LO STATO ITALIANO COMPLICE DEL BOIA DELLE ARDEATINE?

Caso Priebke, lo Stato chiede il rimborso delle spese processuali a Pacifici e Vecellio

Erich Priebke continua a far parlare di sé. Condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine,  il nazista è tornato a occupare le prime pagine dei giornali anche dopo la sua morte avvenuta l’11 ottobre 2013.
Nel 1996 Erich Priebke querelò il futuro presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il giornalista del Tg2 Valter Vecellio con l’accusa di essere i mandanti del suo sequestro di persona.
I due sono stati assolti in tutti i gradi di giudizio.
C’è un però. Secondo la legge italiana, infatti, se una delle due parti risulta essere nullatenente, le spese processuali sono a carico dell’altra parte, anche se vincitrice.
Il caso ha voluto che il boia nazista Erich Priebke sia risultato nullatenente e quindi lo Stato italiano ha chiesto che le spese per il processo sia pagate da Pacifici e Vecellio, che ha commentato così l’accaduto:
“È una vicenda assurda e kafkiana, resa ancora più odiosa nel caso specifico: un criminale nazista si dichiara vittima di un reato giudicato inesistente, si riconosce che due cittadini sono stati ingiustamente chiamati in giudizio e si sono dovuti difendere per qualcosa che non hanno fatto; per beffa e oltraggio, uno Stato che non ha saputo farsi rimborsare chiede loro di pagare al posto del condannato”.
In merito a questa grottesca vicenda, la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, ha scritto una lettera alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in cui si legge:

“Voglio far giungere al dott. Vecellio la solidarietà e la vicinanza della Comunità EBRAICA di Roma in questa assurda vicenda che lo vede condannato al pagamento delle spese processuali insieme a Riccardo Pacifici nel procedimento contro il criminale nazista Erik Priebke. Un epilogo assurdo ed inaccettabile di un processo che ha aggiunto infinita sofferenza al dramma patito dalla Comunità ebraica e dalla città di Roma e che ha visto impegnata la società civile per far condannare il responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Sono stati anni difficilissimi in cui, a partire da Giulia Spizzichino che lo ha rintracciato in Sud  America, agli avvocati che ci hanno accompagnato in quel processo, si è cercato di rendere giustizia per le oltre 335 vittime di quel massacro assurdo e spietato. Giustizia è quello che abbiamo sempre chiesto, non certo per vendetta, ma per restituire dignità alla memoria di quegli uomini e delle loro famiglie. Oggi questa vicenda assume ancora una volta dei contorni assurdi, con un’ennesima beffa che si aggiunge al danno di non aver visto il carnefice scontare realmente la pena dovuta. Mi auguro sinceramente che le istruzioni  le autorità sappiano comprendere quanto gravi possono essere gli effetti e le ricadute di questa stortura giudiziaria e riportare nei giusti canali il messaggio che la memoria di una società democratica e civile deve diffondere. Per questa ragione ci siamo offerti di pagare noi le spese, affinché diventi ancora più  evidente l’assurdità di questa decisione”.

Può vigere in Italia una legge che in questo caso “protegge” un boia nazista? Come si può far questo quando lo stesso Erich Priebke non ha mostrato alcune pentimento per le barbarie commesse?
Nel suo testamento, infatti, l’ex ufficiale delle Schutzstaffeln scrisse:

“La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che a che fare con le nostre convinzioni si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali e ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore”.

Ma non solo, perché Priebke sostenne anche: “Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau”. (qui)

barbara

  1. C’è un però. Secondo la legge italiana, infatti, se una delle due parti risulta essere nullatenente, le spese processuali sono a carico dell’altra parte, anche se vincitrice.

    direi che è questa la, grave, stortura della legge. Che poi abbia riguardato priebke lo vedo come fatto puramente accidentale. Sarebbe rimasta una grave stortura anche se non avesse riguardato un criminale nazista. E spero che stavolta si abbia il coraggio di cambiare la legge invece di inventarsi un aggiramento “all’italiana” solo per questa situazione; sarebbe una cura molto, ma molto, peggiore del male.

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    • Naturalmente: tu mi violenti, io ti denuncio, al processo vieni riconosciuto colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio” ma sei – o ti fai risultare – nullatenente, e le spese processuali le devo pagare io. Qualcuno dovrebbe controllare se una simile mostruosità sia costituzionale. Il fatto che si tratti ora di una cosa così eclatante si spera che possa servire da grimaldello. Più o meno come per la pena di morte: sei contrario per principio, in qualunque circostanza, ma il fatto che stavolta si tratti di un minorenne, magari anche leggermente handicappato, che le circostanze non siano del tutto chiare, la colpevolezza non del tutto sicura può essere efficacemente usato per cercare di smuovere qualche coscienza in più e far cambiare le cose. E credo che la mossa della Dureghello, ossia far pagare le spese all’intera comunità ebraica, sia la migliore possibile.

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    • “C’è un però. Secondo la legge italiana, infatti, se una delle due parti risulta essere nullatenente, le spese processuali sono a carico dell’altra parte, anche se vincitrice.”

      E’ una stortura talmente grave che è una colossale minchiata.
      Le spese processuali non c’entrano niente.
      Si tratta, nel caso di specie, banalmente di un’imposta di registro su una sentenza civile (non penale) di poco meno di trecento euro.
      L’imposta di registro – sia che si tratti di sentenze, contratti, denunce di successione ecc. – è normalmente posta a carico di tutte le parti in solido (salvo il diritto di refusione della parte vittoriosa nella sentenza).
      Ora, poiché per la procedura civile Pacifici e Priebke non sono diversi da Gianluca C. e Shevathas, dodici fa il buon Pacifici avrebbe potuto – come tutti gli altri – pagare l’imposta per primo e farsi rifondere da Priebke pignorandogli un divano e un televisore.
      Sempre il buon Pacifici, anziché armare tutto ‘sto casino per una normalissima imposta di registro, basta che vada all’agenzia dell’entrate per il provvedimento di sgravio, atteso che detta imposta dopo dodici anni si è ovviamente prescritta. Se non gli va di fare la fila, deleghi un’agenzia.

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        • “Io ho letto dappertutto che si tratta delle spese processuali.”

          Ecco, appunto, pensa in che mano è la stampa in Italia, aliena dal più elementare fact-checking.

          L’articolo in cui Vecellio (non Pacifici, mi correggo) si lamenta, a suo dire, “di dover pagare le spese processuali pur essendo stato assolto” è questo:
          https://www.lindro.it/querelato-da-priebke-assolto-e-costretto-a-pagare-le-spese/

          Ora, visto che si legge chiaramente che al Vecellio è stata richiesta l’imposta di registro per la sentenza CIVILE anno 2007 numero 1837 della Corte d’Appello, qualcuno mi spieghi:
          – come si fa a essere ASSOLTI in un procedimento CIVILE
          – che c’entrano le spese processuali (che in un processo civile vengono liquidate a favore della parte vittoriosa e a carico della parte soccombente) con una normalissima imposta di registro. Che – si badi bene – è di 277 Euro dopo dodici anni di mora; nel 2007 si trattava con ogni probabilità di poche decine di euro.

          Vecellio scrive cazzate sapendo di scrivere cazzate. E tutti dietro a gridare allo scandalo.

          P.S. Ça va sans dire, in Italia una persona assolta in un processo penale non deve pagare un euro di imposte, né tantomeno di fantomatiche spese processuali. Quello sì che sarebbe ributtante

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        • Quando i padroni di casa mi hanno comunicato il non rinnovo del contratto d’affitto perché l’appartamento serviva alla figlia, e io non sono riuscita a trovare casa nei termini stabiliti, la figlia mi ha – non denunciata, non so come si dice – per ottenere lo sfratto esecutivo immediato – e sono stata convocata in udienza in pretura. Lì mi è stata concessa una proroga ma sono stata condannata a pagare le spese processuali, ammontanti a oltre un milione di lire (che non avevo, tra l’altro). Poco dopo mi è arrivata una lettera dell’avvocato della tizia in cui mi informava che la sua cliente si offriva di pagare lei le spese se io fossi uscita prima del termine concessomi dal pretore. Voglio dire, le spese processuali non sono andate a favore di nessuna delle parti in causa, erano proprio da pagare alla pretura presso cui si era svolta l’udienza visto che la querelante non ha rinunciato a riscuotere la cifra, ma l’ha sborsata di tasca sua.
          Quanto alla vicenda in questione, non ho competenze per entrare nel merito, faccio solo presente che non ho trovato nessuna versione diversa da quella che ho riportato qui.

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  2. @blogdibarbara
    “le spese processuali non sono andate a favore di nessuna delle parti in causa, erano proprio da pagare alla pretura”

    L’avvocato di controparte ti ha detto una colossale minchiata per spingerti a lasciare prima l’appartamento

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    • Ah, ok. Comunque la prima minchiata l’ha fatta lei. Giusto per inquadrare la situazione: lei abitava sopra di me, in un bilocale, che serviva alla sorella per allargarsi unendolo al proprio appartamento, dopo la nascita del secondo figlio, e i genitori le hanno regalato quello in cui abitavo io, intestandolo subito a lei, che come prima mossa, per inciso, mi ha più che raddoppiato l’affitto. Eravamo in zona turistica, e trovare casa era difficilissimo, e questa deficiente, invece che fare un piano di scale e venire a parlare con me, ha preso un avvocato e mi ha fatto causa, o come si dice nel civile. Se fosse venuta a parlare, avrebbe saputo che al momento dell’udienza la casa l’avevo già trovata e dovevo solo aspettare che finissero i lavori per risistemarla dopo l’uscita degli inquilini precedenti. E avrebbe risparmiato la spesa dell’avvocato. Naturalmente all’udienza mi sono ben guardata dal dire questa cosa, e lei l’ha preso in quel posto. Dove si dimostra che evitare il confronto umano non è mai una buona idea.

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