HEBRON PARTE TERZA (13/6)

Divisione della città, dunque: 80% ai palestinesi (H1) e 20% agli israeliani (H2). Che detta così sembrerebbe abbastanza semplice, ma quando mai le cose in Israele sono semplici? E dunque: gli israeliani in realtà non possono vivere in tutto quel 20% ma solo nel 3% mentre nel restante 17% vivono i palestinesi, con uno statuto un po’ particolare, diverso da quello vigente nella zona H1. Ma non è finita qui: gli israeliani non possono toccare un solo millimetro di quel 97% in cui vivono i palestinesi mentre questi ultimi, sia pure passando dei controlli, possono entrare nell’area israeliana. E ancora non è finita: in quel 3% di Hebron lasciato agli israeliani, vivono anche dei palestinesi, perché quelli che ci abitavano prima della divisione della città, sono rimasti a casa propria. E quando guardiamo qualche servizio alla televisione che cosa sentiamo? Hebron occupata da Israele; i coloni israeliani che assediano i palestinesi (carina, vero, questa cosa del mezzo migliaio di israeliani che assediano duecentoventimila palestinesi. Giusto a proposito: nel 1967, quando è iniziata la terribile, oppressiva, asfissiante occupazione israeliana, a Hebron vivevano circa 35.000 palestinesi; oggi sono 220.000), inenarrabili violenze inflitte dai coloni fanatici ai poveri palestinesi inermi, magari “documentate” da ridicoli fotomontaggi come questo
israel-settlers-attack-palestine-woman
(si noti, tra l’altro, l’imperturbabilità della donna araba, spalle e braccia rilassate, mentre una le strattona il velo e l’altro – incredibilmente in equilibrio col baricentro molto al di fuori dell’appoggio – la prende a calci ma senza, chissà perché, mirare al corpo della donna). La verità è l’esatto contrario: gli israeliani, nella città che hanno abitato per migliaia di anni, chiusi in un minuscolo ghetto, derubati delle proprietà che avevano regolarmente acquistato,
Hebron-Jewish-ownership
Shuhada-street-in-occupied-Hebron
ingabbiati dalle robuste sbarre che sono costretti a mettere alle finestre per difendersi dalle incursioni dei terroristi.
sdr
finestre 2
finestre 3
(grazie a Sharon e a Gabriella per le prime due foto)
L’unica limitazione per i palestinesi riguarda quella che una volta era stata Rehov David haMelech (King David Street),
king david street
ribattezzata dagli arabi Shuhada street, via dei Martiri (quelli che più ebrei ammazzano e più vergini si trombano in paradiso – rigorosamente vergini, mi raccomando, non sia mai che capiti una un po’ più smaliziata che gli dica mamma mia che ciofeca che sei): teatro di numerosi attentati e innumerevoli attacchi e continue molestie, fu infine deciso di chiudere tutti i numerosi negozi che la costeggiavano, decisione indubbiamente dolorosa, ma resa inevitabile dalla situazione, e successivamente di chiuderla al traffico;
Hebron-Shuhada-Street
vi possono accedere, a piedi, i palestinesi che vi abitano. Poi naturalmente arrivano, una volta all’anno, i soliti pro-pallisti, assetati di sangue ebreo, a manifestare per la sua riapertura.
openshuhast
Molte di queste cose ci sono state spiegate da Noam Arnon,
Noam Arnon
che ci ha guidati per l’intera visita. Ci ha fatto vedere anche gli unici resti di un’antica sinagoga
sinagoga 1
sinagoga 2
e ci ha portati sulla terrazza di un palazzo di quattro piani per regalarci una panoramica di tutta la città,
Hebron 1
Hebron 2
Hebron 3
Hebron 4
Hebron 5
Hebron 6
con vista su Machpelah,
machpelah 1
machpelah 2
di cui parlerò nel prossimo capitolo.

Penso possa essere utile vedere questo servizio (in cui vedrete anche la nostra guida di Hebron) per avere una migliore idea della situazione dal vivo.
Immensa sofferenza da una parte come dall’altra, dunque: da una parte una ragazzina pugnalata a morte nel suo letto da un palestinese entrato dalla finestra (se ne lasci una senza inferriata, è questo che succede), dall’altra il racconto di una moglie che sarebbe stata picchiata dai soldati per via di un foglio caduto, il racconto di un soldato che avrebbe rotto una bottiglia sulla faccia della bambina, con la “documentazione” del video che mostra frammenti di vetro sul davanzale (cioè, fammi capire: hai una bambina con la faccia ferita da vetri rotti, probabilmente urlante dal dolore, e tu non trovi di meglio che metterti a filmare il davanzale coi frammenti di vetro? – A proposito: come sono piccoli quei frammenti!). E poi violenza, tanta violenza, ragazzi che scagliano pietre, per esempio – e chissà a quale delle due parti apparterranno quei ragazzi…

Ancora un paio di particolari prima di chiudere. Se si cerca Hebron in google maps si trova questo
Hebron google maps
ossia il nome arabo. In wikipedia invece (se avete abbastanza stomaco leggetevi tutta questa immonda pagina), oltre a “Stato: Palestina” trovate scritto “Pericolo dal 2017”. Beh, noi siamo entrati in 26, interi, e siamo usciti in 26, interi. Poi io alla vigilia del ritorno mi sono andata a sfracellare ad Akko, perché lasciare quel posto così mostruosamente pericoloso che è lo stato di Israele senza un graffio mi pareva brutto, ma questa è un’altra storia.

POST SCRIPTUM: grazie a Sharon Nizza e a Giulio Meotti per le informazioni e le precisazioni, e a Sharon anche per la pazienza.

barbara

AGGIORNAMENTO (dopo ulteriore osservazione). Ancora qualche nota sul fotomontaggio: la mano destra del bambino e la posizione delle gambe indicano che sta cadendo; la posizione del corpo e la tensione muscolare dell’avambraccio della ragazza mostrano uno sforzo intenso, incompatibile con posizione e sforzo muscolare della situazione che si vorrebbe rappresentare. Le ombre della donna araba e dei soldati sono proiettate in avanti (metà mattina o metà pomeriggio), mentre quella della ragazza è esattamente sotto di lei (mezzogiorno).

  1. Stato Palestina (Wikipedia)? Spero che sia solo ideologia, perchè mi sfugge che la ‘palestina’ sia stata riconosciuta ufficialmente. (Tal nome lo sento ancora solo quando fa comodo per l’ideologia).

    Ma poi chi ha scritto questa pagina? In unn enciclopedia non si dovrebbe scrivere in questo modo:
    – di circa 200.000 abitanti (palestinesi) più, circa, 700 ebrei. (scrivere l’etnia tra parentesi è segno di non professionalità)

    Ma dovrebbe scrivere, più o meno: Di circa 200.000 abitanti. Punto. Di solito su Wikipedia si parla di etnie e religioni ma non nella prefazione, ma più avanti nell’indice.

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    • Su wikipedia scrive chi vuole e ci scrive quello che vuole. Una volta Umberto Eco ha fatto la prova: ha scritto cinque pagine ognuna con delle mastodontiche cazzate, tipo cambiare luogo e data (anni, non giorni o mesi) di nascita di Napoleone; una di queste cinque trattava di calcio. Su quest’ultima le rettifiche sono arrivate nel giro di brevissimo tempo, le altre sono rimaste, e ha dovuto provvedere lui stesso dopo un po’ ad eliminarle per non rischiare che qualcuno andasse ad acculturarsi su quelle cazzate.

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  2. La foto…tipica in stile Palliwood. Fatta da compiacenti ..reporter occidentali.
    Mi sembra che sia impensabile una civile democratica convivenza visto il cronico perdurare
    delle consuete dinamiche palestinesi…nel non volere accettare l’ identità dello stato Israeliano. Per cui viene fatto di tutto per creare tensioni e atti di terrorismo ogni volta che
    l’ intenzione può essere messa in atto.Impensabile uno stato solo..voluto..un suicidio per gli
    israeliani.
    Gli israeliani sono ridotti a vivere a Hebron come in un lager…protetti dall’ esercito, altrimenti la loro
    esistenza sarebbe giornalmente messa alla prova.
    Io preferirei restare così…piuttosto che vivere senza barriere protettive..la morte sarebbe
    sempre in agguato.
    Parlare con loro,di loro non è come paragone parlare e confrontarsi con occidentale…non
    è possibile, non ambiscono ad un sereno incontrarsi ma proseguire nel loro scopo finale
    …il solito..la distruzione di Israele mettenddo insieme i vari atti di terrorismo.Per questo Israele deve vivere sempre all’ erta.
    E…nello specifico i 700 israeliani..ebrei contro i 200.000 palestinesi…numero esiguo che
    desidera vivere in pace nella terra dei loro avi, antenati. Il rapporto è grande…non dovrebbe essere…per noi difficile una serena convivenza.

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  3. Per curiosità, i turisti devono sottostare alle stesse limitazioni degli israeliani? oppure possono girare liberamente per tutta la città?

    P.S. La foto dell’aggressione è una scena piuttosto inverosimile, solo che le ombre sembrano quasi coerenti(tranne quella del bambino, che non si vede bene). O è un fotomontaggio fatto bene, oppure è un fotogramma che ritrae un istante prima che la donna israeliana inizi a tirare il velo, e il piede del bambino colpisca la donna palestinese(anche fosse un fotogramma, non sembra nulla di particolarmente violento, magari tutti i conflitti si limitassero a un calcio di un bambino e un velo strattonato! chissà perché quest’immagine è diventata così popolare). Ma è più probabile che si tratti di fotomontaggio!

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