LA TURCHIA, I CURDI, TRUMP, E ALCUNE ALTRE COSE

Premessa

“imbecille, coglione, omofobo, razzista, incompetente e bipolare, ignorante, idiota, improvvisatore, pericoloso, traditore, irresponsabile, inaffidabile, inetto, imbarazzante, megalomane, pig-president, mossa assurda, mossa insensata, una pugnalata alla schiena, una minchiata inenarrabile, decisione inopportuna brusca e indecorosa, errore di calcolo miope, strategia suicida, STIA ATTENTO DONALD TRUMP. C’È SEMPRE LA FINE CHE FECE IL CATTOLICO JOHN FITZGERARLD KENNEDY…”

Ecco, io mi sono rotta i coglioni. Non ne posso più di questa orgia di insulti, giudizi, valutazioni (per non parlare della bufala ripresa da tutte le testate del mancato aiuto dei curdi nella seconda guerra mondiale – frase tolta dal contesto stravolgendone completamente il senso, come chiunque può verificare ascoltando direttamente l’audio completo), non se ne può più di questi attacchi rabbiosi, sbavanti, livorosi, di questo linciaggio, tutti superesperti di strategia militare, di politica internazionale, pronti a spartirsi le spoglie, a me il fegato a te la milza a lui l’intestino crasso all’altro i reni. E basta cazzo, datevi una calmata!
E ora cedo la parola ad altri che, come me, prima di chiedere l’intervento del boia vorrebbero aspettare per capire meglio.

Senti, io non capisco questo improvviso risveglio. Erdogan è al potere dal 2003, poco dopo essere uscito di prigione, durante questi 16 anni ne ha fatte di cotte e di crude, e nessuno ha mai mosso un dito, nemmeno quando ha fatto massacrare i suoi stessi soldatini di leva diciannovenni accusandoli di essere stati al fianco dei golpisti, e nemmeno quando ha cinto d’assedio la base NATO di Incirlik, costringendo gli USA a portare in Romania le armi nucleari, per sicurezza. Ora che non sta facendo nulla di più o di meno di quello che ha fatto finora, solo perché Trump ha detto che il suo paese si è rotto i coglioni di mandare a morire suoi giovani in guerre tribali infinite dall’altro lato del mondo, solo adesso tutti si indignano e si scoprono “amici dei curdi”? Ma di quali curdi, visto che sono una quarantina di milioni, che parlano lingue differenti, che sono di diverse religioni e, soprattutto, che ce ne sono di pacifici, ma anche di molto feroci?
Fulvio Del Deo

E vorrei che non si dimenticasse che nel genocidio armeno una grossa fetta del lavoro sporco sono stati i curdi a compierlo, esattamente come ucraini e lituani hanno dato una robusta mano ai nazisti negli stermini di massa nell’Europa dell’est. E aggiungerei che quando Saddam Hussein ha gassato 5000 curdi, nessuno ha fiatato.

Ok, siamo tutti preoccupati, commossi e indignati per i poveri Curdi. Ok. Se si vuole esprimere un umanissimo e civilissimo sentimento, va bene. Ma se si pretende di fare una critica, una osservazione, una denuncia politica, no che non va bene. In questo caso non basta inveire contro Trump e contro la stessa Europa, che “abbandonano” e “tradiscono” i Curdi: bisogna indicare quale sarebbero l’alternativa e la soluzione. E fare i conti con questa eventuale alternativa, che magari potrebbe essere poco piacevole.
Che cosa dovrebbe fare, ad esempio, Trump? Occupare militarmente per decenni quella regione? Iniziare una operazione Enduring Freedom a favore dei Curdi? Lanciare un po’ di bombe umanitarie su Ankara? Occupare la Turchia e costringere Erdogan a nascondersi in qualche buca per poi catturarlo, processarlo sommariamente e impiccarlo? Forse sono film già visti. Con le relative marce della pace e le bandiere a stelle e strisce incendiate da coloro che ora sbraitano contro Trump.
Se si indica una alternativa si può pretendere che la propria sia una posizione politica. In caso contrario è solo moralismo. Inutile.
Poi certo possiamo sempre cavarcela boicottando le noci e i melograni turchi sugli scaffali dei supermercati. E stiamo a posto.
Angelo Michele Imbriani

Non direi che gli Stati Uniti si sono serviti dei curdi, hanno combattuto insieme contro l’isis; del resto i Curdi combattono per il loro stato no? L’Europa c’entra perché è INEFFICENTE, ma CONDANNA TRUMP che si ritira! e lo dico ancora una volta dove sono le forze italiane, le forze di tutti gli stati europei? Gli italiani sanno sempre condannare e giudicare, ma chi cazzo sono internazionalmente parlando? dove sono i suoi soldati? se tanto amano i curdi che si facciano valere come gli americani e che cambino la guardia! L’America è in Medio Oriente dal 2001… che l’ Europa mollusca si vergogni di fronte a TRUMP.
Deborah Politi-Kornfeld

Siria. «Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano»

@LeoneGrotti 11 ottobre 2019

La Turchia ha bombardato i quartieri cristiani di Qamishli, ferendo un’intera famiglia. Ma la vera storia è più complessa: «I curdi hanno sparato dai nostri quartieri per farci attaccare ed ergersi così a difensori dei cristiani agli occhi dell’Occidente. Ma non lo sono affatto»

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica». [Esattamente come i palestinesi sparavano su Gilo dalle chiese e dalle case di cristiani di Beit Jala, in modo che il fuoco di risposta israeliano andasse a colpire i cristiani o addirittura le chiese (ricordate il grido di dolore “gli ebrei sparano alla Madonna!” quando nella risposta è stata colpita una statua?) Non c’è niente da fare: musulmani gli uni, musulmani gli altri, e le tattiche sono identiche] La situazione nel Nord-est della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca, è grave ma è molto più complessa di come viene raccontata in questi giorni sui principali quotidiani, come testimonia a tempi.it Afram Yakoub, direttore generale della Confederazione assira.

L’INVASIONE TURCA DELLA SIRIA

Il 9 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ottenuto il benestare del suo omologo americano Donald Trump, ha lanciato l’operazione militare “Fonte di pace”. L’obiettivo del Sultano è creare una zona cuscinetto in un’area profonda 30 chilometri lungo tutto il confine settentrionale siriano di 450 chilometri, dove poi ricollocare un milioni di rifugiati siriani scappati in Turchia. L’area, abitata da diverse etnie, è attualmente controllata dai curdi e dalle milizie Ypg, che hanno aiutato gli Stati Uniti a riconquistare le città occupate dallo Stato islamico, e che fin dal 2012 hanno creato in tutto il Nord-est della Siria una regione autonoma ribattezzata Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale o Rojava. La Turchia accusa le milizie Ypg di essere terroristi affiliati al Pkk e l’invasione ha anche lo scopo di cacciarle dal confine.

«I CURDI USANO I CRISTIANI»

Mercoledì l’esercito turco ha bombardato un quartiere di Qamishli. Sul web sono circolate le foto dei cristiani feriti. Le immagini sono autentiche, ma non dicono tutto: «Le milizie Ypg hanno bombardato le postazioni turche dai quartieri cristiani», spiega Yakoub a tempi.it. «Lo hanno fatto per provocare i turchi, che infatti hanno colpito le case cristiane. Sono i curdi ad aver diffuso le immagini dei cristiani feriti: la loro strategia infatti è di guadagnarsi l’appoggio dell’Occidente atteggiandosi a difensori dei cristiani. Ma i curdi sono tutto tranne che nostri protettori. Ci usano per combattere la loro battaglia mediatica, che in guerra può essere importante tanto quanto quella armata».

Nei bombardamenti turchi è stata ferita un’intera famiglia cristiana. Il padre e i bambini hanno riportato ferite lievi, la madre invece è in gravi condizioni (come si vede nella foto pubblicata sopra). Yakoub, 39 anni, originario di Qamishli e accolto in Svezia nel 1989, ha una fitta rete di contatti nella sua città natale, dove vivono ancora molti suoi parenti. «Cristiani e curdi hanno una relazione molto tesa», continua. «Bisogna ricordare che i curdi sono una minoranza nel Nord-est della Siria, ma vogliono creare una regione autonoma sotto il loro controllo. Per riuscire nel loro intento, usano i cristiani come moneta di scambio».

«I CURDI VOGLIONO CACCIARE I CRISTIANI»

L’anno scorso, come raccontato da tempi.it, i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo. Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria».

Ieri è tornato a dichiarare ad Acs:

«Qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25 per cento dei cattolici di Qamishli ed il 50 per cento dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50 per cento degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. L’Europa dovrebbe fare mea culpa».

La situazione, insomma, è molto complessa. La soluzione, secondo il direttore generale della confederazione assira, è solo una: «La minoranza assira ha paura tanto dei curdi quanto dei turchi. L’unica modo di uscirne sarebbe avere una vera democrazia in Siria e uno Stato unito. Nel frattempo i cristiani sono spaventati e non sanno dove andare».

UNIONE EUROPEA, LA GRANDE ASSENTE

Un dramma di cui l’Unione Europea, che si sta completamente disinteressando dell’invasione turca, dovrebbe occuparsi: «In Europa vivono mezzo milione di assiri e mezzo milione di curdi», dichiara a tempi.it Attiya Gamri, della confederazione assira dell’Ue. Gamri risiede in Olanda e la sua famiglia è originaria di Qamishli, dove si è stabilita oltre cent’anni fa dopo il genocidio turco. «È triste che Bruxelles non prenda posizione. Non si è alzata una voce quando i curdi hanno chiuso le nostre scuole a Qamishli e ora non parlano mentre i turchi ci attaccano. Abbiamo sofferto molto negli ultimi anni, vogliamo rispetto, democrazia e diritti umani». (qui)

Per quanto grave sia la situazione, non sembra tuttavia che siamo in presenza di un genocidio, come molti strepitano, svilendo sempre più questa parola a forza di spararla a destra e a manca, e sempre a sproposito. Per concludere, invito a leggere questo articolo di Caroline Glick, che dimostra inconfutabilmente che quella di Trump è stata la decisione più giusta, più ragionevole, più sensata, più razionale che potesse prendere nella situazione in cui, non per propria scelta, si trovava, e che tutte le contumelie che ho diligentemente elencato più sopra sono puri e semplici deliri.

Certo che guardare la Turchia di oggi
donne-turche-oggi
e pensare che appena 13 anni fa si poteva vedere una cosa come questa…

barbara

  1. Anche se non ne sono all’altezza in quanto NON a conoscenza totale della “questione curda”, posso convenire a grandi linee su quanto ho letto; ma l’idea di vedere FINALMENTE un erdogan o un khamenei, emuli del più bieco nazismo, che fanno la fine di un mussolini o di un ceausescu o di un saddam hussein non mi dispiace per niente…

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  2. 1) Per il curdistan sto vedendo la solita sceneggiata; tanta gente che si straccia le vesti dicendo che ci si sta comportando nel modo sbagliato, ma che non dice mai quale sarebbe il modo giusto di comportarsi, bofochiano, girano attorno al problema, sparano cazzate ma non dicono quale potrebbe essere una soluzione “attuabile”.

    2) La guerra è sangue e merda; se non ci sono l’uno e l’altro non è una guerra. E talvolta, purtroppo, la guerra è l’unica opzione per far “ragionare” chi non vuole ragionare in altri modi. E in guerra ci son morti, devastazioni, ci passano anche (o soprattutto) innocenti. Erdogan lo fermi con una guerra o azioni similari, come un robusto embargo, non con due pastelli colorati e un apericena antifascista equosolidale. Io scommetto che se Trump va alla guerra immediatamente chi se la prendeva con Erdogan salterà su contro il macellaio USA che attacca l’eroico bobolo turco…

    Scusa il turpiloquio ma quando ci vuole ci vuole.

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  3. c’è anche da dire che i curdi saranno almeno mille anni che non riescono a farsi uno ‘stan da due soldi perché le poche volte che ne hanno avuta l’occasione l’hanno sprecata macellandosi a vicenda…. popolo estremamente litigioso, a livello degli afghani dal punto di vista della sindrome del beduino (io contro mio fratello, io e mio fratello contro nostro cugino ecc. ecc. ecc….). e che siano poco meglio di persiani arabi e siriaci non è certo una scusante

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  4. È triste che l’esperimento più democratico dell’area in questione, mi riferisco al Rojava, sia abbandonato dai paesi che si fanno paladini della democrazia nel mondo. Meglio tenersi buono un alleato autocrate che dare supporto a chi da anni ha perso tutto sotto l’attacco di Isis e Turchia. Su quello che è accaduto nel Rojava in questi anni di guerra il dibattito è stato quasi nullo. Tante belle parole quando si battevano contro l’Isis e poi le spalle si voltano per realpolitik. Un curdo si sente ovviamente abbandonato e deluso.
    Unica speranza da europeo è che davvero si faccia sentire ad Erdogan che la sua azione non verrà tollerata.

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    • Purtroppo è come quando l’Unione Sovietica ha compiuto i massacri di Budapest, ha mandato i carri armati a Praga, ha invaso l’Afghanistan eccetera: o scateni una guerra contro un avversario troppo potente per poter essere sconfitto in quattro e quattr’otto e che può estendersi a tutta la regione, o lo lasci fare. Realpolitik è una parola sporca, ma credo che nel corso dei decenni abbia salvato decine di milioni di vite. Sacrificando qualcun altro, ovviamente, che è una bruttissima cosa, ma non sempre ci sono molte alternative percorribili.
      Vero comunque il silenzio sul Rojava.

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  5. Complica parecchio le cose il fatto che la Turchia sia nella NATO, e con un peso militare secondo solo a quello degli Stati Uniti; questo, d’altra parte, l’abbiamo già visto nei ripetuti problemi con la Grecia (Cipro e non solo), che è anche lei nella NATO. Diciamolo: la cosa aveva un senso ai tempi della guerra fredda, dato il lungo confine con l’URSS da una parte, e dall’altra con la Siria, altro Paese vassallo di Mosca. Ma oggi? Una cosa buona del Trump degli esordi è quando ha avuto il coraggio di dire che la NATO stessa non ha più senso; poi non se ne è più fatto nulla perché in America se già hai contro tutti i media, gran parte della burocrazia, larga parte di FBI e CIA, settori non indifferenti della magistratura (che lì è tutta dichiaratamente di nomina politica), le università, le “celebrities”, i magnati del Web e i grandi finanzieri, per non parlare del Grande Figliodiputtana Chenonmuoremai, non è il caso che ti metti contro anche il complesso militare-industriale.
    Ma quello che sta dicendo sul farsi trascinare in guerre che non finiscono mai è puro buon senso.
    Comunque, per tornare a bomba (pun intended), la Turchia è molto più un problema europeo che americano: ed è l’ennesima dimostrazione di come Bruxelles sia capace solo di vessare i suoi cittadini, senza fare nulla per difenderne gli interessi quando ce ne sarebbe bisogno. Forse quei sei miliardi dati a Erdogan per tenersi i profughi era meglio investirli in muri e pattugliamento nautico duro.

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    • L’europa fa grandi pipponi teorici idealisti e aspetta che arrivi Trump a levargli le castangne dal fuoco.

      Spiace dirlo ma Trump ha ragione: se si vogliono allegramente sbudellare fra loro, finquando non vengono toccati gli interessi USA possono farlo tranquillamente e con la mia benedizione. Perché devo intervenire? finché non rompono i *** son fatti loro.

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      • Già: se l’America interviene, luridi figli di puttana imperialisti guerrafondai che credono di poter fare i poliziotti de mondo senza che nessuno gliel’abbia chiesto, se non interviene luridi figli di puttana che badano solo ai propri interessi e il resto del mondo può crepare. L’ho già detto e lo ripeto: Trump ha fatto l’unica cosa ragionevole da fare in una situazione di merda lasciatagli in eredità da obamasantosubito.

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    • In effetti, considerando cosa gli si è messo di traverso dal giorno che è stato eletto fino all’ultimo tentativo di impeachment di questi giorni, c’è solo da meravigliarsi che sia comunque riuscito a reggersi in piedi e a mettere in atto parecchio di ciò che si era riproposto. Il fatto che la Turchia sia un membro della Nato, che molti sembrano trascurare, rende effettivamente tutto molto più complicato. Pienamente d’accordo su quei sei miliardi, che però, ho idea, se ci fossero rimasti in casa qualcuno avrebbe trovato il modo di usare per mandare ancora più navi “umanitarie” a salvare i poveri profughi in fuga da guerre e fame.

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