AL POLITECNICO SALE IN CATTEDRA LA CIARLATANERIA

L’Università non può voltare le spalle a Galileo

di Andrea Grignolio e Roberto Defez

Cosa vuole fare, davvero, la società occidentale nei confronti delle fake news? Può sembrare una domanda ovvia, ma non è così e crediamo che in gioco ci sia l’idea stessa di democrazia. Partiamo da due fatti, accomunati dall’ingresso di pratiche magiche e pseudoscientifiche nelle più alte istituzioni scientifiche italiane. Inizieranno nelle prossime settimane in circa metà delle 50 università italiane i Master post-laurea di I e II livello in Omeopatia e Medicine Complementari (o alternative) per medici, farmacisti e personale sanitario. E il Politecnico di Milano, cuore pulsante dello sviluppo tecnico scientifico del paese, il 16 e 17 novembre ospiterà, partecipandovi, il “35° Convegno internazionale di agricoltura biodinamica”. Analizziamo ora i fatti. Al di là dell’autosuggestione, di ciò che tecnicamente è effetto placebo, l’omeopatia non ha mai dimostrato alcuna efficacia, cosa indiscutibile visto che persino le analisi chimico-spettrografiche confermano che nei preparati omeopatici non v’è alcun principio attivo, ma solo acqua e zucchero.
Inoltre, nell’ultimo decennio ben tre enti scientifici internazionali, britannico (2010), australiano (2015) ed europeo (2017), hanno decretato l’inefficacia dell’omeopatia, valutando centinaia di articoli scientifici che analizzavano gli effetti sui pazienti. Perché dunque dopo un corso di laurea di 6 anni, con duri esami di fisica, chimica e metodologia clinica, agli studenti viene insegnata una teoria che contraddice tutte le conoscenze sino a quel momento acquisite, come, ad esempio, la credenza nella “memoria dell’acqua” o che shakerare un preparato omeopatico lo “dinamizzi”?
Al Politecnico si parlerà invece di come “irradiare la vita” dalle corna di una vacca, anzi di più, perché dalle corna si “irradia astralità”. Siamo nei fumi delle pratiche esoteriche nate in Austria dove Rudolf Steiner ispirò l’agricoltura “biodinamica” con solo otto lezioni tenute nel 1924. Più tardi le teorie di Steiner saranno accolte da gerarchi nazisti come Walther Darrè e Rudolph Hess. Così le corna di una vacca che abbia partorito almeno una volta vanno riempite di letame e sotterrate per un lungo inverno a Pasqua diventeranno fertilizzante: questo è il “preparato 500”. [La vacca ha le corna al fine di inviare dentro di sé le forze formative eterico-astrali, che, premendo verso l’interno, hanno lo scopo di penetrare direttamente nell’organo digestivo. Proprio attraverso la radiazione che proviene da corna e zoccoli, si sviluppa molto lavoro all’interno dell’organo digestivo stesso”. Rudolf Steiner]
Duecento grammi di letame stagionato per un ettaro di terreno, la superficie grande come due campi di calcio. Poi si usano anche i crani di animali domestici per contenere corteccia di quercia (preparato 505), oppure vesciche di cervo maschio riempite di fiori di achillea appese al sole della prima estate (preparato 502). Sorprende che siano presenti al convegno esperti di estetica del paesaggio, che forse sapranno meglio disporre le vesciche dei cervi nei campi biodinamici. Strabilia la presenza di intellettuali come Gad Lerner [vi strabilia perché non conoscete Gad Lerner, cari estensori! ndb] e ci auguriamo che tutti i relatori si documenteranno bene prima di mettere il proprio nome in calce a un simile evento.
Quali conclusioni trarre da questi due casi? Innanzitutto, è auspicabile che tutti i centri di ricerca e le istituzioni continuino a tenere la schiena dritta. Sulla frode Stamina, per esempio, se è vero che pochi ospedali accettarono le infusioni, confondendo colpevolmente l’opinione pubblica, tutti gli altri si rifiutarono, dimostrando rispetto per la medicina basata sulle prove, un alto senso civico e la presenza di comitati etici degni di questo nome. Sul caso della cosiddetta “agricoltura biodinamica”, la schiena dritta l’ha tenuta nel 2016 l’Università Bocconi – che tra l’altro non è un centro di ricerche tecnico-scientifiche – ospitando un convegno di biodinamica senza sapere che si trattasse di fake news pseudoscientifiche, e poi scusandosi ufficialmente, con una pubblica dichiarazione, proprio al Foglio, in cui il rettore dichiarava che non sarebbe “mai più accaduto”. In secondo luogo, capiamo che una delle strategie del marketing della biodinamica è quella di vendersi per quello che non è, ovvero confondendosi con l’agricoltura a basso impatto ecologico (che invece usa tecniche altamente innovative e scientifiche, tra cui gli Ogm).
Uno specchietto per le allodole, dunque, per farsi ospitare in consessi scientifici, che ingenuamente cadono nella trappola, con la conseguente logica parassitaria per cui chi offre gli spazi (ai ciarlatani) perde la faccia, mentre chi viene ospitato si fregia di un accreditamento scientifico. Con il terzo punto, vorremmo infine rispondere alla domanda da cui siamo partiti. Fake news, o “bufala”, è oggi una delle parole più inflazionate: le vengono tributati ampi spazi nei principali tg, incontri nei principali festival scientifici, corsi e lezioni nelle università. Il che è un bene, perché si dice, giustamente, che la confusione tra fatti e opinioni porta verso derive populiste come la vagheggiata democrazia diretta (dove uno vale uno), verso forme demagogiche volte al dominio della paura sulla politica. Si dice che le fake news tribalizzano i cittadini, rinforzano cioè il “ragionamento motivato” che enfatizza l’identità e l’adesione al gruppo sociale, mettendo a repentaglio persino i rapporti diplomatici tra le nazioni, la tenuta dell’Unione europea e dei rapporti atlantici.
Ebbene, chi può reagire a queste spinte se non le istituzioni scientifiche? E come spiegare ai cittadini che, nei luoghi delle scienza, il lunedì si insegna la genetica vegetale e il giovedì la biodinamica sul sotterramento durante il plenilunio di corna e letame? Se le istituzioni scientifiche non tengono la barra a dritta, quali saranno le alternative? La fase storica attuale ci suggerisce che l’estensione del fenomeno è impressionante e ben diversa dal passato con i suoi isolati casi di propaganda, complotti e frodi. Occorre reagire fermamente, l’argine è colmo, a farlo cedere saranno simili tentennamenti istituzionali, che finirebbero per favorire l’opzione alternativa: entrare nell’epoca dei post-fatti.
Ma allora, per coerenza, i rettori dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e decidere che il confine tra dati e opinioni non esiste più, che le università debbano essere al passo con i tempi della realtà post-fattuale, aprire le porte a biodinamica, omeopatia e terapie di non comprovata efficacia, e che l’avventura scientifica nata cinquecento anni fa con Galileo è stata molto utile, a tratti entusiasmante, ma oggi è diventata un fardello ingombrante, specie per certa politica, a cui è preferibile la fiction della post-verità.

Andrea Grignolio – Università Vita-Salute S.Raffaele e CNR-ITB
Roberto Defez – CNR Napoli

Per coerenza mi aspetto, nel prossimo futuro, presso le migliori facoltà di medicina, convegni e corsi di laurea e prestigiosissimi master in scienza delle scie chimiche, diagnosi clinica mediante pendolino, cristalloterapia, chiromanzia, analisi comparata dei braccialetti energetici, proprietà terapeutiche del bicarbonato, tecniche di svaccinazione per guarire dall’autismo… Appena mi viene in mente qualche altra scienza fin qui colpevolmente trascurata da lobby medica, BigPharma e compagnia cantante, torno qua e la aggiungo.
Grazie per l‘attenzione e buona giornata a tutti (e buona notte a me).

barbara

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  1. Sono d’accordo su quasi tutto il tuo post ma debbo differite sull’esistenza delle scie chimiche (anche se non credo alle cavolate che vengono loro attribuite) perche’ e’ innegabile che i gas scaricati da motori a combustione degli aerei inquinano l’aria, e che vengono rilasciati in logo, ergo creano scie di particole chimiche, cosi’ come le navi creano scie cinetiche.

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    • Anch’io sono convinto che i reattori lascino una scia. Fin da bambino ho visto quelle scie bianche. Da grandicello, ho imparato che, se non venisse bruciato carburante dai reattori, non ci sarebbero neanche le scie. Più tardi, avendo visto molte scie, e avendo studiato chimica al liceo, ho convenuto che le scie non si produrrebbero in assenza di una reazione chimica. Verso la trentina, ho fatto cortocircuito lessicale e le ho chiamate scie chimiche. A quel punto, mi sono presentato al Politecnico di Milano, e ho spiegato all’usciere che volevo una cattedra in scie chimiche. Purtroppo, l’usciere mi ha cacciato con espressioni che non voglio qui ripetere. L’università è un posto per raccomandati: questa è la verità.

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      • Non so chi abbia ideato la risposta, ma nell’ambiente dei veri appassionati di aviazione (e dei piloti soprattutto) è nato il termine di risposta scie cOmiche, immagino perchè se si sa qualcosa di aerei e contemporaneamente si leggono le boiate attribuite alle loro scie, viene da ridere.
        Una delle poche cose che non ho sentito attribuire alle scie degli aerei è la ricrescita dei capelli di Berlusconi.

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    • Certo che quelle scie contengono “particole” (e se le chiamassimo molecole? Cosa ne dici?) chimiche: esattamente come il tuo corpo e la mela che mangi e il coltello che usi per tagliarla e l’acqua in cui fai ginnastica e la vasca che la contiene e la terra su cui posi i piedi e… qualunque altra cosa esistente nell’universo. Le molecole delle scie bianche che vedi, in particolare, contengono una molecola di ossigeno e ben due di idrogeno: il famoso monossido di diidrogeno.

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  2. Quanto alla biodinamica non tutte le operazione che descrivi sono richieste per chiamare un prodotto biodinamico.

    Steiner era il solito psicopatatico (sic) psicopatico per la patata (vedi anche in altro contesto “patafisica” ma ha anche detto qualcosa di vero; ho ripetuto con successo i suoi esperimenti d’influenza di onde elettromagnetiche sulla crescita delle piante.

    La polluzione elettromagnetica e’ una cosa seria ed anche quella dello spettro luminoso, visibile o meno, sono provate nonostante I’ll costoso offuscamento dei relativi inquinatori (idem per tabacco, alcool, idrocarburi, gioco d’azzardo, OGM…)

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    • Il convegno previsto al politecnico tratterà quella cosa lì: corna di vacca con due etti di letame tenuti sotto terra durante l’inverno per fertilizzare un ettaro di terra. Altre eventuali patacche che vadano sotto il nome di biodinamica non riguardano il tema in questione. Sul fatto che uno che si immagina una roba di questo genere sia psicopatico non credo sia necessario spendere parole.

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    • No, la polluzione elettromagnetica non è una cosa seria. Si tratta di radiazioni non ionizzanti, di parecchi ordini di grandezza inferiori a quelle che ci arrivano dal sole (non del tutto deflesse dalla fascia di Van Allen).

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      • Grazie. E’ esattamente quello che ho pensato anch’io, a naso, per puro buonsenso, ma non avendo specifiche competenze in materia, per non rischiare di dire puttanate ho preferito aspettare che provvedesse qualcun altro. E’ che sono delle belle parole lunghe, roboanti, che riempiono bene la bocca e fanno impressione: credo che sia solo per questo che le vedi cinofallicamente sparate ovunque. Più o meno come quella mia compagna di liceo che in autobus alle otto di mattina, tra operaie con la quinta elementare e commesse con la terza media, si metteva a disquisire ad alta voce di esametro dattilico e tetrametro trocaico catalettico.

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  3. Pingback: CARA SENATRICE TAVERNA | ilblogdibarbara

  4. Cara Barbara, vulgus vult decipi. Perché non mettere a frutto questa cosa, per una serena vecchiaia? Possiamo mettere su un bel sito per “curare con i cristalli”, mi affido a te per un corposo contributo di cabala / numerologia ebraica, io ci metto un po’ di fuffa alla voce “neuroscienze”. Vendita sassi (qui se ne trovano parecchi) a cento euro a pezzo, io ho già l’account su paypal.

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    • Fantastico! Ovviamente tu metti in bella vista laurea in medicina e specializzazione, io le esperienze di lavoro in Africa, che dà sempre quel particolare tocco in più.
      L’unico problema, per quanto riguarda il discorso generale, è che il Politecnico non dovrebbe essere esattamente il vulgus.

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      • Sì, raccolgo l’obiezione, ma devo precisare che buona parte della Neurofuffa viene dalle più prestigiose Università del New England; d’altra parte la bufala del riscaldamento globale antropogenico viene nientemeno che dalla NASA (lo studio originario tarocco è della fine degli anni ’80). E c’è una spiegazione: le Università, e il Poli di Milano è probabilmente la migliore d’Italia, vanno dove le donazioni sono più generose: è evidente che la fuffa biodinamica tira parecchio, economicamente.

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        • È più comodo occuparsi del riscaldamento globale piuttosto che fare ecologia con olio di gomito, per esempio controllando i boschi californiani.

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        • Erasmo, se Lei mette le musichette di fondo – lo so, deve farsi piacere la New Age, e non è facile – può contribuire al successo della tru.. dell’ impresa.

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