SARANNO TRE ANNI BELLISSIMI

Lettera al direttore del Foglio

E’ vero: noi “votosubitisti” (copyright Giuliano Ferrara) rischiamo di diventare la parodia dell’ultimo dei giapponesi. Non abbiamo capito che la guerra è finita, e che questa volta le truppe romane di Giuseppe Conte hanno dato una sonora lezione alle tribù germaniche guidate da Matteo Salvini (la sconfitta inflitta a Publio Quintilio Varo da Arminio nella foresta di Teutoburgo è così vendicata). E’ vero: noi votosubitisti siamo anime belle, non abbiamo capito che la realpolitik è arte del compromesso che si può scomporre nella volubilità e nella furberia, e perfino corrompere nell’assenza di princìpi, nella slealtà verso la parola data, nel voltar gabbana, nel tradimento. Costi che si possono pagare pur di salvare l’Italia dall’aumento dell’Iva (qui viene da ridere) e, in primis, dalle grinfie rapaci di una Lega truce e parafascista. Per evitare la catastrofe della democrazia parlamentare, il Pd si è allora alleato con un non partito a base proprietaria e quindi geneticamente estraneo a ogni logica costituzionale. Ecco perché un votosubitista come chi scrive ha la sgradevole impressione che il “caminetto” di Largo del Nazareno, che ruota da un segretario all’altro sempre attorno alle stesse personalità, in realtà ambisca solo al presidio della postazione di governo, poco importa se conquistata con un forte consenso elettorale o dopo una disfatta alle urne. In ogni caso, primum vivere, deinde philosophari. Oggi un nuovo governo c’è, e siamo tutti felici. A Roma sono già scomparse le buche. Il tasso di trasformismo è aumentato, ma il tasso di odio diminuirà. L’Europa adesso ci vuole bene, e forse chiuderà un occhio di fronte ai programmi di spesa faraonici annunciati. Il paese sarà più verde e la sua economia più “circolare”. Ci saranno meno tasse per i lavoratori dipendenti e più lavoro per i giovani. Il ministro degli Esteri imparerà l’inglese e la geografia e il senatore Elio Lannutti apprenderà che “I Protocolli di Sion” sono un falso storico. Nel frattempo, nella coalizione arancione (mescolati, il giallo e il rosso danno questo colore) fioccano le idee geniali: il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, suggerisce di tassare le merendine per rimpinguare lo stipendio degli insegnanti, mentre Loredana De Petris (Leu) propone corsi di educazione alla non violenza per i poliziotti. Sia chiaro, non sono ingenuo fino al punto di ignorare che politica e menzogna si piacciono. Ci si può però chiedere, e io mi chiedo, se nel tempo presente la dimensione della solitudine non sia l’unica risposta possibile a chi biasimi l’iniquità della menzogna. Per questo ho deciso di iscrivermi alla Congregazione degli Apòti, di coloro che non la bevono, di prezzoliniana memoria. E mi lasci dire, come diceva l’illuminista tedesco Christian Woolf: “Sia lodato il cielo per la solitudine. Lasciatemi solo. Sia lodato il cielo per la solitudine che ha rimosso la pressione dell’occhio, la sollecitazione del corpo, e ogni bisogno di menzogne e di frasi”.
Michele Magno*

Io l’ho trovato bellissimo, e guai a voi se non siete democraticamente d’accordo con me.

* Michele Magno è nato nel 1944 in terra di Puglia (si dice così). Comunista pentito, ma non troppo. Sindacalista pentito, ma non troppo. È ancora di sinistra, ma non troppo. Lazialissimo. Non è mai stato togliattiano né berlingueriano. Ha avuto maestri diversi, ma tutti buoni (Lucio Colletti, Luciano Lama, Bruno Trentin). Ha scritto libri noiosissimi sulle trasformazioni sociali e del lavoro, sconosciuti ai più. In compenso, ha letto Marx ed è amico di Duccio Trombadori, che lo presentò a Giuliano Ferrara dieci anni fa. (qui)

barbara

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