GRANDANGOLO

È bellissimo! E lo so che non è questo il modo di recensire un libro, ma il fatto è che questo è veramente bellissimo, e non ci posso fare niente. Ve ne avevo parlato quando è uscito e avevo detto che, conoscendo l’autore, conoscendo il suo stile di scrittura, ero sicura che si trattasse di un libro bellissimo. Bene, adesso l’ho letto e con piena cognizione di causa posso confermare: è davvero bellissimo (dite che sono un po’ ripetitiva? Forse è vero, ma non è colpa mia se questo libro è così incredibilmente bello). Quello che soprattutto colpisce, in questo romanzo scritto da un ragazzo poco più che ventenne,
somekh
è la straordinaria maturità, sia personale che espressiva nel narrare una storia parzialmente autobiografica, non nel dettaglio delle vicende ma nelle ambientazioni, nei sentimenti, nella maturazione della scelta di un proprio percorso di vita che si distacca da quello del proprio ambiente d’origine. Maturità anche espressiva, dicevo, ossia la capacità di reggere tutti i fili che compongono il romanzo, di gestire con mano salda tutti i personaggi che via via entrano nella storia; e la sobrietà dei dialoghi, mai una parola di troppo, mai una sbavatura; e le descrizioni, mai carenti né ridondanti. E l’approfondimento dei sentimenti, della psicologia dei personaggi, dai genitori dalla rigida religiosità alla zia dalla calda umanità, dall’amico “diverso” e perciò fatto a pezzi dalla oppressiva comunità, al rabbino capace, almeno in parte, di capire, ma incapace di opporsi al moralismo ottuso degli altri; senza mai indulgere alle caratterizzazioni di maniera, agli stereotipi, ai luoghi comuni. È un libro che attraversa molti mondi, e riesce a farceli conoscere e comprendere tutti. Se non lo leggete, vi sarete persi qualcosa.

Simone Somekh, Grandangolo, Giuntina
Grandangolo
barbara

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      • Se è per questo, anche il cognome di mio padre è un toponimo.
        Io però avevo in mente qualcos’altro. Pensi che mandargli due foto mie, una di allora e una di adesso, sarebbe una crudeltà gratuita?
        (D’altra parte, perché si dovrebbe pagare la crudeltà?)

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        • Vero, Google maps conferma; non l’avevo mai sentito – d’altra parte con duecentotredici abitanti non si può neanche pretendere. Però quello di tua madre è proprio un tipico cognome sefardita, con diverse varianti, tutte molto diffuse. Quanto al mandargli le foto, vabbè, non è che sei poi così male, dai. E quanto alla gratuità…

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  1. Non credo..perchè crudeltà. Quello che siamo adesso…il di fuori e il dentro fanno parte
    di un vissuto. Un bagaglio da rispettare.
    E se riguardo, capita di rivedere delle vecchie foto…anche non molto lontane, mi dico
    quanto sono stato critico nei miei confronti, troppe pippe mentali.

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  2. Pingback: PADRE E FIGLIO | ilblogdibarbara

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