SI SA COME COMINCIA…

Come già più di una volta ho avuto occasione di ricordare, quando il governo nazista ha proposto una legge per sterilizzare gli handicappati gravissimi, sembrava una cosa altamente umanitaria: nessuna persona normale si accoppierebbe con un handicappato grave, e d’altra parte anche loro hanno le stesse pulsioni sessuali di chiunque altro con, in più, un’assoluta incapacità di autocontrollo. La conseguenza è che o li si lascia accoppiare fra di loro, e mettono al mondo dei mostri, o li si condanna a una vita di sofferenza impedendo loro la realizzazione della propria vita sessuale. E dunque, sterilizziamoli e poi possiamo lasciarli liberi di godere quanto vogliono. Tutti i medici riuniti a convegno hanno votato a favore, tranne uno, con la seguente motivazione: cose come queste si sa come cominciano, ma non si sa come poi vadano a finire. Noi, oggi, lo sappiamo: dalla sterilizzazione degli handicappati gravissimi si è arrivati a sterilizzare persone con un leggero ritardo, come ne abbiamo in tutte le nostre scuole e in tutti i nostri posti di lavoro, e gli handicappati più gravi venivano gassati. Dalle decisioni prese in base a rigorose indagini svolte da un’equipe di tre medici, come stava sulla carta, si è passati a gassare sulla base di una crocetta messa su un foglio da un’infermiera (che, per inciso, era una persona che aveva frequentato la scuola elementare e poi un corso di sei mesi). Allo sterminio di sei milioni di ebrei, almeno centomila handicappati, altrettanti omosessuali (che prima di finire in gas dovevano obbligatoriamente passare per i letti delle SS), mezzo milione di zingari ecc. ecc., si è arrivati partendo da quella legge tanto umanitaria.

Venendo all’attualità, si è cominciato con la legalizzazione dell’aborto. Legge giusta e umanitaria, beninteso: chi voleva abortire ha sempre abortito, con o senza legge. Non tutte allo stesso modo, però: chi aveva soldi lo faceva fare da un medico in anestesia (e in tempi più recenti andava a Londra, in una clinica, con tutte le garanzie sia igieniche che di emergenza, in caso di imprevisti) e chi non li aveva ricorreva alla solita mammana, non di rado su un tavolaccio da cucina su cui era stato sì e no passato uno straccio, e tutto dal vivo, e nessun rimedio se qualcosa andava storto. O al rimedio casalingo del micidiale decotto di prezzemolo, che bastava sbagliare una virgola e ti ritrovavi all’altro mondo. La legalizzazione ha messo fine a tutte queste inique sperequazioni. Volendo ci sarebbe da dire che se ai tempi di mia nonna una donna non aveva molti strumenti – a parte la castità che, diciamolo, non è lo sport più divertente del mondo – per evitare una gravidanza, oggi gli strumenti ci sono tutti, per cui se non si vuole un figlio basta semplicemente evitare di concepirlo. Ma diciamo che se ciononostante una lo concepisce e non lo vuole, prima vita o morte (o salute o conseguenze irreversibili) dipendevano da quanti soldi avevi, adesso, con la legalizzazione no, le condizioni sono uguali per tutti. Tutto questo in base al diritto di autoderminazione della donna sul proprio corpo, e già qui non ci siamo più. Perché se una donna decide di buttarsi nel bidone della spazzatura, a me dispiacerebbe immensamente, ma non mi sognerei mai di  negare il suo diritto di farlo. Ma il fatto è che se tu abortisci, il corpo che va nel bidone della spazzatura non è il tuo: è quello di tuo figlio. E allora, come già detto altrove, bisognerebbe avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome esatto: quella che ti arroghi non è AUTOdeterminazione bensì ETEROdeterminazione, cioè diritto di determinazione anche su un altro corpo. Spesso vedo gente saltare sulla sedia quando uso il verbo assassinare, ma non ce n’è un altro: la cosa che sta dentro l’utero, chiamala bambino, chiamala feto, chiamala embrione, chiamala grumo di cellule, appartiene alla specie umana. Quelle cellule sono cellule umane. Ora, quella roba là dentro l’utero, è viva, e prima di tirarla fuori di lì tu devi fare in modo che smetta di essere viva. Se tu fai attivamente in modo che una cosa viva smetta di essere viva, e la cosa in questione appartiene al regno animale, l’azione che viene compiuta si chiama uccidere. Se l’animale in questione appartiene alla specie umana e l’uccisione è premeditata, si chiama assassinare. Puoi dirmi che ne hai il diritto, puoi dirmi che la tua coscienza non ha niente da rimproverarti – neanche al secondo aborto, al terzo, al quinto – puoi dirmi tutto quello che ti pare, ma il verbo rimane assassinare.

Autodeterminazione, si diceva. E se autodeterminazione deve essere, perché ci dovrebbero essere dei limiti? Ed ecco che si passa all’eutanasia. Cosa altamente umanitaria: se ho una malattia che non mi dà alcuna speranza di guarigione e che mi porterà alla morte, e se mi provoca sofferenze disumane che so che col tempo continueranno ad aumentare, e che niente più è in grado di alleviarle, che cosa c’è di più umano di aiutarmi ad anticipare un po’ quella morte che comunque mi raggiungerebbe a breve e porre fine a tanta sofferenza? Poi però ci si accorge che la legge che consente l’eutanasia in questi casi pone una grave discriminazione: e il neonato che soffre altrettanto e non ha speranza di guarigione e neppure miglioramento, ma non è in grado di dire che vuole morire, cosa facciamo, lo lasciamo lì a patire? Ma neanche per sogno! Mettiamo a punto un bel protocollo e stabiliamo che possiamo far fuori anche i neonati fino a un anno Groningen Protocol con termini sufficientemente sfumati da rendere difficile capire dove esattamente stia il confine fra sospendere terapie che non servono a produrre miglioramenti, e il fare attivamente qualcosa di più. Adesso ci siamo? No che non ci siamo. Perché il limite minimo per poter chiedere personalmente l’eutanasia è di 12 anni, e questo è gravemente discriminatorio: perché un bambino di undici o dodici anni non dovrebbe avere il diritto di chiedere l’eutanasia? E con questo siamo arrivati al capolinea? Ma certo che no! È di questi giorni l’ennesima geniale trovata umanitaria: smettiamo di fornire prestazioni quali interventi chirurgici, inserimento di mace-maker, cura del cancro, dialisi e altro alle persone che hanno più di settant’anni. No, non è per risparmiare soldi, ci mancherebbe, al contrario: è per assicurare loro una migliore qualità di vita: lo sappiamo tutti – anche se non tutti per fortuna lo abbiamo sperimentato di persona – quanto siano debilitanti le terapie per il cancro e la dialisi, quanto possano essere pesanti le conseguenze di un intervento chirurgico, e allora risparmiamogli tutte queste pene, poverini, lasciamoli in pace! Dice ma io voglio vivere, sono lucidissimo, sono autosufficiente, io… Zitto, microbo! Chi sei tu per pretendere di determinare la tua vita? Determinare? Ma non eravamo giusto partiti dal diritto di autodeterminazione, il corpo è mio, decido io…? Già, eravamo partiti da lì. È esattamente da lì che si è aperta la porta dell’inferno. E non si è chiusa più.

barbara

    • Più che l’età media direi che a confortarci sono i numeri. Lì a proporlo sono state le sinistre: e giustamente, direi: le destre sono conservatrici e vogliono conservarsi in vita anche da vecchi, mentre le sinistre sono progressiste e innovatrici e quindi vogliono svecchiare la popolazione eliminando i meno giovani, quindi considerando le percentuali delle sinistre tutte insieme, dubito che avrebbero qualche speranza di farla passare. Anche se poi, certamente, difficilmente gente di ottant’anni proporrà di essere eliminata per legge.

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  1. I diffettosi. fino dalla nascita,.handicappati…” rimarcano…i diversamente abili..” malati
    terminali…oppure che necessitano di cure, tante con speranza di vita molto basse..
    Eutanasia ! Adesso c’ è chi la invoca…ma in merito non riceve risposta che si aspetta.
    Argomenti molto vasti..
    Gli over 70enni…ridurre al minimo le cure.
    Quelli che non possono servire..vanno eliminati !…????

    In molti si riempiono la bocca..di tante belle parole..ma attualmente, le famiglie, oppure
    chi cerca di dare aiuto, prevalentemente sono lasciati soli..Basta avere assaggiato certe
    situazioni..cosa molto amara.

    Credo ..che attualmente capita che quando si è giunti ad un livello di non ripresa,
    non risposte alle cure, la malattia, lo stato della persona si avvia piu’ o meno lentamente verso la fine…
    ….e, non di rado viene lasciato quello che un pò di tempo prima poteva sembrare
    quasi un’ accanimento…” per me è…rispetto della persona in questione.
    ..Non deve soffrire assolutamente per il dolore…non deve soffrire la sete…il suo corpo
    và protetto,curato perchè ..non arrivi ad impiagarsi..E..se riesce ad alimentarsi..dipende..lo si può accontentare con quello che è a disposizione..oppure con
    l’ aiuto della famiglia.
    Altrimenti…si può integrare oltre ai liquidi…endovena con altri che possono fornire
    calorie..elettroliti. E..la presenza umana…
    Umana. Umanità…quando si parla,pensa ad altri esseri umani. Attenti…le decisioni, certe
    ..quelle che vorrebbero, vogliono arrivare…alla selezione umana…Tutto lo decidono..
    a livello politico…Una persona, onesta, che ha lavorato..si è sempre comportato bene..
    e arrivato ad un certo limite…” Eliminare..”’
    E…siamo civili !…

    Abbiamo visto,foto,documentari, resoconti stampati di certe realtà di come venivano
    tenuti…vengono..Raccapricciante! La storia è piena di queste…storie..di esseri umani
    tenuti al pari delle bestie.

    Non sò..cosa posso fare..se non di non votare chi vorrebbe portare avanti questa
    specie di pulizia…onta umana, che si aggiunge a tante altre..

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  2. Mi e’ venuto in mente quello che mi ha detto molti anni fa mia zia, z.l. Aveva passato i 70 anni, forse si avvicinava agli 80, e stava per compierne 70 una sua amica. Mi ha detto (piu’ o meno, le parole sono mie, l’idea sua): quando passi i 70 anni il rapporto cambia. Se stai bene, nessun problema, buon per te. Ma se stai male e hai bisogno di cure, allora non ricevi certo quelle che ricevi quando sei piu’ giovane.
    Mia zia e’ mancata nel 2004….

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    • Ci sono anche delle circostanze in cui è inevitabile fare delle scelte, per esempio hai un ottantenne che ha fatto un infarto e un quarantenne vittima di un incidente, e, in questo momento, un solo posto disponibile in rianimazione: non credo che molti sceglierebbero di dare quell’unica chance all’ottantenne. Ma fintanto che c’è la possibilità, io non vedo differenze nella prestazione delle cure necessarie. Mia madre era abbondantemente sopra gli ottanta quando ha avuto una grave crisi di insufficienza renale: il medico della casa di riposo ne ha disposto l’immediato trasferimento in ospedale, dove ha ricevuto tutte le cure necessarie, dalla dialisi ai farmaci ai controlli ecc. Considera che con una normativa del genere, per me fra due anni e per più di qualcuno che gira da queste parti già adesso, io continuo a pagare le tasse per la sanità ma i miei soldi vengono usati esclusivamente per curare gli altri: non so fino a che punto possa essere legale.

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      • Sono d’accordo che probabilmente non e’ legale. Questa comunque era la sensazione di mia zia, da ottantenne o quasi. Se poi era una sensazione soggettiva e hai avuto esperienze contrarie a questo, tanto meglio ovviamente. Ma non mi sono dimenticata quello che mi ha detto quella volta.

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        • Sono sensazioni soggettive presenti in tutti gli ambiti. All’ospedale molto spesso si ha l’impressione di non ricevere l’attenzione che la nostra situazione meriterebbe e, di converso, che tutti gli altri ne ricevano di più. A scuola qualunque scolaro abbia preso una punizione ti dirà che tutti gli altri possono fare quello che vogliono mentre io basta che giri un attimo la testa e mi schiaffa giù punizioni tremende. In alcuni blog i titolari non rispondono a tutti i commenti ma solo a quelli con un contenuto che richiede obiezioni o aggiunte o altro, quindi sono parecchi i commenti che non ricevono risposta, e più di una volta mi è capitato di sentir dire quello risponde a tutti tranne che a me. La mia dottoressa ha l’abitudine di dedicare a ognuno il tempo che quello richiede, senza mai cercare di fare fretta a nessuno; di conseguenza le attese in sala d’aspetto sono parecchio lunghe, e non di rado mi capita di sentire gente che si lamenta “ma tu guarda quanto tempo sta a buttare via con gli altri”. Mia madre in casa di riposo si incazzava come una bestia se quando suonava non arrivavano in sei millesimi di secondo, e non c’era verso di metterle in testa che anche quando si stavano occupando di lei c’era qualcuno che suonava e doveva aspettare perché non c’era una persona per ogni degente. E potrei continuare a lungo. Ed è chiaro che generalmente invecchiando molti tendono a diventare più egoisti ed esigenti e lagnosi quando le loro esigenze non vengono soddisfatte. Aggiungi che normalmente più si invecchia e più aumentano le occasioni in cui si ha bisogno di essere curati e, di conseguenza, quelle in cui si ha la sensazione di non esserlo abbastanza.

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