PRIMA VENNE IL VIDEO

Questo, nel 2014

Poi è arrivata la censura: le donne che, apprendendo che il loro feto era portatore della sindrome di Down avevano scelto di abortire, hanno trovato insopportabile che altre donne avessero invece deciso di metterlo al mondo, e fossero felici di averlo fatto, e avessero addirittura la sfrontatezza di dichiararlo pubblicamente: un autentico affronto, e hanno chiesto di censurarlo, richiesta prontamente accolta, con la splendida motivazione che “non può essere considerato come un messaggio d’interesse generale e la sua finalità può apparire ambigua e non suscitare un’adesione spontanea e consensuale”. Ma c’è di più: l’Authority infatti ritiene che il film possa “disturbare la coscienza delle donne che, nel rispetto della legge, hanno fatto scelte diverse di vita personale” e per questo ha deciso di far scattare il divieto di trasmetterlo nelle reti televisive francesi. Il titolo di questa brutta storia potrebbe essere “C’era una volta la libertà di parola”. Hanno preteso il diritto di buttare nel bidone della spazzatura i figli imperfetti o quelli non graditi e lo hanno ottenuto: poteva bastare? No, non poteva: la dittatura del pensiero unico non ammette non dico dissenso, non dico obiezioni, ma neppure la possibilità di dire io ho fatto diversamente e ne sono contenta. Il solo sapere che esistono donne che hanno scelto strade diverse è sufficiente a turbarle, povere care, e quindi le devianti, le eretiche, le ignobili che hanno scelto di partorire vanno private della libertà di parola. In nome del progresso e della libertà, sia ben chiaro. In breve: se proprio proprio insisti ti permettiamo – almeno per il momento – di tenerti il tuo Down, poi però zitta e a cuccia.

Passa un po’ di tempo e arriva questo manifesto:
pro vita
non vieta, non condanna, non critica, mette semplicemente di fronte a un dato di fatto. E si scatena il finimondo: illegalità, attacco alla libertà, offesa… e chi più ne ha più ne metta: ancora una volta, il tuo diritto di parola vale fino a quando sei d’accordo con me, ed è un dato di fatto che nessuno, nei rispettivi stati, è mai stato privato della libertà di dichiararsi d’accordo con Mussolini, Stalin, Hitler, Pol Pot (a meno di non essere, in tutti e quattro gli stati, della razza sbagliata, ma questa è un’altra storia). Su questo delirio di onnipotenza dei detentori della Verità Unica non aggiungo commenti, ma vi mando a leggere le cose scritte da tre persone che sull’aborto hanno posizioni molto lontane dalle mie: uno, due, tre e quattro – l’ultimo l’ho linkato più che altro per il mio scambio, nei commenti, con un signore molto illuminato che sarebbe sì favorevole alla libertà di parola, ma a patto che non ne possa usufruire chiunque. Che probabilmente sarebbe anche per l’eliminazione di questo orrendo video clerico-bigotto che tenta di farvi il lavaggio del cervello istillandovi idee pericolosissime, disgustose e probabilmente anche illegali.

Concludo con una riflessione
oppression
e con questa fantastica chicca. Buona visione e buon divertimento.

barbara

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GLI EROI DELLO SCUOLABUS

Per cercare di mettere un po’ a posto le cose, che di cose da mettere a posto ce ne sono signora mia, altroché se ce ne sono. E partiamo da come le cose sono state inizialmente raccontate: un cittadino italiano (“ex senegalese”. Avete mai sentito parlare di un ex italiano, ex russo, ex vietnamita? No, eh? Beh, l’ex senegalese invece c’è) o forse no, forse è un africano ma con cittadinanza italiana – quindi italiano, ovvio – che guidava un autobus con una cinquantina di bambini a bordo ha dato fuoco all’autobus a scopo dimostrativo, per protesta, ma prima ha fatto scendere tutti i bambini. Poi no, non è vero, non li ha fatti scendere, voleva bruciarli vivi, a salvarli è stato Ramy, egiziano, che ha nascosto il cellulare e ha chiamato i carabinieri. Ehi, però la voce della telefonata non è quella di Ramy! E un po’ alla volta saltano fuori altri protagonisti che hanno consentito il salvataggio; e come mai erano stati nascosti? Per un motivo tanto semplice quanto squallido: quelli sono italiani, non sono utili a nessuna narrativa, a nessuna politica, a nessuna strumentalizzazione. In conclusione: un italiano tenta una strage e un immigrato la sventa, ergo, bisogna riaprire i porti e fare spazio alle risorse. E allora ripartiamo dall’inizio, inserendo ordinatamente tutti i tasselli che mano a mano sono emersi.

Dunque c’è questo senegalese che, con precedenti penali per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale su minore, è stato opportunamente assunto come autista di uno scuolabus. E che per vendicare le morti in mare causate dai nostri respingimenti – e poco importa che da quando Salvini ha deciso la chiusura dei porti le morti siano drasticamente diminuite – decide un’azione clamorosa: dare fuoco allo scuolabus con tutti i bambini dentro. Si organizza per bene, si procura tutto il necessario, coltello per minacciare, benzina e accendino per il rogo, e quando decide che è arrivato il momento devia dal percorso previsto, si ferma e annuncia quanto si accinge a fare. Una donna – qualificata una volta come insegnante e una come bidella, tanto è italiana, mica una della cui identità ci si debba curare – viene incaricata di legare i polsi dei ragazzi con delle fascette di plastica e sequestrare i cellulari. Pur sapendo che cosa rischia se il terrorista se ne dovesse accorgere, non li lega troppo stretti, per lasciare una possibilità di tentare di liberarsi e pare che abbia suggerito a cenni di nascondere un cellulare. È Ramy, egiziano, a farlo. Poi però il cellulare gli cade, e a questo punto interviene Riccardo, italiano, che riesce a strapparsi la fascetta e a raccoglierlo.

Poi, forse perché teme che l’autista lo possa vedere (ipotesi mia, non ho trovato da nessuna parte spiegazioni su questo dettaglio), lo passa ad Adam, marocchino. Le notizie iniziali dicono che è stato Ramy a chiamare, ma la voce non è quella di Ramy, è quella di Adam. Ad un certo punto il terrorista chiede che un bambino si vada a sedere vicino a lui, come ostaggio superspeciale, evidentemente, da avere proprio sottomano. Con incredibile coraggio, abnegazione e nervi d’acciaio (stiamo parlando di bambini di 12 anni) si offre Niccolò, italiano e siamo al terzo italiano che le cronache iniziali hanno tentato di occultare. E dunque Adam, col cellulare di Ramy, chiama i carabinieri che si precipitano, bloccano l’autobus, spaccano i vetri e fanno uscire i bambini, prima che il terrorista dia fuoco al mezzo.

ALT, FERMI TUTTI. Avevo raccolto un certo numero di link per inserire nel testo di questo post la documentazione ai vari pezzi, man mano che ci arrivavo. Sette, per la precisione. Poi mi è venuto un dubbio su un dettaglio e ne sono andata a cercare una verifica. E con l’ottava documentazione mi sono ritrovata esattamente come nella scena finale di La vita, istruzioni per l’uso di Georges Perec (capolavoro capolavoro capolavoro). Vabbè, ora riparto con quello che ho in mano, ma la messa a posto preannunciata all’inizio non ve la dovete aspettare più.

Dunque, dicevamo, tutti i cellulari sono stati sequestrati, è rimasto solo quello di Ramy che è riuscito a nasconderlo, poi caduto, raccolto da Riccardo e passato ad Adam. Adam chiama i carabinieri, i quali evidentemente hanno registrato la telefonata, che possiamo perciò sentire:

Ma allora come la mettiamo con queste dichiarazioni, sempre dello stesso Adam e confermate dai genitori?

A quanto pare le cose sono state talmente ingarbugliate che neanche una squadra composta da Sherlock Holmes Maigret tenente Colombo Marlowe e miss Maple messi insieme ne verrebbe a capo.

Ma proseguiamo. Dato l’eroico comportamento di Ramy che tutto da solo ha salvato mezzo centinaio di compagni, da ogni parte si chiede a gran voce la concessione immediata della cittadinanza (versione laica del santo subito). Matteo Salvini risponde che “non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza […] Le cittadinanze non le posso regalare e per dare le cittadinanze ho bisogno di fedine penali pulite. Non parlo dei ragazzini di 13 anni ma non fatemi dire altro […] Se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo 20 anni fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché”. A chiederla, sembrerebbe, è anche il padre, che però ad un certo punto si stufa della commedia e chiede di parlare di fronte a un microfono e a una telecamera

e stendiamo un velo pietoso sull’atteggiamento dell’eroe. Velo che diventa coperta matrimoniale pietosa quando lo vediamo in atteggiamento da bulletto sbruffoncello spiegare che se adesso tutti ringraziano Salvini è merito suo, in sostanza, è a lui che Salvini è debitore del suo quarto d’ora di notorietà – a fronte di Niccolò, ostaggio volontario, che nega risolutamente di essere un eroe. E se l’atteggiamento fa probabilmente parte della sua personalità, le parole pronunciate e la scelta di pronunciarle sarà tutta farina del suo sacco?

E giungiamo infine alla decima bolgia dell’ottavo cerchio. Qualche immigrato, inconsapevole di essere ripreso, afferma che non potrebbe mai uccidere dei bambini innocenti: casomai ucciderebbe Salvini. Grande indignazione di tutti tranne uno, l’immarcescibile Vauro che spiega che no, che bisogna capire, che non si sta mica giustificando, ci mancherebbe! Si sta solo dicendo che volendo uccidere qualcuno si ucciderebbe Salvini. E dunque godetevelo, in tutta la sua sfolgorante bellezza, da intendersi ovviamente come bello dentro e bello fuori.

barbara

MICHEL BACOS

Felice il popolo che non ha bisogno di eroi, ma ancora più felice il popolo che, quando ne ha bisogno, ne trova uno. Gli ebrei selezionati a Entebbe per la soluzione finale programmata da terroristi palestinesi e tedeschi hanno trovato Michel Bacos che, potendo scegliere la salvezza, ha scelto di restare con gli ostaggi, di morire con loro se fossero stati uccisi, e pagandone poi un non piccolo prezzo. Lo abbiamo ricordato qui e fatto vedere qui. Oggi se n’è andato, a 95 anni. E non mi si venga dire che la morte è una livella: chi è stato un eroe da vivo, resterà un grande per sempre; chi da vivo è stato una zecca, da morto sarà una zecca morta.
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barbara

LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA

nadia toffa
Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni (qui)

Spettacolare quel “la storia dice” (“fabula narratur”, effettivamente…) Ma anche “capisco profondamente” non è male – e quanto profondamente, ha provveduto subito a dimostrarlo – per non parlare della logica del passaggio (anche nell’ipotesi che la seconda parte dell’assunto fosse corretta).
Nel frattempo, a ulteriore conferma di quanto sono perfidi i perfidi giudei, avrete appreso che la strage in Nuova Zelanda l’ha fatta il Mossad.

barbara

AGGIORNAMENTO ISRAELE 25/03/19

Prevedibile. Prevedibile come la pioggia quando il cielo è coperto di nuvole nere. Dopo giorni e giorni di Gaza in fiamme contro hamas, che la feroce repressione (qui un piccolo assaggio
repressione Gaza
se avete sufficiente pelo sullo stomaco potete trovarne altri qui) non riesce a domare bisognava trovare una via d’uscita, che naturalmente è stata trovata, la solita di sempre: ripresa degli assalti contro il confine, ripresa dei lanci di palloncini incendiari col consueto corollario di terreni distrutti e qualche ferito, e infine la ripresa del lancio di missili. Il primo, all’alba di ieri, è caduto nel moshav Mishmeret , vicino a Kfar Saba, poco a sud di Natanya, qui
zona colpita
e ha centrato (che più “centrato” di così si muore) questa villetta
casa 1
casa 2
casa 3
casa 4
in cui sono rimaste ferite sette persone. Qui vista dall’alto.

Quelli delle ore successive sono arrivati qui.
zone colpite
Come previsto è immediatamente iniziata la risposta israeliana: confine con Gaza dichiarato “zona militare chiusa”, partenza dei carri armati verso il confine

(io li ho incrociati di giorno, nel dicembre del 2008, e avevano un effetto molto rassicurante, quello del tranquilli bambini, che adesso arriva papà e sistema tutto lui), decollo di questi gioiellini
caccia
per colpire tutte le centrali del terrore, un certo numero – per ora limitato – di riservisti richiamati, fermato il traffico ferroviario verso Be’er Sheva, fra Ashkelon e Sderot, e verso Ofakim e Netivot, le piste di atterraggio dell’aeroporto Ben Gurion sono state cambiate. In vari distretti intorno alla striscia di Gaza sono stati aperti i rifugi pubblici, sospese le lezioni e attività giovanili. E hamas può finalmente tirare il fiato: con Israele che bombarda, i crimini di hamas passano in secondo piano.

Voi comunque dormite pure i vostri sonni tranquilli, che i vostri soldi sono arrivati a destinazione.
soldi
Piace, bisogna che lo dica, la coincidenza, anche se la cosa era stata già programmata, della firma di Trump del riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan.
Trump Golan 1
Trump US Israel
A chi ritenesse abusiva la presenza israeliana lì, ricordo che esse sono state conquistate nella guerra di difesa contro l’aggressione siriana nel 1967 (in guerra funziona così ragazzi, chi perde paga pegno. Fatevene una ragione), e che quando erano in mano siriana venivano usate dai cecchini per sparare dentro i kibbutz sottostanti e ai pescatori nel lago di Tiberiade. E oggi rappresentano l’unica possibilità per Israele di controllare e arginare le manovre offensive dell’Iran in territorio siriano. Ed è motivo di grande conforto avere a che fare con Donald Trump, dopo certi sordidi personaggi del passato.

E ricordiamoci che la conclusione, non importa quante volte si venga attaccati, sarà sempre questa.

barbara

AVEVANO ENTRAMBI 19 ANNI

Perché anch’io rifiuto di restare in silenzio.

Dove, fra un attentato e l’altro, si contemplano gli ebrei cattivi di destra che commemorano il ragazzino soldato-musicista e il rabbino padre di famiglia assassinati da un terrorista e gli ebrei buoni di sinistra che commemorano il terrorista.

Per goderci un altro po’ di attualità andiamo a vedere le pietre tombali di un cimitero ebraico dissacrate in Massachusetts, i due ebrei padre e figlio accoltellati da un egiziano ad Amsterdam, dove gli attacchi antisemiti sono in continua crescita, l’Inghilterra che rifiuta l’asilo a un iraniano convertito al cristianesimo con la motivazione che… il cristianesimo non è una religione pacifica (no, non è Lercio), il turco che si mette a sparacchiare alla fermata del tram a Utrecht e fa fuori un po’ di gente a caso, dopodiché “Le autorità hanno rafforzato la sicurezza nell’area del Parlamento all’Aja, hanno chiesto alle scuole di restare chiuse; la polizia militare ha deciso di aumentare la sorveglianza in diverse aree a cominciare dall’aeroporto di Schiphol ad Amsterdam. Come misura precauzionale, tutte le moschee della città sono state evacuate e chiuse e la circolazione dei tram è stata fermata. La Germania ha annunciato di aver aumentato le misure di sicurezza al confine con l’Olanda. La polizia di Utrecht non esclude possano esserci “nuovi attacchi” e ha esortato tutti i cittadini a “restare in casa” (si esce poco la sera compreso quando è festa, e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra). E naturalmente ci sono i soliti buoni di professione (no, il link non ve lo metto, dovete fidarvi sulla parola) che ci vuole un bel coraggio a sostenere che il terrorismo da “attenzionare” è quello islamico in un comunicato di sia pur blanda condanna degli attentati suprematisti alle moschee della Nuova Zelanda! Sinceramente non so se la condanna di qualche nostro politico sia stata blanda, e naturalmente una condanna per una strage non può e non deve essere blanda. Stabilito questo, se abbiamo centinaia di attacchi terroristici islamici contro gli ebrei, contro i cristiani, contro gli occidentali in generale, e un attacco di suprematisti bianchi contro musulmani, a me sembrerebbe abbastanza logico pensare che il terrorismo da “attenzionare” sia quello islamico, con buona pace della signora.

barbara

UN PO’ DI ATTUALITÀ CON ANNOTAZIONI SPARSE

Avevo in mente di parlare di questo tema; poi ho trovato questo post che dice sostanzialmente quello che volevo dire io, e quindi vi propongo questo.

Nel frattempo

Ieri in Nuova Zelanda, su iniziativa del primo ministro (donna), molte donne si sono messe il velo in testa per solidarizzare con gli islamici dopo l’attentato alla moschea. Che tenere.
nz-women-scarves 1
nz-women-scarves 2
[che poi quella con lo sciallone rosso in testa nella prima foto forse, più che mettersi qualcosa in testa, non farebbe male a mettersi qualcosa sotto il vestito. E magari anche davanti, volendo, ndb] [se poi si illudono che per questo i musulmani gli vorranno bene…]
Nel frattempo, in pochi giorni Nigeria sono stati ammazzati decine di cristiani [e oltre 300 nell’ultimo mese e mezzo, ndb], ma questo praticamente non lo sa nessuno.
Nel frattempo in Francia, in un mese, sono stati compiuti circa sessanta atti vandalici nei confronti di chiese cattoliche (incluso un incendio a St. Sulpice, la seconda chiesa più importante di Parigi), ma praticamente non lo sa nessuno. In Francia sono più di ottocento all’anno gli atti vandalici compiuti verso chiese e cimiteri.
Non ci risultano iniziative del tipo “per due ore tutti con il crocifisso in solidarietà ai cristiani”.
D’altronde in Francia vengono compiuti anche numerosi atti vandalici nei confronti di cimiteri ebraici.
Nel frattempo, “qualcuno” ha lanciato dei missili contro Israele, ma praticamente non lo sa nessuno.
Sempre più raramente, in particolare da quando c’è il muro a Gerusalemme, però ogni tanto capita qualche morto ebreo (a volte anche in altre parti del mondo); tuttavia non vediamo gente che per due ore indossa la Stella di Davide.
D’altronde negli ultimi giorni nella Striscia di Gaza sono state represse duramente proteste di piazza di palestinesi contro Hamas (per essere chiari: la repressione è stata portata avanti da Hamas). C’è stata persino una condanna dell’ONU e di Amnes(t)y International, ma se non conoscete a priori la notizia e non la andate a cercare, non la trovate.
Chissà come mai?

Parsifal (qui)

Già. Tutto un fiorire di je suis Charlie e je suis Paris, ma mai che si senta un je suis catholique o je suis juif. Quello non fa sentire più buoni e più a posto con la coscienza.

barbara

E DOPO L’AGGRESSIONE A FINKIELKRAUT

spiegata come la prova evidente dello strapotere della lobby sionista, abbiamo il signor Gad Lerner che ci spiega che se un immigrato tenta di dare fuoco a uno scuolabus con cinquanta bambini dentro – strage scampata unicamente grazie al caso (un cellulare caduto di cui il terrorista non si è accorto) e il sangue freddo e coraggio di un bambino che si è tolto il laccio di plastica che gli imprigionava i polsi e ha chiamato la polizia – la colpa è del nostro atteggiamento nei confronti degli immigrati.
gad-delirio
E vengono in mente gli arabi londinesi che spiegavano la strage del 2005 con oltre 50 morti e 700 feriti, col risentimento dei musulmani per l’atteggiamento di diffidenza e sospetto nei loro confronti dopo l’11 settembre. E a lui si unisce l’ineffabile signora Livia Turco

Resterebbe poi da capire il fatto inaudito di come un individuo pregiudicato per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale su minore non solo sia in circolazione qui, ma che gli sia stata addirittura affidata la guida di uno scuolabus. E ancora, piacerebbe sapere perché qualcuno si sia inventato che prima di dare fuoco all’autobus avrebbe fatto scendere i bambini, quando in realtà li ha legati e ha tolto loro i cellulari per non rischiare che qualcuno sfuggisse: piacerebbe davvero poter pesare l’infamia di un essere immondo che cerca di scagionare un assassino che programma di far morire bruciati cinquanta bambini. Poi c’è l’altra storiella, che dire grottesca è dire poco, del bambino salvatore dei cinquanta compagni inizialmente identificato come un marocchino musulmano: evidentemente il vero autore del salvataggio, non solo italiano bianco ma addirittura biondo e addiritturissima con la catenina con la croce al collo, non era adatto al teatrino politicamente corretto che si voleva inscenare. Come la bella favoletta del musulmano che avrebbe nascosto gli ostaggi dell’Hyper Cacher, rivelatasi poi una bufala.

Quanto alle cause domestiche che hanno favorito la situazione, naturalmente ci sono, certo che ci sono. E ve le faccio spiegare da Giovanni Bernardini.

AGGIORNAMENTO: è giunto anche il terzo, tra cotanto senno: Beppe Severgnini: “Tornare a Crema e sentire storie di ragazzini coraggiosi, usciti da quell’autobus più forti e più maturi (a differenza di alcuni politici, che non matureranno mai)”.
Spero che saranno anche, quei ragazzini, abbastanza onesti e riconoscenti da andare a ringraziare quell’uomo meraviglioso che ha permesso loro di diventare forti e maturi.

barbara

CORREVA L’ANNO 1972

E dopo quarantasette anni i catastrofisti ancora non si sono accorti che non una delle loro catastrofiche previsioni si è avverata, non una. E piuttosto che agli scienziati preferiscono affidarsi alle apocalittiche profezie, agli slogan, alle “analisi medico-scientifiche” (“…gas di scarico passano attraverso i polmoni delle donne incinte e si accumulano nella placenta. Il rischio di parti prematuri, scarso peso alla nascita e disfunzioni cognitive che questi materiali causano è una catastrofe di sanità pubblica”) di una ragazzina ossessionata, tanto ignorante quanto arrogante – alla quale a nessuno è venuto in mente di chiedere credenziali di attendibilità – manovrata (munta come una mucca ha detto – forse meno elegantemente ma con tutta probabilità più correttamente – qualcuno) da questi due eleganti signori
Thunbergs
che grazie a lei, e con l’aiuto del loro agente (insomma, un giro in cui, checché ne dica, nella sua sgangheratissima prosa, il signor Cazzullo, il più pulito ha la rogna) si sono già intascati la bellezza di trecentomila euro: vent’anni di stipendio di un operaio.

Aggiungo qui qualche stralcio di questo ottimo articolo che invito tutti a leggere.

Greta è facile da amare, suscita tenerezza, non ci informa, non ci mette davanti a scelte dolorose e costose, chiede solo un’adesione generica a un paio di slogan vuoti e ci culla nella consolante illusione che la colpa sia “degli altri” (governi, multinazionali, petrolieri senza cuore, neo liberismo avido, ecc.) e non, prima di tutto, del semplice fatto che siamo 7,5 miliardi di persone in crescita. Signori, lo vogliamo dire che il surriscaldamento globale è essenzialmente un problema demografico e non di avidità? Toglie troppo romanticismo alla questione non avere dei nemici brutti e cattivi? […]
Greta, inoltre, non può sapere che le multinazionali e i grandi stabilimenti sono il modo più efficiente che abbiamo per produrre inquinando il meno possibile. Si chiamano economie di scala e sono un modo per avere da una data quantità di input produttivi (materie prime, elettricità, altre fonti di energia, lavoro umano, ecc.) il massimo dell’output. In parole povere inquinano di più un milione di artigiani che producono una scarpa al giorno di un mega stabilimento che produce un milione di scarpe nella stessa unità di tempo. Inoltre questi famigerati profitti che sarebbero frutto dell’inquinamento non vanno a finire in una cassaforte sul pianeta Marte, diventano poi investimenti che danno lavoro, stipendi, dividendi agli azionisti che compreranno a loro volta prodotti e servizi da altre persone. Le multinazionali mettono a disposizione dei consumatori prodotti e servizi economici proprio perché sono efficienti. Non esiste un inquinamento che va a vantaggio di pochi privilegiati. Cerchiamo di essere seri, mi rivolgo agli adulti più che ai ragazzi. Tutti siamo interessati a voli aerei a basso prezzo, elettrodomestici dal costo accessibile, complesse macchine diagnostiche prodotte in serie e abbastanza abbordabili per i servizi sanitari nazionali, cellulari e pc economici, ecc. Un milionario, aereo privato a parte, non consuma nelle sue attività quotidiane molto più energia elettrica più di noi. Cerchiamo di uscire dalla vulgata che ci sono pochi privilegiati che si avvantaggiano delle attività inquinanti. […]
Un’altra concezione errata di Greta è che ci sia un mondo ricco che inquina sfruttando un mondo povero che non inquina. Tutto l’inquinamento del mondo sarebbe quindi a vantaggio di un miliardo di privilegiati (i paesi occidentali). Peccato che il primo stato produttore di CO2 sia di gran lunga la Cina che ha promesso di arrestare la crescita di emissioni di C02 solo dal 2030. Mentre l’Occidente è riuscito sostanzialmente a stabilizzare/diminuire le emissioni. […]
Un’altra retorica abbastanza fastidiosa nel messaggio di Greta (o in chi quel messaggio glielo ha suggerito), è la contrapposizione tra giovani coscienti e informati vs adulti egoisti e disinformati. Il diktat conseguente è che gli adulti devono decidersi ad ascoltare i giovani (altro slogan vacuo ma che fa una certa presa). Certo, i giovani sono innocenti per definizione. Ma se nell’era dell’informazione accessibile a tutti non cercano di capire la complessità delle cose, non saranno certamente adulti migliori di noi. Innanzitutto da “vecchietto” direi che i giovani occidentali dovrebbero almeno ringraziare i loro padri, nonni e bisnonni, per essere cresciuti in un’epoca in cui cibo, cure mediche e istruzione sono accessibili sostanzialmente a tutti. Dovrebbero ringraziare per essere cresciuti in mondo senza guerre e dove i diritti civili sono cresciuti di pari passo con il benessere economico. Non erano cose così scontate in un passato non tanto remoto. […]
C’è sempre un implicito messaggio pauperista e anti modernista negli appelli di Greta. Greta non fa visite ai laboratori e ai centri di ricerca di tutto il mondo per porre l’attenzione sul ruolo centrale della tecnologia. Però (la cosa conta visto che è un simbolo) ci tiene a farci sapere che pur di non prendere l’aereo si sottopone a estenuanti viaggi in treno. Padronissima di farlo ovviamente, ma non è questa la risposta a cui ispirarsi. Come si diceva il problema non è tanto il nostro modello di sviluppo ma la demografia. Se avessimo le tecnologie di metà ‘800 e la popolazione attuale, semplicemente avremmo disboscato ogni singolo angolo del pianeta per produrre cibo, vestiti e altri beni di prima necessità per tutti (si pensi solo alle rese agricole). Tornare indietro non è la soluzione, a meno che non si decida di estrarre a sorte qualche miliardo di persone a cui levare cibo, vestiti, scuole, trasporti, medicinali, ospedali e macchine diagnostiche, piccoli elettrodomestici, libri, cellulari, cinema, teatri, ecc.. La verità è che siamo impegnati in una sorta di gara tra crescita demografica e tecnologie sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. La lentezza con cui scopriamo e implementiamo queste nuove tecnologie può farci affermare con sicurezza che siamo troppo poco moderni non troppo moderni. Qualsiasi suggestione pauperista non solo non sarà accettata dalla maggior parte della popolazione, ma non funzionerà. I piccoli comportamenti e le piccole attenzioni quotidiane, invece, semplicemente non saranno sufficienti, anche se è giusto sollecitarle. Abbiamo bisogno di aerei che inquinino la metà (o un quarto o un decimo) di quelli attuali, non di obbligare le persone ad andare in treno anche quando la cosa è palesemente anti economica. Sostanzialmente la nostra unica speranza è più tecnologia: magari ricaveremo cibo da colonie di batteri, troveremo una tecnologia per ottenere idrogeno a buon mercato, produrremo accumulatori elettrici sempre più efficienti per sfruttare meglio l’energia solare ed eolica, inventeremo nuovi materiali che sostituiranno le plastiche, i metalli, la carta, le fibre vegetali e che saranno biodegradabili, riciclabili al 100% e prodotti con pochissimi input energetici. Come si faccia a stimolare la scoperta di nuove tecnologie è discorso complesso che non è il caso di affrontare in questa sede. Tuttavia mi preme davvero sottolineare che tutta la vuota retorica che condanna la “crescita senza fine” è appunto questo, pura retorica da quattro soldi. La crescita è senza fine perché è legata alla tecnologia che non ha dei limiti teorici.

In realtà lo sanno tutti, anche se la scienza ufficiale si ostina a rifiutarla, che l’energia pulita a costo zero ed emissioni zero esiste, ed è il famoso e-cat (ossia motore a gatto imburrato) inventato da Andrea Rossi. In questo video – e con questo concludo – potete vedere come questa cosa straordinaria è stata scoperta.

barbara