C’È COMICO E COMICO

C’è chi, smessi i panni del comico, sale su un palco a gridare vaffanculo, fonda uno dei più deleteri movimenti della storia, ne fa un partito e lo mette interamente in mano a un losco figuro che lo manovra a proprio piacimento senza dover rendere conto, né politicamente né finanziariamente, a nessuno, e chi…

È nel dopo che “si parrà la tua nobilitate”: se c’è del buono emergerà il buono, se c’è del marcio emergerà il marcio.

barbara

  1. Il PC che sto usando in questo momento non ha la scheda audio, perciò la clip me la guarderò dopo; intanto segnalo che su Netflix (o l’ho visto su Prime? No, credo fosse Netflix) SBC interpreta benissimo una grande spia israeliana, egiziano di nascita, che riuscì ad infiltrarsi nella Siria di Assad (il padre di questo) sino a diventare il viceministro della difesa, sventando così numerose minacce. E’ una storia incredibile, infatti se alla fine non facessero vedere le foto di quello vero, impiccato in piazza a Damasco, diresti che è “un’americanata”, in quanto assolutamente non verosimile.
    Bellissima miniserie, grandissimo SBC in un ruolo molto lontano dalla commedia, se puoi guardalo (se non hai Netflix probabilmente lo puoi trovare in streaming su qualche altro sito, o in download su Torrent).

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  2. Sono OFF TOPIC, però volevo parlare delle sardine brevemente:

    Sono andati in piazza, istruiti dal Medium Romano Prodi e da altri personaggi della borghesia locale, legati all’intellighenzia del PD. Una (casualmente la magrebina) è stata sgamata subito perchè scrisse messaggi violenti. Il leader, ex rasta e consumatore presunto di cannabis, si è aggiustato i capelli, ha terminato gli studi e ha girato in tutte le reti televisive per giorni, con il suo sorriso da brillante borghese, che non si risparmia ogni giovedì, venerdì, sabato e domenica, un apericena.
    Poi ci sono quelli di Potere al popolo, noti amanti di Israele, che si sono infiltrati con i pescetti neri a Napoli.
    Dopo il signor Santori ci ha fatto sapere che la sua idea di democrazia è la censura preventiva contro Salvini, citando a sproposito la Costituzione e dimenticandosi che la liberazione vera l’hanno fatta gli alleati, specialmente gli americani, quelli che la sua parte politica odiano da sempre.
    Infine sono andati a Roma, circa trentamila, sul palco è salita un’altra odiatrice di Salvini, con origini magrebine (credo) e un marito che si scopre poi supporter di Hamas e odiatore seriale di Israele.
    Al momento non ho trovato dichiarazioni ufficiali in cui ci si distacca dalla signora, che sicuramente a casa non tesserà le lodi di Israele e USA.
    La cosa che rimane è un ennesimo tentativo di supporto al PD e a tutti quei signori che parlano di violenza in rete, quando invece sono i primi che scaricano odio, livore, intolleranza, contro chi la pensa diversamente da loro.
    E Giggino butta l’amo per vedere se abboccano, ma non capisce che sono un esperimento del PD, per cui si tiri indietro e rivesta i panni del movimento funzionale al sistema, che si spacciava come originale anticasta, finendo per essere il guardiano della sinistra parlamentare italiana.

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  3. Molto d’accordo su alcune cose, molto poco su altre.
    Non mi piace per nulla l’idea di Facebook, o chi per esso, investito di un autorità morale che non ha: parafrasando Friedman, l’unica azione morale per un’azienda è fare soldi. Magari io non sono d’accordo, ma Facebook e il Paese in cui fa base sì, e molto.
    Se ci pensi, qual’è il limite alle pubblicità che posso pubblicare su un giornale, un cartellone o in TV? Quello suggerito dalla mia sensibilità e decenza?
    No. Quello deciso dagli organi di competenza.
    Perché allora il limite delle pubblicità su Facebook dovrebbe essere lasciato all’arbitrio ed al senso morale (inesistente) dell’azienda?
    Perché “vietare Facebook nel Paese X” ormai equivale a “togliere la libertà di parola/voto/associazione nel Paese X”? In Italia le pubblicità dei tabacchi sono vietate in ogni forma, ma non sento Philip Morris e B.A.T. strillare che l’Italia è antidemocratica per questo.
    Prima o poi bisognerà rendersi conto che queste internet platforms non sono parte dei diritti naturali e non giovano gran che alla società civile, che di civile ha ormai ben poco. E che non è un attentato alla libertà dire che devono ubbidire o sparire, così come non è illiberale condannare la pedofilia.
    Curiosamente, l’artifizio retorico usato dai portavoce di queste compagnie e dalle associazioni per i diritti dei pedofili è lo stesso: “freedom of speech” che diventa “freedom of expression” (vedi il caso del porno negli USA). E si finisce per considerarla un qualcosa di sporco, questa libertà. Che quasi staremmo meglio senza.

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    • Il fatto è che FB SI INVESTE di autorità morale: tu prova a scrivere negro, anche solo citando un testo altrui o per criticarne l’uso, o zingaro, e vedi cosa succede. Prova a scrivere che l’islam non è una religione di pace e vedi cosa succede. Il punto è che FB non interviene unicamente quando gli attacchi sono un una particolare direzione. Ho già più volte ricordato l’amico Fulvio Del Deo che con account fittizi ha fatto degli esperimenti: “morte agli ebrei” e non succede niente, “morte ai bianchi” e non succede niente, “morte all’Occidente” e non succede niente, “morte agli arabi”, bannato all’istante. Metti su FB, con un account con nome arabo, le istruzioni per fabbricare degli esplosivi, inneggi a camere a gas e forni crematori, inviti a far fuori gli ebrei, e passa tutto liscio come l’olio, azzarda la minima critica all’islam o usa qualche termine vietato dal political correctness, e la furia moralizzatrice e censoria di FB si scatena. Quindi qualunque discorso sull’opportunità o meno che un’azienda finalizzata al guadagno come FB faccia o non faccia della morale e usi o no la censura è del tutto ozioso, perché FB fa entrambe le cose, usando al massimo il sistema di due pesi e due misure.

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