A PROPOSITO DELLE DUE RAGAZZE

violentate e decapitate in Marocco, rubo ancora una volta, anzi, ancora due volte, la parola a Giulio Meotti

Ho appena visto il video della decapitazione delle due ragazze scandinave in Marocco. L’umanità ha una tendenza naturale ad abituarsi alle peggiori atrocità. E in quindici anni di giornalismo ne ho visti tanti di macellamenti simili: soldati americani, fedeli cristiani, giornalisti ebrei… E non ho mai abbassato lo sguardo di fronte a questa terribile Gorgone jihadista. Ho letto ogni dettaglio di come hanno evirato gli atleti israeliani a Monaco ’72 e hanno fatto bere la pipì ai bambini di Beslan prima di ucciderli. Ma con il video delle due ragazze non ce l’ho fatta e ho tolto l’audio, dopo aver sentito le prime urla mentre le staccavano la testa, facendo fatica con l’osso del collo. Sarà irrazionale, ma con una donna è diverso. Neppure ai maiali i contadini di una volta, delle mie terre, impartivano una morte simile. Nel video si vede una ragazza sola, a terra, in mutande, con una maglietta, nelle mani di un branco di animali. Pensavo ai loro genitori mentre scorrevano le immagini. Non c’è molto da commentare. Se non sperare che i loro assassini vengano trovati e uccisi. E che l’Occidente, cui è rivolto quel video, capisca una volta per tutte che non è possibile negoziato, debolezza o codardia con l’ideologia di chi fa questo, ma soltanto la guerra.

Io ho visto quello di Daniel Pearl, che doveva essere pesantissimamente drogato e non ha avuto alcuna reazione. Poi non ne ho visti altri. È bene che qualcuno abbia il coraggio – lo stomaco, più che altro – di farlo, ma quella non sono io. Quanto al post di Giulio Meotti, concordo pienamente con la conclusione: contro questa barbarie c’è solo la guerra. E aggiungo questa sua ulteriore riflessione.

Ieri notte ho fatto un sogno. Ero un estremista islamico che pensava fra sé e sé: “Strani questi occidentali. Ci siamo schiantati con gli aerei nei loro grattacieli a New York; li abbiamo macellati nei teatri e nei ristoranti di Parigi, nei treni di Madrid, negli autobus e nella metro di Londra, nelle strade di Nizza e Stoccolma e Berlino e Barcellona, all’aeroporto di Bruxelles, nei centri ebraici di Tolosa e Roma, negli alberghi di Mumbai, nelle spiagge di Sousse e Sharm; abbiamo ucciso i loro vignettisti e li abbiamo costretti a non disegnare e a scrivere più nulla; abbiamo messo in fuga i loro ebrei; abbiamo portato in tribunale i loro scrittori; abbiamo costretto a girare sotto scorta i loro giornalisti; abbiamo trasformato i loro mercatini di Natale in bunker; abbiamo violentato le loro donne a Colonia; ne abbiamo cacciato i fratelli cristiani dalle terre di origine; abbiamo cambiato i connotati di alcune loro bellissime città facendole assomigliare alla nostra casbah e riempiendole di denaro e moschee e veli e spose bambine e mutilazioni genitali e delitti d’onore; abbiamo pure fatto a pezzi due loro ragazze in Marocco. Sono vent’anni che diamo loro la caccia, che li sbraniamo, che li attacchiamo per quello che sono ovvero giudeo-cristiani-illuministi. Abbiamo ucciso non so quanti dei loro bambini. Li abbiamo costretti a togliersi anche le scarpe prima di salire su un aereo. Ma questi occidentali ancora non hanno capito e continuano a dire che è solo colpa loro, il petrolio, il razzismo, Guantanamo, la disoccupazione, le crociate, certi giornalisti cattivi, Israele, le guerre, che noi non conosciamo davvero l’Islam, che dobbiamo andare da uno psicologo e che tutto andrà bene, perché vogliamo tutti le stesse cose e che, comunque, non avremo mai il loro odio”. Poi mi sono svegliato. Non era un sogno. Era tutto terribilmente vero.

Credo valga la pena di ricordare ogni tanto le sagge e, temo, profetiche, parole di Mordechai Horowitz: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi…e se un giorno riusciranno a “realizzarsi”, noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi….».

Vorrei dire ancora due parole su questo insulso e sconclusionato articolo (pare che i giornali femminili stiano diventando sempre più insulsi e sconclusionati, oltre che inutili), che parte con condivisibili considerazioni sul prezzo che accade di dover pagare quando, in nome della libertà, si sceglie di viaggiare da soli in luoghi pericolosi, soprattutto quando si tratta di donne (e cita come esempio il caso di Pippa Bacca), per poi concludere polemizzando con chi richiama l’attenzione sul fatto che una maggiore prudenza non guasterebbe. Meno male che i giornali femminili ho smesso di leggerli da almeno un quarto di secolo.

Quanto a quelli che ci invitano a non generalizzare, a ricordare che dopotutto gli estremisti sono una minoranza, che l’islam moderato esiste, che non si può fare di tutta l’erba un fascio, che da noi è pieno di musulmani onesti che lavorano dalla mattina alla sera, che… potrà essere utile un’occhiata a questo
reazioni decapitate
barbara

  1. Barbara, se io facessi leggere questo articolo alle mie amiche dei vari corsi, sono sicura che mi prenderebbero per pazza (sì, l’islam moderato esiste, io conosco un musulmano bravo…!) o almeno mi guarderebbero con aria di grande compatimento, occupate come sono a scambiarsi auguri di pace, amore, accoglienza e via di seguito. Mi sembra difficilissimo che la maggior parte della gente riesca a capire veramente quello che sta succedendo. Non accade lontano, e siamo coinvolti tutti ma continuiamo ad illuderci che non ci riguardi.

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    • Giusto l’altra sera a una cena ho avuto una discussione con un tizio. Ha cominciato, parlando con qualcun altro, col fatto che noi per primi non rispettiamo le regole, come facciamo a pretendere che lo facciano gli immigrati. Poi è passato al fatto che il problema non sono gli immigrati dato che l’illegalità c’è prima di tutto fra di noi, per esempio trovami un barista che rilasci lo scontrino (barista italiano che non rilascia lo scontrino = nigeriano che violenta una ragazza poi la uccide poi la fa in venti pezzi poi la chiude in una valigia poi la butta via. Ah già, ma quello è uno solo mentre i baristi sono tanti). E a questo punto è stato chiaro che stava impartendo lezioni ex cathedra. Alla terza uscita del genere è intervenuta una signora facendo notare che c’è questo e che c’è quest’altro, e lui naturalmente col mantra che scappano da guerra e fame e a questo punto sono intervenuta anch’io. Beh, avresti dovuto vedere l’aria di compatimento con cui guardava me e l’altra, le due povere cretine che si sono lasciate fare il lavaggio del cervello da Salvini e compagnia cantante. Carino poi un altro che riteneva che effettivamente un controllo ci vorrebbe, però la trovata di Salvini di bloccare gli sbarchi ha peggiorato la situazione perché adesso vengono di nascosto (prima invece arrivavano col volo di linea e presentavano i documenti alla dogana). Niente, loro sono antropologicamente superiori e noi siamo antropologicamente inferiori, quindi fra noi c’è un abisso proprio.

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  2. avrei molto da scrivere (conosco piuttosto bene i luoghi e la gente di Imlil), ma adesso sono un po’ di corsa e mi limito ad un punto: nonostante quello che è stato scritto sui media italiani il famigerato video NON è stato confermato dalle autorità (neppure dai servizi danesi), ci sono delle discordanze nell’abbigliamento.

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      • rieccomi.
        Una cosa che in questo, come in casi analoghi, non mi piace è il modo di riportare le notizie nel modo più sensazionalistico e granduignolesco possibile.
        Le dure povere ragazze ad es. molto probabilmente non sono state violentate, e tra l’altro questo è uno dei motivi per cui le autorità si sono subito sbilanciate ad un movente terroristico (politico) e non hanno mai descritto il caso come “semplice” cronaca nera.
        Ho letto poi che le due si sarebbero comportate in modo “imprudente” andando da sole sull’Alto Atlante, in realtà è molto più difficile per delle donne essere non dico uccise ma anche solo molestate in aree rurali, dove vige una religiosità che per un europeo può sembrare (ed è) molto arretrata, estremamente patriarcale e dove le donne non hanno certo grandi opportunità al di là di far figli ed essere animali da soma (questa comunque è una generalizzazione, e le cose stanno cambiando anche lì). Questo significa che delle donne straniere, delle turiste, in giro da sole, non verranno prese a modello per l’educazione delle figlie, ma neppure che i maschi dei villaggi le considerino delle “prede legittime”, al contrario in una situazione del genere qualsiasi ragazzotto che si comportasse in maniera inappropriata avrebbe dei grossi problemi al villaggio (leggi: se la cosa non è troppo seria lo gonfierebbero come una zampogna, altrimenti…).
        Gli assassini infatti hanno ucciso le due ragazze nel cuore della notte, e poi sono immediatamente scappati (sono stati ripresi da telecamere di sorveglianza nei villaggi… eh, sì, sono posti tradizionali ma la tecnologia arriva ovunque) altrimenti li avrebbero sicuramente linciati.Gli assassini sono tutti cittadini, di Marrakech (anche se almeno uno è originario della regione di Agadir) sono saliti a Imlil per uccidere qualcuno, sono andati con una tenda immagino fingendosi pellegrini (credo ci sia un piccolo santuario in uno dei villaggi a monte di Imili), hanno visto le due (che erano in zona da 5 o 6 giorni) e hanno agito la notte stessa.
        Altra cosa che si legge è che erano in un posto isolato, cosa non vera perché l’Atlante è come le nostre montagne qualche generazione fa… le due avevano la tenda a poca distanza da un gruppo di case e da un alimentari!
        Gli assassini hanno agito quasi nell’unico momento in cui non c’è nessuno in giro, e rende anche meno probabile che abbiano “perso tempo” con violenza sessuale o a girare un video.
        Altra cosa imho da rilevare è la rapidità ed efficienza dei serivizi di sicurezza marocchini: il giorno dopo avevano già preso il capo del gruppo (e che nel 2013 era finito al gabbio perché arruolava soldatini per Daesh, si era passato qualche anno dentro e da un po’ era di nuovo libero), il giorno dopo gli altri 3 e poi altri 9 fiancheggiatori. Sicuramente il capo è stato interrogato in modo non eticamente appropriato, per usare un eufemismo, ed è facile che ad aspettarli ci sia la condanna a morte, che il Marocco non applica più dal ’93 ma che non escluderei per un caso di alto profilo come questo.
        E qui mi fermo che ho scritto una lenzuolata.

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