CHI VIENE PRIMA

nomi…

In vista della suddivisione della terra d’Israele, la Torah elenca i capifamiglia di ogni tribù, e per ognuno di loro mette il nome della famiglia, derivato dal nome del capofamiglia al quale viene aggiunta una “he” all’inizio ed una “yod” alla fine. Anche se grammaticalmente la cosa è necessaria (ad es. in italiano, da Levì abbiamo “i Leviti”, aggiungendo l’articolo, ossia la “he”, ed un suffisso di appartenenza), Rashì nota che la “he” e la “yod” fanno parte del Nome d D.o, cosa che giustifica il midràsh secondo il quale Ha-Qadòsh Barùkh Hu ha voluto associare loro il Suo Nome per testimoniarne la discendenza legittima.
Ma il Kelì Yaqàr nota un’apparente incongruenza: nel Nome di D.o la “yod” viene prima della “he”, mentre nei nomi delle famiglie è l’opposto!
La “yod” è parte della parola “ish”, uomo, mentre la “he” si ritrova in “ishà”, donna. Spiega il Kelì Yaqàr che nelle questioni inerenti la famiglia, e soprattutto la sua santità, la donna è più attenta dell’uomo; perciò è giusto che nei nomi delle famiglie la “he” preceda la “yod”.

Elia Richetti, rabbino (Moked, 13 luglio 2017)

Qualcuno è convinto che l’ebraismo sia una religione (cultura, organizzazione, sistema di vita…) straordinariamente maschilista: si sbaglia clamorosamente. Naturalmente ogni società è influenzata dall’ambiente in cui è inserita, e non è quindi difficile trovare ebrei maschilisti, e neanche società del passato maschiliste, ma l’ebraismo, così come è codificato nelle Scritture, ne è l’esatto contrario. Un esempio? La donna ha meno obblighi relativi alle preghiere, soprattutto per quelle legate a orari precisi (attenzione: ci sono preghiere che la donna non è tenuta a recitare, NON preghiere che le sia vietato recitare): in parte perché ha più impegni dell’uomo, ma in parte anche perché la preghiera serve a santificare, e la donna è già santa di suo. E chi avesse voglia di leggere con attenzione le Scritture, di esempi ne troverà in abbondanza.

barbara

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  1. La parte finale dell’ articolo..” la tua..” mi affascina. In cosa…la grande considerazione dell’ essere umano..La donna.
    Ne ha la dimostrazionea della grande considerazione che ha nella religione ebraica.
    Se..ben ho capito…
    Lontana, dalle considerazioni di tipo maschilista delle religioni che sono succedute.
    E..mi sembra che nelle arcaiche religioni pagane in alcuni popoli..maggiormente di culture
    orientali..esistesse e avesse molta importanza la figura femminile..Dea madre..
    Se ne trovano in tanti reperti archeologici di varie fatture raffigurante in scultura..una opulenta figura figura femminile.
    Pensiero che mi è venuto alla mente..

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    • La parte mia è semplicemente un’appendice al testo di rav Richetti.
      Comunque basta pensare a quanto si legge nei Vangeli: le donne che lasciano le proprie case per seguire Gesù. Erano donne ebree, che vivevano in una società ebraica, e che si potevano permettere di andare in giro a proprio piacimento.

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  2. in Bereshit è Hava che prende la decisione di innalzarsi ed innalzare Adam da esecutori di compiti semplici a esseri capaci di usare il libero arbitrio e da lì è un continuo stimolare l’uomo

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    • Interessante, a proposito di Bereshit (Genesi, per i profani), l’episodio del frutto proibito (che NON è una mela!): richiesti di spiegazioni, lei immediatamente ammette: “Il serpente mi sedusse ed io mangiai”; lui, solito cacasotto vigliacco scaricabarile: “La donna che hai posto insieme a me, fu essa a darmi dell’albero, e io mangiai”, cioè direttamente colpa sua che me lo ha dato, indirettamente colpa tua che me l’hai rifilata, io invece niente, puro e innocente come un giglio sono.

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      • Che Adamo ci faccia la figura del pirla, lo sapevo da molto tempo. Resta da stabilire chi sia l’autore della storia. Se è Dio, mi fido. Altrimenti, il rischio è che l’autore/autrice sia fazioso/a.

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        • Chiunque sia l’autore, risalendo la stesura iniziale a circa 3500 anni fa, difficilmente potrà essere stata una donna. Quindi o l’autore è Dio che l’ha dettata, e allora non ha importanza chi l’ha trascritta e siamo sicuri che è la verità, oppure l’ha creata di sua iniziativa un uomo, e allora si tratta sicuramente di un uomo onesto e quindi è la verità.

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        • En passant: a parte la trattazione giocosa che noi ne diamo, tocca rilevare che questo episodio un po’ fiabesco regge da solo l’impianto dottrinale di due grandi religioni. Su quella ebraica posso anche sbagliarmi, ma sul cristianesimo sono certo: nessun peccato originale, nessun cristianesimo.

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        • Infatti nell’ebraismo non esiste il peccato originale. O meglio, esiste nel senso di peccato che sta all’origine (della cacciata dall’Eden, e quindi dell’umanità in quanto tale), ma è un peccato a carico unicamente di Adamo ed Eva che l’hanno commesso: non esiste l’idea di una colpa ereditaria a carico di chiunque venga al mondo, che è invece la sostanza stessa del cristianesimo, e ne trovi traccia per esempio in certe narrazioni relative all’opera dei missionari, che per convincere la gente a convertirsi dovevano prima convincerla di avere una colpa che solo col battesimo poteva essere riscattata. Perché se questa colpa non ci fosse, che ragione avrei di abbandonare la fede dei miei Padri per abbracciare la tua? E che senso avrebbe un Figlio di Dio che sacrifica la propria vita per riscattare l’umanità dal peccato, se questo peccato non ci fosse?

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      • Eva prende una iniziativa: È un gesto epocale che cambia la storia, Adamo dice è stata Eva a prendere l’iniziativa, solito cagasotto vigliacco: Il femminismo descritto in due frasi.

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      • Viene definita una mela perché era il frutto per eccellenza, ci sono mele d’oro sia nei miti greci che in quelli scandinavi, ma l’altra definizione a mio parere rende meglio l’idea: Il frutto della conoscenza del bene e del male. Ho sempre visto la vicenda come una metafora: Il giardino dell’Eden è l’innocenza dell’infanzia, con animali che si lasciano accarezzare e cibo che ti arriva gratis quando lo desideri, svanita la bolla, presa coscienza della vita adulta, devi guadagnarti il pane quotidiano e tutto il resto, e quello non vale solo per quei due.

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        • L’ipotesi più probabile, per la mela, è il fatto che in latino si dice malus, facilmente confondibile con malum.
          La narrazione della genesi può sicuramente essere intesa come metafora di molte cose, fra cui quella che dici tu. E indubbiamente la non conoscenza della vita comporta automaticamente innocenza e serenità (peccato che per troppi bambini l’Eden finisca molto prima dell’infanzia).

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  3. A proposito del rapporto uomo-donna nell’ebraismo, e visto che siamo in prossimità della giornata contro la violenza contro le donne vorrei ricordare che la legislazione deuteronomica è durissima contro lo stupro (Dt 22,20-29), a occhio direi più dura di qualsiasi giurisprudenza contemporanea e, per quanto riguarda i diritti dell’antichità, sicuramente più dura di quella greca, dove di fatto le donne non esistevano e, ebbene sì, di quella romana, dove stupro e adulterio sono sinonimi (cioè il reato era avere rapporti, consenzienti o no non importa, con una donna sposata). Se pensiamo che la nostra giurisprudenza deriva dal diritto romano si spiegano molte cose.

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    • Particolarmente interessante la cosa dello stupro fuori dal centro abitato: essendo fuori discussione che era fuori dalla portata di qualunque orecchio, viene dato credito alla donna, contrariamente a quanto avvenuto poi per secoli e millenni, in cui, tranne il caso di flagranza, è sempre stato dato per scontato che lei ci stava e lui non aveva nessuna colpa. E da noi fino a pochissimo tempo fa lo stupro era reato contro la morale, e non contro la persona, e farlo cambiare è costato infinite battaglie.
      Grazie per averlo ricordato.

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