ANTISEMITISMO NELLA FASCISTISSIMA UNGHERIA

del fascistissimo Orban
ungheria antisem
(fonte) E questo è il fascistissimo aeroporto della fascistissima capitale della fascistissima Ungheria del fascistissimo Orban
aeroporto budapest
Qualcuno l’ha visto in qualche altro aeroporto europeo?

barbara

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    • è la percentuale rispetto al campione su cui si basa la ricerca: ” circa la metà (48%) degli intervistati hanno fatto esperienza diretta di atti di antisemitismo, contro il 75% del 1999″, lo trovi se clicchi sopra su “fonte” e in quella pagina su “leggi tutto” (l’articolo comunque non presenta solo luci nell’Ungheria di Orban).

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      • No, insisto che non significa niente. Sono diminuiti gli episodi dichiarati in certi ambienti, ma non c’è un totale generale. Inoltre, è a mio parere impossibile mettere a confronto le risposte di un campione di individui nel 1999 con uno nel 2017. Come era fatto il campione del 1999? Non si sa. E non si sa se le “percezioni ” vadano intese nello stesso modo, come pure si ignora se la classificazione di “episodi di antisemitismo” sia univoca.
        Inoltre, l’articolista non ha le idee chiare, perché confonde gli autobus con il mondo intero, e confonde la campagna anti-Soros con l’antisemitismo. Quest’ultima castroneria squalifica, da sola, tutto il servizio.

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        • Non sono d’accordo: gli ambienti presi in esame sono sostanzialmente tutti, e in tutti gli episodi di antisemitismo subiti dagli intervistati sono quasi dimezzati rispetto a 18 anni prima. La percezione aumentata potrebbe essere dovuta al fatto che vent’anni fa, usciti da poco dal grande silenzio dell’epoca comunista, le notizie e soprattutto le discussioni sul tema circolavano ancora poco. E non mi sembra che l’articolista o gli autori della ricerca confondano l’antisemitismo con la campagna contro Soros bensì, piuttosto, che la considerino come una possibile causa della percezione, da parte di alcuni, dell’aumento dell’antisemitismo.

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  1. Sono stato a Budapest nel 1983. A quel tempo, dire in pubblico “sono ebreo” significava rischiare di essere aggredito da qualche fanatico. Un amico mi confidò sottovoce di aver scoperto da poco le sue radici ebraiche e, insieme alla sua ragazza e a un numeroso gruppo di amici, partì alla volta di Haifa partendo da Brindisi, passando per la Grecia e Cipro. SI sentivano come dei pionieri 😀

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    • Da te però non me l’aspettavo, perché penso tu sappia di statistica. Io non dico che non siano vere le conclusioni, dico che nulla, nei dati, nei grafici e nell’articolo, prova che quelle conclusioni siano vere.

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        • Sulla medicina non credo di poter essere d’accordo: della medicina fanno parte diverse scienze esatte, dalla biologia alla chimica alla fisica alla biochimica ecc., ma la medicina di per sé non è una scienza esatta e non lo può essere perché fra la diagnosi scientificamente esatta (glicemia 160=iperglicemia) e lo stato di salute e l’eventuale terapia per recuperarlo c’è di mezzo l’incognita x che è l’individuo: uno presenta chiari sintomi di iperglicemia e va trattato farmacologicamente e dietologicamente (non credo che esista, ma ci capiamo lo stesso), un altro è perfettamente sano senza alcun sintomo di patologia in atto e quando la glicemia si stuferà di stare là sopra scenderà da sola senza alcun farmaco e senza alcuna variazione alimentare (il secondo caso non è un esempio a caso: sono io).

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        • La medicina é un ambito troppo vasto per rientrare tutta nell’ambito delle scienze: certamente la parte analitica lo é, dall’epidemiologia all’analisi biochimica (sempre entro i limiti della tolleranza metodologica). Quest’ultimi limiti metodologici si riflettono anche nell’applicazione delle terapie: a priori un medico non può sapere se un iperglicemia può essere corretta farmacologicamente o dieteticamente o da altro. Il medico si deve necessariamente affidare alla norma. Comunque la responsabilità del trattamento, se farlo o non farlo, per un adulto nel pieno possesso delle sue facoltà é totalmente a carico del paziente. Poi non vorrei che si confondesse la fallacia intrinseca in qualsiasi scienza empirica con i limiti di un medico.

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        • Vorrei che fosse chiaro. Non sto parlando di scienze esatte o non esatte. Né la mia definizione di “insipiente” era a te rivolta. Lo era a chi faccia un uso disinvolto dei dati statistici, e quindi, in questo caso, all’autore dell’articolo linkato. Disinvolto significa che si omettono i necessari distinguo, tipo le caratteristiche dei campioni, oppure si omettono dati indispensabili, come i valori assoluti. In questo caso, per esempio, i dati del 2017 sono terribilmente inficiati dal fatto che non si conosce l’universo (ossia il totale della popolazione che il campione dovrebbe rappresentare) e non esiste neppure una regola ben chiara nella scelta degli individui che compongono il campione. Ancora più grave è il confronto con un altro campione, di cui ignoriamo tutto, eccetto che è di 18 anni prima (fra l’altro un’eternità, visto il tipo di domande).
          L’analogia con la medicina è forse lasca, ma non totalmente scorretta: mi riferisco alla faciloneria con la quale vengono messe a disposizione degli utenti (specialmente televisivi, ma anche di internet) nozioni parziali, dalle quali l’utente esce con poche idee ma confuse, del tipo: “questo fa bene, quest’altro fa male. Adesso a mio marito nella minestra non metto più il sale”.

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        • Concordo in pieno: la statistica é una raccolta di tecnologie matematiche, e quindi esatta. Purtroppo, come tutte le tecnologie può essere usata male, molto male. Si può usare lo strumento statistico sbagliato e lo si può anche usare male e, peggio di tutto, si possono dedurre causalità dove c’è solo correlazione. In linea di principio, per questioni professionali, prendo sul serio solo le analisi pubblicate su riviste scientifiche, il resto lo prendo per buono quanto prendo per buono quello che c’è scritto ogni giorno su Repubblica o il Corriere. Chiaro no?

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  2. per Erasmo: capisco quello che vuoi dire, però al di sotto (o al di sopra?) del semplice articolo c’è uno studio molto più grosso, e gli autori se cerchi i loro nomi su Research Gate o google scholar non mi sembrano proprio gli ultimi arrivati. Naturalmente bisognerebbe leggersi se non tutta la ricerca almeno i suoi materiali e metodi, in mancanza di ciò io il beneficio del dubbio lo concederei.
    Non sono neppure d’accordo che sia completamente impossibile confrontare i dati del ’99 con quelli del ’17, chiaramente sono dei sondaggi… una stima e non una misurazione “esatta”, però come minimo sono dati che anche dando per scontato un grosso margine di errore, mostrano come sia almeno dubbio un aumento dell’antisemitismo in Ungheria in questi ultimi anni. Ed è già qualcosa. Ed è un argomento, l’antisemitismo in Ungheria e paesi ex comunisti, sui cui gli autori non hanno mai smesso di lavorare tra il ’99 ed oggi,

    per tutti: altro che Ungheria! In Italia il Post, sinistra moderata, renziana… mica quelli più estremisti, anzi, oggi ha pubblicato un articolo in cui accusa Israele di aver costruito l’ennesima strada dell’apartheid, e fin qui sarebbe ancora “normale”. La novitià è che a sostegno dell’articolo porta, tranquillamente, un tweet di un noto negazionista della Shoah…

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