• In Arabia Saudita erano inscatolate così anche prima, quindi in questo quadro non rientrano. Ignoro se lo fossero anche prima che l’Arabia diventasse Saudita, all’inizio del XX secolo.
      A nessuno è passato per la testa di dire che adesso sono diventati veri progressisti; c’è, dopo un secolo di governanti vecchi, un governante giovane che sta facendo qualche piccolo cambiamento. Stiamo a vedere.

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  1. c’è una bella canzone della tunisina Nawel ben Kraiem, “Safseri”, che parla appunto della scomparsa del tradizionale abito tunisino, bianco che “révèle ton regard coquette dans ton voile brodé, le safsari t’a enveloppée” sostituito dai veli neri arrivati dal “Moyen Orient”:

    (poi sull’argomento ci sarebbe da dire, da scrivere, tantissimo, ed è un argomento piuttosto complesso e contradditorio)

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    • Grazie, bellissimo.
      Quanto all’argomento, a me sembra abbastanza lineare: dappertutto assistiamo a questa involuzione. Le mie studentesse in Somalia, negli anni Ottanta, erano un’autentica orgia di colori, tutte mostravano viso e mani (oggi portano i guanti neri), quasi tutte collo polsi piedi e caviglie, molte avambracci, polpacci e capelli. Le pochissime che portavano il chador, avevano anch’esse dei meravigliosi colori. Oggi portano il niqab, scarpe chiuse nere, guanti neri, e occhiali neri sulla fessura degli occhi.

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      • sì, questo è lineare ma anche, credo, solo una parte della storia.
        Un paio di anni fa nel Rif ritorno a Chaouen, era un giorno di festa e molta gente fuori città sui prati a fare picnic, molta musica, tanti che ballavano… Tante donne giovani velate (ma pochi, nessun niqab) e il mio amico/collega mi fa notare come “una volta” (diciamo anni ’60-’70) non ce ne sarebbe stata neppure una velata ma… anche nessuna a fare qualcosa di “indecente” come ballare in pubblico. E non solo, io aggiungo che la madre o la nonna della ventenne che oggi gira (o balla…) velata era analfabeta o al massimo appena appena in grado di leggere e scrivere, mentre la nipote oggi ha fatto minimo il liceo e facilmente va all’università, la nonna alla sua età aveva già un paio di figli e magari un terzo in arrivo e lei non è neppure ancora fidanzata [potrei averla già raccontata in precedenza].
        Insomma: la foto di sopra è importante e spiega molto in modo chiaro e diretto, però appunto: spiega molto ma non tutto.

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        • Iran, Somalia, Pakistan, Yemen, Egitto, Afghanistan, Malaysia: quante donne pensi di poter vedere ballare in pubblico oggi? In Somalia le donne andavano dappertutto, negli anni Ottanta, guidavano, avevano negozi, insegnavano, cantavano, danzavano… Valevano giuridicamente un terzo dell’uomo (meno che in Iran e Arabia Saudita), venivano fatte sposare dai genitori, ma erano infinitamente più libere delle niqabate di oggi. In Afghanistan negli anni Settanta le donne – le nonne sessantenni di oggi – studiavano e vestivano come noi. Nella Tunisia di Bourghiba la donna era parificata all’uomo al 100%. L’università del Cairo negli anni Cinquanta era piena di studentesse, ragazze della generazione prima della mia. Vestite esattamente come mia madre e le mie zie, gonne al ginocchio, braccia scoperte anche fino alla spalla, mescolate ai compagni maschi nelle foto ufficiali.

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  2. ma anche nel Marocco degli anni ’50 c’erano studentesse nelle università, e appunto erano vestite come le donne italiane degli stessi anni. Il problema però è che la stragrande maggioranza delle donne a scuola o non ci andava o si fermava subito. Non erano velate, ma non credo fossero più libere delle loro nipoti oggi.

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    • E adesso nei Paesi che ho citato, la stragrande maggioranza delle donne studia? Va all’università? E, a parte questo, scegliere come vestirsi senza rischiare di essere frustate e sbattute in galera ti sembra davvero una libertà da poco?

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      • dai Barbara, lo sai che sono d’accordo che “poter scegliere come vestirsi” è importante. Però in molti dei paesi che hai citato sì, le donne studiano (nello stesso Iran sono oltre la metà degli studenti universitari) e non in tutti ci sono leggi che obbligano a quell’abbigliamento (non in Marocco, e nei paesi di sopra non in Egitto, Bosnia e India). Ripeto (e poi chiudo): la doppia foto di sopra riassume bene i cambiamenti delle società islamiche degli ultimi 30-40 anni, ma non è tutto lì.

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        • In Italia non ci sono leggi che obblighino a coprirsi dalla testa ai piedi, ma ci sono ragazze che per non averlo fatto sono finite sotto terra: non è questione di leggi, è questione di società, e la società in tutti i Paesi islamici si è involuta. Dici che oggi ci sono molte più donne che studiano: e di uomini, quanti ce n’erano di alfabetizzati sessant’anni fa? Quanti frequentavano una scuola superiore cinquant’anni fa? Quanti andavano all’università quarant’anni fa. Lo studio è aumentato per tutti in tutto il mondo, non puoi dire che le donne oggi sono più libere perché ce ne sono di più che studiano. E in Afghanistan comunque, nonostante la ripresa post talebana, ce n’erano molte di più negli anni Settanta.

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