I VIOLINI DI AUSCHWITZ

Dalla Shoah ai palcoscenici del mondo, note di speranza

Amnon Weinstein si imbatté per la prima volta in un violino della Shoah 50 anni fa. Era un giovane liutaio in Israele, e un cliente gli portò un vecchio strumento in condizioni terribili, chiedendo di restaurarlo. L’uomo raccontò di aver suonato il violino sulla strada che lo portava alle camere a gas, ma sopravvisse per un caso fortuito: i nazisti avevano bisogno di lui per la loro orchestra del campo di sterminio. Da allora non ci aveva più suonato. “Così ho aperto il violino, e lì dentro c’erano delle ceneri”, raccontò Weinstein in un’intervista all’emittente Npr. Ne fu inorridito; si chiese se quelle ceneri appartenessero alle vittime dei Lager, ai suoi famigliari assassinati. E abbandonò il lavoro di restauro. Gestire uno di quegli strumenti era troppo per lui.

Diversi anni dopo, nel 1996, Weinstein tornò sui suoi passi e lanciò un appello per raccogliere i violini della Shoah. E così è nato il progetto Violins of hope: una collezione di strumenti proveniente da ebrei sopravvissuti alla Shoah o dai famigliari di chi fu ucciso. “Tutti questi strumenti sono simboli di speranza. Sono un modo per dire: ricordati di me, ricordati di noi”, ha spiegato Weinstein, che porterà i “suoi” violini a Cremona in occasione della rassegna Cremona Musica (27- 28 settembre). E con la cittadina lombarda, Weinstein ha un legame particolare: qui si diplomò alla Scuola di Liuteria, segnando il suo futuro. La città gli renderà omaggio conferendogli il Cremona Musica Award ma soprattutto dando spazio ai Violini della speranza, suonati nei palcoscenici di mezzo mondo e a Cremona dal violinista turco Cihat Askin.
“I nazisti usavano la musica e soprattutto i violini per umiliare e degradare gli ebrei nei ghetti e nei campi. – racconta Weinstein nel sito dedicato al progetto – Hanno sequestrato migliaia di strumenti ad ebrei di tutta Europa. I nostri concerti sono la risposta definitiva al loro piano di annientare un popolo e la sua cultura, di distruggere vite umane e libertà. Il suono dei violini è spesso paragonato alla bellezza della voce umana. Quando suonato con talento e spirito, è noto per raggiungere e toccare i cuori. Questo è stato il ruolo dei violini nella guerra – per toccare i cuori, accendere la speranza di tempi migliori e diffonderla ovunque. Ovunque c’era musica, c’era speranza”.
“Durante una visita a Tel Aviv, sono andato al negozio dove Amnon Weinstein mi ha mostrato un violino che era stato deturpato con una svastica da un restauratore tedesco negli anni ’30 – ha raccontato il violinista ltzhak Perlman -. Un atto così degenerato, tuttavia, non è riuscito ad impedire al violino di creare bellezza. Penso che il violino sia una replica della nostra anima. E i violini di Weinstein sono ancor di più un esempio potente di perseveranza. Un tempo rappresentavano per i loro proprietari l’idea di sopravvivenza, e simboleggiano lo stesso per noi oggi”.
Questi strumenti rappresentano le storie di vite spezzate e restituiscono dignità ai loro proprietari, ha ricordato Perlman.
A Cremona Musica Amnon Weinstein sarà anche protagonista di una seconda esposizione, dove verranno messi in mostra alcuni strumenti realizzati da lui e dagli altri allievi che hanno frequentato la Scuola di Liuteria di Cremona nel suo stesso periodo.

(Italia Ebraica, agosto 2019, via Il vangelo)

Ed eccoli, i violini di Auschwitz, in azione nel migliore dei modi possibili, nel migliore dei posti possibili

barbara

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  1. Ho appena finito di leggere il libro di Liliana Segre e riflettevo proprio sul fatto che i testimoni della Shoah sono rimasti pochi. Ma ci sono comunque altre impronte materiali che evocano con efficacia l’enormità di quella tragedia, questa della musica e dei violini è molto interessante, spero di poter andare a Cremona. Quello che sta accadendo oggi, se pensiamo per esempio a quanto sia importante la democrazia di fronte alle richieste di cambiamento della gente, che vorrebbe più sicurezza e una vita meno precaria soprattutto un lavoro in grado di garantire il futuro, non fa presagire nulla di buono. Allora come oggi ci sono di nuovo le basi per l’avvento di nuovi orrori

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    • A chi si preoccupa di cosa accadrà quando non ci saranno più testimoni diretti, sono solita fare presente che il negazionismo è nato diversi decenni fa, quando i testimoni diretti erano molto più numerosi, e non così vecchi, e molti ancora totalmente lucidi. Se hai voglia di negare qualcosa non hai bisogno di “condizioni adatte”, e infatti la loro risposta – ampiamente presente anche in questo blog – è sempre stata che una testimonianza non è una prova, un numero tatuato su un braccio non è una prova. Quindi la scomparsa dei testimoni, da quel punto di vista non cambierà niente. Oltre al fatto che, come giustamente rilevi, c’è ben altro a testimoniare quello che è stato.
      La democrazia, certo, non consente soluzioni rapide, dovendo discutere approvare ridiscutere per via degli emendamenti, rivotare, riapprovare… D’altra parte se pensi a quanto rapidamente Mussolini nel ’38 ha trovatoposto a un sacco di insegnanti, docenti universitari, primari ospedalieri, direttori di banca ecc. ecc. …
      Se vai a Cremona, visto che siamo così vicini, potremmo andarci insieme.

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