A CHE ORA SONO MORTI I CARABINIERI?

A che ora sono morti i miei colleghi freddati da uno straniero ?

Non sono morti oggi pomeriggio, sono morti in un tempo indefinito del passato.

Sono morti quando avete scritto A.C.A.B. [all cops are bastards] sui muri, o i più raffinati 1.3.1.2.

Sono morti quando avete intonato la canzoncina che inizia dicendo:” la disoccupazione ci ha dato un bel mestiere, mestiere di merda Carabiniere..

Sono morti quando nella libertà del vostro seggio elettorale avete votato chi sponsorizza un’immigrazione senza controllo, senza regole, senza giustizia.

Sono morti quando parlamentari italiani si sono resi complici di uno speronamento ai danni della Guardia di Finanza.

Sono altresì morti quando avete fatto la vostra colletta per sponsorizzare chi materialmente ha speronato i Finanzieri.

Sono morti nel 1999 quando l’allora Governo nei primi 100 giorni abolì l’oltraggio a Pubblico Ufficiale, perché offendere chi rappresenta lo stato con la propria divisa non deve essere considerato reato; l’oltraggio venne poi reinserito in seguito.

Sono morti quando Barbara Balzerani, nome di battaglia Sara, libera dopo essere stata condannata a più ergastoli, ha potuto esaltare pubblicamente quanto fosse stato divertente uccidere Carabinieri e Poliziotti negli atti terroristici da lei compiuti.

Sono morti quando nessun PM ha preso provvedimenti per quanto istigato dalla Balzerani.

Sono morti quando l’amministrazione comunale di Milano ha votato contro il taser per la locale Polizia Municipale. Meglio un Vigile Urbano accoltellato che un delinquente colpito dal taser!

Sono morti quando il Giudice ha deciso nell’applicare il minimo della pena e lasciare libero di circolare l’assassino di questa notte, perché sicuramente si tratterà di soggetto pregiudicato.

Sono morti a ferragosto, quando anche quest’anno una compagine politica andrà a trovare i detenuti in carcere, per vedere se hanno troppo caldo, senza esser mai stati a trovare un familiare delle vittime di quei delinquenti che giustamente stanno in galera.

Sono morti quando sono stati invitati assassini di Poliziotti o Carabinieri nelle università per tenere le loro sponsorizzate conferenze.

I miei colleghi uccisi oggi sono morti tanto tempo fa, quando avete scelto da che parte stare ed avete scelto di stare contro gli uomini e le donne in divisa che rappresentano lo Stato.

E chi ha scelto di stare contro i rappresentanti dello Stato è colpevole tanto quanto il balordo che oggi ha materialmente sparato.

Anton (qui)

Ancora non ho del tutto perso la speranza che chi di dovere distolga ogni tanto per un momento l’amorosa attenzione da Caino per dedicare un’occhiata anche ad Abele. Però non è che ne sia rimasta molta, e diventa ogni giorno di meno.

barbara

  1. “l’allora Governo nei primi 100 giorni abolì l’oltraggio a Pubblico Ufficiale, perché offendere chi rappresenta lo stato con la propria divisa non deve essere considerato reato; l’oltraggio venne poi reinserito in seguito.”

    Ecco che ricominciamo con le cazzate.
    Offendere un pubblico ufficiale è SEMPRE stato reato anche nel breve lasso di tempo in cui fu abrogato il reato di oltraggio. Tale condotta veniva semplicemente ricompresa nel reato di ingiurie. Che sempre reato era.
    Attualmente succede ESATTAMENTE il contrario.
    Chi offende un pubblico ufficiale compie il reato di oltraggio.
    Offendere qualsiasi altra persona non è più reato. (depenalizzazione del reato di ingiuria)

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      • Mi meraviglio della tua scarsa comprensione del testo scritto.

        Tale Anton scrive:
        “…perché offendere chi rappresenta lo stato con la propria divisa NON DEVE ESSERE CONSIDERATO REATO”.

        Reato tout court, capisci?
        Tale Anton insinua che nel breve periodo in cui fu abrogato il reato di oltraggio, si poteva mandare affanculo qualsiasi rappresentante delle forze dell’ordine, perché offendere “chi rappresenta lo Stato” non “era più considerato reato”. Cosa evidentemente falsa: sarebbe stato punito per il reato d’ingiuria. (Non è che, se un reato viene abrogato, la condotta che lo costituiva diventa per forza lecita. Tale condotta può essere sussunta sotto un’altra fattispecie di reato. Ed è questo il caso.)

        Sempre tale Anton sta muto sul fatto che, adesso, avviene esattamente il contrario: mandare affanculo qualcuno non è più reato, salvo che si tratti di un pubblico ufficiale.
        In barba alla pari dignità che la Costituzione assegna a tutti i cittadini.
        Siamo ritornati al tempo dei notabili e del terzo stato, altro che storie

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    • Ecco che RIcominciamo con le cazzate
      1. Il testo è stato scritto, chiaramente (“i miei colleghi”), da un carabiniere di nome Anton: in quale altra occasione hai sorpreso il carabiniere Anton a dire “cazzate”?
      2. A casa tua esistono solo “cazzate”? Errori, inesattezze, imprecisioni, sviste, distrazioni, niente?
      3. A te è stato insegnato solo il gioco a gamba tesa? Quello normale no? Nel caso non te lo avessero ancora detto, nella società civile si usa quello normale.

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      • Preferisco pensare che tale Anton abbia detto una cazzata, essendo ignorante, come te, della legge, piuttosto che una menzogna, sapendo di mentire.

        (Resta il fatto che un carabiniere non dovrebbe essere a tal punto ignorante della legge per scrivere quello che ha scritto. Ma tant’è)

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        • “Ricominciamo con le cazzate” è riferito al fatto che, dopo essermi sorbito quelle di Vecellio (giornalista di sinistra), ora mi tocca sentire quelle di tale Anton (carabiniere di destra).
          Questo per dire che le cazzate non hanno distinzione di classe e di colore politico. Se ti dà fastidio il termine cazzata sostituiscilo con errore, inesattezza, imprecisione o quello che vuoi. Ma il primo mi sembra più icastico.

          Piuttosto ho io una domanda: trovi giusto che uno in divisa possa mandarti affanculo, e tu non possa mandare affanculo uno in divisa?

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        • “carabiniere di destra”: e con questo hai detto tutto.
          Cazzata ti sembra più icastico: e con questo hai detto tutto al quadrato. A quanto pare nessuno ti ha insegnato che le parole non sono mattoncini Lego intercambiabili: ogni parola ha un significato, e se ne usi un’altra la frase ha un significato diverso, e se tu credi che abbia lo stesso significato sei ignorante, e anche poco intelligente. Bada che non ti sto offendendo: sto usando, al contrario di te, le parole col loro significato esatto.
          La domanda me la fai per mettere l’etichetta anche a me, tipo barattolo della confettura?

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        • Userò un termine non-intercambiabile per te: sei pedante. E, come tutti i pedanti, noiosa.

          E comunque non hai risposto alla mia domanda (cit.)

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        • Mah, contenta tu di vivere in uno stato dove chiunque ti può impunemente dire “sporca ebrea”, ma se dici una parolina poco gentile a un carabiniere ti becchi dai sei mesi ai tre anni (pena inasprita grazie al tuo eroe Salvini).
          Che te devo di’.

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        • Mah. Quello che io vedo è che a insultare le forze dell’ordine si diventa ministri dell’istruzione. La frase della quale si è -si fa per dire- discusso è semanticamente adeguata, in un contesto nel quale si elencano azioni tese a minare il morale delle forze dell’ordine.

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        • @Erasmo: una volta, in uno scambio privato, avevi definito “tignoso” un mio commentatore, il che era corretto, però quello almeno stava al tema, mentre questo qui ha infilato una carrettata di “non sequitur” (non scrivo “cazzate”, anche se sarebbe più icastico, perché preferisco chiamare le cose col loro nome esatto. Però è anche vero che fra un non sequitur e l’altro ha anche inserito una discreta dose di cazzate). Come dire: vedi che non c’è limite al peggio.

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    • Gianluca, se permette la domanda, ma il bene giuridico tutelato dal reato di ingiurie quale sarebbe? Non può essere la dignità della persona, perché ingiuriando si svilisce la propria e non quella altrui. Non può essere la reputazione, poiché quella è tutelata dal reato di diffamazione, e l’ingiuria non è in sé diffamante. Non mi resta che pensare al pubblico decoro, ma non mi ero fatto di lei l’idea che fosse un moralista.

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      • “il bene giuridico tutelato dal reato di ingiurie quale sarebbe? Non può essere la dignità della persona, perché ingiuriando si svilisce la propria e non quella altrui”

        LOL.
        Prova a pensare di avere una zia anziana e disabile che viene da te, nipote prediletto, piangendo e dicendoti:
        “Stavo alla fermata del tram e uno vicino a me mi ha chiamato vecchia rincoglionita in carriola”
        “Non ti preoccupare zietta, queste offese ledono la dignità di chi le dice, non di chi le riceve!”
        “Nipote…”
        “Sì?”
        “MA VAFFANCULO!”

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        • Visto che si parla di pedane, voglio essere pedante. Quella foto è scattata a Milano, e prima di tutto quello non è un tram. I tram non hanno le pedane per disabili. Secondo: vedete che ci sono due disabili nella foto? Quella è una foto propagandistica per magnificare l’attrezzaggio degli autobus con pedane e altri presidi interni, e giustificare l’enorme spesa inutile del comune. Perché inutile? Perché ci vogliono dieci minuti per l’operazione, e nessun disabile, in tanti anni, ha mai utilizzato questa grande pensata. I disabili, del resto, hanno i buoni per i taxi. Bastava aumentare quelli. Certo l’iniziativa non è stata inutile per i produttori di attrezzature per disabili.

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        • Sua nonna doveva essere una persona alquanto strana. La mia, buonanima, avrebbe mandato a fanculo il tizio, non suo nipote. Ma del resto certi modi di pensare discendono dalla tradizione familiare.

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  2. Rispondo, se posso, a Gianluca.
    Abolire l’oltraggio è stato un errore, ripristinarlo doveroso, abolire l’ingiuria inevitabile.
    Infatti l’oltraggio era una figura di reato decisamente più grave dell’ingiuria, che è un reato bagatellare; questo è giusto, perché le FO hanno il monopolio della forza, e quindi sono tenute ad un comportamento impeccabile: infatti non possono neppure bere in servizio, e devono tenere la divisa in ordine, cosa che ad altri dipendenti, privati e dello Stato, non è richiesta; che lo facciano, è un altro discorso, che semmai si inserisce sul lassismo che da noi c’è un po’ dappertutto. In Paesi dove c’è la pena di morte, questa è praticamente certa se uccidi un poliziotto: perché? Proprio perché lo sbirro non può fare il cazzo che gli pare. Poi, se permette, se un carabiniere mi manda affanculo me ne farò una ragione, ma preferirei non fare la fine di Stefano Cucchi, se dovessi essere convocato in caserma.
    Le ricordo che comportarsi in questo modo, per un agente – ma anche per me, che sono un Medico del SSN – non è un reato, ma è un illecito disciplinare, che può avere conseguenze piuttosto serie sulla carriera, e sullo stipendio.
    L’ingiuria è depenalizzata perché non ha senso farne un caso che arriverà in Cassazione, con enorme spreco di tempo, soldi e risorse umane per lo Stato: da ragazzo sono stato testimone di un processo per un episodio del genere: i fatti risalivano al 1973, il processo di primo grado si tenne nel 1980: le pare normale? In un Paese normale, cioè con una Giustizia che funziona, queste cose si risolvono così: il mattino dopo sei davanti al Giudice,che ha anche una notevole libertà nel comminarti una pena anche non carceraria (multa, servizi sociali, corsi obbligatori), e al pomeriggio è tutto finito. Poiché da noi non è così, non resta che depenalizzare le cause minime. Servirebbe una riforma complessiva della Giustizia, in direzione di una semplificazione procedurale: lo capiscono tutti, ma toccare la Giustizia in Italia non è possibile.

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    • Depenalizzare l’ingiuria vuol dire dare la stura al più bieco razzismo.
      L’ingiuria non è solo “stupidino” ma anche negro di merda, sporco ebreo, frocio del cazzo, più una serie infinita di epiteti verso le donne, i disabili, gli anziani.

      Il razzismo non è roba bagatellare.

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        • Gli altri interlocutori rispondono nel merito.
          Te, ti sei fissata con sto pensiero sbandate e non ne esci più.

          Sto attendendo vanamente una tua risposta sul perché ad es. le espressioni d’odio antisemita debbano passare impunite.

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      • Quelle che lei cita sono già figure di reato specifiche, e, se vuole il mio parere, sono anche piuttosto discutibili; sa come si dice: stick and stones may break my bones, but words don’t bother me. Introdurre nel CP “discorso d’odio”, in particolare, non mi piace: la polizia del pensiero tenetevela pure. Il razzismo è reato, sempre secondo me, quando sfocia in atti violenti, non quando si limita alle ingiurie: questo sarebbe anche giusto, in teoria, ma solo con procedura, come dicevo, semplificata. Pensi cosa dovrebbe succedere ogni volta che gioca Balotelli: per come la vede lei, dovremmo fare ogni domenica cinquemila denunce penali, con indagini affidate all’analisi delle telecamere, ed altrettanti processi, oppure un maxiprocesso dove? All’Ergife? Meglio squalificare il campo e multare la squadra, mi creda.
        Guardi, le do qualche dettaglio del processo di cui sopra: ero ai giardini pubblici a prendere un gelato, c’era stato da poco il golpe di Pinochet: si affrontavano a male parole estremisti di destra e di sinistra. A male parole: non volò neppure una sberla. Curiosamente io avevo amici in entrambi gli schieramenti (cosa non così strana, in una piccola città di provincia). Gli anarchici corsero a denunciare. Il processo si svolse quando io ormai ero all’università, molti già lavoravano, e tutti eravamo molto, molto diversi. Poiché nel frattempo era arrivato il terrorismo, rosso e nero, se ne volle fare un caso epocale: i toni degli avvocati riecheggiavano tonitruanti come in un film di De Sica (Vittorio), parlando a sproposito di anticamera del terrorismo. Ovviamente finì in mitissime condanne, che non vennero, che mi ricordi, appellate solo perché l’avvocato si dimenticò di farlo nei termini prescritti.

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        • Per dire: ricordo una lunga disquisizione, con aspra battaglia fra le parti, per stabilire se fosse stato detto “ti spacco il culo” (tesi dell’accusa) o “roba da spaccarti il culo” (tesi della difesa). Non è un po’ ridicolo?

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        • Ancora una cosa, poi taccio.Depenalizzare vuol dire dare la stura, eccetera, è un’affermazione apodittica, che lascia il tempo che trova, a meno che lei mi dimostri, numeri alla mano, che il razzismo è aumentato dopo che si è eliminato il reato d’ingiuria. No, semmai è aumentato dopo che masse di disperati, o più spesso delinquenti, sono stati ammassati nelle nostre periferie, senza mezzi leciti di sopravvivenza.
          Poi, un processo per ingiuria può anche avere conseguenze inattese: si chiama effetto Barbra Streisand. Ricorsa quando Rutelli denunciò Stefania Craxi, che gli aveva dato dello stronzo? Alla fine fu condannata a pagare qualcosa come 50 Euro. Disse che erano i 50 Euro meglio spesi della sua vita, vista la pubblicità del processo.

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  3. Barbara, Sabato sono stato ad un ECM ( = corso di aggiornamento obbligatorio) a Biella. L’argomento era il TSO / ASO (trattamento / accertamento sanitario obbigatorio). C’era anche un Giudice tutelare che lavora nel tribunale locale, e che inquadrava le procedure di legge. Sono rimasto a bocca aperta: un Giudice dotato di buon senso! Tieni presente che non era ancora successo il casino di Trieste, né quello di Lampedusa. Ha parlato un po’ a ruota libera, “off the record”, anche di altre cose che gli stanno a cuore. Un miracolo di equilibrio e buon senso (purtroppo, credo raro). Ha parlato tra l’altro di un caso, avvenuto a Genova, in cui un poliziotto era stato accoltellato da una risorsa, ed un altro poliziotto era intervenuto sparando: il GIP, contro il parere del PM, ha disposto il rinvio a giudizio, perché il poliziotto, invece di sparare solo un colpo, ne aveva sparati 4 o 5 (risorsa comunque sopravvissuta): eccesso di legittima difesa. Dovevi sentire il giudice, era veramente indignato. Ha anche detto, mi scuso con te in anticipo, che in genere questo tipo di GIP, poco equilibrato ed “emozionale”, è donna: oggi a dire una cosa del genere rischi parecchio. Ha anche detto parecchio sull’immigrazione, cose che sarebbero dispiaciute alla Boldrini se le avesse sentite.
    Che dire, il giudice in questione non ha ancora cinquant’anni: speriamo che faccia carriera, ma qualcosa mi dice che sarà difficile.

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    • Grazie per i due commenti, splendidi ognuno nel suo campo. Solo su una cosa non sono del tutto d’accordo: secondo me la motivazione di certe inconcepibili sentenze che provengono più spesso da giudici donne non è di carattere emozionale, bensì il bisogno, conscio o inconscio, di dimostrare di non avere pregiudizi: non mi fa paura il negro, non mi fa paura l’immigrato clandestino. Cioè la sensazione – non del tutto ingiustificata, di per sé, in generale – di dover dimostrare qualcosa di più dei colleghi maschi, nel caso specifico di non avere paura di ciò che secondo una convinzione diffusa spaventa le donne più degli uomini (temo di avere fatto un discorso un tantino contorto, ma spero che si capisca comunque).

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    • myollnir, a me pare che più che un giudice dotato di buon senso sia un giudice che getta discredito sull’operato dei suoi colleghi. E non penso che sarebbe contento nel sapere che hai pubblicato il suo intervento dandone precisi riferimenti spaziotemporali.

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        • Se c’è una cosa che non riesco a tollerare è l’attitudine delatoria. Anzi, preferisco un delatore vero che fa il suo sporco mestiere in silenzio a uno che esalta la delazione come atto di pulizia. Peggio ancora chi fa avvertimenti. È diffusissimo, per tradizione stalinista/maoista.

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        • Erasmo, ma ce l’hai con myollnir? No, famme capì, uno arriva, scrive qui “Il giudice tutelare del tribunale di xxx il giorno xxx nel luogo xxx ha parlato male del collega xxx” e ora il delatore sarei io?

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        • Ah già, se non sbaglio tu sei quello che insinuava che il presidente dell’Istat si sarebbe venduto ai poteri politici, giusto? E che mi avevi dato del delatore per averti fatto notare che le tue insinuazioni costituivano una diffamazione?

          Ebbene, mi dispiace dare un colpo mortale al tuo ego. Non ti si fila nessuno. Nessuno ti dà tanta importanza per darsi da fare, perdere tempo e sbattersi a presentare una denuncia nei tuoi confronti.

          Chi ti scrive di stare attento a quello che scrivi, lo fa per compassione, per evitare all’ennesimo leone da tastiera guai peggiori, che in fondo in fondo non si merita.

          Perché c’è pur sempre una piccola possibilità che il presidente dell’Istat o il giudice di cui narrava le gesta myollnir capitino da queste parti e si dimostrino moooolto suscettibili.

          E per favore evita d’ora in poi toni del tipo “che fai, me minacci” che sono propri di una sottocultura di cui non faccio parte, e spero nemmeno tu.

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        • Miiih, comincio a preoccuparmi. Pare ci sia qualcuno che tiene un archivio con le cose compromettenti che scrivo. Io avrò parlato dell’Istat mesi fa, e mi ero completamente dimenticato di avere avuto uno scambio sulla delazione con questo Gianluca. Il fatto che lo schema si sia ripetuto, senza che io avessi memoria del precedente, mi conferma nella mia idea.

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      • Su questo non credo possa esserci un problema, dato che ha parlato pubblicamente (sia pure ad un evento ristretto); quanto ai magistrati che dicono peste e corna dei colleghi, non è certo una rarità. Non so se ricorda le liti Boccassini – Parenti, o le indagini incrociate di Catanzaro e Napoli (Napoli perquisisce Catanzaro mentre Catanzaro perquisisce Napoli!). Poi di certi indegni indossatori di toga, peggio si parla meglio è: chissà mai che spunti un po’ di vergogna.

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  4. “sono morti quando…”

    ma quando i loro colleghi – o sarà capitato anche a loro stessi; ma certo nun c’ho le prove – massacravano gente in guardina per poi verbalizzare “caduto sulle scale”, come stavano?

    (lo dico perché io sono caduto sui tre scalini del primo distretto, una volta, tanti anni fa. anche se, a parte l’umiliazione, non mi sono fatto poi troppo male)

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    • Io sapevo che a questo genere di cose era più propensa la polizia che i carabinieri, ma sicuramente sarà capitato anche con qualcuno di loro. Io però non metterei insieme le due cose: che a volte ci vadano con la mano pesante non credo giustifichi il fatto di farsi accoltellare perché se uno tira fuori la pistola ha finito la carriera, vedi Placanica, finito sotto processo, dimesso dall’Arma, inseguito da minacce di morte, processato per accuse rivelatesi false… Praticamente una vita finita.

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      • bè, che i casi di Placanica non meritassero nemmeno uno straccio di processo mi pare opinione un po’ forte (io per dire nella famosa fotografia il calcinaccio o detrito che ha fatalmente deviato il colpo di pistola non ero riuscito a vederlo; meno male che invece i potenti mezzi di accusa difesa e parte civile, in contraddittorio ma alla fine in concorso, sono giunti a una verità, quantomeno giudiziaria, pienamente soddisfacente).

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        • Mi pare che se c’è assoluzione sarebbe stato meglio non fare il processo. Lo Stato, rappresentato dal PM, sostiene la colpevolezza. Il GIP decide di andare a processo. La magistratura giudicante assolve. Significa che il PM aveva torto, o no? E se aveva torto, visto che i processi durano decenni, non sarebbe stato meglio dedicare risorse a altri processi, che magari nel frattempo sono finiti in prescrizione?
          Quanto sopra, detto in modo assolutamente anodino. Se poi entriamo nel merito, io non so di calcinaccio. Io vedo un estintore. Vedo un padre affranto che ci mette pochi mesi a candidarsi al comune, e una madre disperata che si candida al Senato, uscendo pure eletta. E altre cose.

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        • lei vede molte cose: a quanto sembra a me, persino il futuro! una sorta di pre-crime rovesciata. in un mondo ideale io, l’imperatore (per l’appunto parliamo di “mondo ideale”) le assegnerei, dietro adeguato compenso, la divinazione e la proclamazione dei soli processi che si concluderanno con una condanna; che sarebbero gli unici a essere celebrati. con gran risparmio di risorse e gran beneficio per la reputazione del sistema giudiziario.

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        • integrazione: poi, se le avanzasse del tempo, mi indicherebbe in anticipo le guerre di aggressioneche vincerei; quando sarò diventato gengis khan saprò ricompensarla, non dubiti (o forse la farò strangolare per mettere al sicuro il mio segreto – a meno che lei non riesca a prevedere anche questo; nel qual caso gengis khan sarebbe lei).

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        • @rcco e sp.: io capisco che a vivere in Italia ci si abitua all’anormalità. Ma si guardi un po’ di thriller giudiziari americani, dove il PM che perde un processo importante deve dimettersi. Non si tratta di prevedere il futuro, come se si trattasse di eventi atmosferici: si tratta di far bene il proprio lavoro.

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        • Perdoni i refusi. Ma, già che ci sono, aggiungo: come le viene in mente la similitudine delle “guerre di aggressione”? Guardi che quello è un caso tipico di rischio calcolato, con inevitabile pagamento del fio se si perde. Che c’entra con uno che fa carriera comunque vadano le cose?

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        • non era una similitudine, prendo atto del fatto che lo sia diventata ai suoi occhi.

          le guerre di aggressione, variamente camuffate se necessario, sono la linfa vitale dei grandi imperi. e con un buon indovino affidabile nei propri ranghi sarebbero un investimento sicuro. peccato.

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  5. Myollnir, mi perdoni: non riesco a pensare qualcosa di più abietto di insultare un bambino affetto da sindrome di Down chiamandolo mongoloide di merda. Per quale motivo un individuo così schifoso dovrebbe passarla liscia?

    Cosa c’è di bagatellare, come dice lei, in tutto questo?

    Per quale motivo l’insulto rivolto a un pubblico ufficiale, che è una persona di potere e sa come difendersi, dovrebbe essere “più grave” dell’insulto rivolto a una persona debole e indifesa, un bambino, un malato, un disabile?

    Lei è troppo chiuso nel suo io per vedere che con le parole ci si può ammalare, e si può morire.

    E tralascio ogni commento sulla sua “stima” per un giudice che è convinto che le donne non possono fare quella professione perché poco equilibrate.

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    • teniamo un poco di proporzione; esistono reati più gravi e reati meno gravi, insultare un down è meno grave di picchiare un down che a sua volta è meno grave dell’ucciderlo.

      Purtroppo non abbiamo risorse infinite per poter perseguire tutti i reati e quindi, o ci teniamo una giustizia ingolfata oppure depenalizziamo le bagatelle e le puniamo con semplici e veloci multe. Ha senso spendere risorse per processare un imbecille che chiama un bambino down mongoloide di merda o conviene dargli una multa e chiuderla lì?

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      • “esistono reati più gravi e reati meno gravi, insultare un down è meno grave di picchiare un down che a sua volta è meno grave dell’ucciderlo.”

        E grazie. Fella non fa un confronto tra insultare e picchiare un bambino down, ma tra insultare un bambino down e un pubblico ufficiale.

        Se ritieni la prima condotta “bagatellare” tanto da non meritare la benché minima sanzione penale, e la seconda condotta passibile di una pena, grazie al felpato, tutt’altro che irrilevante, non fai la figura del patriota, dammi retta.

        Fai la figura del feticista.

        Esistono poi (li ho contati) dodici motivi per cui l'”ingolfamento della giustizia” è una scusa ipocrita. E ti cito solamente il primo. L’ingiuria, al momento della sua depenalizzazione, era GIA’ punita attraverso un procedimento estremamente semplificato (Giudice di Pace Penale) che terminava con pene alternative alla detenzione. Insomma, quel procedimento che myollnir auspicava – e di cui ovviamente ignorava l’esistenza – GIA’ ESISTEVA.

        Gli altri undici motivi, una persona intelligente ci arriva da solo.

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    • Ossignùr. Nel merito ha già risposto Sheva, che d’altra parte dice più in sintesi quello che ho già spiegato sopra, e più di una volta. Vorrei solo far notare che io cito casi veri, non sono costretto ad inventarmi ipotesi da film di Mario Merola, come fate sia lei che Gianluca.
      Il pubblico ufficiale sa difendersi: appunto. Con una querela. O preferisce il taser? O il metodo Cucchi?
      Quanto al giudice, legga meglio: non “le donne”, ma alcuni magistrati, in maggioranza donne. Non entro neppure nel merito se sia vero o no, non ne ho la competenza (lui sì). Non siamo uguali, né ha senso fare finta che lo siamo. Si potrebbe magari osservare che per converso i magistrati condannati per corruzione sono in maggioranza maschi.

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      • Ma smettila.
        Se avesse saputo che la depenalizzazione dell’ingiuria è stata voluta dal governo Renzi, blogdibarbara ci avrebbe scritto su un titolo “IL PARTITO DI BIBBIANO SDOGANA ANTISEMITISMO E INSULTI AI BAMBINI” e voi addestrati tutti in coro allo schifo e allo scandalo

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        • 1. Come ho già detto in altra occasione – non ricordo se a te, ma forse sì – il processo alle intenzioni è MALAFEDE, e il processo alle intenzioni in malafede è OLTRAGGIO.
          2. Mi trovi fuori in quale occasione ho parlato del “partito di Bibbiano”?
          3. FAI SCHIFO. E adesso fuori dai coglioni.

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        • La cosa buffa è che, se avessi scritto un titolo così, avresti detto la verità e sarei stato d’accordo con te, visto che il “partito di Bibbiano” ha VERAMENTE sdoganato insulti antisemiti e ai bambini (insieme a tutti gli altri).

          E niente, ti offro un assist a porta vuota e lo sprechi così.

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        • Oh, e comunque sei fantastica. Saranno 25 post che mi vomiti addosso tutto quello che puoi perché scrivo che l’ingiuria antisemita dovrebbe essere considerata reato, e che la depenalizzazione voluta dai komunisti sia una cazzata

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