UNA COSA CHE MI CHIEDO

Abbiamo avuto un’intera generazione (dico una per semplificare) di è mia e me la gestisco io, con tanto di manifestazioni in piazza esibendo quell’orrido e volgarissimo gesto che sembrerebbe voler significare che le signore in questione si identificano con la propria passera (io no: ci si creda o no, oltre a quella ho anche una testa). Ora, è mia e me la gestisco io dovrebbe significare, fino a prova contraria, che la do a chi voglio io, e che la do quando mi pare, e che la do per il motivo che mi pare: posso darla per amore, per il piacere, per allegria, perché capita uno di quei momenti che gira così, per gratitudine o per solitudine. Posso darla in cambio di un favore. Posso darla per soldi. Sono affari miei e nessuno ha il diritto di metterci il becco. Ebbene, dopo decenni di lotte per rivendicare che è mia e che nessuno ha da sindacare su come la gestisco, succede che viene fuori che un certo numero di attricette l’hanno data a un potente magnate dell’industria cinematografica in cambio di una carriera che ha portato loro fama e soldi. E che cosa fanno le signore attricette? Ribadiscono che si tratta di roba loro e che gli altri si facciano gli affari propri? Ma neanche per sogno! Sono state abusate! denunciano. Lui è un maiale! Un essere schifoso! Un prevaricatore! Si è approfittato del loro ingenuo candore! Un incubo! Un segreto infernale tenuto dentro in silenzio per cinque, per dieci, per venti anni, forse addirittura, tanto erano candide e ingenue povere care, neanche si erano rese conto di quanto fossero state mostruosamente abusate da quel mostro. Solo lo scandalo improvvisamente esploso le ha indotte a riflettere e a rendersi conto di essere state violentate e non hanno perso un momento per fiondarsi sotto i riflettori strillando anch’io, anch’io, come bambini intorno alla zia che distribuisce le caramelle.
Ecco, quello che mi chiedo è: che fine hanno fatto decenni di liberazione sessuale, di rivendicazioni, di autodeterminazione, di guerra all’ultimo sangue contro ogni sorta di moralismi e bigotterie? Cosa facciamo, ripristiniamo la lettera scarlatta e stavolta la appiccichiamo al mostro maschio? E le signore porteranno al collo un bel cartello con su scritto “Non sono io che gliel’ho data, è lui che l’ha pretesa”? Potrebbe essere un’idea, così le povere vittime potranno finalmente recuperare la dignità fatta a brandelli dall’orco.
asia cane

PS: io no, non ho mai detto che è mia e me la gestisco io, per un motivo molto semplice: nessuno si è mai sognato di contestarmene la titolarità, e rivendicare quello che nessuno mi contesta mi sembrerebbe un po’ scemo. Poi, sempre per via di quella faccenda che a pensare male eccetera, a me viene anche il dubbio che tutto quel proclamare avesse lo scopo di informare l’universo mondo che ce l’avevano, in assenza di pretendenti spontanei. Io, non essendo esattamente una cozza, la necessità di autopromuovermi non l’ho mai avuta.

barbara

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    • Guarda i suoi occhi, rivolti verso l’alto: sono gli occhi di chi sta pensando: “Io non sono qui, devo pensare a qualcos’altro fino a quando l’incubo finisce, sono su un meraviglioso prato verde, sto correndo, sto correndo, dai che fra poco finisce…”
      E non gli hanno neanche fatto fare una carriera in cambio.

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  1. C’è anche classismo nel rifiuto del termine “prostituzione”. Quando si tratta di poveracce sfruttate dai magnaccia, tutti dicono: costrette a prostituirsi, e nessuno si pone il problema che le poveracce si possano offendere. Perché prendono poche decine di euro.
    Se invece qualcuno applica il termine a quelle che la danno per fare carriere milionarie, allora le milionarie querelano.

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    • Non a caso quelle di lusso si chiamano accompgnatrici, hostess, escort…
      Spostando – ma di poco poco – il tema, ricordo quando un ebreo famoso che usa il palcoscenico per sputare ogni sorta di menzogne e veleno su Israele, mentre si parlava delle mie perenni difficoltà finanziarie, con la massima serietà (“siamo amici, possiamo parlarci liberamente”) mi ha suggerito di trovarmi un amante ricco. Gli ho risposto che non mi sento la vocazione a fare la prostituta, e lui “no, quale prostituta, intendo un amante fisso”. Avevo capito perfettamente; il fatto è che se la do in cambio di qualcosa che non è né amore né piacere, che sia su un marciapiede a dieci uomini per sera o che sia in un appartamento a uno, sempre quello, una volta la settimana, per me sempre di prostituzione si tratta. Siccome io NON mi prostituisco, non ho nessun problema a chiamare prostituzione la prostituzione, mentre lui, che si prostituisce in cambio di un applauso in più, ha bisogno di eufemismi e distinguo.

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  2. Marciano sul poverinismo. La donna, come il nero, per molte persone è mentalmente inferiore e non sa decidere per se. E per i furbetti e le furbette (come le signore del cinema) questo può anche portare dei vantaggi se si fa un pò di vittimismo.

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    • Alt: è una poverina se, e solamente se, l’essere poverina le conviene. Altrimenti il poverinismo è becera discriminazione maschilista e patriarcale.
      Vedi le quote rosa ad esempio; ok per i posti in lista, ma se una donna non viene votata dagli elettori e dalle elettrici perché dovrebbe venire eletta per forza solo perché ha la passera invece che il pisello? Eppure molte che la menano con la storia che in politica le donne sono come, se non meglio, degli uomini spesso son anche le prime a rompere le scatole con le quote rosa.
      Ed esempi ne posso fare a bizzeffe.

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      • Siccome in questo momento il cannocchiale non funziona, incollo qui un mio brevissimo post di dodici anni fa.
        IO NON LE AVREI VOTATE
        Le quote rosa, intendo. Perché se mi metto in politica voglio che mi votino perché sono brava, non perché sono sprovvista di pendagli. E voglio avere la certezza che sia SOLO per quello che mi hanno scelta, e non perché mancava ancora un numero per completare il paniere.

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        • Concordo.
          Tra l’altro la storia della quota rosa non è solo italiana. Anche nei paesi del primo mondo, se una donna entra in un partito politico, si marca sul fatto che tale è una donna anziché sulle sue capacità.
          Io sinceramente se leggo un nome e vedo l’operato (buono o meno) di una persona, non faccio caso se si tratta di una donna o di un uomo, posto che l’articolista di turno non ne sottolinea 8e non scrive un papiro) sul sesso di tal persona.

          Tempo fa avevo letto che le donne sfavorevoli alle quote rosa hanno tipo una specie di sindrome di Stoccolma. A nessuno viene in mente che tali donne vorrebbero essere apprezzate per il loro valore e non per le loro tette?

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  3. …I pochi nomi che mi ricordo…non sono attricette venute da chissa’ dove..ingenue e sprovvedute..credo. Hanno genitori che lavorano nel cinema con vari ruoli e sono famosi.
    Mi chiedo..se il suddetto produttore fosse così affamato…da rischiare con attrici con dei
    genitori che lavorano nel cinema e ben conosciuti con tante che il loro nome..provenienza
    hanno scarso significato nel campo del cinema.
    L’ ex compagno di Asia sembra che abbia asserito..”…il ruolo di dominante..se c’ è stato
    era di Asia…un pò di pubblicità in un periodo che non lavora..”

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    • Beh, sai, assatanato pare proprio che lo sia davvero. Conosco (non sulla mia pelle) quel genere di uomini: quando si trovano una donna davanti non stanno a chiedersi di chi sia figlia o nipote, partono e basta. Ciononostante sappiamo anche che chi non ha voluto finire sul suo letto non ci è finita.

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  4. Adesso va di moda la negazione del consenso retroattiva, cioè prima ci stanno senza fare alcuna opposizione, senza esplicitare chiaramente nessuna contrarietà all’atto…se poi dopo pochi o tanti giorni, mesi o anni ci ripensano, diventano VITTIME DI MOLESTIE, STUPRI E VIOLENZE INENARRABILI!

    Insomma “è mia e me la gestisco io” però con DIRITTO AL RIPENSAMENTO!

    Tanto nelle accuse di violenza sessuale la parola della vittima non si può mettere in discussione(perlomeno fuori dai tribunali…infatti la maggior parte delle attrici denunciano su twitter, di finire davanti a un giudice con il rischio di beccarsi loro una condanna per calunnia, non ci pensano proprio!), altrimenti si viene tacciati di essere complici del presunto orco.

    P.S. le autoproclamate paladine del femminismo non si rendono conto che dando credito a chi denuncia tramite social network fantomatici stupri risalenti a decenni fa, con tempistica a orologeria(guarda caso tutto il putiferio è scappato fuori appena Weinstein ha finito i soldi…pare che la sua società cinematografica negli ultimi anni fosse piena di debiti!), fanno un danno a chi subisce veramente violenze sessuali(e denuncia subito)? A forza di gridare al lupo al lupo(anzi all’orco, all’orco), alla fine non ci crederà più nessuno, nemmeno quando l’orco c’è davvero!

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    • E tieni conto che la Argento con quello ha avuto una relazione durata cinque anni. E non stiamo parlando del vicino di pianerottolo, del collega, del padrone dell’unico negozio della frazioncina, che proprio non posso evitare e ogni volta che gli passo vicino mi allunga le mani: stiamo parlando di persone che vivono in due continenti diversi: ce ne vuole di costanza per portare avanti un incubo per ben cinque anni saltando da un continente all’altro!
      Sciacallaggio puro.

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  5. Ma la “patata” in realtà non è tua ma è della cultura matriarcale; è lei, peggio della patriarcale, che decide come quando e perché devi darla… O almeno questo è il sogno di tante femministe d’assalto.

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  6. Mi sa che le povere stupratine, il cattivo orco se lo sono goduto finché è stato fresco, tosto e utile… mo’ che si è ammosciato in tutti i sensi, non c’era ragione di continuare a tenerselo, così l’hanno scaricato chiassosamente, per far sapere al mondo che sono in cerca di un altro orco più appetitoso.

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