E MI SEMBRA GIUSTO, MI SEMBRA

carmen
Rubato qui. Poi, con calma – ma non troppa però -, ci occuperemo anche dell’Otello, di Francesca da Rimini e via via tutte le altre opere che vergognosamente discriminano e umiliano e martirizzano le donne. Per quanto riguarda il calcio, però, non me ne voglia il mitico Vujadin, ma per chiunque abbia almeno sessant’anni la priorità assoluta fra le onte da lavare spetta indiscutibilmente a Italia-Corea 1966.

E poi guardate anche questa, con una Carmen (che finirà anche male, ma vive, fin che vive, con una libertà, una vitalità, una esplicita e calda sensualità che boldrine e bonine si sognano, altro che liberazione sessuale!) dalle diverse ma altrettanto gustose provocazioni, e con in più il crimine assoluto: LE SIGARETTE! (a morte! a morte! Anzi, oltre al finale bisognerà cambiare anche mestiere e ambientazione) e quindi doppiamente da rifare.

PS: un sospetto però mi sovviene: e se in realtà non l’avesse ammazzata per gelosia bensì per non rischiare che dopo vent’anni quella se ne uscisse a dire che l’aveva violentata? In questo caso secondo me si tratterebbe di legittima difesa preventiva, e una discreta botta di attenuanti le meriterebbe.

barbara

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  1. Sono molti anni che i registi d’opera prevaricano, con la silente connivenza dei direttori d’orchestra. In questo caso, pare vi sia un fattivo indirizzo da parte della sovrintendenza, visto che lo stesso regista ha dichioarato lòa sua iniziale perplessità.
    Nota: le sigarette, pur essendo anacronistiche (avrebbero dovuto essere sigari) sono perfettamente al loro posto, visto che Carmen e le sue colleghe sono lavoranti della manifattura di tabacchi.

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    • Appunto: essendo il tabacco il MALE ASSOLUTO, ed essendo stato giustamente bandito da pubblicità e ogni altro genere di rappresentazioni, nella Carmen bisogna cambiare tutto (le sigarette c’erano già da qualche decennio, anche se probabilmente non erano la cosa più fumata).
      Ricordo che a suo tempo hai preso a schiaffoni una Signora delle Camelie addobbata per tutto il tempo dell’opera con camelie rosse da un regista che evidentemente non aveva la minima idea del significato del fiore esposto. Ma cambiare il finale per ragioni politiche penso che sia peggio. Qui un bell’articolo.
      NOTA: se non ti compare un commento fai reset. A volte bisogna farlo anche due volte, come ha appena fatto a me.

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      • Sull’allestimento del Maggio non parlo perché non l’ho visto. Se, come dicono, è Carmen che uccide José, allora vuol dire che hanno copiato il lieto fine hollywoodiano: lieto fine in cui il cattivo muore. Ora, poiché don José, se togli l’omicidio (*), non è un “cattivo”, neanche in un’etica femminista, entriamo in un circolo vizioso che non si può spezzare. Ossia, siamo nella coglioneria pura.

        (*) pardon, femmini-

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        • Diciamo che è stato pesantemente, intenzionalmente, sadicamente provocato fino a fargli perdere il controllo. Che se poi uno inventasse una storia in cui tu mi supplichi di tornare con te e io come tutta riposta ti uccido, io lo considererei come il peggiore antifemminismo che mai mente umana abbia potuto concepire. Senza contare che nell’assassinio di un innocente (perché fino al carmenicidio non ha mai commesso alcuna colpa, e qui quell’unica colpa non gliela fanno commettere per cui rimane innocente che più innocente non si può) dove diavolo lo vedano il lieto fine, me lo devono proprio spiegare.

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  2. Uh…che bello che tutto filasse liscio sempre come in una favola…
    La realtà è però diversa..Leggere un libro..assistere a degli spettacoli, un film.dove le varie trame hanno un qualcosa che è molto triste..e anche nel finale vi è un risvolto amaro, non
    bello. E soprattutto non può esserlo..non lo è molto spesso nella realtà.
    Questo volere riscrivere le trame, il finale di certe opere liriche.dando loro un’ aspetto idilliaco..sereno dove tutto và al meglio.
    Lo trovo anche irrispettoso, pretenzioso nei confronti di chi ha contribuito all’ arte del bel canto perla qui in Italia ed esportata all’ estero con grandi apprezzamenti.
    In fondo certe trame potrebbero essere anche di insegnamento…forse facendo riflettere sù
    ciò che è fortemente sbagliato .
    Ed in seguito..per solidarietà vorranno ..correggere le varie storie a partire dai grandi classici..dove l’ eroine..le amate soccombono sotto gli atti di violenza…
    A me sembra ridicolo!
    Queste persone..a partire dai politici che mi sembrano fuori dalla realtà..di quello che succede..o potrebbe.
    Credo chi vive…e nello specifico la donna..in situazioni ad alto rischio per la violenza, in
    un’ ambiente famigliare..e non solo,non è certamente sereno, ogni giorno può avere dei
    risvolti amari.
    Episodi che possono ripetersi..spesso è così vano rivolgersi alle autorità, ricevere risposte
    rassicuranti in situazioni che possono essere sottovalutate.
    E così continuano a portare dei segni nel fisico e nell’ animo. Il silenzio le stà attorno.
    Chi può se ne pùò andare lontano cercando di ricominciare da capo.
    Ma non sempre è possibile..Lei non è sempre la sola vittima..ma anche i figli che non di rado certe situazioni se le portano con sè nel loro io segnato dalle violenze. Spesso la miseria..anche economica fà da contorno.
    Ma guarda questi imbecilli! Cretini..Perchè non mi aiutano a riscrivere la trama della mia vita. Ho sbagliato nel credere..
    Nardella..con l’ espressione del primo della classe, copia da carta carbone del Renzi.

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      • Impossibile, quel film se non ricordo male ha un lieto fine che piacerebbe anche alla Boldrini!

        I film che non passerebbero la scure della censura neofemminista sono altri, ad esempio molti film di Marco Ferreri( per dirne uno CIAO MASCHIO, in cui ad essere violentato dalle donne è il protagonista interpretato da Gerard Depardieu, ma, a prescindere dal giudizio artistico, quasi tutta la filmografia di Ferreri è decisamente incompatibile con il politicamente corretto e con il femminismo MeToo), oppure Cane di paglia con Dustin Hoffman, in cui la moglie annoiata del protagonista è quasi contenta di farsi stuprare dai bulli di paese!

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