SCUSI

Una decina d’anni, forse meno. Capelli lunghi entrambe, l’unica cosa che ho specificamente notato. Io stavo facendo la mia solita camminata lenta sulla battigia dopo il bagno, un po’ per asciugarmi prima di rivestirmi, un po’ perché è bellissimo; loro camminavano un po’ più veloci e mi hanno superata. Ad un certo punto le vedo ferme, guardano verso il mare e parlottano. Quando le raggiungo “Scusi” dice una, in tono quasi perentorio. Mi fermo. “Quella è una boa o un bambino?” Guardo anch’io verso il mare, di luce non ce n’è più molta. “Ce ne sono tante”, dico, “tu quale intendi?” “Quella nera”. Già, c’è una cosa tonda nera, molto più piccola delle normali boe arancione, effettivamente compatibile, per grandezza e colore, con la possibilità che sia la testa di un bambino. Sono sicura al 99,9 periodico per cento che è una boa, ma quel centomiliardesimo di possibilità che non lo sia sarebbe più che sufficiente a togliermi il sonno, se non andassi a verificare. Loro non possono farlo perché sono vestite, e quindi vado io (oltretutto io mi sono dovuta immergere fino alle natiche: a loro l’acqua sarebbe arrivata alle spalle o quasi). Naturalmente è una boa, e la sollevo bene con tutta la sua corda per fargliela vedere. Sono visibilmente sollevate, e quando sono vicina alla riva, prima di riavviarsi, mi ringraziano, come se avessi fatto un favore a loro.
Due bambinette delle elementari che si guardano intorno, che si preoccupano di quello che vedono, che intuiscono la possibilità di un’emergenza, che se ne fanno carico, se ne prendono la responsabilità, che bloccano il primo adulto che capita loro a tiro perché si possa, se davvero ci fosse un’emergenza, intervenire. Sono tornata a casa bagnata fradicia ma felice: anche oggi la vita mi ha fatto il suo piccolo grande regalo. Il ringraziamento lo affido alla voce di un uomo che l’ha cantata quando aveva ancora davanti venticinque giorni di vita – e lo sapeva. E grazie anche al grandissimo Andrea.

barbara

 

STATUS QUO

E lo so che parlare male dei morti non sta bene. Meno che mai quando si tratta di un eroe nazionale, di una leggenda, di un mito; ma quando si parla di storia servono i fatti, non le buone maniere, e i fatti parlano chiaro: Moshe Dayan ha commesso il più catastrofico errore che mai si potesse fare, dando il via a un disastro che continua a provocare sciagure e che difficilmente potrà diventare reversibile – a meno di una guerra, che naturalmente nessuno vuole. Ma torniamo indietro, a quel giugno del 1967 in cui la cosiddetta Gerusalemme est fu finalmente liberata, dopo 19 anni, dall’illegale occupazione giordana, che aveva provocato l’espulsione di tutti gli ebrei che lì vivevano, distruzione di sinagoghe, devastazione di cimiteri, divieto di accesso a tutti i luoghi santi ebraici per tutti gli ebrei del mondo e pesanti limitazioni a quelli cristiani. E qual è la geniale idea di Moshe Dayan? Sicuramente grandissimo genio militare ma, come molti militari, col deprecabile vizio di essere un inguaribile pacifista e tanto tanto comprensivo nei confronti dei palestinesi, la prima cosa che fa, è di rassicurare i musulmani e affidare loro la sovranità sul Monte del Tempio. Quella cosa su cui Salomone aveva costruito il Primo Tempio. Quella cosa su cui Erode aveva costruito il secondo Tempio. Quella cosa su cui dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani era sorta una chiesa cristiana. E poi, buoni ultimi, sono arrivati i musulmani e hanno detto che quella è roba loro, e Moshe Dayan gli ha dato ragione e gli ha consegnato su un piatto d’argento il più prezioso luogo sacro ebraico, affinché provvedessero a devastarlo per cancellare il più possibile le tracce della presenza ebraica, e infatti adesso anche l’Unione Nazisti Esperti in Stravolgimenti Ciclopicamente Obbrobriosi ha stabilito che quella è tutta roba musulmana da cui gli invasori ebrei devono togliere il disturbo.

Ecco, questo devastante disastro messo in atto da Moshe Dayan si chiama status quo: cioè le cose devono rimanere nello stato in cui sono, senza apportare alcun cambiamento. E gli arabi musulmani lo stanno rispettando alla grande:
status quo
il primo status si chiamava Kamil Shnaan e aveva ventidue anni
Kamil Shnaan
il secondo si chiamava Ha’il Satawi: aveva trent’anni e un bambino di tre settimane, il suo primo figlio.
Ha'il Satawi
barbara

 

UNA PALMA DI NOME MATUSALEMME (12/4)

C’era una volta Masada.
C’erano una volta gli scavi archeologici di Masada, che non finiscono di regalare sorprese.
C’erano una volta quattro semi di dattero, risalenti al tempo dell’assedio di Masada, circa duemila anni fa, ritrovati in una delle tante spedizioni archeologiche.
C’era una volta qualcuno che riteneva utile studiare i semi antichi.
C’era una volta e c’è ancora il kibbutz Ktora (o Ketora, o Ktura, o Ketura, che è anche il nome della seconda moglie di Abramo),
Ktora map 1
a nord di Eilat
Ktora map 2
nella valle dell’Aravà, ossia in pieno deserto.
Ktora map 3
Fondato nel 1973 da un gruppo di giovani sionisti americani, ampliatosi successivamente con l’arrivo di altri giovani di varia provenienza (nel 2015 si contavano 485 abitanti), si è specializzato nella sperimentazione sui semi, ossia nel selezionare i semi più adatti a svilupparsi naturalmente in un determinato terreno, clima, ambiente eccetera, oltre a sensibilizzare sui problemi ambientali, promuovere il riciclaggio e aprire un negozio dell’usato. Ma la cosa forse più singolare è l’industria high-tech delle alghe
Algae_factory_in_Kibbutz_Ketura
(un compagno di viaggio ci ha spiegato che cosa succede dentro quei tubi, ma trattandosi di cose tecniche sulle quali la mia competenza è pari a zero, non mi ricordo più come funziona).
Ma torniamo a Masada, agli scavi archeologici, e a quei quattro semi di dattero vecchi di duemila anni trovati nel 1960 dall’archeologo Ygal Yadin durante lo scavo del palazzo di Erode. Un nocciolo, trasferito nei laboratori di genetica dell’università Bar-Ilan e poi di Gerusalemme, ha dimostrato di avere alcuni elementi ancora vitali e di appartenere a un tipo di palma estinto in Israele, conosciuto come la palma del deserto di Giuda. Così, come ci ha spiegato la pittoresca guida (pittoresco guido?) del kibbutz che doveva essere alto sui due metri-due metri e mezzo e che non aveva bisogno di microfono e infatti quelli più vicini ancora hanno i timpani che sbatacchiano come vele al vento dopo due mesi, è stato deciso, sia pure con scarsissime speranze, di tentare l’esperimento: il nocciolo è stato piantato, gli hanno dato fertilizzanti, vitamine, e anche brodo di pollo (chi è addentro alle cose ebraiche sa che è una battuta fino a un certo punto: il brodo di pollo, nel mondo ebraico, è considerato panacea per tutti i mali. E del resto sembra che non sia del tutto una leggenda, in quanto il brodo di pollo avrebbe determinati enzimi, diversi da quelli del brodo di manzo, efficaci contro raffreddore e influenza) e dopo un po’, nissei nissim, miracolo dei miracoli, la palma è nata! Ed eccola qui, recintata, vista la sua unicità, in tutto il suo splendore.
palma 1
palma 2
palma 3
Nel frattempo è stato possibile determinare che si tratta di una palma maschio, e quindi giustamente denominata Matusalemme, e adesso, ha detto il suddetto pittoresco guido, si vorrebbe provare a piantare un altro di quei noccioli nella speranza che cresca una femmina, in modo da incrociarle e far rinascere la specie.
Per questo albero speciale, naturalmente, in occasione della benedizione sugli alberi non viene detto, come per tutti gli altri, “che hai creato buone creazioni e buoni alberi”, bensì “che resusciti i morti”.

barbara

SUCCEDE DA QUESTE PARTI

Cioè, so benissimo che succede dappertutto, ma io so questa e di questa parlo.

Appena finita la scuola, la ragazza che mi fa le pulizie è andata in Romania a prendere suo figlio, per stare finalmente un po’ insieme e anche per fargli fare un po’ di mare. Arrivano, dopo un viaggio di quasi duemila chilometri, la padrona di casa, che abita sopra di lei, li vede dalla finestra, si precipita giù e dice perentoria “Lui non entra”. Come non entra? “Non entra”. Ma perché? “Perché la casa non è a norma” [E lei e suo marito allora?] E allora? “Se succede qualcosa ne devo rispondere io”. E cosa dovrebbe succedere? “Metti che di notte si arrampica sul tetto”. [Embè sì, lo sanno tutti che i bambini di sette anni passano le notti arrampicandosi sui tetti. Perché, i vostri no?] Pensano quella che parrebbe la cosa più ovvia, ossia che stia tirando fuori tutte queste storie per spillargli un po’ di soldi, e prontamente le offrono un supplemento all’affitto, ma le non vuole soldi, vuole che il bambino non entri, punto. Sia lei che il marito sono in regola col permesso di soggiorno, quindi, visto che lei oltretutto gli affitta l’appartamento in nero, in teoria non dovrebbero avere niente da temere a rivolgersi ai carabinieri, ma la verità è che, soprattutto per degli stranieri, a piantare casini non viene mai fuori niente di buono, e quindi si rassegnano: lui a mezzanotte va a lavorare, e lei e il bambino dormono in macchina. E durante il giorno battono sistematicamente tutti i paesi intorno per cercare un altro alloggio, ma non si trova niente, neanche fuori in campagna, per lo meno non a prezzi che loro possano pagare; perfino al campeggio, per mettere la tenda, chiedono 600 euro a settimana. Naturalmente le propongo di venire a dormire qui, ma il bambino (quello che di notte si arrampica sui tetti) non vuole: è timidissimo, e si vergogna (l’ho visto qualche giorno fa: un passerottino piccolo piccolo, magro magro, timido timido al punto da non avere neanche il coraggio di alzare gli occhi sulle persone), e così continuano a dormire in macchina, in mezzo a una strada ogni notte più trafficata da gente bevuta, fumata, impasticcata eccetera. Poi la settimana scorsa le ha anche chiuso il gas, e adesso si nutrono unicamente di panini.

Lui. Dopo avere instancabilmente battuto tutto il lungo mare, negozi alberghi locali, finalmente è stato assunto come guardiano notturno in un albergo da trecento euro per notte per stanza e colazione: 1200 euro al mese, con contratto. Il contratto naturalmente c’è, certo che c’è, e perché mai non dovrebbe esserci, però è un mese che lavora, e ancora non è riuscito a vederlo. Dopo qualche giorno gli ha detto che deve pulire anche la spiaggia. E raccogliere e portare dentro tutti gli asciugamani che i bagnanti hanno dimenticato in giro per la spiaggia. E pulire i gabinetti. Dopo una settimana gli ha spiegato che per via di tutta una storia col ristorante 1200 euro non glieli può dare, può dargliene solo 1000. E per avere duecento euro di qua e trecento di là deve continuamente chiedere, come se stesse chiedendo l’elemosina, perché ogni volta si sente rispondere “Adesso non li ho” e quindi per poter mangiare deve tornare a chiedere e ancora chiedere. Poi siccome tra la gentaglia che si aggira sul lungomare ogni tanto scoppiano delle risse, e lui ha deltoidi e bicipiti da scaricatore di porto, il padrone pretenderebbe che andasse lì in mezzo a sedarle.

Poi sistemiamo negli alberghi, a spese nostre, quelli che rovesciano in cibo per terra perché non gli piace.

barbara

LA PRIMA PAROLA

prima parola
Rubata qui. Nel senso che la vignetta muta gira abbondantemente, e questo testo qui credo che lo abbia aggiunto il titolare del blog. Qualcun altro invece ha preferito spiritoseggiare con la matematica, peccato che si sia dimenticato di studiarla, la matematica, prima di spiritoseggiarla.
prima parola 2

Ma adesso passiamo ai discorsi seri, e leggiamo questo ottimo articolo.

Non devi vaccinare tutti i tuoi figli – solo quelli che vuoi tenere

22 maggio, 2017

Il motivo per cui scrivo questo post e’ che sono preoccupata. Siamo sette miliardi e viviamo sempre piu’ gomito a gomito, impilati gli uni sugli altri i case sempre piu’ alte, sempre piu’ vicini; sempre piu’ ci respiriamo addosso, ci tocchiamo, viaggiamo sempre piu’ lontano, e ci scambiamo microbioma che arriva da chissa’ dove.
Questo in se’ non e’ un male, aumentiamo la biodiversita’ dei batteri che, grazie ai passaggi che gli diamo, riescono a scambiarsi molto piu’ materiale genetico rispetto al passato e a diventare sempre piu’ resistenti agli antibiotici. Si evolvono, loro. Noi, invece, ci ammaliamo. Ecologicamente questa e’ quella che gli anglosassoni chiamano una win-win situation, si vince sempre, come alle fiere: aumenta la biodiversita’ e si riducono i numeri della specie che sta alterando gli ecosistemi piu’ rapidamente, cioe’ noi e la nostra progenie.
D’altro canto, anche se siamo una specie ecologicamente perniciosa, siamo anche molto, molto intelligenti e siamo in gara nella corsa della regina rossa con i batteri, quella per cui si corre per rimanere fermi nello stesso posto evolutivo, pena l’estinzione. Ad esempio, se gli antibiotici non funzionano piu’, abbiamo comunque i vaccini.

Ecco qui un dizionarietto incompleto sui vaccini.

Autismo
E’ una malattia genetica con cofattori epigenetici, cioe’ ambientali come alcol o infezioni in gravidanza, e di solito e’ determinato gia’ durante la vita intrauterina del feto, anche se i genitori se ne accorgono dopo. Avendo basi genetiche, non e’ raro che piu’ di un figlio ne sia colpito. (fontefontefonte… potrei continuare a lungo). Nessuna correlazione coi vaccini e’ mai stata dimostrata

Big Pharma 1
Questo blog lo scrivo gratis, e vivo della mia attivita’ didattica e divulgativa, ma se per caso big pharma volesse passarmi quel milione o due di euro per scrivere le stesse cose che sto scrivendo gratis possiamo parlarne, mi contatti in privato.

Big Pharma 2
Se vaccinate i bambini Big Pharma vi vende i sieri, se non li vaccinate vi vende i farmaci per tentare di salvar loro la vita. Siccome i vaccini costano poco, dovrebbero essere scemi per spingere per le campagne vaccinali potendo lucrare su costosissimi inibitori della replicazione virale. Ah, bisogna proprio dirgli tutto, a Big Pharma…

Difterite
Casi di difterite negli USA tra il 1939 e il 2010. Dati del CDC
difterite
Un mio zio, negli anni trenta, mori’ a tre anni di difterite. A parte lui, io personalmente non ho mai seintito  di nessun mio contemporaneo morto di difterite. Secondo dati dei CDC, nel 1921 solo negli USA morirono 15.520 persone di difterite su 206.000 persone colpite, con un tasso di mortalita’ dello 7.5%. Tra il 2014 e il 2015, sempre negli USA, ci sono stati invece solo due casi di difterite, non mortali. La differenza e’ dovuta alla campagna di vaccinazione, che ha pressoche’ eradicato la malattia dai paesi occidentali. La biodiversita’ e’ salva pero’, perche’ la malattia continua a uccidere nei paesi in via di sviluppo. Dove noi andiamo in vacanza, e magari ci infettiamo in ascensore, o nel bar del resort, dato che non ci hanno vaccinati da piccoli. Cioe’, io si, sono stata vaccinata, ma non posso dire altrettanto di alcuni di voi.

Meningite
Se siete in dubbio se sia il caso di vaccinare i bambini contro il meningococco, e’ imperativo che clicchiate su questo link, dove ci sono persone che avevano genitori in dubbio.

CLICCA QUI!

Cliccate, perche’ a parole non saprei dirvelo. Una cosa importante: no, non ce la portano i migranti, abbiamo i nostri ceppi, semmai e’ vero il viceversa, sono loro che dovrebbero avere paura delle malattie che gli portiamo

Mercurio
No, non c’e’ mercurio nei vaccini moderni per i bambini. Full stop. Fonte CDC. Anche ci fosse (e non c’e’), nessuno studio ha evidenziato una correlazione con l’autismo. Del resto, si trova mercurio anche nel pesce pescato in Mediterraneo, in quantita’ significative  nelle specie che vivono a lungo come tonni o palombi. Se fate diventare i bambini vegetariani, io non ho obiezioni.

Morbillo
Un caso molto discusso e’ quello dell’incriminato vaccino contro il morbillo, in realta’ di solito somministrato insieme ad altri. Io ho avuto il morbillo da piccola e sono sopravissuta, anzi ho anche fatto due settimane di vacanza da scuola. Non e’ stato questo il caso dei 134200 bambini e adulti morti di morbillo nel 2015, che fa 367 morti al giorno, o 15 all’ora, un caso su cinque nei paesi in via di sviluppo, uno su 3000 nei paesi industrializzati. E questo dopo campagne vaccinali estesissime. Prima del 2000 la situazione era davvero drammatica, mentre io gongolavo delle mie due settimane di vacanza da scuola. Non sempre pero’ il morbillo ammazza. Un caso su mille sviluppa encefalite, che puo’ portare a irreparabili danni permanenti al cervello.
D’altro canto, secondo dati della World Health Organization (WHO), un caso su un milione puo’ avere reazioni gravi al vaccino, piu’ o meno le probabilita’ di vincere al superenalotto. Quindi, se vaccino mio figlio il rischio e’ di uno su un milione, se non lo vaccino il rischio e’ di uno su mille. Quindi vaccinarsi e’ mille volte piu’ sicuro che non vaccinarsi. D’altro canto farei meglio a stare zitta, perche’ tutto sommato siamo sempre sette miliardi.

Pertosse
A proposito delle mie vaccinazioni, sono stata vaccinata anche contro la pertosse, ma l’immunizzazione che fornisce non e’ permanente e occorrerebbero richiami periodici o ci si ammala lo stesso. Per quello serve vaccinare i bambini. Un giorno ero in un bar e una infernale bambina non vaccinata mi ha tossito in faccia. Ci sono quasi morta. Mi ci son voluti due anni per uscirne e ho tutt’ora qualche strascico sotto forma di lievi problemi respiratori, e molti a livello mentale per il trauma di svegliarmi la notte senza poter respirare, per mesi. La tosse era cosi’ violenta che tossivo sangue. Prima di capire che era pertosse i medici mi davano gia’ per spacciata per cancro ai polmoni. Se ritrovassi l’abominevole infante la ucciderei con le mie mani, e anche sua madre. In Italia nel 1890 ci furono 425 morti registrate di pertosse per milione di abitante, ma ce ne furono solo due nel 1960, poiche’ negli anni quaranta comincio’ l’uso del vaccino trivalente contro tetano, difterite e pertosse. (Fonte). Era troppo bello e non e’ durato. La pertosse dal 2000 circa e’ tornata (lo so, eh, come lo so!) e dal 2000 al 2014 negli USA sono morti 277 bambini di pertosse, quasi tutti sotto i tre mesi, prima dell’eta’ vaccinale, perche’ non c’e’ piu’ immunita’ di gregge. Anche in Italia i casi sono in aumento. Dal 2002 al 2014 non ci sono stati decessi ma ce ne sono stati due nel 2015. Per questa malattia bisognerebbe non solo vaccinare i bambini, ma anche fare richiami alle mamme, che fanno da serbatoio. Oppure non fare niente e rimanere in attesa del superbug che ci soffoca nel sonno. Tanto io oramai sono immune, e penso che sette miliardi di persone siano troppe.

Il problema quindi non e’ il rischio reale, ma quello percepito. I dati che ho scritto qui li ho tratti da complessi paper scientifici in inglese che richiedono un certo addestramento e certe competenze per comprenderli, oltre alla conoscenza della lingua. Creano sconforto, e la loro indecifrabilita’ crea sospetto, come se “ci fosse qualcosa che non ci vogliono dire”. No, non c’e’ niente che non viene detto, i dati sono li. Solo, occorrono molti, molti anni di studi per capirli a fondo, quindi ve li sto mediando. Li ho letti e li racconto in parole povere. I siti degli antivax invece sono molto piu’ rassicuranti, sono scritti in italiano da “mamme come voi, garantito, mio cugino li conosce”. Oppure “me lo ha detto un pediatra, sei forse un pediatra, tu”? No, non sono un pediatra, ma so leggere i dati epidemiologici, che sono tratti da studi con centinaia di casi, e non si basano solo sul figlio dell’amica di vostro cognato, o di quella mamma che scrive sul gruppo Facebook o Whatsapp delle mamme, o su un pediatra assillato da mamme ansiose che non ne puo’ piu’ e da loro ragione.
Se non vi ho convinti, meglio cosi’, anche i panda hanno i loro diritti, tutto sommato

Lisa Signorile, qui

A quei genitori preoccupati per le possibili reazioni negative al vaccino – che esistono, naturalmente: non esiste una sola sostanza presente sulla terra, dai farmaci ai cibi ai pollini alla polvere alla plastica ai detersivi agli animali – a cui qualcuno non sia allergico, con conseguenze anche mortali – consiglio di guardare con attenzione questo disegno: guardatelo, e fatevi due conti.
incidenti bambini

Ad ogni buon conto, perché la prudenza non è mai troppa, quando fate vaccinare i vostri bambini controllate bene che l’ago non abbia un canale troppo ampio (sì, lo so, si chiama lume, ma magari non tutti lo sanno), che non si sa mai:
microchip
barbara

A PROPOSITO DI SIRTAKI

Qualcuno avrà forse notato la somiglianza di questa danza con la hora, danza tradizionale ebraica diventata poi anche danza tradizionale israeliana (qui qualche interessante informazione).
Io l’ho ballata, un po’ improvvisandola, alla conclusione di uno spettacolo teatrale fatto con una mia classe, cinquantadue personaggi interpretati da venti scolari, che fra un’interpretazione e l’altra si precipitavano a cambiarsi in parte nello sgabuzzino a destra del palcoscenico, in parte in una classe al di là del corridoio oltre l’uscita alla sinistra del palcoscenico, a seconda delle diverse posizioni sulla scena. Io, lì, ho fatto la regista,
regia
con interminabili prove,
prove 1
prove 2
la coreografa, ho scelto le musiche, ho collaborato come tecnico del suono con la mitica Brigitte, in teoria bidella, in pratica pilastro portante di tutta la scuola, ho coordinato la costruzione dei materiali, ho fatto all’uncinetto il tetto azzurro
tetto
e ho danzato la hora insieme agli scolari, con una chiusura inventata da me.
danza 1
danza 2
danza 3
(In realtà ricordo di avere fatto anche qualcos’altro, ma dopo quattordici anni non mi ricorso più che cosa) Le mamme invece hanno provveduto a creare e confezionare gli strepitosi costumi.
costumi 1
costumi 2
costumi 3

costumi 4
Su quale musica avevamo danzato (usando una mia cassetta) non lo ricordo più, ma possono darne un’idea queste due variazioni.

barbara