EBREI, DISSOCIATEVI!

Sì, lo so, quest’uomo non mi ama. Non ama me e non ama il mio blog, magari adesso scriverà un altro articolo per dire che brutta persona che sono e quanto gli dà fastidio essere associato a questo blog. Ma ogni tanto scrive degli articoli veramente spettacolari e io non ci posso fare niente. E questo È un articolo spettacolare.

…vergogna

Ebrei, ascoltate me, dissociatevi. E fate in fretta.
La settimana scorsa, la trasmissione Prima Pagina, di Rai Radio3, è stata condotta da una giornalista, Sara Menafra, che ha lavorato al Messaggero, al Manifesto, al Secolo XIX e al Sole 24 Ore e, per colmo di ironia, si è occupata di Fosse Ardeatine. E meno male che l’ha fatto. Chissà se non l’avesse fatto.
Le telefona un’ascoltatrice, Vera Pegna, una scrittrice che parla finalmente in buon italiano, per dire la sua sugli insulti parigini al filosofo Finkielkraut: “sporco ebreo, sporco sionista, viva la Palestina”. Per lei Alain Finkielkraut è, innanzitutto, ‘un signore anziano’. Il suo nome non è evidentemente politically correct, per cui decide di non pronunciarlo. Né lo pronuncerà mai la conduttrice. ‘Un anziano signore’. Sorvoliamo.
La signora Pegna non è d’accordo sulle parole ‘sporco ebreo’, però… però se si tiene conto che l’offensore ha chiaramente fatto intendere che il suo era un attacco al sionismo (‘sporco sionista, viva la Palestina’), allora l’offesa la si capisce. Perché si può dire, ‘sporco sionismo’, date tutte le ‘atrocità’ commesse da Israele. E poiché ‘Israele si vuole stato ebraico, cioè si vuole lo stato di tutti gli ebrei del mondo’, ‘sporco sionismo’ lo si può dire, perché in fin dei conti sarebbe come dire sporco Israele. (I virgolettati sono tutti fedelmente ripresi dal podcast della trasmissione.)
Da questa illuminata introduzione, la signora Pegna procede poi a fare la sua richiesta.
‘E’ questo quello che vorremmo noi europei… Vorremmo sentire chi si considera ebreo, sempre legittimamente, protestare, condannare Israele per le sue atrocità… vorremmo sentire gli ebrei fuori da Israele dire ‘Israele è Israele, è il paese dei suoi cittadini, ma non è il nostro paese’ invece questo purtroppo non viene detto’. La signora Pegna, innanzitutto, distingue fra ‘noi europei’ e ‘chi si considera ebreo’ (non ‘chi è ebreo’). Lei è europea pura, io no, sono ebreo. Inoltre, non accetta un’identità ontologica ebraica stabile, quella dell’essere, e preferisce quella del ‘considerarsi’. Oggi mi considero, domani non mi considero più. Così le risolvo il problema del mio essere’, che a lei non piace molto. Lei invece ‘è’ europea.
Ma non basta. La Pegna non si aspetta da noi una condanna di Israele (che sarebbe già pretendere troppo, a dire il vero), si aspetta una dissociazione identitaria, pretende che dichiariamo ‘io sono italiano’. Insomma ci sospetta di dual loyalty. E fin qui niente di grave, da una cui fa comodo non distinguere fra antisionismo e antisemitismo. A questo tipo particolarmente sottile di antisemitismo colto (?) e di sinistra siamo abituati. Ma non basta ancora. Ora ci vuole convincere di un’altra cosa: ‘la parola antisemitismo… oggi si è evoluta perché gli ebrei fuori da Israele non condannano Israele’. Quindi, dice la signora Pegna ricorrendo ad anacoluti logici e a paralogismi tutti suoi, oggi essere antisemiti significa essere anti-sionisti, come a dire: oggi un anti-israeliano non può che essere anti-sionista e quindi non può fare a meno di essere antisemita. Che bello ragionare semplice e alla rovescia!
Tu ascolti terrificato le semplificazioni ignoranti di questa ascoltatrice colta, che potrebbe benissimo iscriversi al partito grillino per quanta banale e preconcetta superficialità sta vomitando alla pubblica radio, e ti aspetti che la giornalista/conduttrice commenti riequilibrando minimamente i giudizi che ha sin qui ascoltato in silenzio. Non ci si aspetta che le dica di studiarsi un po’ più a fondo la storia della ‘controversia’ israelo-palestinese, ma ci si aspetta una visione un po’ più equilibrata del reale.
E invece, la conduttrice/giornalista Sara Menafra, dopo aver precisato che dire ‘sporco ebreo’ a un signore ‘anziano’ non è bello (a un ragazzo, a una signora, a un uomo maturo e non ancora anziano, evidentemente lo si può dire!), ma sul resto si dice d’accordo con la signora Pegna, scrittrice comunista. E soggiunge a conferma: “Una parte di noi ci aspetteremmo che chi è fuori da Israele ma appartiene a questa religione, visto che questo è uno stato che rappresenta… in qualche modo che si ritiene interprete della religione ebraica, prendessero più nettamente le distanze, e questo invece non avviene”.
Anche la Menafra distingue fra ‘noi’, i cittadini regolari – europei, italiani, cristiani – e loro, gli irregolari, i tollerati, – gli ebrei.
‘Ora abbiamo capito bene, anzi meglio, che cosa intendano entrambe le interlocutrici e su che cosa siano così perfettamente d’accordo. Lo riassumiamo per i disattenti, per le menti pazienti, e per chi fosse abituato ad ascoltare o a leggere di fretta. Le due signore dicono: l’antisemitismo è brutto in sé, purché non colpisca ebrei che non si dissociano dallo stato d’Israele, nel qual caso l’antisemitismo è accettabile, anzi, encomiabile, e noi lo approviamo.
Ma le ricadute di questi pensieri malati, spacciati per opinioni culturali al pubblico della radio pubblica, sono ben altre.
Siccome Israele si presenta come ‘interprete della religione ebraica’ (chissà che cosa significa), allora io, ebreo italiano, devo dissociarmi dalla politica e dalle decisioni del suo governo. Forse sono stato troppo generoso nel riassumere, perché le due intellettuali non fanno alcuna differenza fra stato e governo. Ma, dato il pregiudizio e la pochezza del pensiero fra cui ci si muove, oggi va bene la generosità.
Quindi, la mia identità, secondo il Pegna-Manafra pensiero è determinata dalle affermazioni di Israele e dalla sua politica, e io non posso farci nulla. Devo subirla passivo e in silenzio. È Israele a decidere chi io sia. E se non mi ci riconosco in quell’immagine che lo stato di Israele dà di me al mondo, allora devo dissociarmi, come facevano un tempo i brigatisti rossi. Non quelli di Casa Pound, che vanno di moda e la cui sede non si tocca.
Quella ebraica è un’identità che dà fastidio. Ha sempre disturbato la quieta superficie della civiltà europea, e non solo. Un giorno, molto tempo fa, un’amica comunista militante e molto impegnata mi disse: ‘Il mio rispetto per te dipende dal tuo essere uomo, non dal tuo essere ebreo’. Anche a lei non piaceva la mia identità particolare, non la voleva riconoscere, e quindi la negava facendola assorbire dalla mia appartenenza al genere umano. La sua religione comunista non le permetteva di accettare la mia troppo complessa, e specifica, identità di ebreo.
Ritorno al caso Pegna-Manafra. A questa gente di cultura che magari piange lacrime calde davanti a un monumento alla Shoah, a questi intellettuali che passano come verità i cliché di partito a un pubblico che se li beve senza possibilità di critica attiva, verrebbe da chiedere se la storia l’abbiano studiata davvero. E se l’abbiano anche capita. Se la realtà israeliana la apprendano da Youtube, dai filmati di Pallywood coi volti dei bambini imbrattati di vernice rosso carminio. Se quando parlano delle ‘atrocità’ di Israele stiano pensando alla Siria, o alla Cina, o alla Turchia, o alla Russia, o a qualche paese dell’America latina. O magari agli stessi attentati palestinesi e alle loro decapitazioni dopo uno stupro.
Ai cattolici o ai comunisti, o a qualsiasi normale cittadino, qualcuno ha mai chiesto, pretendendolo, di cospargersi il capo di cenere e dissociarsi pubblicamente dalla politica di un Papa, dagli atti odiosi di un prete pedofilo, dai soprusi di una dittatura comunista – o fascista, se del caso? E non è mai passato per la mente di nessuno, invece, di dissociarsi dai suoi stessi pregiudizi razzisti e dalla frettolosità delle sue trancianti sentenze?
Chissà se le due interlocutrici di Prima Pagina si siano mai chieste che cosa sia un ebreo che vive in Europa da cinquecento anni o da duemila anni. Se l’ebreo debba continuamente, e fino alla fine dei secoli, giustificare sé stesso di fronte a una civiltà intellettuale che ancora persegue schemi di pensiero razzista e per la quale l’altro continua a essere ancora e sempre l’estraneo, da allontanare, da respingere, da giudicare. Da distinguere.
Ebbene sì, sono fortemente irritato. Perché mi rendo conto ogni giorno di più che il pregiudizio che cova nell’animo di chi ci vive accanto richiede un’inezia, un pretesto qualsiasi, per trasformarsi in odio conclamato, mascherato sempre, naturalmente, sotto i fronzoli di una ‘nobile causa’, in cui a pagare però sono sempre gli altri.
E sono irritato perché vedo con quanta facilità anche gente che ha ‘studiato’ possa sposare le modalità di pensiero del popolino più becero, quello che si è formato alla fonte dei pregiudizi e degli stereotipi popolari. E allora continuo a dire: evviva chi pensa, chi si interroga, chi concede sempre agli altri beneficio del dubbio, chi sospende il giudizio, in attesa di valide conferme, chi non giudica mai le conseguenze senza aver tenuto debito conto delle cause.
Comunque, ‘l’anziano’ insultato a Parigi, signore Pegna e Manafra, si chiama Alain Finkielkraut, ed è un ebreo francese. Non vergognatevi a pronunciarne il nome.
Vergognatevi invece dei vostri pensieri.

Dario Calimani, Università di Venezia

(26 febbraio 2019)

Piccolo (vabbè, piccolo) dettaglio, da italianista: “Una parte di noi ci aspetteremmo”. Da far venire l’ulcera a un baobab.
Quanto all’articolo di Calimani, posso dirlo? A leggerlo mi sono commossa.

barbara

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  1. Che cosa si può fare perché quelli che dovrebbero farlo lo leggano fino in fondo?
    Perché, se uno lo legge, non può mica non essere d’accordo!
    Non pretendiamo che chiunque si commuova anche.. basta riconoscere che “irritato” è un eufemismo.
    Ma ricordiamo a certa gente la storia di Davide e Golia!

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  2. Condivido l’articolo. Faccio notare una cosa: oramai la sinistra ha elevato a valore assoluto il martellarsi i testicoli perché noi, i bianchi europei occidentali siamo, ebrei esclusi, gli esseri più bassi dell’evoluzione umana, quelli che, insieme agli ebrei, hanno compiuto tutto il male del mondo ed hanno la colpa di tutto.
    poi vengono i wannabe occidentali come i cinesi, che stanno ancora dietro alla tecnologia mentre le civiltà più amate son quelle per le quali la vita da pastore nomade del 1200 dc o giù di lì è il non plus ultra.

    Perché, come aveva spiegato magistralmente Eugenio con il self hate, questo funziona a strati come una cipolla

    fonte: http://inminoranza.blogspot.com/2009/02/self-hate.html

    (…) self-hate funziona a strati concentrici, come una cipolla.

    Ogni volta che, per dire, un giornale tedesco rivanga qualche stereotipo sugli italiani, tipo ai mondiali del 2006, chiunque voglia aspirare al titolo di progressista si spertica a dargli ragione – lo stesso per i progressisti inglesi quando un giornale spagnolo o francese riciccia qualche trito stereotipo, per carità. Però anche i tedeschi, o i francesi, o gli spagnoli, che sono tanto intelligenti quando parlano male di noi (chiunque sia noi) sono merda se è un giornale russo a parlar male dell’Europa occidentale; e anche i russi, diciamocelo, sono cacca davanti a qualunque Paese in via di sviluppo. Per non parlare, per dire, di quanto schifo faccia qualunque società che accetta il modello di sviluppo di tecnologia e industrializzazione, tipo India, quando c’è da giustificare che i suoi abitanti vengano fatti saltare in aria da gente che ritiene che lo stato di pastori nomadi sia il massimo della vita. E così via. Se gli esseri umani morissero tutti per salvare i pappataci e le talpe marsupiali, insomma, sarebbe anche una buona cosa.

    imho la tizia sarebbe prontissima a dissociarsi dall’italia, che pretende che le donne non possano girare con il burqa e, metaforicamente, flagellarsi perché non riconosciamo la superiore civiltà che rispetta le donne invece di obbligarle a depilazione e minigonna, che non crede ad Oceania Platino e simpatizza per l'”amico del Mossad…” invece nei paesi evoluti solo il dubitare di Oceania è valido motivo per essere scorticato vivo e messo sotto sale.
    Il bello è sempre fuori ed all’estero, e più vicino al “buon selvaggio” si trova meglio è, anzi se tutti (voi*) diventaste buoni selvaggi il mondo diventerebbe un paradiso.

    *perché ovviamente nessun vero progressista DOC prende armi e bagagli e si trasferisce, sul serio, nei paradisi in terra che magnifica.

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  3. Non credevo esistesse ancora quella trasmissione. La stessa rete radiofonica che la ospita esiste solo per pagare i suoi dipendenti. La trasmissione è fatta per dare un obolo a giornalisti di terz’ordine, e dare una soddisfazione a maranteghe sessantottine o anche più vecchie, come nel caso della signora Pegna. Bello l’articolo, ma quelle due non meritavano l’attenzione.
    (cosa vuol dire marantega? diciamo: una che non è invecchiata bene)

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    • Non lo meriterebbero se non trattassero un tema, come quello dell’aggressione a Finkielkraut, che ha avuto grande risonanza. E se non fosse che il loro pensiero – chiamiamolo così – è molto più diffuso di quanto farebbe piacere pensare. L’amico “Magiupa” in occasione di una delle varie operazioni antiterrorismo (credo quella di Gaza del 2014) ha raccontato di una sua cliente che ha esordito con “se va avanti così finisce che ritorna l’antisemitismo” in cui si è ben presto chiarito che il “se va avanti così” si riferiva alle infamie commesse da Israele contro quei poveri civili innocenti.

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      • Ciao Barbara,sono stato in ospedale un paio di mesi,e quando ho rimesso i miei bellissimi orecchini ho avuto un interesse spasmodico per la cosa,ma perchè li metti?sei ebreo?
        No sionista.
        E’ un bel corto circuito un’italiano,settentrionale,con antenati germanici,sionista.
        però dimostra anche l’assoluta ignoranza della gente sul tema,nn so perchè ma mi sa che prima o poi con questi orecchini ci finisco nei guai,
        forse…in fondo nn sono ebreo,solo uno stupido raggirato dal complotto sionista,un’altra prova che c’è davvero.

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  4. Mi spiace solo che introduca il mio articolo con le parole “Sì, lo so, quest’uomo non mi ama. Non ama me e non ama il mio blog, magari adesso scriverà un altro articolo per dire che brutta persona che sono e quanto gli dà fastidio essere associato a questo blog.”
    ‘Non farti così piccolo perché non sei così grande’ insegna il Talmud. Forse non amo quando lei dà di me giudizi in cui non mi riconosco, magari categorizzandomi senza conoscermi. Non credo, comunque, scriverò mai un articolo su di lei. Che mi si citi non mi dà fastidio, se non si misinterpretano le mie parole. Quanto all’italiano di Sara Menafra, giustifico di più un piccolo strafalcione linguistico nell’emozione della diretta che uno strafalcione del pensiero su base ideologica. A presto.

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    • Un suo articolo ho già avuto l’onore di averlo – senza ovviamente che fosse riportato il mio nome, né quello del blog – in occasione della mia precedente pubblicazione di un suo articolo, preceduto da un’introduzione che, non posso non riconoscerlo, se fatta su di me mi avrebbe non poco irritata, per usare la sua ultrapacata espressione.
      Quanto allo scambio fra le due signore, non ho ritenuto di aggiungere commenti, avendo già detto tutto lei come meglio non si potrebbe. E ammetto che l’emozione di denunciare i crimini del peggiore stato sulla Terra, sfidando eroicamente la potentissima lobby ebraica e il Mossad, e soprattutto andando controcorrente rispetto al pensiero unico filosionista (ci ha fatto caso? Non c’è antisionista che non sia graniticamente convinto di essere praticamente solo contro tutti), sia tale da indurre anche a violentare la lingua italiana.

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      • Quell’articolo ‘su di lei’, in cui non ho riferito il suo nome per privacy e perché Moked mi vieta da sempre le polemiche personalizzate, mi è stato solo occasione di esprimermi contro le classificazioni, le etichettature di cui siamo ogni giorno oggetto a fini di delegittimazione politica e non solo. Io posso contestare le sue idee, argomentandole possibilmente, posso dire perché non mi è mai piaciuto Netanyahu (che oggi stranamente non piace neppure a molti suoi antichi sostenitori), e accetterei peraltro che lei ne parlasse con accenti di ammirazione, ma non mi permetterei mai (sarebbe troppo semplice) di dire che lei è una destrorsa fascista perché vicina al Likud. E il senso in cui si usa oggi il ‘molto di sinistra’ (che lei ha usato a suo tempo con me, sembra voler sostituire la definizione ‘comunjsta’, che, applicata a me, io non considererei affatto un complimento. Il mio invito, da sempre, è di rispettarsi dibattendo idee, non appiccicandoci reciprocamente etichette offensive (per il modo in cui le si intende usare). Lei poi ha la responsabilità di ‘arbitrare’ il suo blog, e quindi di influenzare chi la legge.
        Deferente, dunque.

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        • No, comunista no. Ho bandito una volta per tutte dal mio blog e dalla mia vita political correctness, eufemismi, understatement e ammennicoli vari: se avessi pensato comunista avrei scritto comunista. E non concordo, almeno per quanto mi riguarda, su significato e funzione dell’etichettatura. Diciamo che la vedo piuttosto come un comodo sistema di organizzazione, come per i cassetti: quello delle calze e quello delle magliette così so come orientarmi. Non credo si possa negare che lei è decisamente più a sinistra di me, che tuttavia non ritengo di essere una casapoundina o addirittura più in là – anche se qualcuno, per la verità,pensa di sì, e in quell’occasione mi sono divertita da matti, ma questa è un’altra storia. Più che etichettatura lo chiamerei utile inquadramento per sapere con chi ho a che fare e regolarmi di conseguenza, che non comporta necessariamente disprezzo – sicuramente non in questo caso da parte mia: in caso contrario non sarebbero mai apparsi in questo blog articoli suoi, per il semplice motivo che dopo averne letti abbastanza da avere le idee chiare, avrei smesso del tutto di leggerli, come ho fatto, con grande soddisfazione e risparmio di tempo, con molti altri. Certo, se lei e io in questo momento ci trovassimo in Israele a fare campagna elettorale, posso facilmente immaginare che lo scontro sarebbe parecchio duro, ma questa è un’altra storia ancora.

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  5. Vorrei scrivere due righe su un tema che mi questiona e due altre righe su una possible risposta alla seguente domanda:
    Perché i “palestinesi” godono della simpatia di gran parte dell’opinione pubblica europea, della stampa, dei media in generale?
    Cosa hanno mai fatto nelle arti, nelle scienze per rendere piu degna di essere vissuta la vita degli esseri umani su questa terra? Quale medicina hanno trovato per alleviare il dolore della malattia, quale tecnica hanno inventato per allegerire la fatica dell’uomo, quale teoria scientifica hanno avanzato per darci l’ebrezza di capire un poco di più il mondo che ci circonda, quale dipinto han dipinto , scultura hanno scolpito nel quale riconoscere i tratti del nostro destino, quale poesia, quale romanzo, quale opera di teatro hanno scritto per rendere sensibile e comprensibile a tutti il nostro travaglio, quale sinfonia, quartetto, sonata, canzone hanno composto per tarsporre in suono una forma ineffabile di pensiero? Insomma cosa hanno mai dato questi “palestinesi” all’umanità? Dove sono i loro Tolstoi, Proust, Dickens, i loro Schubert, Verdi e Mendelshon? I loro Sabin, Einstein, Fermi. I loro Aznavour, Streisand, Pavarotti, Callas o Modugno. Niente, il vuoto, il deserto.
    Certo son bravi a sgozzare i neonati, le donne incinte, a educare i loro figli all’odio, sin dalla più tenera infanzia, per essere certi di perpetuare all’infinito la loro condizione di pezzenti, mendicanti di tutti i carrozzoni dell’ONU.
    Ma sono queste cose che possono suscitare simpatia negli sprovveduti?
    Cos’é che suscita simpatia per gente che rassomiglia tanto a degli Jack the Ripper?
    Conosco solo una possibile risposta: i “palestinesi” sono la speranza di tutti gli antisemiti, sono i sicari pagati dagli europei che vorrebbero che qualcuno finisca il lavoro lasciato a metà dai nazisti, dai comunisti, dai cattolici assatanati dall’odio per i deicidi, i Luterani frustrati nel loro desiderio di conversione. Eppoi c’é anche il gruppetto ogni giorno più sparuto dei cristiani credenti a cui i fratelli di Maria, di Giuseppe e Gesù risultano insoppartabili perchè gli ricordano la primogenitura degli ebrei nella relazione con il Dio di Abramo (Scrivo Dio per intero perche sono cristiano).
    Sono la mano lunga degli antisemiti che non osano piu scoprirsi, che non possono piu confessarsi tali, di quelli che voltano lo sguardo dalle immagini delle retate, dei campi, dei forni, sono gli antisemiti con lo stomachino delicato: “E allora la facciano finita loro, gli amici palestinesi, a cui un bimbo sgozzato non farà mai salire al cuore il piu tenue sentimento di empatia umana”.
    Gli antisemiti cosidetti anti sionisti (bella trovata, io non odio e non voglio lo sterminio degli italiani, solo odio e mi auguro lo sterminio degli abitanti d’Italia) sono i nuovi nazisti, alleati consapevoli dei portatori di una pesudo religione, di un culto di sangue e di morte, una ideologia totalitaria e teocratica che corre per il mondo sotto il nome di islam. Una cosidetta religione fondata da un pedofilo, bandito di strada, mantenuto, assassino. Fin qui niente di male, in fondo Dio potrebbe servirsi di chi gli pare, anche di Jack the Ripper se lo volesse. Il solo problema é che per i suoi “discepoli” il “Maestro” é l’incarnazione delle perfezione e quindi la sua vita e i suoi atti un modello di virtù a cui ci si riferisce quando si abbia un qualche dubbio “morale”.
    Qualcuno ha detto che gli ebrei sono i canarini che morendo annunciano la morte in miniera. Tra poco non ci saranno piu canarini in Europa, finalmente Juden frei, con grande sollievo di chi ingiunge ai pochi ebrei rimasti di dissociarsi da Israele, e il silenzio dei canarini sarà il presagio dell’esplosione imminente che seppelirà la civiltà europea, non quella da farsa di Bruxelles, ma quella della cui coscienza si parlava nei libri quando io ero giovane.
    E allora chi sarà ancora vivo assisterà alle conversioni in massa dei nuovi collaboratori dell’infamia.

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    • Ah, ma la risposta è semplicissima: i palestinesi sono osannati perché fanno fuori gli ebrei, tutto qui. I terroristi baschi ammazzavano ebrei? No: morite, cani! Quelli dell’ETA ammazzavano ebrei? No: bastardi, assassini! L’IRA ammazzava ebrei? No: maledetti criminali! Eccetera. La differenza è tutta qui.
      Vero: quando avremo esaurito i canarini, il primo grisou lo respireremo noi.

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  6. Articolo degno di rispetto.

    Amo Israele! Così gli ebrei ! E ancora …i Sionisti.

    Ed inoltre ammiro Netanyahu , nel mio piccolo..credo che faccia una politica..molto
    adeguata in una realtà così piena di inverosimili problemi impensabili per la gran
    parte di Statisti.
    Spero che venga rieletto..o qualcuno che abbia certe sue qualità come di alcuni
    suoi predecessori.
    La classe politica che è all’ opposizione….da quello che asseriscono esponendo le
    loro ideologie…si mostrano altamente pericolose per Israele,
    E’ facile porre delle critiche…mirando a certi consensi sia in loco, popoli vicini…nemici dell’ entità di Israele…e anche da parte delle stesse correnti politiche
    in occidente.
    E la storia pone..ed impone tanta cautela nel prendere accordi, patti….tante aperture.
    Il risultato…il forte incremento del terrorismo nel post…Sono tante le occasioni
    che il popolo arabo..palestinese è venuto meno a tutto quello che era stato pattuito.
    Il popolo israeliano và tutelato in primis…certe insensate chiamamole..aperture..
    come piace fare uscire da certe bocche,,,Il risultato…Quante carnaficine…

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    • Soprattutto considerando che il diretto antagonista di Netanyahu ha in programma di regalare Giudea e Samaria ai terroristi, oltre ad avere, come comandante militare, messo ripetutamente a repentaglio la vita dei suoi soldati, e in almeno un caso documentato averne lasciato morire uno dissanguato, per non intraprendere azioni che avrebbero potuto costare la vita a qualche palestinese.

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      • Spero…e credo che gli Israeliani..nonostante certe testoline…molto fuori dalla
        dalla realtà, tanto da risultare molto pericolosi per Israele…Gli israeliani continuino ad essere coerenti rispetto alla realtà..tifando per ”Bibi..”..E quanto
        impegno ci mettono nel desiderio di farlo fuori…
        Lui è veramente ” Onesto ! ” e per i tempi attuali è una vera garanzia!

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  7. Jerusalem post..di oggi..” in inglese..” difficoltà nella traduzione…
    Dice che nel 15° secolo un discreto numero ..di ebrei che furono costretti a lasciare
    il Portogallo e Spagna…con destinazione,,il Nuovo Mondo.
    Ai tempi attuali…sarebbero..sono diversi milioni…
    Se..vi fosse un Ritorno…chissà se l’ originale Israele sarebbe sufficente ad accoglierli…

    Siccome gli arabi della Palestina…nome dato alle terre di Israele dai romani…etc…
    vogliono..pretendono di ritornare in Palestina dopo oltre 70aa…” basta leggere la storia…di Israele..”…che da all’ ora sono sempre considerati…profughi! Cosa che può
    succedere solo nel M.O….in altre realtà naturalmente democratiche sarebbero da
    molti decenni..cittadini dei paesi che li ospitano ..nei campi profughi..e ricevono tuttora gli indennizzi..$$ perchè ospitano dei profughi..

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