SVELATO ALFIN L’ARCANO

Perché gli italiani votano Lega? Perché i negri ce l’hanno più lungo e più grosso: ce lo rivela la signora Alessia Morani
invidia
(per la verità non so, non avendo esperienza in materia, se quella delle dimensioni penali dei negri sia realtà o leggenda metropolitana, ma mi fido della signora Morani, che sicuramente sa quel che dice). Il collegamento con la Lega non lo fa esplicitamente, ma dato che sono loro e non certo i santi piddini a insultare la piratessa Carola Rackete, l’identificazione è evidente. Ora, cerchiamo di capire quale sia il film mentale che si è fatta la signora Morani per arrivare a queste conclusioni: perché, mi chiedo, i leghisti che ce l’hanno piccolo mentre i negri invece ce l’hanno gigantesco, insultano la piratessa Carola? È chiaro: perché – così sembra essere convinta la signora Morani – quei megafalli la piratessa Carola se li è trombati tutti, lasciando a bocca asciutta i poveri leghisti italiani. Il che spiegherebbe anche perché – se le cose stanno come sembra pensare la signora Morani – invece di sbarcare quegli strepitosi maschioni freschi di parrucchiere con taglio all’ultima moda e berrettini di marca
passeggeri SW
in un qualsiasi porto sicuro, li abbia tenuti in mare per due intere settimane: perché con 42 megafalli da sistemare, a una media di 3 al giorno, quei 14 giorni ci volevano tutti (ach, signora Morani mia, che brutta cosa l‘invidia, vero? Sempre alle altre devono andare a capitare queste fortune sfacciate!)
Ma poi mi chiedo anche: perché l’unica cosa che le viene in mente per spiegare ciò che sta accadendo, è il sesso? E perché, in ambito sessuale, l’unica cosa che le viene in mente sono le dimensioni? Cioè, voglio dire: signora Morani, qual è, esattamente, il SUO problema?

barbara

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UN ORCO CHIAMATO GIUSTIZIA

L’ultima la conoscete già tutti, quindi vi propongo questa, forse meno nota.

Caterina Giojelli 2 maggio 2019

Articolo tratto dal numero di Tempi di aprile 2019

Fa freddo, quella mattina del 24 novembre 1995. Angela ricorda i passi che rimbombano mentre Carla la trascina per un braccio davanti ai cappottini appesi fuori dalle porte delle altre classi. «Dov’è la mia mamma?», continua a ripetere la bambina; «smettila, i tuoi genitori sanno tutto», le ripete seccata la donna. Non sa, la piccola Angela, che Carla mente. Perché è un’assistente sociale che all’insaputa dei suoi la sta trascinando fuori dalla scuola di Masate, piccolo centro del Milanese, per scortarla con due carabinieri al centro di affido familiare (Caf) dove resterà per oltre sedici mesi, prima di venire spostata in un centro di affido protetto, e da lì adottata da una nuova famiglia. Non sa Angela, mentre singhiozza, prigioniera sul sedile posteriore di quell’auto nera che da sola basta a farle paura, che dal momento del suo “rapimento” a scuola passeranno oltre undici anni e dovrà soffrire il corso assurdo della giustizia minorile e soprusi di ogni genere prima di poter riabbracciare i suoi genitori e suo fratello Francesco che disperatamente non smetteranno mai di cercarla. Sa solo che manca un mese al compimento dei suoi sette anni ed è certa che i genitori sanno dove si trova: «Loro lo sanno, loro lo sanno, loro lo sanno», ripete silenziosamente.

Angela non immagina che nel 2019 la sua terribile storia diventerà una fiction, L’amore strappato, diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi e interpretata da Sabrina Ferilli ed Enzo Decaro. Una grande fiction, prodotta da Jeki Production, e andata in onda su Canale 5 dal 31 marzo, che si ispira alla vicenda maledettamente vera e raccontata nel 2009 da Angela stessa a Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella nel libro Rapita dalla giustizia (Rizzoli), i primi due coraggiosi giornalisti che su Panorama condussero un’insistente battaglia per restituire la bambina alla sua famiglia. Ora i produttori assicurano di aver portato in tv solo «la storia di una donna», «nessun attacco alla magistratura». Ma l’infernale storia di Angela, che qui raccontiamo attingendo a piene mani dalle pagine di Rapita dalla giustizia, non può non ascriversi a una serie di errori giudiziari.

Il disegno di un fantasma

Il magistrato cui è affidato il caso è Pietro Forno, inquisitore di pedofili e violentatori. È lui a raccogliere le denunce di Antonella M., la cugina quattordicenne di Angela che dal 1993 inizia ad accusare il fratello di averla violentata. Nonostante due perizie ginecologiche disposte dalla procura di Milano appurino che la ragazza è vergine, le sue accuse sono prese in seria considerazione dagli inquirenti. Davanti alla famiglia, che unita rigetta e contraddice ogni insinuazione, Antonella prima ritratta, poi sostiene che gli abusi siano iniziati anni prima, quindi coinvolge anche suo padre, e parenti, e persone estranee alla famiglia, infine perfino sua madre: tutti secondo il racconto della ragazza – che più volte viene ricoverata in reparti di salute mentale, assume droga, brucia materassi e compie atti di autolesionismo – hanno partecipato a sconvolgenti giochi pedofili. Infine, saputo che lo zio Salvatore non ha preso le sue difese, Antonella accusa anche lui. Al pm Forno dirà che l’uomo ha abusato anche dei suoi due figli: Angela, di sei anni e mezzo, e Francesco, che ne ha quasi dodici. Da qui parte, a cascata, il dramma raccontato nel libro e poi nella fiction. La testimonianza di Antonella, però, è contorta. Più volte afferma di essersi inventata tutto, più volte torna sui suoi passi. Quando il magistrato le chiede di decidersi, la sua risposta è: «Dipende se mi conviene».
Per giorni, davanti alla psicologa che il Tribunale dei minori di Milano ha nominato come perito tecnico, Angela disegna bambole, animali e altri oggetti innocenti. «Poi, nell’ultima visita – racconta nel libro – avevo avuto la pessima idea di cambiare soggetto: forse stanca, di certo annoiata per la ripetitività dell’esercizio al quale venivo costretta, sul foglio bianco avevo tracciato una linea oblunga cui avevo dato il nome di “fantasma”». Nel “gioco” seguito con la psicologa a questo fantasma viene dato il nome di “pisello”. «Quel segno banale e incerto e quel nome, per me totalmente casuali e di certo non spontanei, sarebbero stati gli errori più grandi della mia vita e l’origine di un doppio dramma, il mio e quello della mia famiglia. Perché alla psicologa il mio spettro stilizzato era parso avesse un significato sessuale, e questo le era bastato per segnalare al Tribunale dei minori una situazione di grave pericolo. I giudici avevano ordinato subito che fossi allontanata da casa».

A quel punto, Angela è portata al Caf da cui proviene la psicologa che per il Tribunale dei minori (con evidente conflitto di interessi) ha raccomandato il ricovero della bambina. Quello schizzo diventa la prova centrale della presunta pedofilia di suo padre, che il 26 gennaio 1996 è portato a San Vittore in attesa di processo. La detenzione preventiva, già durissima per un indagato per pedofilia, è resa più insopportabile dal divieto totale di avere colloqui con il figlio Francesco (che, tenendo testa agli inquirenti, in una drammatica udienza negherà con forza di avere mai assistito ad atti anormali del padre sulla sorellina o di averne mai subiti in prima persona), e dall’angoscia di non sapere più nulla di sua figlia: nonostante sua moglie Raffaella non venga mai indagata e continui ad allevare Francesco, Angela non può tornare a casa.

«Sai perché tua madre non viene qui?»

Al Caf, dove le finestre sono sempre chiuse e non esistono orologi e calendari, Angela racconta di essere entrata come la più piccola. Ricorda schiaffi sulla nuca, i capelli tagliati perché vezzo inutile. La bimba è disperata ma non assente come altri compagni, che vagano con lo sguardo perso nel vuoto, succhiano le maniglie, restano a letto avvinghiati ai peluche. «Smettila di disegnare bambole, mi fai il tuo letto con il fantasma?», le chiedono continuamente le sue esaminatrici, mentre lei si domanda cosa ha fatto per meritare dai suoi quella punizione terribile. I custodi del Caf e la psicologa del Tribunale riferiscono più volte, a verbale, che Angela di giorno in giorno starebbe confermando gli abusi subiti, ma non esiste nessuna videoregistrazione che possa provarlo. In compenso vengono combinate visite tra Angela e la cugina Antonella: «Mi parlava con insistenza di mio padre. Mi chiedeva se ricordassi le sue visite notturne, quando ancora dormivo in camera mia, e le strane cose che mi faceva mentre ero nel mio lettino». «Secondo te, perché Antonella viene a trovarti e la tua mamma no?», sono invece le domande di Carla. Non sa la bambina dove sono i suoi, perché si trova lì da mesi e mesi, nessuno le dice nulla. Non sa che la sua mamma, che arriverà a incatenarsi alla cancellata del Caf («era lì fuori, a pochi metri. Lo avessi saputo, la mia vita sarebbe cambiata: avrei avuto un motivo in più per lottare, per sperare») e a scrivere al presidente del Tribunale Livia Pomodoro supplicandola di intervenire, sta conducendo una durissima battaglia. Non cederà mai alle pressioni dello psicologo del Tribunale che la invita a confermare le accuse mosse contro il marito per rivedere sua figlia. Ma non smetterà mai di cercarla.

«Se parli torni a casa»

Leggete la storia di Angela, leggete il lavaggio del cervello cui è stata sottoposta una bambina di sette anni dalla psicologa, dalla cugina e dall’assistente sociale per prepararla all’audizione protetta architettata dentro al Caf, alla presenza degli inquirenti nascosti dietro un vetro unidirezionale. Mutismo totale della piccola, finché è Carla a spezzare il gelo: «Se torniamo lì dentro e racconti le cose di cui abbiamo parlato tante volte tu torni a casa». «Nella mia testa di bambina, ovviamente, non riuscivo a comprendere la gravità dei comportamenti che stavo attribuendo a mio padre. Quando, molto tempo dopo, scoprii il vero significato di quello che mi avevano spinto a dire, fu orribile: mi sentii sporca e, per la prima volta, veramente violentata».

Salvatore è condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per violenze sessuali. Sedici mesi dopo l’ingresso al Caf, Angela è spostata a un centro di affido temporaneo, il Kinderheim di Genova. Strillando come un’indemoniata riconosce lo zio accampato per protestare fuori dal Caf mentre il pullmino si allontana: «Incollata al vetro posteriore, piangendo e gridando, guardai per qualche istante lo zio che, dietro di me, continuava la sua corsa sulla strada. Ma era inutile, si allontanava. (…) Ignoravo che il Tribunale dei minori quel giorno mi stava trasferendo, paradossalmente, proprio per evitare che la protesta di mia madre potesse “turbare la mia serenità”». Al Kinderheim, Angela è sottoposta a vessazioni, dieci, cinquanta, cento flessioni al giorno che diventano duecento dopo che tenta la fuga.

«Una sera mi resi conto che della mamma non ricordavo più nemmeno il nome. Fu una scoperta terribile, sconvolgente, che quasi mi tolse il respiro. Rammentavo il colore dei suoi capelli, rossi e ondulati; ma come si chiamava? Nulla: il vuoto. Anche di mio padre avevo scordato il nome. Solo di quello di mio fratello Francesco ero sicura». Il sogno di ricongiungersi ai suoi si spezza orrendamente quando le viene comunicato che andrà a vivere in nuova famiglia («ricordatevelo bene – urlavano alle bambine del Kinderheim quando Angela disegnava mamma, papà e fratello –: Angela non ha una famiglia, così come non ce l’ha nessuna di voi»). Intanto a Masate il padre, decorsi i termini della carcerazione preventiva e in attesa di appello, si danna l’anima, non sapendo dove si trovi la figlia rapita dalla giustizia mille giorni prima.

Il mostruoso corso giudiziario

Angela è indurita, ribelle, insofferente, attaccata al ricordo della famiglia che tutti le dicono non esistere più. «Angela», le dice la madre affidataria che poi l’adotterà, «ora puoi finalmente stare tranquilla. Tuo padre è in prigione, nessuno ti farà più del male. E quando sarai grande e avrai dei figli, li educherai in modo diverso, senza farli tanto soffrire come è successo a te». Qui inizia la seconda vita della bambina, tra fratelli adottivi, minacce di riportarla al Kinderheim se non avesse dichiarato di voler restare in quella nuova famiglia di Carnago, in provincia di Varese, il nuovo cognome, il diavolo in corpo a casa e a scuola.

Da quasi dieci anni i genitori di Angela ignorano tutto di lei, la legge impedisce loro di conoscere l’identità della nuova famiglia. Il padre viene assolto dalla Corte d’appello. La sentenza sottolinea come «le valutazioni psico-diagnostiche effettuate» prima e durante il ricovero di Angela al Caf «non abbiano sicura valenza scientifica e siano anzi viziate dall’approccio non sempre corretto degli esaminatori». I giudici censurano anche «la debole consistenza intrinseca» delle accuse e le molte «inverosimiglianze e incoerenze». Dicono che la spiegazione dei comportamenti di Angela «va ricercata nelle condizioni di vita imposte alla bambina dal suo ingresso nel Caf in poi». Non solo, il 28 giugno 2001 la Cassazione assolve definitivamente Salvatore e si pronuncia duramente contro i condizionamenti ricevuti da Angela. Tuttavia la corte di appello del Tribunale di minori conferma l’adottabilità della bambina.

Più volte la stampa, Panorama in testa, e la tv, da I fatti vostri al Maurizio Costanzo Show, danno voce ai genitori di Angela che cercano inutilmente di stabilire un contatto con la famiglia affidataria. In una trasmissione lo stesso ministro della Giustizia Roberto Castelli ammette di non potere fare nulla contro le palesi incongruenze della vicenda giudiziaria. I genitori tentano appelli, si rivolgono alla Cassazione, al presidente della Repubblica, a Strasburgo. Angela non sa nulla. «Torna subito in camera tua», le intimano i genitori adottivi un giorno che i suoi sono in tv: «Non hanno parlato bene di te», mentono, «del resto, per questi anni tu hai sempre detto la verità e loro di certo non ti vogliono indietro per farti un applauso. Ce la devono avere molto, con te: non credi?».

Un biglietto firmato «tuo fratello»

Poi un giorno – è il luglio del 2005 – Raffaella trova un indizio: un incartamento individua in Alassio il luogo di vacanza della famiglia adottiva di Angela. Non vi roviniamo qui la lettura delle pagine drammatiche dedicate ai giorni di lunga ricerca sulla spiaggia fino a quando Salvatore riconosce in una ragazza che si fa la doccia vicino alle cabine la sua bambina. «Io avevo gli occhi chiusi, non lo notai nemmeno. Ma anche se lo avessi fissato dritto in volto, e a lungo, non l’avrei mai riconosciuto: erano trascorsi troppi anni. Lui invece ci riuscì, al primo colpo. Dice che gli si fermò il cuore. Che fu come se mi avesse visto nascere una seconda volta. Che la mia faccia riempì tutto il suo sguardo, annullando ogni altra cosa intorno. Che anche la luce rossa e intensa del tramonto, in quel momento, si oscurò. Ero io». Dopo otto mesi di appostamenti silenziosi Francesco avvicina Angela fuori da scuola, con una busta, dentro tre fotografie e un biglietto firmato «tuo fratello». Angela rinasce.
Ci vorranno mesi prima che quel piccolo pezzo di carta possa portare la ragazza nelle braccia di suo padre e di sua madre, «esattamente come avevo sognato di fare fin da quando le ero stata strappata con la forza. Fu in quel momento che sentii il profumo della mia mamma, la riconobbi attraverso quella sensazione calda». Angela potrà tornare a casa solo il 27 maggio 2006. E scoprire, nonostante l’iter per il ricongiungimento legale sarebbe durato ancora a lungo, la sua vita mancata attraverso «i giochi, i vestiti e i gioielli che in mia assenza mi avevano regalato per i miei compleanni trascorsi lontano. Peluche e bambole. Gonnelline e foulard. Collanine e anelli. La mia vita mancata si apriva, pacchetto dopo pacchetto. Piansi a ogni nastro sfilato».

Il libro di Guarneri e Tortorella si chiude con l’assurda “Cronaca di un’ingiustizia” subita per oltre undici anni da Angela, una cronistoria che qui abbiamo intrecciato al racconto della bambina, oggi sposata e da pochissimo madre di un bel bimbo, Stefano. Il 27 ottobre 2008, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire Angela, i suoi genitori e suo fratello per i danni morali subiti per l’interruzione forzata dei rapporti, «protrattasi anche dopo l’assoluzione» di Salvatore. Quattro anni prima (tre anni dopo la sentenza della Cassazione) il Csm aveva deliberato la promozione del pubblico ministero Forno: il sostituto procuratore a Milano diventava così procuratore aggiunto a Torino, cioè il numero due della procura.

Un labirinto di ingiustizie

Nei tribunali dei minori sussiste un problema grave. Un giudice onorario su quattro (circa 200 su oltre mille) ha interessi nelle case famiglia. E si tratta di interessi cospicui. Per i sedici mesi trascorsi in un centro di affido temporaneo, il costo totale della retta di Angela è di oltre 60 milioni di lire. Il Caf chiederà al Comune di Masate di anticipare il conto, il Comune pretenderà dalla famiglia il rimborso della cifra. Oggi la Lega ha depositato una proposta per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta su quello che Matteo Salvini ha definito «un business». Ma il caso di Angela Lucanto (questo il cognome della famiglia) è solo uno dei tanti intrappolati nei labirinti giudiziari. A dicembre Tempi ha ospitato il Te Deum di Lorena Morselli, travolta negli anni Novanta dal caso dei “satanisti pedofili” del Modenese, dove le comunità cattoliche erano state trasformate da tribunali, servizi sociali e giornali in postriboli dove venivano compiute atrocità sui bambini. La vicenda si è conclusa per Lorena col proscioglimento da ogni accusa, dopo sedici anni di processi e una scia di morti, suicidi, rovine. Lorena si è vista sottrarre quattro figli, il marito è morto di crepacuore nel 2013. Oggi la donna vive in Francia, dove è scappata perché non le portassero via anche l’ultimo nato, Stefano. (qui)

E quanti letamai ci saranno, ancora, da scoprire?

barbara

SEA-WATCH E DINTORNI ANCORA

Un po’ di cose raccattate in giro per la rete, con alcune riflessioni che condivido e che ritengo utili (è un po’ tanta roba, ma portate pazienza che domani vi faccio riposare, così se volete potete leggere anche a rate).

In arrivo a Lampedusa una carovana di parlamentari del Pd a difesa della SeaWatch.
Siamo su Scherzi a Parte…
Per certi politici l’Italia non ha leggi, non ha confini, non ha regole, non ha dignità.
Per loro vengono prima i clandestini?

Vengono prima i soldi che ricavano dai clandestini.

Questa storia è scandalosa. I naufraghi proprio non interessavano a nessuno. Questa deficiente li ha portati a spasso per due settimane solo per entrare in Italia (aveva tutte le possibilità del mondo, ma non le interessavano). E i politici di sinistra stanno dimostrando che le leggi le debbono rispettare solo i loro nemici…
Ah, a proposito:ho le palle piene di sentir chiamare “flussi migratori” queste buffonate. Il flusso migratorio che viola coscientemente le leggi (piacciano o meno) è un atto delinquenziale come tutti gli abusi. E siccome di delinquenti ne abbiamo a sufficienza, questa capitana andrebbe punita senza sconti. (qui)

Da Ornella, che di Africa ne ha vista un bel po’.

“Questa presunzione tutta razzista, provinciale e presuntuosa per la quale si possa vivere una vita dignitosa soltanto in Europa, e in Africa no, mi ha veramente stancata. Sotto la retorica dell’accoglienza spesso e volentieri si legge un disprezzo per l’Africa, generalizzato e superficiale, che fa venire i brividi. L’Africa ha più di 50 paesi, diversissimi, con ricchezze e bellezze uniche, culture meravigliose e nuove opportunità. C’è la povertà, ma non c’è solo quella. Prima di tutto, un po’ di rispetto, questo continente lo merita.” (qui)

CAPITANA vs CAPITANO (qualcuno mi ricorda perché il semipremier lombardo ha questo soprannome??). Tra una vertigine e l’altra ho cercato di buttare giù qualche riga, alle quali premetterei che sarebbe ora in questo disgraziato Paese di rispettarci un po’ di più l’un con l’altro, comprendendo tanto le motivazioni di chi propende all’accoglienza tanto quelle di chi invece ha le sue ragioni per negarla. Direi che un po’ di visione a lungo termine e l’attuazione di un sano “principio di precauzione” sarebbe utile a tutti.
Ciò premesso, direi che la Capitana (della nave) ha avuto in vita sua tante possibilità, indubbiamente è preparata, è plurilaureata e ha un curriculum come un papiro, ma questo non le dà alcun diritto di sentirsi al di sopra della legge, né di infrangere le leggi degli Stati altrui, men che meno interpretare a suo insindacabile giudizio il Diritto marittimo. Aggiungerei che costei non ha studiato – se lo avesse, qualche sacrosanto dubbio dovrebbe averlo – un po’ di antropologia e di “antropologia delle migrazioni”: chi le dice che lei possa spostare persone, con relativi usi e costumi, dove più le aggrada, e che i riceventi debbano sottostare alla SUA visione del mondo senza esprimere alcuna forma di resistenza? Lei e i suoi fan non si rendono conto che se anche nel Sud d’Italia si è arrivati a votare un Salvini, probabilmente gli elettori (che saranno beceri, ma ne hanno il diritto; di sicuro non sono stupidi) hanno avuto le loro ragioni. IO personalmente non li approvo, ma questo non mi rende cieco di fronte alle loro motivazioni. Qualcun altro, dall’alto delle sue lauree e dei suoi curriculum, è invece cieco, ma solo in determinate direzioni guarda caso.
E non ho toccato il più grave argomento: quanto questa emigrazione dall’Africa PEGGIORA le condizioni degli Stati e delle popolazioni locali?? Perché ricordiamoci: l’Africa è un continente in grandissima parte in pace; dove la crisi alimentare è stata abbondantemente superata (e chi veramente muore di fame non emigra); ed è in forte sviluppo economico… Certo non è l’Europa, ma chi si sta muovendo in questa emigrazione economica sta togliendo al suo continente, al suo Paese, alla sua gente la speranza di un miglioramento futuro.
Ora, se è vero che, a detta di qualcuno, è impossibile fermare le migrazioni e la storia lo dimostrerebbe (a dire la verità, la storia dimostra che non è affatto detto: tante migrazioni sono state bloccate o abbondantemente diluite), è anche vero che quasi mai le migrazioni sono state accettate supinamente, anzi più erano incontrollate più hanno scatenato conflitti anche sanguinosi.
Gianni Pellegrini, qui.


Franco Londei

Come sapete non sono un salvinista, non condivido nulla delle idee di questo personaggio, NULLA, ma mentiremmo a noi stessi se non ammettessimo che in questa vicenda della Sea-Watch c’è una sfida palese alle leggi di questo paese, che possono essere giuste o sbagliate, ma che fino a che ci sono vanno rispettate. Che poi Salvini ne approfitti per fare propaganda è un altro paio di maniche, ma la sinistra pretenda pure il rispetto dei Diritti dei migranti a bordo, pretenda qualsiasi cosa e qualsiasi intervento di salvaguardia di quei poveracci in mare da settimane, ma non faccia l’errore di pretendere una sorta di salvaguardia per gli operatori della ONG. Io quando stavo bene ho collaborato con diverse ONG e la prima cosa che si impara in questo mestiere e che, d’accordo o meno, si rispettano le leggi del paese dove si opera. Non esiste nel Diritto Internazionale ed umanitario una regola che ti permetta di bypassarle. (qui)

Fulvio Del Deo

Parole come “umanità” e “accoglienza” non hanno nulla a che vedere con lo sporco traffico umano che questi nuovi negrieri stanno compiendo. Questo gioco criminale sta estirpando giovani dalla loro terra e li sta portando qui a vivere un’esperienza di vuoto ed emarginazione, di giornate caratterizzate dal nulla assoluto, di attese interminabili che renderanno piacevole perfino “essere liberi” di essere assunti per chiedere l’elemosina agli angoli delle strade e fuori ai supermercati, mettendo a posto i carrelli in cambio di qualche spicciolo.
Nella foto vedo solo uomini, giovani e forti (qui; cliccare sulla foto per ingrandire)
seawatch

Fulvio Del Deo

Nella generazione dei suoi nonni, anche loro bianchi e ricchi come lei, si sono dedicati allo spostamento di persone, via dalle loro case per eliminarle dal paese.
Adesso lei, insieme alla generazione dei suoi coetanei, continua a spostare persone, e le allontana dalle loro case per scaricarle in un paese da danneggiare. (qui)

Il fine dei pirati è demolire gli stati

Gian Micalessin

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.
Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici. Oggi i «pirati umanitari» servono a fare carne di porco delle frontiere e delle ingombranti legislazioni nazionali per far spazio ad entità multi o sovra-nazionali. Entità come i giganti del web o le grandi aziende globalizzate che considerano gli stati, i loro confini, i loro sistema fiscali e le loro leggi sul lavoro alla stregua di limitazioni obsolete da abbattere quanto prima. Spazzare via il concetto d’inviolabilità delle frontiere legittimando l’arrivo di manodopera a basso costo da trasformare in futuri consumatori dei servizi delle aziende globali è la via più breve per accelerare la fine dei vecchi stati nazionali. Per questo la vera missione della capitana Carola non è quella di salvare o proteggere il carico umano di cui s’è impossessata andando incontro ai trafficanti e violando la zona di soccorso assegnata alla Libia. La vera missione di questa capitana di sfondamento è riversare quel carico umano nella breccia del vallo italiano per dividere il nostro Paese e spaccare l’Europa. Dribblando i divieti di Salvini e scaricando sulle coste italiane quei 42 migranti utilizzati alla stregua di ostaggi la Capitana avrà esaurito il suo compito. Potrà dimostrare a chi la paga di aver contribuito a inasprire i rapporti tra l’Italia e un’Olanda che offre ai pirati di Sea Watch la sua copertura di bandiera. Potrà consolare le anime belle di una Germania che mentre lascia agire impunemente la concittadina Carola Rackete scarica in Italia migranti narcotizzati e si vanta di aver deportato in un Paese in guerra come l’Afghanistan più di 530 migranti irregolari. (qui)

I PALADINI DELLA GIUSTIZIA

di Niram Ferretti

Tra i demagoghi di provincia, Leoluca Orlando è in pole position da anni. Re della retorica più melensa, delle banalità più insulse, patetico menestrello di un multiculturalismo da operetta, ora si fa promotore della cittadinanza onoraria all’equipaggio della Sea Watch.
«Per rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità e professionalità; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà nel mare Mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile».
La logica del cuore, la nobiltà d’animo contro la durezza di leggi disumane come quelle volte a impedire l’immigrazione indiscriminata. Perché la vera nobiltà d’animo consiste nell’accoglienza sempre e comunque, anche di chi domani non vorrà integrarsi e costruirà società parallele come in Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia o, non trovando qui il Bengodi finirà sfruttato dalla criminalità organizzata come le donne nigeriane, oppure ne prenderà parte con solerzia.
Ma oggi la nuova figura iconica della sinistra a corto di proletari e rivoluzionari è quella del migrante. E’ il migrante infatti che riassume l’umiliato e offeso, il diseredato, l’uomo e la donna da riscattare e da redimere. E a sinistra sono tutti potenziali redentori, laici, si intende.
Leoluca Orlando appartiene alla luminosa genia dei Saviano, dei Lerner, dei Gino Strada, degli Ovadia. Loro stanno con l’Umanità oppressa, con quelle che identificano come vittime. Tutto il resto è secondario una volta che sono state individuate perché a quel punto si sa esattamente chi sono le canaglie e gli oppressori. E il gioco è fatto. (qui)

Ed ecco qui, in tutta la sua bellezza, il nostro bel satrapetto.
alibabaorlando
Poi c’è anche il Dalai Lama, che ha qualcosa da dire in merito

mentre su quelle famose “convenzioni internazionali” di cui i fans della novella Antigone che sfida le leggi in nome della giustizia morale (“se aveste un pizzico di cultura, sapreste che un tale di nome KANT scriveva:”Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.”…. Ma immagino non sappiate nemmeno chi sia costui…. Figuriamoci se per voi possa esistere la LEGGE MORALE!!!” No, questo non vi dico dove si trova: non ho nessuna intenzione di fare pubblicità gratuita a qualcuno a cui non la farei neanche a pagamento), può essere utile dare un’occhiata qui. Quanto ai sinistri, a me fanno venire in mente questa:

PS: per un momento, girando oggi in rete (in realtà il calendario dice che sarebbe ieri, ma fino a quando non vado a letto rimane sempre oggi) mi era venuto il sospetto che il Ghisberto fosse passato di qui e mi avesse rubato un’idea; poi, prima di accusarlo di plagio, ho voluto verificare e ho constatato che in effetti no, semplicemente la stessa idea era venuta anche a lui, già qualche mese fa:
smartphone
barbara

SEA-WATCH E DINTORNI

Un paio di domandine facili facili.

1. Dice che dopo quattordici giorni in mare – dopo quattordici giorni che la signora capitana li trascina in giro per il mare – sono stremati: quanti giorni sarebbero occorsi per arrivare in Olanda, Paese di cui l’imbarcazione batte bandiera?

2. La signora capitana afferma che “deve salvarli”; rubo le parole a Toscano irriverente: salvarli da cosa, esattamente?

3. La Libia, si narra, è un autentico lager, sevizie, stupri, ruberie: come mai a nessuno degli efferati aguzzini in quei lager che fanno impallidire le SS e i loro campi di sterminio viene mai in mente di rubargli gli smartphone?

Abbiate pazienza, ma sono una bimba un po’ tarda e forse anche torda: se le cose non me le spiegano bene faccio un po’ fatica a capirle. Una che invece non mi sembra né tarda né torda è Giorgia Meloni:

PS: forse però il motivo per cui non li ha portati in Olanda c’è:
mappa nautica
barbara

MORTO A 103 ANNI L’UOMO CHE CI HA LIBERATE

All’inizio degli anni Cinquanta George Rosenkranz,
George-Rosenkranz-April-23-2013
(qui a 97 anni) insieme ad altri due chimici ebrei, Carl Djerassi e Luis Miramontes, mise a punto la pillola contraccettiva, liberandoci così per sempre dalla drammatica necessità di scegliere fra astinenza forzata e gravidanze a catena. Il suo ricordo sia di benedizione (qui qualche altra notizia).

barbara

C’È ANCORA SPERANZA. FORSE.

Le due ragazze che lavorano nello studio di estetista che frequento non sono dei campioni di sveglitudine – anche se comunque sul lavoro sono decisamente migliori delle due titolari che hanno, entrambe, una mano che dire da zappatore è dire poco. Però come sveglitudine c’è da stendere un velo pietoso, per non dire un tendone da circo pietoso. Che io poi non ho ancora capito se quando dicono certe cose lo facciano per guadagnarsi onestamente lo stipendio che percepiscono o perché ci credono davvero. Come quando G. si è messa  a leggermi con aria compunta il foglio illustrativo di una crema che voleva rifilarmi: “Penetra nella cellula e trasforma il grasso in muscolo”. Poi, allargando entrambe le braccia e guardandomi fissa: “Più di così!” L’altra ancora peggio.
L’anno scorso, a pochi mesi una dall’altra, hanno avuto entrambe una bambina.  Avendo ragionevoli perplessità sulle loro doti intellettive nonché sulle loro conoscenze scientifiche, non ho mai osato addentrarmi sulla questione vaccini. Poi l’altro giorno ho sentito la parola galleggiare nell’aria, e allora mi sono arrischiata: “E voi le avete vaccinate?” Entrambe, in coro: “Certo! Già a due mesi e mezzo! Anche quelli solo consigliati!” Erano anche a conoscenza del bambino morto a due anni perché l’otite gli era stata “curata” con l’omeopatia e l’infezione gli ha mangiato le ossa dell’orecchio fino a raggiungere il cervello, e della bambina che sta lottando tra la vita e la morte per il tetano, per il quale non era stata vaccinata. Sì, nonostante i criminali psicopatici antivax che non solo urlano sempre più forte, ma arrivano addirittura a farsi ascoltare alla Camera, forse non tutto è ancora perduto.

Arrivata fin qui, propongo questo delizioso scambio tra un troglodita e Roberto Burioni
burioni 1
burioni 2
(poi nei commenti dice che un suo studente lo ha rimproverato per quel “pulire i cessi”, decisamente pesante, di cui riconosce l’effettiva pesantezza, mentre un altro lo rimprovera, per la stessa espressione, perché il pulitore di cessi ha una sua dignità che l’altro decisamente non ha).
Per esemplificare tutta la questione, comunque, penso che possa essere utile questa immagine.
ricerca vaccini
barbara

CARA GRETA, ABBIAMO DUE PAROLE DA DIRTI

Alberto Barone

Pubblichiamo la petizione sul clima curata dal prof. Uberto Crescenti, Professore Ordinario di Geologia Applicata, in collaborazione con scienziati di fama internazionale, che smentisce le tesi degli ambientalisti di tutto il mondo.

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera dei Deputati

Al Presidente del Consiglio

PETIZIONE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO

I sottoscritti, cittadini e uomini di scienza, rivolgono un caloroso invito ai responsabili politici affinché siano adottate politiche di protezione dell’ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche. In particolare, è urgente combattere l’inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore. A tale proposito è deplorevole il ritardo con cui viene utilizzato il patrimonio di conoscenze messe a disposizione dal mondo della ricerca e destinate alla riduzione delle emissioni antropiche inquinanti diffusamente presenti nei sistemi ambientali sia continentali che marini.

Bisogna però essere consapevoli che l’anidride carbonica di per sé non è un agente inquinante. Al contrario essa è indispensabile per la vita sul nostro pianeta.

Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da paventare enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate. A tale proposito, numerose nazioni del mondo hanno aderito a programmi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sono pressate, anche da una martellante propaganda, ad adottare programmi sempre più esigenti dalla cui attuazione, che comporta pesanti oneri sulle economie dei singoli Stati aderenti, dipenderebbe il controllo del clima e, quindi, la “salvezza” del pianeta.

L’origine antropica del riscaldamento globale è però una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models. Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i modelli non sono in grado di riprodurre. Tale variabilità naturale spiega una parte consistente del riscaldamento globale osservato dal 1850. La responsabilità antropica del cambiamento climatico osservato nell’ultimo secolo è quindi ingiustificatamente esagerata e le previsioni catastrofiche non sono realistiche.

Il clima è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, per cui occorre affrontarlo con metodi adeguati e coerenti al suo livello di complessità. I modelli di simulazione climatica non riproducono la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni. Questi si sono ripetuti ogni mille anni circa e includono il ben noto Periodo Caldo Medioevale, il Periodo Caldo Romano, ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene. Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente, nonostante la concentrazione di CO2 fosse più bassa dell’attuale, mentre sono correlati ai cicli millenari dell’attività solare. Questi effetti non sono riprodotti dai modelli.

Va ricordato che il riscaldamento osservato dal 1900 ad oggi è in realtà iniziato nel 1700, cioè al minimo della Piccola Era Glaciale, il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni (corrispondente a quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano Minimo Solare di Maunder). Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre. Inoltre, i modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni. Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale, conosciute come l’El Nino Southern Oscillations, come quella che ha indotto il riscaldamento momentaneo tra il 2015 e il 2016.

Gli organi d’informazione affermano anche che gli eventi estremi, come ad esempio uragani e cicloni, sono aumentati in modo preoccupante. Viceversa, questi eventi, come molti sistemi climatici, sono modulati dal suddetto ciclo di 60 anni. Se ad esempio si considerano i dati ufficiali dal 1880 riguardo i cicloni atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con l’oscillazione termica dell’Oceano Atlantico chiamata Atlantic Multidecadal Oscillation. I picchi osservati per decade sono tra loro compatibili negli anni 1880-90, 1940-50 e 1995-2005. Dal 2005 al 2015 il numero dei cicloni è diminuito seguendo appunto il suddetto ciclo. Quindi, nel periodo 1880-2015, tra numero di cicloni (che oscilla) e CO2 (che aumenta monotonicamente) non vi è alcuna correlazione.

Il sistema climatico non è ancora sufficientemente compreso. Anche se è vero che la CO2 è un gas serra, secondo lo stesso IPCC la sensibilità climatica ad un suo aumento nell’atmosfera è ancora estremamente incerta. Si stima che un raddoppio della concentrazione di CO2 atmosferica, dai circa 300 ppm preindustriali a 600 ppm, possa innalzare la temperatura media del pianeta da un minimo di 1°C fino a un massimo di 5°C. Questa incertezza è enorme. In ogni caso, molti studi recenti basati su dati sperimentali stimano che la sensibilità climatica alla CO2 sia notevolmente più bassa di quella stimata dai modelli IPCC.

Allora, è scientificamente non realistico attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche.

Infine, gli organi d’informazione diffondono il messaggio secondo cui, in ordine alla causa antropica dell’attuale cambiamento climatico, vi sarebbe un quasi unanime consenso tra gli scienziati e che quindi il dibattito scientifico sarebbe chiuso. Tuttavia, innanzitutto bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.

In ogni caso, lo stesso preteso consenso non sussiste. Infatti, c’è una notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti – climatologi, meteorologi, geologi, geofisici, astrofisici – molti dei quali riconoscono un contributo naturale importante al riscaldamento globale osservato dal periodo preindustriale ed anche dal dopoguerra ad oggi. Ci sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico. Tra queste si ricordano quella promossa nel 2007 dal fisico F. Seitz, già presidente della National Academy of Sciences americana, e quella promossa dal Non-governmental International Panel on Climate Change (NIPCC) il cui rapporto del 2009 conclude che «La natura, non l’attività dell’Uomo governa il clima».

In conclusione, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima.

Roma, 17 Giugno 2019

COMITATO PROMOTORE

Uberto Crescenti, Professore Emerito di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Magnifico Rettore e Presidente della Società Geologica Italiana.

Giuliano Panza, Professore di Sismologia, Università di Trieste, Accademico dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, Premio Internazionale 2018 dell’American Geophysical Union.

Alberto Prestininzi, Professore di Geologia Applicata, Università La Sapienza, Roma, già Scientific Editor in Chief della rivista internazionale IJEGE e Direttore del Centro di Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici.

Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera, Università di Ferrara.

Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica, Università di Modena; Movimento Galileo 2001.

Mario Giaccio, Professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Preside della Facoltà di Economia.

Enrico Miccadei, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Nicola Scafetta, Professore di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia, Università Federico II, Napoli.

FIRMATARI

Antonino Zichichi, Professore Emerito di Fisica, Università di Bologna, Fondatore e Presidente del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana di Erice.

Renato Angelo Ricci, Professore Emerito di Fisica, Università di Padova, già Presidente della Società Italiana di Fisica e della Società Europea di Fisica; Movimento Galileo 2001.

Aurelio Misiti, Professore di Ingegneria Sanitaria-Ambientale, Univesità la Sapienza, Roma.

Antonio Brambati, Professore di Sedimentologia, Università di Trieste, Responsabile Progetto Paleoclima-mare del PNRA, già Presidente Commissione Nazionale di Oceanografia.

Cesare Barbieri, Professore Emerito di Astronomia, Università di Padova.

Sergio Bartalucci, Fisico, Presidente Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.

Antonio Bianchini, Professore di Astronomia, Università di Padova.

Paolo Bonifazi, già Direttore Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, Istituto Nazionale Astrofisica.

Francesca Bozzano, Professore di Geologia Applicata, Università Sapienza di Roma, Direttore del Centro di Ricerca CERI.

Marcello Buccolini, Professore di Geomorfologia, Università Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Paolo Budetta, Professore di Geologia Applicata, Università di Napoli.

Monia Calista, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Giovanni Carboni, Professore di Fisica, Università Tor Vergata, Roma; Movimento Galileo 2001.

Franco Casali, Professore di Fisica, Università di Bologna e Accademia delle Scienze di Bologna.

Giuliano Ceradelli, Ingegnere e climatologo, ALDAI.

Domenico Corradini, Professore di Geologia Storica, Università di Modena.

Fulvio Crisciani, Professore di Fluidodinamica Geofisica, Università di Trieste e Istituto Scienze Marine, Cnr, Trieste.

Carlo Esposito, Professore di Telerilevamento, Università La Sapienza, Roma.

Mario Floris, Professore di Telerilevamento, Università di Padova.

Gianni Fochi, Chimico, Scuola Normale Superiore di Pisa; giornalista scientifico.

Mario Gaeta, Professore di Vulcanologia, Università La Sapienza, Roma.

Giuseppe Gambolati, Fellow della American Geophysica Union, Professore di Metodi Numerici, Università di Padova.

Rinaldo Genevois, Professore di Geologia Applicata, Università di Padova.

Carlo Lombardi, Professore di Impianti nucleari, Politecnico di Milano.

Luigi Marino, Geologo, Centro Ricerca Previsione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.

Salvatore Martino, Professore di Microzonazione sismica, Università La Sapienza, Roma.

Paolo Mazzanti, Professore di Interferometria satellitare, Università La Sapienza, Roma.

Adriano Mazzarella, Professore di Meteorologia e Climatologia, Università di Napoli.

Carlo Merli, Professore di Tecnologie Ambientali, Università La Sapienza, Roma.

Alberto Mirandola, Professore di Energetica Applicata e Presidente Dottorato di Ricerca in Energetica, Università di Padova.

Renzo Mosetti, Professore di Oceanografia, Università di Trieste, già Direttore del Dipartimento di Oceanografia, Istituto OGS, Trieste.

Daniela Novembre, Ricercatore in Georisorse Minerarie e Applicazioni Mineralogiche-petrografiche, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Sergio Ortolani, Professore di Astronomia e Astrofisica, Università di Padova.

Antonio Pasculli, Ricercatore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Ernesto Pedrocchi, Professore Emerito di Energetica, Politecnico di Milano.

Tommaso Piacentini, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Guido Possa, Ingegnere nucleare, già Vice Ministro Miur.

Mario Luigi Rainone, Professore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara.

Francesca Quercia, Geologo, Dirigente di ricerca, Ispra.

Giancarlo Ruocco, Professore di Struttura della Materia, Università La Sapienza, Roma.

Sergio Rusi, Professore di Idrogeologia, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Massimo Salleolini, Professore di Idrogeologia Applicata e Idrologia Ambientale, Università di Siena.

Emanuele Scalcione, Responsabile Servizio Agrometeorologico Regionale Alsia, Basilicata.

Nicola Sciarra, Professore di Geologia Applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Leonello Serva, Geologo, Direttore Servizi Geologici d’Italia; Movimento Galileo 2001.

Luigi Stedile, Geologo, Centro Ricerca Revisione e Controllo Rischi Geologici, Università La Sapienza, Roma.

Giorgio Trenta, Fisico e Medico, Presidente Emerito dell’Associazione Italiana di Radioprotezione Medica; Movimento Galileo 2001.

Gianluca Valenzise, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma.

Corrado Venturini, Professore di Geologia Strutturale, Università di Bologna.

Franco Zavatti, Ricercatore di Astronomia, Univesità di Bologna.

Achille Balduzzi, Geologo, Agip-Eni.

Claudio Borri, Professore di Scienze delle Costruzioni, Università di Firenze, Coordinatore del Dottorato Internazionale in Ingegneria Civile.

Pino Cippitelli, Geologo Agip-Eni.

Franco Di Cesare, Dirigente, Agip-Eni.

Serena Doria, Ricercatore di Probabilità e Statistica Matematica, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Enzo Siviero, Professore di Ponti, Università di Venezia, Rettore dell’Università e- Campus.

Pietro Agostini, Ingegnere, Associazione Scienziati e Tecnolgi per la Ricerca Italiana.

Donato Barone, Ingegnere.

Roberto Bonucchi, Insegnante.

Gianfranco Brignoli, Geologo.

Alessandro Chiaudani, Ph.D. agronomo, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Antonio Clemente, Ricercatore di Urbanistica, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Luigi Fressoia, Architetto urbanista, Perugia.

Sabino Gallo, Ingegnere nucleare.

Daniela Giannessi, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.

Roberto Grassi, Ingegnere, Amministratore G&G, Roma.

Alberto Lagi, Ingegnere, Presidente di Società Ripristino Impianti Complessi Danneggiati.

Luciano Lepori, Ricercatore Ipcf-Cnr, Pisa.

Roberto Madrigali, Metereologo.

Ludovica Manusardi, Fisico nucleare e Giornalista scientifico, Ugis.

Maria Massullo, Tecnologa, Enea-Casaccia, Roma.

Enrico Matteoli, Primo Ricercatore, Ipcf-Cnr, Pisa.

Gabriella Mincione, Professore di Scienze e Tecniche di Medicina di Laboratorio, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Massimo Pallotta, Primo Tecnologo, Istituto Nazionale Fisica Nucleare.

Enzo Pennetta, Professore di Scienze naturali e divulgatore scientifico.

Nunzia Radatti, Chimico, Sogin.

Vincenzo Romanello, Ingegnere nucleare, Centro Ricerca, Rez, Repubblica Ceca.

Alberto Rota, Ingegnere, Ricercatore presso Cise e Enel.

Massimo Sepielli, Direttore di Ricerca, Enea, Roma.

Ugo Spezia, Ingegnere, Responsabile Sicurezza Industriale, Sogin; Movimento Galileo 2001.

Emilio Stefani, Professore di Patologia vegetale, Università di Modena.

Umberto Tirelli, Visiting Senior Scientist, Istituto Tumori d’Aviano; Movimento Galileo 2001.

Roberto Vacca, Ingegnere e scrittore scientifico.

E dunque, cara piccola stupida bambina ignorante, smettila di farti manipolare e sfruttare da un branco di loschi figuri, smettila di prestarti a fare la gallina dalle uova d’oro e torna sui banchi di scuola. Elementare, possibilmente, perché il livello delle tue conoscenze è quello.

barbara