ISRAELE, LE ARMI, GLI APPELLI

Dario Calimani, come già ho avuto occasione di dire, è un signore di sinistra, molto di sinistra. E critico nei confronti di Israele, molto critico. Ma ci sono momenti in cui anche uno molto di sinistra, anche uno molto critico, se non è del tutto obnubilato dall’ideologia, è indotto a dire alt, qui il limite è stato superato.

A deporre – per chi lo richiedesse – a favore della mia non spiccata passione per la politica dell’attuale governo israeliano stanno i sette anni di note frammentarie che ho pubblicato su queste pagine. Come pedigree a me basta e avanza. Alla sinistra non devo rispondere di nulla. Alla destra non ho mai ‘strizzato l’occhio’, anche se a qualche buontempone piace affermarlo sui social network. In breve, il mio amore per Israele non ha conti aperti da pagare o da far pagare, né debiti né crediti.
Per questo, in un momento assai delicato e imbarazzante per lo Stato d’Israele e per la sua immagine agli occhi del mondo, non sono riuscito a firmare un appello di critica che chiedesse a Israele di far tacere le armi. E non perché la pace non sia necessaria, e non perché non pensi che si sarebbero potuti esperire altri mezzi per contrastare la strategia di Hamas, ma perché gli appelli, oltre a non servire a nulla se non a illudere chi li firma di essere a posto con se stessi, lasciano nel più profondo silenzio molto più di quanto essi non possano – ma dovrebbero – esprimere.
Ho preferito tenermi il disagio del silenzio piuttosto che firmare tacendo la crisi, perché nel chiedere a Israele di rinunciare all’uso sproporzionato della forza di fronte alla protesta/provocazione palestinese a Gaza non sarei riuscito a dar voce agli interrogativi che dovrebbero scuotere ogni coscienza onesta.
Perché l’onestà non può non chiedersi che cosa Hamas volesse ottenere ammassando venti-trentamila persone lungo il confine con Israele. Perché l’onestà non può disconoscere che fra la moltitudine spinta ‘pacificamente’ contro il filo spinato giravano armi e bottiglie molotov, oltre che fionde e sassi, mentre i pneumatici in fiamme avvelenavano l’aria. E perché l’onestà non può disconoscere che uno sfondamento della barriera di sicurezza non sarebbe sfociato in un festival dei fiori, come amano presumere politici e giornalisti faziosi. L’onestà non può firmare un appello come se non sapesse che Hamas manda il popolo palestinese allo sbaraglio promettendo un centinaio di dollari a ogni partecipante alla manifestazione, bambini inclusi; e che Hamas offre migliaia di dollari di compensazione alle famiglie delle eventuali vittime, ossia di coloro che vengono spinti avanti con la speranza che un cecchino li uccida; e che fra queste vittime c’è stata anche una bambina palestinese già gravemente malata di cui la madre è andata a esibire la morte sul confine per addossarne la colpa a un soldato israeliano e farsi così liquidare l’assicurazione sulla sua povera vita. L’onestà non può fingere di non sapere che dei sessanta morti di questa ‘strage’ almeno cinquanta, per ammissione stessa di Hamas, facevano parte dell’organizzazione terroristica. Pecorelle smarrite che pascolavano innocenti lungo il confine.
Tutto questo, che l’onestà vorrebbe come premessa in un appello che voglia denunciare l’uso spropositato della forza da parte di Israele, l’appello non lo può precisare, nella sua concisa e strategica retorica. Eppure, alla censura della politica di un governo israeliano a dir poco non lungimirante, la cui immagine internazionalmente screditata viene ulteriormente mostruosizzata dall’animosità concentrica dei media, non corrisponde una censura altrettanto dura, altrettanto oggettiva su quanto accade dall’altra parte del confine, su tutti i suoi come e tutti i suoi perché.
Ma ci sono altre considerazioni che trattengono dal firmare appelli contro Israele in un frangente come questo, perché anche da opinionisti moderati si sente parlare di ‘settecentomila palestinesi cacciati’ dagli ebrei nel 1948 per quella che chiamano la ‘Nakba’, il loro ‘disastro’, e non si dice che una parte consistente di arabi palestinesi fu invece convinta a scappare con la promessa che sarebbero tornati con l’aiuto dei paesi arabi per mandare a mare gli ebrei di Palestina. E perché la storia di Israele, questi opinionisti obiettivi, la presentano come fosse iniziata dopo la Shoah, perché Israele, a loro modo di vedere, non ha diritti e legami storici con la terra di Palestina. A popolare la terra di Canaan, a edificare il primo e il secondo Tempio, a scrivere i Rotoli del Mar Morto, a subire due esili, a coltivare per secoli il sogno del ritorno a Sion sono stati, evidentemente, non gli ebrei bensì gli arabi palestinesi. E quindi gli ebrei devono ringraziare i nazisti se ora hanno una terra in Israele.
Gli opinionisti moderati, che con un buon grado di prevenzione e parzialità criticano Israele, tirano troppo spesso in ballo la Shoah con collegamenti e analogie da far rivoltare lo stomaco. E ti spingono a chiederti quanto fiele antisemita aliti da certa critica, e perché, di fronte a sessanta morti palestinesi ci sia un’attenzione (giustissima) che i cinquecentomila morti in Siria non hanno meritato e non stanno meritando. E ti chiedi perché la stampa, sensibile e attenta e obiettiva, non dedichi allora pagine intere al massacro che Erdogan, dittatore e assassino seriale, sta commettendo ai danni dei curdi. E impari così che zoomare sul volto di un solo bambino fa più effetto che puntare la telecamera sui volti di diecimila bambini.
Se sessanta morti sono una ‘strage’, come si va ripetendo, delibando con soddisfazione il termine, centinaia di migliaia di morti che cosa sono? E con quale coraggio posso firmare un appello mettendo sotto accusa lo Stato di Israele se non ho mai firmato (e nessuno me l’ha mai chiesto) almeno uno analogo a favore dei curdi? e dei siriani?
Di fronte a tanti silenzi, di fronte a tanta demagogia e a tanta strumentalizzazione si finisce per diventare egoisti. E, alla pari degli altri, ti ritrovi a chiederti: se non sono io per me, chi è per me? Ossia: da che parte sto, alla fine? Perché, se sto al centro, dalla parte del giusto, non c’è nulla che io possa tacere, è vero; ma allora mi aspetto che anche gli altri stiano al centro, dalla parte del giusto, e mi aspetto che ciò che io riconosco ai palestinesi il resto del mondo lo riconosca a Israele. Io vedo la sofferenza dei palestinesi e invoco per loro uno stato e chiedo che possano vivere sicuri e in pace. Ma chi firmerà un appello analogo per invocare una pace giusta e sicura anche per Israele, che non implichi la sua distruzione?
“Oggi mi vergogno di essere un israeliano”, ha scritto Kobi Meidan, conduttore della Radio militare di Israele. Qualcuno dalla parte palestinese ha mai scritto lo stesso di fronte al massacro abominevole, strumentale e strategico cui Hamas ha mandato vecchi, donne e bambini? Come si misura allora la qualità delle coscienze?
C’è, infine, un altro aspetto che lascia perplessi di fronte ad appelli ebraici di critica a Israele. Non ho nulla da contestare a Grossman quando dice che Israele ormai ‘è una fortezza e non una casa’. Grossman è israeliano, ha consapevolezza piena e diretta della vita e della morte degli israeliani. Io non mi impedisco di pensare Israele e, se del caso, di criticarlo, ma ogni volta che lo faccio mi chiedo non tanto se io, in quanto non israeliano, abbia il diritto di parola, bensì se io sia inserito propriamente nel popolo ebraico e nella sua vita, nella sua esperienza storica ed esistenziale; se io sia parte integrante del corpo del popolo di Israele e della sua comunità, benché nella Diaspora. Insomma, se io ne sia dentro o ne sia fuori, se io veda Israele e il popolo di Israele dall’interno della sua coscienza o semplicemente dall’esterno, come uno spettatore distaccato, che si risveglia dal suo letargo ebraico e lo giudica come potrebbe fare un qualsiasi altro essere umano, dalla asettica posizione di una coscienza universale. Parteggiare mette a rischio la coscienza non meno della pretesa di equidistanza.
Se non firmo appelli è perché mi sento ancora, sempre, criticamente dentro. Come un figlio all’interno di una famiglia di cui riconosce colpe e difetti, ma da cui non gli va di dissociarsi. ‘Non separarti dalla comunità’, ci insegnano i Maestri. E ciò mentre continuo caparbiamente a ripetermi le parole del Libro ‘non opprimerai lo straniero, perché voi sapete cosa prova lo straniero, essendo stati stranieri in terra di Egitto’.
Unico conforto è leggere i post di un gruppo di ebrei italiani in Israele che si pongono ogni giorno laceranti interrogativi sulla situazione. Una minoranza, certamente, ma è la minoranza in crisi che salva la coscienza di tutto un popolo.

Dario Calimani, Università di Venezia (Moked, 22 maggio 2018)

L’articolo è di più di un mese fa, come si può vedere, ma dato che violenze e devastazioni stanno freneticamente continuando, credo che questo momento di riflessione ci stia più che bene.

barbara

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PER NON DIMENTICARE DEL TUTTO L’ATTUALITÀ

I mondiali di Spagna dell’82, quelli che ci hanno guadagnato il diritto a Italia ’90, ve li ricordate? Il risveglio di Paolo Rossi. E le rovesciate di Bruno Conti, ve le ricordate quelle rovesciate? E il volo oltre le transenne? E Italia Argentina? E Italia Brasile che col pareggio passavano loro e per passare bisognava vincere e si continuava a segnare un gol a testa, eh, ve la ricordate quella partita da infarto? E Italia Germania, ve lo ricordate come gli abbiamo fatto il culo? Ah, che roba ragazzi! Che ricordi! Che brividi!

Quelli del ’90 no, li guardavo solo quando giocava la Germania per vedere quello strafigo bestiale di Beckenbauer.
Beckenbauer
Poi non ho più seguito niente. Fino al 2006. Fino a quel giorno durante gli esami in cui un collega ha parlato della partita del giorno prima in cui l’Italia aveva vinto, e la collega di matematica fa “ah, ma io non tifo mica per l’Italia, io faccio il tifo per la Germania”. Ah sì? E allora sai cosa ti dico? Adesso mi metto a fare il tifo per l’Italia, alla tua Germania gli si va in culo (sì: gli), e si vince il mondiale. E così è stato.
2006
E adesso constato che i miei poteri sono talmente tremendi che a dodici anni di distanza, senza neanche doverci pensare, sono riuscita a far buttare fuori la Germania un’altra volta.

Niente, poi c’è questa canzone strepitosa, che mi dà una carica tale che ascoltandola potrei fare i cento metri in quattro secondi e mezzo, senza neanche dovermi sforzare granché. E poi c’è che a cinquantatre anni da quando ho giocato l’ultima volta, basta che mi capiti di passare vicino a dei ragazzini che giocano a calcio e gli scappi la palla e mi arrivi davanti ai piedi, che i piedi si muovono da soli a colpirla, non mi posso proprio trattenere.

Ecco, ho finito. Magari, se mi gira, ci ritorno su fra quattro anni.

barbara

VECCHIE SIGNORE A CONFRONTO

Io ho sessantasette anni e tre mesi e mezzo, lei ha sessantasette anni e nove mesi. Io ho i capelli grigi, lei no. Io ho diverse rughe intorno agli occhi e intorno alla bocca, lei no. Io ho le labbra un po’ assottigliate dall’età, lei no. Io ho le orrende, famigerate rughe del sonno sopra il labbro superiore (ben tre!), lei no.
iorughesì
berterugheno
barbara

L’ODISSEA DELLA AQUARIUS

Rimasta per otto giorni in balìa delle onde, otto lunghissimi, interminabili giorni, col suo tragico carico di vite umane sofferenti, affamate, incerte del proprio futuro. Poi, arrivata a Valenza, scarica il carico e in un giorno ritorna in Libia. Un giorno? Un giorno. E adesso voi, lo so, voi che siete maligni e perfidi e malvagi e tanto altro ancora che adesso non sto a scrivere se no ci faccio mattina, voi, dicevo, penserete male: perché ci ha messo così tanto? Avrà mica perso tempo apposta per creare l’emergenza? Per alzare la temperatura del dramma? Per dare tempo a qualche passeggero di crepare in modo da fare contento il signor Edoardo Albinati, di professione “buono”? NOOO!! Niente di tutto questo! Ve l’ho detto che siete cattivi e poi ancora cattivi e malpensanti! E adesso vi faccio sbugiardare di brutto dal signor David Puente, di professione sbufalatore, che abbiamo già avuto l’onore di incontrare.

«Perché la nave Aquarius ha impiegato diversi giorni ad arrivare a Valencia? Il motivo principale era maltempo, il quale ha imposto ad una nave con a bordo centinaia di vite di seguire una rotta più sicura costeggiato la Sardegna, la Corsica e la Francia meridionale. Il 14 giugno si parlava di “onde fino a 4 metri e vento a 35 nodi“.» [che meraviglia quel “centinaia di vite”, eh? Che umanità! Che poesia!]

Ecco perché, razza di delinquenti che non siete altro, che vedete il male perché avete il male negli occhi: c’era maltempo! C’erano le onde! Ha dovuto cambiare rotta! Tipo che devo andare da Rimini a Milano ma fra Modena e Parma l’autostrada è inagibile e anche la strada statale e anche tutte le strade intorno perché c’è nebbia, e allora vado su fino a Verona e poi da lì a Milano, e invece che 3 ore e 12 ci metto 25 ore e 36 (sì, lo so, Percorsi Michelin dice che ci dovrei mettere 5 ore e 02, ma Michelin è pagata da Salvini e dalle multinazionali e dai Poteri Forti e dalle Banche – e non fatemi dire chi c’è dietro alle banche). Dice, ma che onde erano? Onde teribbbili, ve l’ho già scritto là sopra, da tre a quattro metri, dice, e vento a 35 nodi, ossia un po’ meno di 65 chilometri all’ora, ossia mare forza 5. Questo per esempio è un mare forza 10, con onde alte 15 metri e oltre e vento oltre i 100 Km/h

L’imbarcazione tiene botta, nonostante le onde alte quattro volte tanto e il vento a velocità quasi doppia, e nonostante sembri, da quello che si può vedere, ben altra cosa che una rompighiaccio di 70 metri, ma se vi dico che il mare era impossibile vuol dire che era impossibile, e smettetela di tentare di contraddirmi, per la miseria! Che poi c’era anche la benemerita Medici Senza Frontiere, quella che generosamente cura gli ultimi della terra in ogni parte del mondo (come? In cambio chiedono sesso? Dai, non ci posso credere! Loro?! Proprio loro così per bene da avere sposato in toto la causa palestinese – MEDICI SENZA FRONTIERE – e dichiarato guerra a Israele?! No, non ci posso davvero credere. Poi comunque la ONG ha detto che ha bisogno di maggiori informazioni per avviare indagini: e io ingenua che credevo che le indagini servissero per raccogliere informazioni, vedete un po’ che torda che sono!) e anche loro dicono che c’era un mare spaventoso, e quindi smettetela di fare del complottismo da quattro soldi. Che poi per smentire le vostre subdole ipotesi basta dare un’occhiata al tragitto di ritorno della Aquarius:
ritorno Aquarius
da Valenza alla Libia è tutta discesa! Eccerto che ci mette molto meno che all’andata tutta in salita, razza di allocchi che non siete altro!

barbara

E FINALMENTE SCOPRIRONO I PRESERVATIVI

I palestinesi, dico. Dopo avere tentato di sfondare in decine di migliaia il confine di Israele al fine dichiarato di fare strage degli abitanti dei villaggi e kibbutz nei pressi del confine e averci un tantino rimesso le penne; dopo avere bruciato decine di migliaia di pneumatici, coi quali si sono asfissiati in primo luogo loro, oltre all’immane disastro ambientale che hanno provocato; dopo avere bruciato ettari ed ettari di terreni coltivati israeliani inviando aquiloni con appesi ordigni incendiari, adesso hanno, come dicevo, finalmente scoperto i preservativi,
preservativi 1
che una volta gonfiati diventano palloncini, sono molto più facili e veloci da approntare, e volano anche meglio;
preservativi 2
preservativi 3
in un solo giorno, alla fine del Ramadan, sono arrivati a lanciarne fino a cinquemila. E ora guardate questa foto: lo riconoscete?
cormorano Iraq
È il cormorano iracheno imbrattato di petrolio la cui immagine ha fatto il giro del mondo, mostrata su tutti i giornali, in tutte le televisioni, diventato l’icona di quella guerra, l’emblema delle devastazioni provocate. E questa la riconoscete?
garzetta Israele
No, vero? Probabilmente non l’avrete neppure mai vista. Questa è una garzetta israeliana, in cerca di un cibo che non troverà, perché tutto il suo habitat è stato devastato dagli incendi appiccati grazie ai suddetti preservativi. Come scrive Giulio Meotti, “Le bombe incendiarie si accendono quando atterrano sul lato israeliano del confine con Gaza. 412 roghi hanno colpito i campi agricoli israeliani e le aree protette. Almeno un terzo della terra di Israele lungo il confine ha subito ingenti danni. Colture alimentari che avrebbero potuto nutrire migliaia di persone, le attrezzature per l’irrigazione e il sostentamento degli agricoltori, tutto è andato in fumo. Centinaia di tacchini nel Kibbutz Ein Hashlosha sono stati soffocati a morte, riempiendo l’aria del fetore della carne bruciata. Eucalipti, pini e foreste, ogni albero piantato a mano cinquant’anni fa nella periferia di Gaza sono ora moncherini anneriti. Oltre 40 alveari sono andati in fiamme vicino a Tel Gama.” Guardiamola, dunque, questa immane devastazione
bruciato 1
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bruciato 6
bruciato 7
e diamo un’occhiata anche a queste altre immagini, che ci mostrano gli stessi scorci ora e nel recente passato.
prima dopo 1
prima dopo 2
prima dopo 3
prima dopo 4
Chiudo con un augurio: che a chi ha provocato questa catastrofe, non per impossessarsi di qualcosa, ma solo per l’esaltante piacere di distruggere, ritorni tutto con ampi interessi.

barbara

E PER RESTARE PIÙ O MENO IN TEMA

Ecco il Grande Divulgatore che si è arricchito con le sue straordinarie rivelazioni scientifiche.

E qui in un’altra indimenticabile performance.

Che poi quello che mi sconvolge non è neanche lui; ognuno, dopotutto, sceglie la forma di prostituzione che più gli si confà: c’è chi sceglie di esercitarla affittando parti del proprio corpo – che secondo me è, fra tutte le possibili forme di prostituzione, la più onesta, la più pulita, soprattutto la più innocua – e chi vendendo bufale stratosferiche, balle mastodontiche, colossali prese per il culo. No, quello che mi sconvolge è tutta quella massa che si accoppa dalle risate, che applaude entusiasta. La stessa accorsa più tardi in piazza in folle oceaniche a gridare vaffanculo, che secondo me l’ispirazione l’ha presa dalle litanie lauretane, avete presente? Sancta Maria – ora pro nobis, Sancta Dei Genetrix, – ora pro nobis, Sancta Virgo virginum – ora pro nobis… Ecco, così: le banche – vaffanculo, i pregiudicati al governo – vaffanculo, i finanziamenti ai partiti – vaffanculo, i poteri forti – vaffanculo, le multinazionali – vaffanculo. Che se vi andate a rivedere qualche vecchio filmato sono praticamente identici alle folle oceaniche di piazza Venezia DU-CE-DU-CE, a quelle del Lustgarten a Berlino, SIEG HEIL, pronte a seguire il padrone che grida più forte. A partire da quello che dice che i vaccini sono un’emanazione di satana.

barbara

VACCINI IN FAMIGLIA

La mia, intendo. Quello che segue è un post di mia cugina.

Vorrei dire ai genitori antivaccini che se mi piglio il morbillo la varicella e simili perché non hanno voluto vaccinare i figli, io che non ho ricevuto il vaccino da bimba perché non esisteva e che non ho avuto nessuno malattia infettiva nonostante i ripetuti contatti alle scuole e che non posso vaccinarmi perché cardiopatica visto che adulti i rischi sono maggiori… Beh sappiate che verrò a casa vostra a ringraziarvi personalmente e non ne sarete felici… Ah se tra le mie amicizie ci sta qualche intelligentone contrario ai vaccini mi levi serenamente l’amicizia.

io sono per le vaccinazioni obbligatorie, a parte i casi in cui sia sconsigliato, se ad esempio tuo figlio si prende la varicella e contagia il mio che magari ha un qualche problema e muore io vengo da te e ti butto in Brenta con buona pace della mia coscienza

Ah e vorrei aggiungere che i figli sono vostri fino a che li tenete a casa, quando escono sono figli della società perché è lì che vivono e in quanto tale seguono le sue leggi cioè quelle sociali e il vaccino è una di queste

Perché una cosa in comune sicuramente l’abbiamo: quando ci incazziamo sono cazzi acidi per tutti. E poi andate a leggere questa storia allucinante.

barbara

LE NAVI, I “MIGRANTI” E IL DIRITTO INTERNAZIONALE

Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.

1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).

2. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.
Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

3. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.

4. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.

5. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.
Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).

6. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.
Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.

Augusto Sinagra

Ecco, non mi sembra vi sia altro da aggiungere.

barbara

FRANCHEZZA

Ci avete fatto caso? Ci sono persone estremamente franche, che quando ritengono che tu abbia detto o fatto qualcosa di criticabile, te lo dicono dritto in faccia, educatamente ma senza sconti. E ci sono persone che si vantano di essere estremamente franche: sono quelle che usano chiamare franchezza la propria arroganza e maleducazione; sono anche convinte, queste persone, che noi chiamiamo “cattivo carattere” la loro franchezza. Si sbagliano: noi chiamiamo cafoneria la loro cafoneria, semplicemente, perché noi siamo abituati a chiamare, in tutta franchezza, le cose col loro nome. Hanno anche la curiosa abitudine, queste bizzarre persone, di chiamare opinioni le proprie apodittiche affermazioni – non importa quanto deliranti e fuori dalla realtà – e provocazione e polemica ogni obiezione argomentata, vantandosi (si direbbe che la vanteria sia il loro marchio di fabbrica) di “farseli rimbalzare” perché loro – eh! – sono superiori a tutte queste meschinità. La loro fortuna è che si ritrovano sempre intorno un numero sufficiente di cicisbei che gratificano il loro smisurato ego dando loro ragione, qualunque puttanata gli giri per la testa di esternare.
Niente, così, solo un paio di osservazioni sparse, giusto per fare due chiacchiere.

barbara

PRIMA DI TUTTO VENNERO A PRENDERE GLI ZINGARI

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari…” Ed abbiamo detto tutto. Non c’è altro da aggiungere.

Questo è l’articolo di ieri di un signore molto dalla parte giusta, molto buono, molto attento al rispetto dei diritti umani… Uno di sinistra, insomma. Bene, ora che questo dotto signore ci ha ricordato la bellissima e intensa poesia-denuncia di Martin Niemöller, andiamo a leggerla per intero.

Zuerst holten sie die Kommunisten;
ich schwieg, denn ich war kein Kommunist.
Dann holten sie die Juden;
ich schwieg, denn ich war kein Jude.
Dann holten sie die Gewerkschaftsmitglieder unter den Arbeitern;
ich schwieg, denn ich war kein Gewerkschafter.
Danach holten sie die Katholiken;
ich schwieg, denn ich war Protestant.
Schließlich holten sie mich,
und da war keiner mehr, der für mich hätte sprechen können.

Tranquilli, ora ve la traduco.

Prima vennero a prendere i comunisti;
io tacqui, perché non ero un comunista.
Poi vennero a prendere gli ebrei;
io tacqui, perché non ero un ebreo.
Poi vennero a prendere i sindacalisti fra i lavoratori;
io tacqui, perché non ero un sindacalista.
Poi vennero a prendere i cattolici;
io tacqui, perché ero protestante.
Infine vennero a prendere me,
e  non c’era più nessuno, che potesse parlare per me.

Notato qualcosa? Già, nel testo di Niemöller, gli zingari non ci sono. Né prima di tutto né seconda di tutto né terza di tutto: NON CI SONO. Il signor “Davide Assael, ricercatore”, come si firma, ha strumentalizzato il pastore Niemöller, un antinazista che ha pagato le sue scelte con otto anni di campo di concentramento – un antinazista e antifascista vero, voglio dire, non uno da tastiera – e ha strumentalizzato, in nome della sua malsana ideologia (dato che loro si ritengono qualificati a giudicare, etichettare e condannare le mie idee, non vedo perché io non dovrei sentirmi libera di fare altrettanto con le loro ideologie), anche gli zingari, infilandoli a tradimento là dove non sono mai stati.

Ma il censimento, dice. ? Censimento? Noi ne abbiamo uno ogni dieci anni. Prima un gentile signore o una gentile signora veniva a casa nostra con un gigantesco fascio di fogli da compilare, adesso ci mandano via mail un’interminabile serie di schermate in cui depositiamo i nostri dati personali, e che lavoro facciamo, e in quale fascia si trova il nostro reddito, e quanto è grande la nostra casa, e quanti libri abbiamo e quali hobby abbiamo, e…

Sì va bene, ma con gli zingari è diverso, solo a quel fascioleghista di Salvini poteva venire un’idea del genere! Sicuri? Proprio sicuri sicuri sicuri? Ecco, io direi che
censimento
Sì, ma gli zingari vogliono SCHEDARLI!! Schedarli?! Ommioddio che orrore! Ma questa è una roba fascista, una roba nazista, l’anticamera delle camere a gas! Vero, tutto vero, assolutamente vero. Solo, ditemi, qualcuno mi saprebbe dire che cos’è questa cosa qui?
schedatura
E poi bisogna assolutamente leggere qui, dove c’è scritto parola per parola quello che penso io, a cui aggiungo il commento che vi ho lasciato: “Poi arriva qualche sciacallo che prende una signora molto anziana e molto disinformata, le dice guarda che vogliono fare delle leggi speciali per gli zingari come quelle che avevano fatto per voi, e lei prepara il suo discorsino strappalacrime, mi ricordo le loro baracche ad Auschwitz eccetera eccetera. Sarebbe stato opportuno contestarla con rispetto, ma contestarla era sacrosanto!”

barbara