SUCCEDE DA QUESTE PARTI

Cioè, so benissimo che succede dappertutto, ma io so questa e di questa parlo.

Appena finita la scuola, la ragazza che mi fa le pulizie è andata in Romania a prendere suo figlio, per stare finalmente un po’ insieme e anche per fargli fare un po’ di mare. Arrivano, dopo un viaggio di quasi duemila chilometri, la padrona di casa, che abita sopra di lei, li vede dalla finestra, si precipita giù e dice perentoria “Lui non entra”. Come non entra? “Non entra”. Ma perché? “Perché la casa non è a norma” [E lei e suo marito allora?] E allora? “Se succede qualcosa ne devo rispondere io”. E cosa dovrebbe succedere? “Metti che di notte si arrampica sul tetto”. [Embè sì, lo sanno tutti che i bambini di sette anni passano le notti arrampicandosi sui tetti. Perché, i vostri no?] Pensano quella che parrebbe la cosa più ovvia, ossia che stia tirando fuori tutte queste storie per spillargli un po’ di soldi, e prontamente le offrono un supplemento all’affitto, ma le non vuole soldi, vuole che il bambino non entri, punto. Sia lei che il marito sono in regola col permesso di soggiorno, quindi, visto che lei oltretutto gli affitta l’appartamento in nero, in teoria non dovrebbero avere niente da temere a rivolgersi ai carabinieri, ma la verità è che, soprattutto per degli stranieri, a piantare casini non viene mai fuori niente di buono, e quindi si rassegnano: lui a mezzanotte va a lavorare, e lei e il bambino dormono in macchina. E durante il giorno battono sistematicamente tutti i paesi intorno per cercare un altro alloggio, ma non si trova niente, neanche fuori in campagna, per lo meno non a prezzi che loro possano pagare; perfino al campeggio, per mettere la tenda, chiedono 600 euro a settimana. Naturalmente le propongo di venire a dormire qui, ma il bambino (quello che di notte si arrampica sui tetti) non vuole: è timidissimo, e si vergogna (l’ho visto qualche giorno fa: un passerottino piccolo piccolo, magro magro, timido timido al punto da non avere neanche il coraggio di alzare gli occhi sulle persone), e così continuano a dormire in macchina, in mezzo a una strada ogni notte più trafficata da gente bevuta, fumata, impasticcata eccetera. Poi la settimana scorsa le ha anche chiuso il gas, e adesso si nutrono unicamente di panini.

Lui. Dopo avere instancabilmente battuto tutto il lungo mare, negozi alberghi locali, finalmente è stato assunto come guardiano notturno in un albergo da trecento euro per notte per stanza e colazione: 1200 euro al mese, con contratto. Il contratto naturalmente c’è, certo che c’è, e perché mai non dovrebbe esserci, però è un mese che lavora, e ancora non è riuscito a vederlo. Dopo qualche giorno gli ha detto che deve pulire anche la spiaggia. E raccogliere e portare dentro tutti gli asciugamani che i bagnanti hanno dimenticato in giro per la spiaggia. E pulire i gabinetti. Dopo una settimana gli ha spiegato che per via di tutta una storia col ristorante 1200 euro non glieli può dare, può dargliene solo 1000. E per avere duecento euro di qua e trecento di là deve continuamente chiedere, come se stesse chiedendo l’elemosina, perché ogni volta si sente rispondere “Adesso non li ho” e quindi per poter mangiare deve tornare a chiedere e ancora chiedere. Poi siccome tra la gentaglia che si aggira sul lungomare ogni tanto scoppiano delle risse, e lui ha deltoidi e bicipiti da scaricatore di porto, il padrone pretenderebbe che andasse lì in mezzo a sedarle.

Poi sistemiamo negli alberghi, a spese nostre, quelli che rovesciano in cibo per terra perché non gli piace.

barbara