MA CHE OVVOVE QUEL SALVINI

che va a pvendeve Battisti all’aevopovto!

E l’orrore che proviamo noi moralmente inferiori ve lo faccio dire da tre persone che stimo molto.

QUALCUNO ARRICCIA IL NASINO PERCHÉ SALVINI HA “ACCOLTO” A FIUMICINO L’ASSASSINO BATTISTI.
Quando invece c’erano “loro” il ritorno a casa di un terrorista era una festa…

DILIBERTO, LA BARALDINI E L’ACCOGLIENZA FESTOSA
Silvia Baraldini è tornata in Italia. Il Falcon 900 del governo che la ha prelevata negli Stati Uniti è atterrato alle 11.20 all’aeroporto di Ciampino. Ad aspettarla, la madre, la cugina e l’avvocato italiano Grazia Volo: le sue prime parole sono state “sto bene, sono contenta”.
Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, la cui annunciata presenza all’aeroporto aveva suscitato polemiche, è invece tornato indietro dopo aver accompagnato la signora Maria Dolores Baraldini, 82 anni, gli ultimi sedici passati ad aspettare la figlia.
Con la Baraldini, a bordo dell’aereo che è andato a prenderla, c’erano Manuela Palermi, consigliere politico del ministro, tre agenti donne, fra cui un medico, e un dirigente dell’Interpol.
La pista dell’aeroporto dove il Falcon è atterrato è rimasta off-limits per i giornalisti. Su disposizione del ministero della Giustizia sono stati ammessi solo una trentina di cineoperatori e fotografi. Silvia, in un elegante completo nero, è rimasta sull’aereo un quarto d’ora. Poi ha sceso spedita la scaletta dell’aereo ed è salita su una delle quattro macchine della polizia che l’attendevano, diretta a Rebibbia, dove da questa mattina si tiene un sit-in di benvenuto. E dove, nel pomeriggio, la protagonista della vicenda tiene una conferenza stampa.
Alle dodici e un quarto la Baraldini è arrivata a Rebibbia. Il lungo corteo delle auto di scorta è stato accolto al grido “Per Silvia Baraldini libertà “, e “Liberi tutti”.
Ma un consistente schieramento delle forze dell’ordine ha impedito che i partecipanti al sit-in, contrariamente a quanto era stato reso noto in precedenza, riuscissero a salutare Silvia. Qualcuno ha stappato una bottiglia di champagne che ha bagnato la folla, di circa trecento persone, e alcune donne hanno gettato mazzi di rose sull’auto.
Alla manifestazione spontanea oltre al direttore di “Liberazione” Sandro Curzi, partecipano anche Lucio Manisco, Giovanni Russo Spena, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Armando Cossutta, Marco Rizzo e la delegazione parlamentare quasi al completo dei Comunisti italiani, che colgono l’occasione per marcare un punto politico sull’utilità della loro permanenza nel governo D’Alema. Ma ci sono anche gli ex compagni di Rifondazione comunista.
Una vera e propria festa, con tanto di esibizione di gruppi musicali che suoneranno le canzoni dedicate in questi anni alla Baraldini e la vendita di magliette con la sua foto.
(R.R.)

Pubblicato da Ugo Volli

E vale la pena di ricordare che per avere la Baraldini ci siamo svenduti i morti del Cermis (certo poi che quello lì, tra mafia, terrorismo nostrano e terrorismo islamico, ci ha sempre marciato alla grande)

ESPOSIZIONE MEDIATICA

Molto spesso fior di ministri sono andati ad accogliere navi cariche di migranti che arrivavano in Italia privi di qualsiasi tipo di documento.
Nel 2017 mezzo governo ed altissime cariche dello stato hanno partecipato a Fermo ai funerali di un nigeriano morto in una rissa.
A suo tempo Renzi fece recuperare dal fondo del mediterraneo un barcone affondato ed i corpi di alcuni migranti. Dopo il recupero, costoso e pericoloso, il barcone fu esposto a Milano. Val la pena di notare che tutti i mari sono pieni di relitti di vari naufragi coi corpi delle vittime.
In tutti questi casi, e tantissimi altri potrei citarne, NESSUNO, mi pare, ha parlato di eccessiva “esposizione mediatica”.
E poi, scusate, forse che quando è stato catturato Totò Riina, o quando viene catturato qualche noto boss della mafia, non ci sono scene di esultanza, conferenze stampa, dichiarazioni roboanti?
Cesare battisti era latitante da quasi 40 anni, nessuno era riuscito a prenderlo, anche perché difeso da note icone della sinistra: Mitterand prima e Lula dopo.
E’ stato catturato non a pochi chilometri da casa sua, in Italia, come è successo per tanti boss mafiosi, ma in Bolivia, a migliaia di chilometri da casa nostra.
Perché chi ha condotto questa operazione che è lecito definire brillante non deve mostrare soddisfazione? Certo, Saviano, Vauro, Gentiloni, Giuliano Ferrara e tanti altri avrebbero preferito che quasi non si parlasse della cattura di Battisti, al massimo due parole in coda ai titoli dei TG. Per fortuna al mondo non ci sono soltanto questi personaggi.

Giovanni Bernardini

I giubbotti di Salvini e l’amorevole attenzione per Cesare Battisti

Herman Göring amava indossare divise militari personalizzate, non gli si addiceva la plumbea sobrietà di altri gerarchi nazisti, Matteo Salvini ama invece fare sfoggia di giubbotti delle forze dell’ordine e ciò proprio non piace al Tribuno della Virtù, Roberto Saviano e ad altri come lui, i quali vi vedono un preoccupante segno, insieme ad altri, naturalmente, di propensioni dittatoriali.
D’altronde chi se non il Grande Moralista di Repubblica, il barbuto e fiero Eugenio, inventando una nuova categoria politica, ha definito Salvini, “semi-dittatore”? Quella per cui si è dittatori al 50% o forse al 25% o con una quota di partecipazione ancor più bassa. E’ probabile che anche l’Eugenio Furioso veda nel fatto che Salvini indossi giubbotti della polizia il segno di quella dittatura che presto arriverà e non sarà più, immaginiamo, semi, ma completa.
E un giubbotto della polizia indossava il Ministro dell’Interno a Ciampino, in attesa di vedere sbarcare dall’aereo sul quale volava, il “regalo” di Jair Bolsonaro, quel Cesare Battisti, pluriomicida, che da 37 anni era latitante e che ora, finalmente, è stato consegnato alle patrie galere.
Non è certo un caso che questo sia accaduto dopo che la sinistra al governo in Brasile e quella al governo in Italia, abbia dovuto cedere il passo alla destra, perché fino a quando Matteo Renzi e altri prima di lui, si intrattenevano con l’attuale detenuto Lula, Cesare Battisti, da quest’ultimo graziato, poteva godersela pienamente la sua abusiva libertà. Ma queste sono, come dire?, specificazioni insostanziali, ciò che conta è accusare il semi-dittatore della Lega di avere apparecchiato tutto uno spettacolo per il rientro di Battisti che altro non sarebbe se non uno spot pro domo sua.
Ed eccolo dunque in “divisa”, barbuto e accigliato che attende l’arrivo dell’assassino che si mascherò da rivoluzionario e per questo godette dei favori di tutti i cultori a sinistra di quei giovani e di quelle giovani che sbandarono sì, ma per ideali giusti, mica come gli eversori neri, i fascisti, implacabilmente da condannare come si devono fermamente condannare fascismo e nazismo lasciando tuttavia una pirroniana sospensione del giudizio sul comunismo.
Matteo Salvini in giubbotto della polizia che augura all’omonimo del patriota italiano di “marcire” in cella non piace agli umanisti e ipergarantisti di un altro giornale, Il Foglio, dove è tutta una sassaiola di sferzate ed epiteti contro Il Truce. Ci si mette pure il Gran Dottore in pietas ed umanesimo che è diventato Adriano Sofri, il quale dopo averci detto che il carcere è vendetta cestinando Beccaria ci informa che nel non pensarla come lui la “grandissima maggioranza delle autorità pubbliche“, alcune di esse avrebbero oltrepassato “la soglia della legalità formale“. Chi in particolare? Il Truce, ça va sans dire.
“Salvini è rivelatore per eccesso”, scrive Sofri, “si prende una licenza personale, da buffone di corte promosso a titolare delle guardie in un nuovo carnevale. Ha anche detto, ieri, dopo essere andato a ricevere Battisti all’aeroporto: ‘Spero di non vederlo da vicino’. Bastava la televisione. Ha fatto capire che sarebbe stato più forte di lui, da vicino, l’impulso a farsi giustizia con le sue mani, tenetemi sennò. Gli agenti penitenziari, quelli nei cui panni mi ero messo sopra, lo vedranno giorno e notte da vicinissimo, Battisti. Speriamo che siano più controllati del ministro”.
E’ alta e nobile questa preoccupazione nei confronti dei rei da parte di un ex reo, affinché non subiscano danneggiamenti in carcere, soprattutto quando il Ministro dell’Interno usa un linguaggio colorito. Non sia mai che qualcuno possa prenderlo in parola e torcere un capello al Battisti, proprio come venne preso in parola Adriano Sofri parecchi anni fa da chi poi tolse la vita al commissario Calabresi.
Ma in uno stato di diritto è importante che gli assassini siano protetti e garantiti, fu così anche per Charles Manson che non uscì mai dal carcere fino alla fine e che non risulta sia stato malmenato o vessato in carcere. L’importante è sottolineare, quanto pericoloso o potenzialmente tale sia Salvini.
Battisti oggi non lo è più, scrive libri polizieschi dove sono i suoi protagonisti ad ammazzare, lui lo ha fatto tanto tempo fa, ed è giusto preoccuparsi come fa Sofri, che venga trattato con adeguata considerazione soprattutto quando Ministro dell’Interno è un semi-dittatore a cui piace indossare temibili giubbotti

Niram Ferretti, 16/01/19

Mi pare che ci sia tutto, quindi posso chiudere.

barbara

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JAN PALACH DOPO IL FUOCO

Cinquant’anni fa.
Già ricordato qui e qui. Come ho già scritto altrove e come, credo, continuerò a dire fino al mio ultimo giorno: una ferita che non si rimargina.

barbara

RECAP DEL 2018

Per una degna chiusura d’anno, ricordiamo alcuni dei migliori momenti ideologici espressi nel corso del 2018. In approssimativo ordine cronologico e senza pretesa di completezza:

1) Lo sciopero della fame a staffetta a favore dello “ius soli”: sostenuta anche da ministri delle infrastrutture che avrebbero dovuto preoccuparsi maggiormente di certi ponti genovesi, l’idea di uno sciopero della fame “a staffetta” aveva anche un pizzico di ribalda quanto involontaria comicità. Peccato che oltre ad essere a staffetta, detto sciopero della fame si svolgesse in genere dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 20. Fusi orari.

2) “L’immigrazione di massa è un fenomeno che non si può arrestare”. Sono poi bastati un Minniti e un Salvini qualsiasi (non Churchill e Napoleone), per far crollare gli sbarchi dell’85 per cento, letteralmente dall’oggi al domani. Eventi epocali.

3) L’“uovo fascista”: una selvaggia aggressione razzista a base di uova colpisce la bravissima atleta negra rischiando di farle perdere non solo i campionati ma persino un occhio. Per fortuna si scopre poi che a lanciare l’uovo è stato un rampollo del PD, e allora miracolosamente l’atleta guarisce in poche ore per andare a conquistare un mediocre risultato ai campionati. Ordine Uovo

4) Il “cane fascista”. Meraviglioso.

5) Le magliette rosse: per contrastare l’ondata di xenofobia populista, tutti i migliori volti della sinistra si fanno fotografare con indosso magliette rosse in segno di solidarietà con i migranti e i diseredati del mondo. Splendida iniziativa appena indebolita dall’utilizzo di Lacoste abbinate a Rolex, e dalle ambientazioni fotografiche in esclusivi luoghi di villeggiatura, governati da amministrazioni di sinistra che di accogliere pezzenti africani neanche vogliono sentire parlare. Magletta vossa la tvionfeva…

6) Le mani imbrattate di vernice rossa per denunciare le morti in mare causate, a loro dire, dalla chiusura dei porti. Grande entusiasmo finché qualcuno non ha fatto notare che “avere le mani sporche di sangue” è esattamente ciò di cui la sinistra e la sua politica immigrazionista sono accusate. Profondo Rosso.

7) La nave Diciotti. A bordo di una nave dal curioso nome numerico, per tutte le figure e le mezze figure di sinistra appena il tempo di fare una passerella a favore dell’immigrazione, prima che i clandestini finalmente sbarcati si dileguassero facendo perdere le proprie tracce, invano ricercati dal procuratore zelante che voleva usarli come testimoni contro Salvini, reo di averli sequestrati. Ingrati. Dare i numeri.

8) Asia Argento e il movimento “MeToo”. Che tempi: una coraggiosa donna non fa in tempo a ricordarsi di essere stata violentata vent’anni prima da un potente produttore (che poi è stato il suo fidanzato per un lustro), e subito un tipo la accusa a sua volta di aver abusato di lui minorenne. Delitto e castigo.

9) Cucchi, Pamela e Desirée: certi spacciatori drogati da morti divengono innocui “ragionieri”, mentre due ragazzine minorenni stuprate (anche da vergini) e messe a pezzi dentro i trolley diventano invece due puttanelle drogate e pure un po’ stronze. Trasmutazioni

10) Mimmo Lucano e il suo “modello”. Il “sindaco esemplare” è stato poi indagato con le accuse di associazione a delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. Ma poteva andare peggio: poteva essere accusato di populismo. Lo Stronzo di Riace.

Attendo con incuriosita ansia il 2019.

di P. Molinari

Mi sono dimenticata di segnare dove l’ho trovato, ma era troppo bello per rinunciarci.

barbara

MA CHE SENSO HA?!

No, scusate, ma che senso ha sbattere in galera un poveretto che da trent’anni non ha più ammazzato nessuno? Ma poi vi rendete conto quanto ci guadagna Salvini?! Fosse anche solo per questo dovreste seriamente chiedervi se sia una cosa giusta.

I comunisti Ferrando, Ferrero e Caruso non ci stanno: “Arresto di Battisti è propaganda di governo. No alla vendetta”

Il portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori: “La soluzione logica è l’amnistia”

By Huffington Post

Amnistia per Cesare Battisti. Il portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori Marco Ferrando commenta così l’arresto del terrorista rosso, avvenuto per mano dell’Interpol in Bolivia. “Per fatti di 30 anni fa, la soluzione logica dovrebbe essere l’amnistia per Cesare Battisti“, ha dichiarato dicendosi contrario all’estradizione.

“SALVINI VUOLE ESIBIRLO COME TROFEO” – “Da parte del governo – dice Ferrando – c’è il tentativo di sfruttare questa cosa come occasione propagandistica. Noi siamo sempre stati ferocemente contrari, da un punto di vista anticapitalistico e rivoluzionario, a ogni teoria e pratica del terrorismo, che porta acqua alle classi dominanti e disorienta la classe operaia. Detto questo, per fatti di 30 anni fa, la soluzione logica dovrebbe essere l’amnistia. Nessun elemento di enfasi, di gioia o di solidarietà verso un governo reazionario come quello di Salvini e Di Maio”. E ha aggiunto: “Noi non abbiamo nulla a che spartire con la collaborazione tra un governo ultra-reazionario come quello di Bolsonaro e quello di Salvini. Entrambi vogliono esibire Battisti come trofeo”.

FERRERO: “PROPAGANDA DI GOVERNO” – È una propaganda del governo anche secondo Paolo Ferrero, ex deputato ed ex segretario di Rifondazione Comunista: “È evidente che siamo a un’altra puntata del depistaggio di massa che questo governo e in particolare Salvini fanno. Prima gli immigrati, adesso Battisti. Il problema vero è che tutti i problemi che c’erano prima, dalla disoccupazione alla precarietà, alle bollette che aumentano… tutto il disagio della gente è peggiorato”.
“Siamo alla produzione teatrale continua di fuochi artificiali per cercare di far sì che la gente non pensi ai problemi veri. Il problema vero – osserva – è che i ricchi sono troppo ricchi, hanno una ricchezza pazzesca”. Sulla eventuale estradizione di Battisti, Ferrero dice: “Questo lo decidono i brasiliani, mi pareva ci fossero ragioni nel governo precedente che aveva negato l’estradizione, perché ci sono pasticci processuali…”. C’è chi chiede l’amnistia per il terrorista dei Pac: “Vedremo, ne discuteremo”, risponde l’ex parlamentare.

CARUSO: “VENDETTA NON SERVE” – Per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista, “mi sembra una sete di vendetta che non ha nessuna altra funzione se non ripagare l’odio e il rancore di questi signori al governo”. Il terrorista dei Pac “ha le sue colpe, ma il Battisti che aveva vent’anni e il settantenne di oggi – sottolinea – sono due persone diverse. Il carcere ha una funzione riabilitativa. Non si capisce cosa debba fare questo signore in carcere se il principio del carcere resta quello sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, che si chiama ‘rieducazione’, non ‘vendetta’. Questo esisteva nelle società pre-cristiane…”.
Confrontando la condizione di Battisti con quella dei latitanti di mafia, Caruso osserva: “La logica punitiva può avere sua logica nel momento in cui serve a intimorire, punire… quella con la mafia è una guerra che c’è ancora ed è bene che vecchi e nuovi mafiosi vengano perseguiti, condannati… qua invece si tratta di prigionieri politici di una guerra civile finita 40 anni fa. In Italia non si è mai voluto fare i conti con tutto questo”. (qui)

La più spettacolare secondo me è quella delle società pre-cristiane, cioè adesso che siamo in una società cristiana non è più ammissibile. Detto da gente di una setta che ha l’ateismo come dogma fondamentale.

barbara

AGGIORNAMENTO: uno scenario futuro tutt’altro che irrealistico.

A QUELLI CHE “OGM NO GRAZIE”

Ambiente, sviluppo e sostenibilità: perché ci servono gli ogm

Ho un sogno: che il nostro cibo sarà un giorno valutato per le sue caratteristiche nutrizionali e non per come è stato ottenuto il suo genoma. C. S. Prakash.

È probabilmente la proteina più abbondante in natura, così dichiara la ricercatrice Amanda Cavanagh parlando di RuBisCO, l’esotico acronimo usato per indicare l’enzima ribulosio-1,5-difosfato carbossilasi ossigenasi.
RuBisCO è il grande produttore di biomassa: prende il carbonio dell’anidride carbonica e lo usa per fare zuccheri durante la fotosintesi, sfruttando l’energia solare. Spesso però RuBisCO ossigena invece che carbossilare. Questo porta alla produzione di una sostanza tossica, il glicolato, che deve essere metabilizzato attraverso un processo chiamato “fotorespirazione”. Perciò l’eliminazione di questi sottoprodotti tossici sottrae energie alla piante, ne riduce l’efficienza e porta a perdite produttive del 20-50%. Questo è vero in particolare per le piante cosiddette C3, come frumento, soia, riso ecc.
Il problema della ridotta efficienza fotosintetica è ben noto ai ricercatori, che da molto tempo lo studiano per ridurlo. Cavanagh fa parte della squadra di scienziati finanziati da USDA e dalla Bill and Melinda Gates Foundation che ha recentemente pubblicato uno studio (P. F. South et al, Science, 2019) che dimostra come sia possibile alterare la via metabolica delle fotorespirazione. Usando le biotecnologie per promuovere vie metaboliche più efficienti e contemporaneamente inibire quelle originarie hanno ottenuto aumenti della produzione di biomassa in tabacco fino al 40%. Insomma risultati molto promettenti in una C3 fanno sperare in sviluppi anche su piante di maggiore interesse agrario.
Produrre il 20-40% in più per unità di terreno coltivato non è cosa da poco in tempi di cambiamenti climatici che devastano ampie aree agricole, desertificazione che avanza, popolazione mondiale in crescita. Ma guardiamola anche dal punto di vista degli agricoltori: se il resto del mondo dovesse adottare questa tecnologia, applicandola ad altre piante coltivate, i produttori italiani sarebbero spazzati via per impossibilità di competere con chi dovesse ottenere una capacità produttiva del genere. Non mi si dica che ci salveremo con il Made in Italy: tutti i nostri prodotti potrebbero beneficiare di varietà tipiche rese più produttive, più sane, più efficienti.
Non c’è solo questo in dirittura di arrivo. C’è riso il transgenico ad aumentata tolleranza alla siccità: grazie ad un gene della pianta Arabidopsis riduce le perdite in caso di stress idrico. Possiamo permetterci quelle perdite? Penso di no: un terreno coltivato, sottratto all’ecosistema naturale e che ha ricevuto input produttivi deve dare tutto il cibo che le nostre competenze possono chiedergli. Lasciare che quella coltivazione sia inefficiente è un lusso che non possiamo permetterci, prima di tutto dal punto di vista ambientale.
C’è la patata resistente alla peronospora, grazie a tre geni provenienti da solanacee selvatiche. Ottenuta da ricercatori di Uganda, Perù, Stati Uniti e Kenya, permette ai piccoli agricoltori africani di ridurre drasticamente i trattamenti fungicidi contro una malattia responsabile del 15-30% delle perdite di prodotto nell’Africa subsahariana. Vogliamo impedire loro di usarla?
E ancora, in Nigeria stanno lavorando al legume resistente a “Maruca”, un insetto che porta a perdite fino all’80%. Non esistono varietà resistenti da utlizzare, quindi l’unica soluzione sono gli insetticidi, fino a 8-10 volte le settimana. I livelli dei residui nei legumi nigeriani sono talmente alti che le esportazioni sono impossibili. Una pianta geneticamente migliorata per difendersi da sola è la soluzione più efficace. In Africa sta nascendo un movimento contro le ONG, prevalentemente europee, che, a quel che affermano i leader del movimento, spargono notizie false contro gli OGM, per esempio che provocherebbero cancro e sterilità. “Vogliono tenerci in una condizione di povertà perpetua”, lamentano.
Anche la Cina sta investendo cifre immense nel miglioramento genetico vegetale, concentrandosi soprattutto su riso, frumento e mais. Per loro la sicurezza nell’approvvigionamento alimentare è una priorità assoluta. Da noi? Si sente rispondere: non abbiamo bisogno delle commodities, le possiamo importare, siamo un Paese ricco. Sicuri? In caso di calamità e crolli delle produzioni dovuti per esempio a siccità o inondazioni, fenomeni sempre più frequenti, avremo davvero potere d’acquisto sufficiente? E in caso affermativo, questo significherà portare via cibo e risorse a chi non potrà permettersi di pagare quanto noi ricchi europei? Domande che abbiamo il dovere di porci.
E poi ancora c’è la banana arricchita di provitamina A, sviluppata in Australia con finanziamenti della Bill and Melinda Gates Foundation. Oppure la patata viola sviluppata in Perù, con altissimo potere antiossidante e un contenuto di ferro e di zinco pari quasi al doppio del normale. O la pianta da appartamento chiamata pothos, capace di rimuovere cloroformio e benzene dall’aria, dell’Università di Washington.
Di tutto questo in Italia non si parla.
È anche una questione etica: è morale non adottare tecnologie che offrono processi produttivi meno impattanti sull’ambiente? In nome di cosa, poi? È folle condannare la tradizione a non accogliere innovazioni utili: la si condanna a morte per incapacità di progredire e di migliorarsi. Non credo che possiamo permettercelo. Promuovere la guerra contro il miglioramento genetico o è il frutto dell’ignoranza o della volontà di cavalcare le paure delle persone per profitto. Ignoranza e paura non sono opportunità: guai a usarle per farsi pubblicità.
Se una società non è in grado di valutare e accettare quelle innovazioni utili al proprio sviluppo sostenibile significa che è destinata all’obsolescenza, è vecchia e incapace di investire nel proprio futuro. È destinata a essere soppiantata da società giovani, più ottimiste, in grado di scommettere sul futuro, sulla ricerca delle soluzioni, sull’innovazione per una crescita sostenibile.

Deborah Piovan, 08/01/19, qui.

Ma in Italia, si sa, siamo sempre più furbi degli altri: rinunciamo al nucleare perché è pericolosissimo e compriamo a caro prezzo quello prodotto tre metri oltre le nostre frontiere, vietiamo gli OGM, non sia mai che poi ci vediamo crescere le orecchie d’asino (giuro, l’ho sentita, e non sono tanto sicura che fosse una battuta) e lo compriamo dall’estero, rinunciando all’autosufficienza – o alla quasi-autosufficienza – alimentare. E in compenso esportiamo cervelli alla grande.

barbara

PICCOLI REATI

“Il giovane era già noto alle forze dell’ordine elvetiche come autore di una serie di piccoli reati commessi fra il 2007 e il 2013 tra i quali infrazione alla legge sugli stupefacenti, furto, rapina, danni alla proprietà, aggressione e violenza coniugali.” (qui)

Al che uno si chiede: se questi sono reati piccoli, assassinare può essere considerato un reato normale? Certo comunque che deve essere una consolazione non da poco, quando uno è stato rapinato e preso a calci nella pancia, sapere che non si deve preoccupare perché quello che ha subito è solo un reato piccolo.

barbara

ACCADUTO IN UN AEROPORTO IN GERMANIA

C’era un padre ebreo ortodosso insieme ai suoi undici figli in sala d’aspetto per prendere l’aereo quando una signora tedesca dice rivolgendosi all’uomo “come è possibile badare a cosi tanti bambini piccoli e tutti insieme?” Al che l’uomo senza scomporsi replicò: “ho ancora molta strada da fare per arrivare ad un milione e mezzo! (qui)
Sì, manca ancora molta strada, ma 77 anni dopo l’apertura di Majdanek i discendenti delle vittime sono qui (e hanno uno stato!), il nazismo no.

barbara