A PROPOSITO DEL “CASO KAVANAUGH” (e dintorni)

Illuminanti sul caso Kavanaugh le parole di Candace Owens, giornalista conservatrice afroamericana:
“ATTENTION BLACK AMERICA:
The last time a mob of white liberals demanded that we believe women without due process, our ancestors were hung from trees
Under no circumstance should we allow this radical feminism to persist.”

[ATTENZIONE AMERICA NERA: l’ultima volta che una folla di bianchi liberals ha chiesto che si credesse alle donne senza un regolare processo, i nostri antenati furono impiccati agli alberi. Non dobbiamo permettere a nessun costo a questo femminismo radicale di andare avanti]

Questo commento è stato lasciato al post di Niran Ferretti, che posto qui di seguito.

RESISTERE

Mentre i cacciatori democratici di teste in USA, gli stessi che mandavano al rogo le streghe a Salem nel 1600, chiedono la testa di Bret Kavanaugh, accusato dopo 35 anni di avere cercato di abusare quando ne aveva 17 della 15enne Christine Blasey Ford, qui in Italia, Matteo Renzi invoca la “resistenza civile” contro il governo in carica. Lo diceva già Francesco Saverio Borelli all’epoca di Mani Pulite, “Resistere, resistere, resistere”.
LORO, sanno resistere. Resistono all’avanzata cupa e nera della destra, dei sovranisti, dei disarticolatori delle regole civili, e come fanno a resistere? Montando casi inesistenti, ricorrendo alle procure, cercando in tutti i modi di sovvertire il voto popolare. Lo fanno in USA, dove Donald Trump, da quando è stato eletto presidente è braccato senza sosta da chi cerca di incastrarlo con questo e quell’altro scandalo, succede in Israele dove la sinistra cerca di disarcionare il maggiore statista israeliano degli ultimi trent’anni per via giudiziaria, succede in Italia dove Matteo Salvini viene indagato per sequestro di persona relativamente al caso della Diciotti, succede in Francia dove i virtuosissimi giudici di Nanterre intimano a Marine Le Pen di sottoporsi a una visita psichiatrica per avere postato nel 2015 via Tweet, immagini di corpi decapitati dall’ISIS.
Intanto, alla UE, viene “processato” Viktor Orbàn per i suoi metodi spicci e poco liberali non in sintonia con lo spirito illuminato e illuminista dell’Unione Europa che da decenni sostiene a spada tratta l’Autorità Palestinese, finanzia ONG anti-israeliane, sostiene il boicottaggio dei prodotti che escono dalla Cisgiordania, e tenta in tutti i modi di fare buoni affari con un regime criminale come quello iraniano che ha nella dichiarata distruzione di Israele uno dei suoi capisaldi ideologici.
Sì, bisogna resistere, ma contro di loro, i talebani progressisti convinti di essere i padroni della Storia e di avere dalla loro la Verità. Stanno perdendo terreno dopo decenni di egemonia culturale e hanno paura perché il vento sta soffiando in un’altra direzione. Lo vedremo presto anche in Germania, la Germania di Mama Merkel che si prostra a Erdogan a Colonia e ha cercato di imporre all’Europa dell’Est i migranti musulmani, ma Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia le hanno fatto il gesto dell’ombrello.
Sì bisogna resistere a settanta anni di marxismo culturale e fare in modo di resistere con forza, determinazione e soprattutto con i fatti come sta facendo egregiamente Donald Trump.

Sempre di Niram Ferretti il più recente articolo che segue.

DICIASSETTE ANNI

“They destroy people, they want to destroy people” ha detto Donald Trump a proposito del caso Kavanaugh, durante un rally a Southaven, Mississipi, e ha sottolineato come sia assai difficile oggi essere un giovane maschio negli USA.
Sull’onda dell’isteria flagellatrice del movimento talebano Metoo# ogni maschio è colpevole fin tanto che dimostri di essere innocente.
Trentasei anni fa, il giudice Bret Kavanaugh avrebbe molestato, quando aveva 17 anni, ripetiamolo DICIASSETTE ANNI, una ragazza di 15, durante una festa liceale. Non l’avrebbe violentata, no, l’avrebbe molestata. Si era bevuto un po’ di birra.
Per questa “accusa” che in Italia e in ogni paese mediterraneo farebbe ridere tutti a crepapelle, Bret Kavanaugh è stato messo alla pubblica gogna, il suo nome infangato come se fosse a capo di un racket di pedofili, la sua famiglia messa a dura prova. E tutto questo perché? Perché Donald Trump ha osato sceglierlo in merito al suo curriculum esemplare, come giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. E improvvisamente il passato è tornato come una tegola per colpire il giudice. Singolare eh?
Tempi difficili. A Marine Le Pen viene chiesto di sottoporsi a perizia psichiatrica per avere postato foto di corpi decapitati dall’ISIS, il giudice Brett Kavanaugh viene trascinato nel fango perché 36 anni fa, quando era un adolescente, avrebbe molestato una quindicenne.
Ora aspettiamo altre accuse. Forse quando aveva nove anni Kavanaugh ha giocato al dottore con una bambina. Forse sì.
Aspettiamo che quella bambina si faccia avanti.

E hanno il coraggio di parlare di giustizia a orologeria per Riace (quando si dice la faccia di bronzo!)

Quanto alla memoria della “molestia” che si risveglia dopo un tempo da far mangiare la polvere all’asietta nostra, non mi metto neanche a commentarlo, tanto è delirante. (dite che ci starebbe troppo male un sonoro: chi ti paga?)

barbara

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