LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE

Classificato come romanzo, del romanzo ha in realtà solo la forma narrativa: l’intero contenuto è basato unicamente sui diari e sulle testimonianze di chi, in tutti gli anni della latitanza, ha avuto a che fare con lui. Dialoghi virgolettati e descrizioni sono praticamente assenti, e la ricchissima bibliografia che accompagna il racconto testimonia l’accuratezza e la vastità delle ricerche.
Del personaggio non ho molto da dire, se non che fra gli orrori perpetrati sulle vittime dei suoi “esperimenti” ve ne sono alcuni che non conoscevo, e la cui efferatezza non sarei mai arrivata a immaginare. Quello che invece voglio dire è che questo è un libro che dà soddisfazione, ma proprio tanta. Perché tutti noi, pensando a quest’uomo, ai suoi crimini, ai decenni di libertà, alla totale impunità di cui ha goduto, non riuscivamo a darci pace. Ebbene no, non è andata proprio così. Precisando, beninteso, che nessuna sofferenza patita da quest’uomo potrà mai lontanamente espiare i suoi crimini, che è blasfemo anche il solo pensarlo, emerge tuttavia che forse Eichmann, processato in una gabbia come un gorilla allo zoo, processato – horribile auditu! – proprio da quegli schifosi Untermenschen meritevoli solo di essere sterminati come scarafaggi, impiccato nel cortile di una prigione e cremato – cremato! Lui! Dagli ebrei! – e le ceneri disperse nel Mediterraneo affinché niente potesse restare di lui, ebbene Eichmann, a ben guardare, ha avuto forse una sorte meno malvagia di quella di Mengele. Che ha goduto, sì, delle immense ricchezze della famiglia che gli hanno permesso di comprarsi la libertà, con residenze ultraprotette e fedelissimi pronti a tutto, ma dopo alcuni anni relativamente sereni inizia, soprattutto con la spettacolare cattura di Eichmann da parte del Mossad, un inferno fatto di terrore di essere trovato, di messa in atto di misure di sicurezza che, letteralmente, gli impediscono di vivere, di isterismo e ipocondria che gli allontanano, a poco a poco, anche i più fedeli protettori. Non che con questo giustizia sia fatta, per carità, però a leggere il suo sprofondare sempre più, il ridursi a vivere – lui, l’elegantissimo e ricchissimo dandy che ha avuto tutto – in una baracca, sporco, trasandato, decrepito, evitato da tutti, ecco, una discreta soddisfazione la provi. Detto questo, aggiungo che è un libro davvero eccellente, che merita assolutamente di essere letto.
E voglio concludere riportando una pagina che non esito a definire spassosa. Ad un certo momento, dopo gli anni della grande rimozione, del grande silenzio, si comincia a parlare dei campi di concentramento e di sterminio, di ciò che vi è avvenuto, delle proporzioni di ciò che vi è stato perpetrato, e i nazisti argentini sono sconvolti da queste orribili calunnie che infangano l’onore della Germania. Con l’arrivo di Eichmann respirano di sollievo: lui era al centro di tutto, lui sa tutto, lui ha visto tutto coi suoi occhi: ora potranno, per suo tramite, gridare al mondo la verità!

A poco a poco il mondo scopre lo sterminio degli ebrei d’Europa. Escono sempre più libri, articoli, documentari dedicati ai campi di concentramento e di sterminio nazisti. Nel 1956, nonostante le pressioni del governo tedesco occidentale, che chiede e ottiene il suo ritiro dalla selezione ufficiale del festival di Cannes in nome della riconciliazione franco-tedesca, Notte e nebbia di Alain Resnais sconvolge le coscienze. Il Diario di Anne Frank conosce un crescente successo. Si parla di crimini contro l’umanità, di soluzione finale, di sei milioni di ebrei assassinati. La cerchia Dürer nega questa cifra. Si rallegra per l’impresa di sterminio ma stima in sole trecentosessantacinquemila le vittime ebree, smentisce gli omicidi di massa, i camion e le camere a gas; i sei milioni sono una mera falsificazione della Storia, l’ennesimo raggiro del sionismo mondiale per colpevolizzare e demoralizzare la Germania dopo averle dichiarato guerra e averle inflitto distruzioni spaventose, sette milioni di morti, le più belle città rase al suolo, la perdita dei territori ancestrali all’Est. Per Sassen e Fritsch solo un uomo è in grado di ristabilire la verità. Adolf Eichmann. Ha supervisionato tutte le tappe della guerra contro gli ebrei. Dopo la morte di Hitler, Himmler e Heydrich, è l’ultimo esperto, l’ultimo testimone chiave. Conosce gli attori, le cifre; potrà smentire. Gli ebrei hanno trascinato nel fango la Germania, Eichmann riscatterà il suo onore. Hanno montato la più grossa menzogna della storia per impadronirsi della Palestina, ma saranno pubblicamente sconfessati, le loro maschere e quelle dei loro manutengoli cadranno: la cerchia Dürer distruggerà le loro macchinazioni e lavorerà alla riabilitazione della Germania, alla redenzione del nazismo e del Führer. Fritsch e Sassen propongono a Eichmann di dire la sua sulla «pseudo soluzione finale». Dovrebbero ricavarne un libro, alla casa editrice Dürer piacerebbe pubblicarlo. L’idea affascina Eichmann. Dopo la chiusura della lavanderia ha lavorato in un’azienda di prodotti sanitari e, in mancanza di meglio, ormai alleva galline e conigli d’angora sotto il sole abbrutente della pampa. Le sue giornate sono lunghe e monotone, dà da mangiare agli animali, pulisce le gabbie, raccoglie gli escrementi e rimugina sul passato, sulla sua gloria di un tempo, sulla famiglia rimasta a Buenos Aires, sul quarto figlio appena nato, Ricardo Francisco, un miracolo, sua moglie ha quarantasei anni e lui quasi cinquanta. Si guadagna da vivere molto modestamente. Perciò, un libro sulla sua grande opera… basta anonimato e polli, una manna di quel genere non la si può rifiutare. Ridiventerà una star e si difenderà, lui che spulcia i giornali e la letteratura storica sa che il suo nome è regolarmente citato, a torto – si indigna –, i suoi figli devono conoscere la verità. I tedeschi lo plebisciteranno e la sua tribù potrà tornare in Europa a testa alta. Intanto lui, Fritsch e Sassen guadagneranno un mucchio di soldi con la vendita del libro.
Le sedute di registrazione cominciano nell’aprile del 1957, nel signorile domicilio del giornalista olandese. Tutte le domeniche uomini e donne si riuniscono intorno al grande organizzatore della Shoah, lusingato da tanta attenzione e felice di godersi i sigari e i whisky torbati del padrone di casa. Eichmann tormenta l’anello d’onore delle SS rispondendo alle domande di Sassen e di Fritsch, talvolta spalleggiati da ospiti con competenze più specialistiche, il grande Bubi von Alvensleben, ex aiutante capo di Himmler, e Dieter Menge, il fanatico asso dei cieli proprietario della grande estancia dove i nazisti amano riunirsi.
[…]
Frattanto Sassen e Fritsch proseguono i colloqui con Eichmann. Per sei mesi, «con l’infaticabile spirito dell’eterno tedesco», lui monologa, tutto fiero, a volte commosso fino alle lacrime dai propri racconti, dal proprio successo – «sei milioni di ebrei assassinati» –, dai rimpianti: non ha adempiuto la sua missione, «il completo annientamento del nemico». A Sassen, a Fritsch, alla cerchia Dürer, che non volevano credere alla «propaganda nemica», Eichmann conferma le proporzioni dello sterminio, descrive nei particolari le uccisioni di massa, le camere a gas, i forni crematori, i lavori forzati, le marce della morte, le carestie: la guerra totale ordinata dal Führer. Sassen e Fritsch, quegli agnellini, credevano che il nazismo fosse puro. Non si aspettavano le precisazioni di Eichmann. Oppure speravano che Hitler fosse stato tradito e Eichmann manipolato da potenze straniere. Sei milioni. Quella cifra li lascia scossi. Appena concluse le registrazioni prendono le distanze dal colpevole di crimini contro l’umanità. Hanno calato la loro ultima carta: hanno perso.

Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele, Neri Pozza
la scomparsa di mengele
barbara

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  1. Brutta gente! Da vero ribrezzo..Pagina nera della Storia..
    …I negazionisti..non mancano…così certi nostalgici che vorrebbero ancora…simili persone..E…non lo hanno neppure…vissuto, conosciuto in prima persona..magari nelle
    file dei ..loro eroi..e così sentendosi forti..realizzati..
    Bene, ottimo che possano arrivare dei buoni libri. Possono essere duri..ma è tutto vero…purtroppo.Si dovrebbe..conoscere quello che è stato…in parte non superato in
    certe realtà. E..ma..ancora un purtroppo, adesso..la cultura ..popolare..ha vita nel PC…” e qui..non male..se vogliamo cercare qualcosa di valido…”…e l’ immancabile..cellulare..
    lo smart và forte…In tanti..tanti…cliccano i vari social…e da questi traggono parte della cultura…la loro..Da casa vedo ..sui binari della stazione..diverse persone..con
    quel..loro magico oggetto fra le mani…qualcuno si fà…l’ autoselfie…
    E salendo sul treno..prevalgono—mosche bianche..i lettori di un libro, giornale..
    La cultura…anche autocultura,che fà parte di persone desiderose di conoscere…sapere.
    Il loro tempo è ricco. Possono scuotere la testa..quando in tanti applaudono..
    Anche chi può fare lezioni…” posso avere asserito…”..prende una linea..a seconda cosa ha studiato..cosa. Per me non è così..le eventualità sono queste…sono impossibili simili teorie..Etc…
    In quanti conoscono…le pagine..di J.Mengele…!..? E altro come certe date fondamentali…perlomeno l’ anno…

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  2. Mi incuriosisce la copertina fontaniana. Intendo dire che mi piacerebbe capire qual è la ratio dietro a tale scelta, se è qualcosa di più di un mero esercizio grafico.
    E se lo è, mi aspetto che qualcuno gentilmente formuli ipotesi soddisfacenti. Altrimenti mi tocca indagare e leggere il libro.

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    • Anch’io sono stato attirato dalla copertina, ma penso che la spiegazione sia l’immenso e per me inspiegabile fascino di Fontana. Per dire: sono anni che io uso quadri di Fontana come screensavers, avatar, qualunque cosa. Mi piacciono da morire, ma se mi si chiede di spiegare questo fascino non ne sono capace.

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        • Beh, lo ricordano solo, il dettaglio anatomico. Non mi aspetto certo la stessa funzionalità.

          Ma devo proprio leggerlo, il libro? Non è che per caso ne hanno fatto un film, che mi vedo quello?
          Parlando seriamente, la tua recensione è capitata in concomitanza con alcune riflessioni in famiglia sul #restiamoumani che, viste le cose tremende che è capace di fare un essere umano, è l’etichetta perfetta per determinati pensieri illusori. La lettura di un libro del genere non può che confermare tale catalogazione.

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    • Premesso che di fascino nelle opere di Fontana non riesco a vedere l’ombra, e che se per ipotesi qualcuno mi regalasse una sua opera sarei in grandissimo imbarazzo, perché non è bello mettere un regalo in soffitta ma d’altra parte non vorrei vedermi quella roba in giro per casa, a me il significato della copertina è apparso subito assolutamente chiaro: lo strappo, lo squarcio, non rimediabile, non ricucibile, non sanabile, inflitto al tessuto sociale, umano, etico, dall’opera di Mengele.

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  3. Carissima,
    Per quanto Mengele sia stato un uomo orribile, i giapponesi sono riusciti a fare di peggio; non è una storia molto nota, perciò rimando alla pagina di Wiki:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_731
    Purtroppo non solo Mengele, ma quasi tutti i luminari della medicina tedesca dell’epoca si prestarono alle sperimentazioni sui prigionieri: troppo bello avere a disposizione cavie umane senza lo sgradevole intralcio del “primum non nocere”; quando non proprio al programma di sterminio dell’Aktion T4. Ci sono casi che continuano a venire fuuori ancora oggi. Spiace dirlo, ma la medicina è la più “politica” delle scienze, ed è quindi quella che maggiormente si presta allo scambio di favori con il potere, che di solito non è mosso da interessi benevoli. Lo stiamo vedendo ancora oggi, in America e non solo: guarda solo cos’è diventata la psichiatria ( a sua volta la più “politica” delle medicine), e persino la pediatria; e non solo in America.
    Ora non ho tempo di postare di più, ma la deriva è orribile.

    Direi che alla fine stanno vincendo l’eugenetica sui bambini, l’eutanasia sugli anziani, l’eugenetica e l’eutanasia insieme sui disabili, il transessualismo sulle donne (vedi post di qualche giorno fa). O almeno stanno riportando quasi ovunque vittorie significative, ma spero non definitive.

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    • Per il primo argomento ti rispondo con questo http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2008/01/29/i_medici_del_sol_levante.html
      Per il resto, ho letto che le categorie più entusiasticamente sostenitrici del nazismo sono state i medici e gli insegnanti – così ci siamo dentro tutti e due. E non posso non concordare sulle conclusioni. Dopo i test prenatali volti a eliminare i portatori della benché minima imperfezione, di gradino in gradino, siamo arrivati agli psicologi che sentenziano che una depressione non avrà mai un miglioramento e ai medici che si prestano a sedare, affinché possa lasciarsi morire di fame senza soffrire, una ragazza che a diciassette anni ha deciso che la sua vita sarà sempre e solo sofferenza psicologica senza vie d’uscita. E a una madre che accetta che sua figlia si lasci morire. Se siamo arrivati a questo, è giusto che la nostra “civiltà” scompaia.

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      • “… affinché possa lasciarsi morire di fame senza soffrire, una ragazza che a diciassette anni ha deciso che la sua vita sarà sempre e solo sofferenza psicologica senza vie d’uscita.”

        non vedo alternative, a parte l’alimentazione forzata. e il rimedio non mi pare meglio del male, sinceramente. a meno che “la vita è bella” perché sì.

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        • Cioè tu trovi accettabile, o magari addirittura normale, che qualche sedicente terapeuta decreti che una ragazza di diciassette (DICIASSETTE!) anni non potrà mai più guarire dalla sua depressione, non riuscirà mai a elaborare il lutto dello stupro subito e che quindi è giusto non fare niente per aiutarla a vivere, e lasciarla morire? Lasciami dire che sono inorridita. Ribadisco: se siamo arrivati a questo, è giusto che la nostra “civiltà” scompaia.

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        • l’ho letto, credimi. ma non è che dichiarare il male (o un male) “inaccettabile” lo dissolve, di solito. e urlare “ci deve essere per forza una soluzione” di solito non materializza la soluzione.

          (e spesso – ma questa è un’opinione mia, lo concedo – l’alternativa non è fra male e bene ma fra male e peggio.
          a parte: visto che hai eluso la mia domanda mi pare di capire che la risposta è “io non ci metterei la faccia, ma spalleggeri chiunque altro lo facesse al posto mio”. sbaglio?)

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        • Sbagli. Non ho eluso la tua domanda, semplicemente non è pertinente. Non stiamo parlando di un cancro che ha invaso tutto l’intestino per cui dobbiamo umanamente prendere atto che non c’è niente che possiamo fare per migliorare lo stato di salute del paziente, e se questo chiede di porre fine alla sua sofferenza senza sbocco, ha il diritto di essere accontentato. Stiamo parlando di una depressione, ossia di uno stato d’animo. E non stiamo parlando di un cinquantenne depresso da trentacinque anni, stiamo parlando di una ragazzina di diciassette anni, e di un lurido figlio di puttana che dall’altro della sua competenza professionale decreta che non guarirà mai. Questo è un punto di partenza. L’altro punto di partenza è una famiglia che si ritrova con una figlia bambina che viene stuprata. Ammesso che lei non abbia parlato, non si sono accorti di niente, soprattutto con una persona che reagisce così pesantemente all’evento? E che cosa fa questa famiglia? Non trova il modo di metterla al sicuro? Lascia che venga violentata una seconda volta? E poi una terza? E quando la figlia decide che non vuole più vivere dice va bene muori? Questo è un altro punto di partenza. Discutere di che cosa ci sarebbe da fare, che cosa IO farei, arrivati a questo punto, è del tutto privo di senso. Il punto è che NON si deve arrivare a questo punto. Non se si è una civiltà degna di questo nome. Non se si è una famiglia degna di questo nome. Non se si è psicoterapeuti degni di questo nome. Se a diciassette anni, privo di armi per contrastare le negatività della vita, ti fossi trovato a stare molto male e un “esperto” ti avesse detto: “non ne uscirai mai, non guarirai mai, non migliorerai mai”, probabilmente avresti deciso di morire. Il fatto è che quel “terapeuta esperto” avrebbe dovuto essere castrato e poi dato in pasto ai leoni prima di emanare quella sentenza. QUESTO è il punto. E che una famiglia con una figlia così fragile e così colpita avrebbe dovuto proteggerla PRIMA che arrivasse a decidere di voler morire, sentendo, evidentemente, di non avere alcun appiglio intorno a sé. E questo è l’altro punto.

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        • sul “cosa NON bisognava / bisogna / bisognerebbe fare” sono, qua e là, d’accordo (ma visto che io sono profondamente ignorante quanto a psichiatria non so se è un buon punto a tuo favore).

          quanto a “cosa bisognava / bisogna invece fare” mi scuserai: ancora buio pesto.

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        • Due cose: dimostrarle di avere una famiglia pronta a lottare insieme a lei per la vita invece che una pronta a lasciarla morire, e convincerla, da parte di uno psicoterapeuta, che da qualunque mazzata la vita ti infligga ti puoi risollevare (cosa vera almeno al 99%. Se poi non funziona allora ti arrendi, ma DOPO, non prima di avere cominciato a combattere perché combattere è troppo faticoso. E comunque se non riesci a risollevarti è perché TU hai problemi particolari che ti impediscono di risollevarti, non perché esistano mazzate da cui sia impossibile risollevarsi. E quindi uno psicoterapeuta che preveda l’impossibilità di risollevarti va castrato e dato in pasto ai leoni). Questo è il compito di una famiglia degna di questo nome. Questo è il compito di uno psicoterapeuta degno di questo nome. Quello che invece è accaduto è la prova di quanto dicevo prima: siamo ormai diventati una società votata all’autodistruzione e alla morte, e meritiamo di scomparire.

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        • mah, guarda: quanto alla famiglia (e mi spiace doverne prendere le difese: io di solito dispezzo “la famiglia” con tutte le mie forze) mi pare di aver capito – essendo entrato nel caso solo a, ehm, “babbo morto”, e se sbaglio correggetemi, che stesse combattendo col problema da, uhm, qualche tempo; e dunque l’espressione “pronta a lasciarla morire” mi incuriosisce e mi sconcerta. ma forse tu ne sai più di me.

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        • So semplicemente quello che è davanti agli occhi di tutti: la famiglia prima l’ha lasciata senza protezione – non dico per il primo stupro, probabilmente imprevedibile; ma per gli altri due? – e poi si è arresa. Quanto al prima della resa finale, stava combattendo o stava assistendo alla rovina della figlia? Io la risposta la ricavo dalla conclusione della storia.

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  4. Molti nazisti hanno proprio subito la legge del “contrappasso”: loro, fautori della razza pura, sono stati costretti a riparare in paesi accondiscendenti, vivendo per soprammercato a contatto della razza meticcia e sempre braccati dal Mossad. Ognuno ha la propria croce….

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    • Vero, però con il conforto, almeno quelli riparati nei Paesi arabi, di lavorare attivamente contro Israele, ossia continuando a contribuire a far fuori ebrei. Certo che la necessità di lavorare, per perseguire l’obiettivo, gomito a gomito con una “razza inferiore” (e, fra tutte le razze inferiori, proprio con una di origine semitica), doveva essere un peso non da poco.

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  5. Pingback: LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE — ilblogdibarbara | l'eta' della innocenza

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