POI IMPROVVISAMENTE

l’insegnante-regista annuncia:
“Fra tre settimane andiamo in scena”
“???????????? E cosa facciamo?”
“Ve lo dico la settimana prossima”.
Vabbè, stasera ce lo ha detto. Bello. Lo abbiamo provato e lo proveremo ancora la settimana prossima e poi via in scena.

La vostra attrice preferita

barbara

    • Non credo che qualcuno lo farà. Però ti rendi conto? Tu sei lì, un po’ per socializzare, un po’ per metterti in gioco, un po’ per giocare proprio, senza secondi fini, e quella alle tue spalle, senza dirti niente, perpetra questo giochetto di sbatterti in scena senza che si fosse minimamente preparati e senza avere la minima idea di che cosa ci si andrà a fare?!

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        • E’ teatro contemporaneo, si lavora soprattutto con il corpo, e più che raccontare vicende si evocano situazioni, spesso in modo metaforico. E nelle lezioni quasi sempre l’insegnante dà degli input, ma molte delle modalità di esecuzione poi le scegli tu. A me va benissimo, e quando ieri sera l’insegnante, senza darci alcuna spiegazione, ci ha fatto fare una dietro l’altra una serie di cose scelte fra quelle fatte nelle otto settimane precedenti, a me è risultato subito perfettamente chiaro il filo logico che le legava (talmente chiaro che sono anche riuscita a sopportare senza troppo fastidio l’altrimenti insopportabile maschera che per alcuni minuti ho dovuto tenere sul viso, perché a questo punto me ne erano chiari il senso e la necessità), ma questo non vale per tutti. In corsi di questo genere arrivano anche persone con problemi relazionali, o problemi di rapporto con sé stesse, cercando un aiuto per superarli, aiuto che effettivamente trovano, ma a volte ci vuole del tempo, e ieri sera una, che di problemi deve averne parecchi, ha sclerato di brutto, dicendo, anzi quasi gridando, non ce la posso fare, non capisco niente, non riuscirò mai a ricordarmi cosa devo fare, non c’è nessuna logica, non ce la vedo, non ha senso…

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        • Ho googlato perché non avevo idea di che cosa fosse. Non credo che abbia molto in comune, noi non portiamo in scena personaggi, e non cerchiamo approfondimenti psicologici né niente del genere. Più che altro si creano situazioni e si reagisce, per lo più visceralmente, a queste. Per esempio sei in uno spazio, decidi tu che genere di spazio è ed esprimi le emozioni che questo spazio ti dà, la rassicurante sensazione di “casa”, la prigione da cui tentare in qualunque modo di evadere (io l’anno scorso mi ci sono mezza slogata una spalla per liberarmi, tanto mi sono immedesimata nella donna legata a una catena che avevo scelto, e solo quando ho visto tutti gli altri sobbalzare mi sono resa conto che nello sforzo di strappare la catena avevo gridato), il fastidio di una permanenza limitata ma obbligatoria eccetera.

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        • Ma noi non dobbiamo immedesimarci in un personaggio proposto, non c’è nessunissimo personaggio proposto, c’è una situazione e tu la vivi come ti suggerisce la tua personalità. E sei tu che decidi se vuoi esporti in quella situazione o restartene seduta a guardare gli altri. E quello che stiamo facendo È la scena, non una preparazione.

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        • Noi avevamo una situazione e ognuno la viveva secondo la sua personalità. La prima situazione fu: ricevo la comunicazione che ho vinto un premio importantissimo. Comincio a meditare come vestirmi, cosa dire come discorso ecc. finché non arriva la telefonata che si sono sbagliati con tutto quello che segue.

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    • Eddai, sono tre ore di macchina! Parti nel primo pomeriggio, ti godi lo spettacolo, noi, il gruppo dei ragazzi, il gruppo di danza, il gruppo di body percussion (il nostro sono sicura che ti piacerebbe), poi si cena, sempre nello stesso locale, attori (“players”, come giustamente li chiamava Shakespeare) e pubblico tutti insieme, poi vi accampate in qualche maniera a casa mia (in cameretta c’è un divano letto e in soffitta un letto pieghevole, che in soggiorno ci sta benissimo) e la mattina presto ripartite: che problema c’è?

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  1. ti pare che se organizzo un tamponamento solo per avere una scusa per non venire da te lo faccio in modo da farmi male? Sono un professionista!
    No, abbiamo solo quella macchina, il danno alla fine non è enorme, ma bisogna aspettare il perito etc. etc.

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