso su mille sviluppa encefalite, che puo’ portare a irreparabili danni permanenti al cervello.
D’altro canto, secondo dati della World Health Organization (WHO), un caso su un milione puo’ avere reazioni gravi al vaccino, piu’ o meno le probabilita’ di vincere al superenalotto. Quindi, se vaccino mio figlio il rischio e’ di uno su un milione, se non lo vaccino il rischio e’ di uno su mille. Quindi vaccinarsi e’ mille volte piu’ sicuro che non vaccinarsi. D’altro canto farei meglio a stare zitta, perche’ tutto sommato siamo sempre sette miliardi.

Pertosse
A proposito delle mie vaccinazioni, sono stata vaccinata anche contro la pertosse, ma l’immunizzazione che fornisce non e’ permanente e occorrerebbero richiami periodici o ci si ammala lo stesso. Per quello serve vaccinare i bambini. Un giorno ero in un bar e una infernale bambina non vaccinata mi ha tossito in faccia. Ci sono quasi morta. Mi ci son voluti due anni per uscirne e ho tutt’ora qualche strascico sotto forma di lievi problemi respiratori, e molti a livello mentale per il trauma di svegliarmi la notte senza poter respirare, per mesi. La tosse era cosi’ violenta che tossivo sangue. Prima di capire che era pertosse i medici mi davano gia’ per spacciata per cancro ai polmoni. Se ritrovassi l’abominevole infante la ucciderei con le mie mani, e anche sua madre. In Italia nel 1890 ci furono 425 morti registrate di pertosse per milione di abitante, ma ce ne furono solo due nel 1960, poiche’ negli anni quaranta comincio’ l’uso del vaccino trivalente contro tetano, difterite e pertosse. (Fonte). Era troppo bello e non e’ durato. La pertosse dal 2000 circa e’ tornata (lo so, eh, come lo so!) e dal 2000 al 2014 negli USA sono morti 277 bambini di pertosse, quasi tutti sotto i tre mesi, prima dell’eta’ vaccinale, perche’ non c’e’ piu’ immunita’ di gregge. Anche in Italia i casi sono in aumento. Dal 2002 al 2014 non ci sono stati decessi ma ce ne sono stati due nel 2015. Per questa malattia bisognerebbe non solo vaccinare i bambini, ma anche fare richiami alle mamme, che fanno da serbatoio. Oppure non fare niente e rimanere in attesa del superbug che ci soffoca nel sonno. Tanto io oramai sono immune, e penso che sette miliardi di persone siano troppe.

Il problema quindi non e’ il rischio reale, ma quello percepito. I dati che ho scritto qui li ho tratti da complessi paper scientifici in inglese che richiedono un certo addestramento e certe competenze per comprenderli, oltre alla conoscenza della lingua. Creano sconforto, e la loro indecifrabilita’ crea sospetto, come se “ci fosse qualcosa che non ci vogliono dire”. No, non c’e’ niente che non viene detto, i dati sono li. Solo, occorrono molti, molti anni di studi per capirli a fondo, quindi ve li sto mediando. Li ho letti e li racconto in parole povere. I siti degli antivax invece sono molto piu’ rassicuranti, sono scritti in italiano da “mamme come voi, garantito, mio cugino li conosce”. Oppure “me lo ha detto un pediatra, sei forse un pediatra, tu”? No, non sono un pediatra, ma so leggere i dati epidemiologici, che sono tratti da studi con centinaia di casi, e non si basano solo sul figlio dell’amica di vostro cognato, o di quella mamma che scrive sul gruppo Facebook o Whatsapp delle mamme, o su un pediatra assillato da mamme ansiose che non ne puo’ piu’ e da loro ragione.
Se non vi ho convinti, meglio cosi’, anche i panda hanno i loro diritti, tutto sommato

Lisa Signorile, qui

A quei genitori preoccupati per le possibili reazioni negative al vaccino – che esistono, naturalmente: non esiste una sola sostanza presente sulla terra, dai farmaci ai cibi ai pollini alla polvere alla plastica ai detersivi agli animali – a cui qualcuno non sia allergico, con conseguenze anche mortali – consiglio di guardare con attenzione questo disegno: guardatelo, e fatevi due conti.
incidenti bambini

Ad ogni buon conto, perché la prudenza non è mai troppa, quando fate vaccinare i vostri bambini controllate bene che l’ago non abbia un canale troppo ampio (sì, lo so, si chiama lume, ma magari non tutti lo sanno), che non si sa mai:
microchip
barbara

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  1. L’autismo è in genere genetico e si eredita facilmente (anche se per l’autismo non vale la storia ‘geni dominanti/geni recessivi, dato che ci sono stati genitori autistici che hanno generato figli neurotipici). A volte però è frutto di una mutazione genetica spontanea.

    Grande la nota finale!

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        • Certo, ci sono forme diverse: ci sono quelli che lanciano urla da far gelare il sangue e quelli che non emettono un solo suono, quelli che imparano il modo di comunicare la necessità di urinare e quelli che non lo imparano e a dieci anni, venti anni, trenta anni devono indossare il pannolone, quelli che riescono a imparare la disposizione delle stanze della casa e quelli che non ci riescono, quelli che accettano il contatto di una mano e quelli che non lo accettano. Eccetera. TUTTI hanno in comune l’assoluta incapacità di comunicare. Quindi NON parlano, NON toccano le persone, NON si lasciano toccare. Eccetera. Quindi NON hanno rapporti sessuali e NON fanno figli.
          Poi esistono sindromi che hanno alcuni aspetti in comune con l’autismo ma NON sono autistiche. Queste persone, a differenza di quelle affette da autismo, possono migliorare, in qualche caso addirittura guarire o quasi, e quindi anche, eventualmente, avere dei figli. Gli autistici NO.

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        • Ecco, lo dicono anche qui.
          E comunque, quando si credeva all’ereditarietà si pensava all’eredità di un codice genetico predisponente, NON a genitori autistici: nessuno ha mai visto un genitore autistico! Il solo immaginarlo significa non avere la più pallida idea di che cosa sia una persona autistica, e soprattutto non averne mai visto uno.

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    • La sindrome di Asperger, il PDD NOS, fanno parte dello spettro autistico, e queste persone spesso parlano (solo un pò più tardi degli altri), studiano, lavorano si sposano e hanno figli.

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      • Ma è facile, basta elogiare l’isis, idolatrare khomehini, dire che ‘hitler era un pazzo ma aveva ragione’, credere alle sirene, essere antivaccinisti, pallestinari, ed essere pronti a cambiare idea ogni ora.

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  2. Eccomi, scusa il ritardo.
    Mi chiedi dei vaccini e dell’autismo.
    Non c’è molto da dire, perché tutta la storia della relazione si basa su uno studio-patacca, ampiamente sputtanato più di vent’anni fa (non è una cosa recente) che è costato a Wakefileld la radiazione dall’Albo britannico. Meglio di quanto possa fare io, ti rinvio ad un articolo di Medbuker, questo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/leggenda-dellautismo-causato-dai-vaccini/355655/
    E’ una truffa interessata, un po’ come il famoso studio di Bienveniste sulla “memoria dell’acqua”; il francese però è stato più furbo, perché è riuscito a scaricare la colpa sulla giovane assistente, che quindi si è ritrovato un affare incandescente nell’orifizio – ti rimando alla nota canzone goliardica.
    Magari invece mi interessa parlare dell’autismo, che è una malattia vera ma che è a dir poco sovradiagnosticata. Nella mia carriera, è vero che in genere non mi occupo di bambini, ma ne ho trovati non più di tre o quattro. Oggi un bambino che sembri solo un po’ atipico viene facilmente classificato come autistico, a beneficio di una legione di assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri infantili ed insegnanti di sostegno che ne tirano le quattro paghe per il lesso. Per dire, il piccolo Baron Trump, che alla serata delle elezioni crollava per il sonno, si è sentito dare pubblicamente dell’autistico.
    Tu hai alle spalle una lunga carriera nella scuola: di sarebbe mai venuto in mente di bollare come “affetto da discalculia” uno scolaro debole in matematica? Non è detto poi che sia scemo, potrebbe essere svogliato o avere avuto in precedenza pessimi insegnanti (io, pur avendo fatto il classico, trovo la matematica meravigliosa: è pensiero puro; ma ho avuto qualche insegnante non all’altezza, eppure ho studiato in tempi migliori di questi).
    O magari “dislessico” uno che sbaglia l’ortografia più del solito?
    Insomma, il mio consiglio è questo: se hai un figlio a cui viene diagnosticata una malattia “di moda”, sia essa reale come l’autismo o la depressione, o una perlomeno questionabile, come il “deficit di attenzione” o la stanchezza cronica, prima di investire risorse di tempo e denaro dallo psicologo, senti un altro parere. E soprattutto, non cominciare a riempirlo di amfetamine, come si fa regolarmente in America per l’ADHD – purtroppo si sta cominciando anche qui – perché probabilmente lo rovinerai per sempre. Anche per una questione di autostima: se mi dai un quattro sono spinto a migliorarmi, ma se mi dici che sono malato, che diavolo posso fare?

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    • No, non chiedevo sul rapporto vaccini-autismo, sul quale nessuno qui dentro ha idee confuse, ma proprio sull’autismo, sulla prospettiva, più sopra evocata, di autistici che si sposano e fanno figli e trasmettono ai figli il proprio autismo. Io non ho mai visto un autistico parlare, MAI. Non ho mai visto un autistico toccare una persona, MAI, tranne quello a cui era stato insegnato – e lo aveva imparato – a toccare con un dito la spalla dell’assistente e poi toccarsi la patta dei pantaloni per indicare il bisogno di urinare.

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