ALL’ATTENZIONE DI TUTTI I GATTARI IN CIRCOLAZIONE

Oltre 20 esperti scrivono al gruppo Le Scienze «per una divulgazione responsabile»

27 GENNAIO 2020 – 12:12

di Juanne Pili

I gatti sono tra le principali minacce per la biodiversità. Una verità scientifica difficile da accettare, anche per alcuni divulgatori

Un gruppo di esperti ha scritto una lettera aperta al gruppo Le Scienze, preoccupati per il contenuto di un articolo intitolato «Disgattamento globale», firmato da Lisa Signorile, che minimizzerebbe l’impatto dei gatti vaganti sulla micro-fauna selvatica, soprattutto in Italia.

L’articolo è stato pubblicato nel blog L’Orologiaio Miope, ospitato dal gruppo Le Scienze, precedentemente ospitato dal National Geographic.

Trovate il testo integrale della lettera alla fine dell’articolo, con le firme degli oltre 20 scienziati che vi hanno aderito e il loro fact checking delle affermazioni di Signorile – con relativa bibliografia delle fonti – allegata in file pdf.

Proprio perché fornisce dati controllati sui fatti, la scienza, emendando pregiudizi e bias, è la cifra di un sano dibattito. Di fronte ai gatti però ogni certezza viene meno, anche se si è divulgatori scientifici.

Bias animalista su «Le Scienze»?

Signorile riconosce quanto emerso dagli studi, i gatti infatti «sono considerati una delle specie invasive peggiori che si conoscano – continua la divulgatrice – e sono responsabili, soprattutto in Australia e nelle piccole isole, di vere e proprie stragi di piccoli mammiferi, rettili e uccelli e partecipano attivamente alla loro estinzione».

Fa riferimento soprattutto alle affermazioni del responsabile australiano per le specie a rischio, Gregory Andrews. Si chiede però se «questi tentativi di controllo ed eradicazione dei felini di casa» abbiano effettivamente senso. «Sono davvero la sola causa di estinzione delle specie australiane?», domanda Signorile.

L’articolo, datato 2018, ha ottenuto notevole attenzione dopo che il gruppo di ricerca condotto dal dottor Emiliano Mori pubblicò dei risultati interessanti, riguardo all’impatto dei gatti vaganti sulla fauna selvatica in Italia.

«Sono oltre 200 le specie che possono essere uccise dai gatti domestici liberi di muoversi fuori dalle mura di casa», affermano gli scienziati citando l’articolo di Mori.

«Sebbene non siano noti effetti a livello di popolazione – continuano i firmatari – 34 di queste specie sono considerate minacciate o quasi minacciate». La fonte sono le liste Iucn (International Union for Conservation of Nature), la più autorevole istituzione scientifica internazionale in merito alla conservazione della natura.

Signorile, anche alla luce delle più recenti evidenze, cerca di minimizzare l’impatto del gatto libero sulla fauna selvatica, ma «esiste un grande consenso scientifico sul grave impatto che ha il gatto domestico sulla biodiversità», contestano gli scienziati.

Il fact checking sottoscritto da oltre 20 scienziati

Il senso delle argomentazioni di Signorile, in sostanza, sarebbe che i gatti non sarebbero il principale problema. I firmatari della lettera sembrano di ben altro avviso.

«Tutti i dati mondiali (compresa l’analisi dello scorso anno di BirdLife International, 2018), confermano infatti che i gatti uccidono addirittura molto più dei fucili.

Potrebbe essere dunque che il termine “ferale”, [usato dalla Signorile] riferito ai gatti inselvatichiti, non sia un refuso dovuto ad una inappropriata traduzione dall’inglese, “feral”, ma letteralmente “portatore di morte”».

Esistono poi delle imprecisioni contestate dagli esperti che hanno firmato la lettera. Per esempio, considerare i gatti domestici in Italia come autoctoni, ovvero originari del territorio.

«In termini ecologici, anche le specie introdotte dall’uomo in tempi antichi devono essere considerate alloctone (che provengono da un altro ecosistema) – continuano gli esperti – Effettivamente, si definisce alloctona ogni specie presente in un’area per azione dell’uomo.

Questo implica che nessuna specie alloctona diventi mai autoctona, neanche dopo 10.000 anni. Il nostro gatto domestico, inoltre, non è originata da Felis silvestris, ma si è originato per domesticazione del gatto selvatico del Mediterraneo orientale, a cui spetta il nome di Felis libyca».

Secondo gli scienziati il negazionismo dell’impatto del gatto sulla biodiversità risulterebbe dal fatto che «il gatto rappresenta un animale d’affezione legato perlopiù a sentimenti positivi».

A parole non è facile farsi un’idea. Ci può venire in aiuto una infografica della US Fish and Wildlife Service, inserita alla fine della lettera. Mostra le principali cause di morte «antropogeniche» degli uccelli.

Di una ci eravamo occupati anche noi, riguarda la collisione contro le vetrate dei grattacieli: è al secondo posto; al primo posto troviamo i gatti; al terzo ci sono gli scontri coi veicoli.
gatti killer
US Fish and Wildlife Service | I gatti sono la principale minaccia per gli uccelli.

Conclusioni – l’importanza di difendere la biodiversità

Nella conclusione i ricercatori criticano anche il dubbio sollevato secondo loro dalla Signorile, a proposito dell’eventualità che anche in Italia i gatti possano essere oggetto di controllo, tramite uccisione. Questo però sarebbe in contrasto con la Legge 281/91.

«Sarebbe dunque fuorviante – continuano gli esperti – introdurre il dubbio che questo possa essere fatto anche in Europa. Il pericolo è che possa portare alcune persone ad infrangere la legge in tal senso la quale, invece, riflette una sensibilità elevata del pubblico nei confronti degli animali da compagnia».

Certo, non è facile accettare questa realtà, ma anche la difesa della biodiversità è importante. Per questo i sottoscrittori della lettera aperta si offrono disponibili per analizzare questioni complesse e delicate quali la conservazione, per cui è necessaria una divulgazione professionale e imparziale.

Essendo Le Scienze una buona rivista di divulgazione scientifica, nell’ospitare alcuni articoli fuorvianti in ambito conservazionistico c’è il rischio di dare autorevolezza a tesi controverse, che promuovono atteggiamenti sbagliati o scorretti da parte dei lettori.

Per esempio una persona che avesse letto l’articolo “Disgattamento Globale” potrebbe credere che lasciare liberi i propri mici di vagare fuori dalle mura domestiche abbia minimo o nullo impatto sulla fauna selvatica, quando è esattamente il contrario.

Il rischio potrebbe essere quello di fare più danni di quanti se ne volessero evitare.

La lettera aperta dei ricercatori a «le Scienze»

«Gentile direttore,

Ci sentiamo in dovere di chiarire alcune questioni relative all’articolo “Disgattamento Globale” pubblicato sul blog “L’Orologiaio Miope” redatto da Lisa Signorile e ospitato sul sito della rivista di divulgazione scientifica “Le Scienze” (già presente sulla precedente versione del sito del “National Geographic” nel gennaio 2018) e salito alla ribalta dopo l’uscita di alcuni articoli scientifici riguardanti le predazioni del gatto domestico sulla fauna in Italia, considerando che la pubblicazione della rettifica è un obbligo di legge (art.8 Legge 47/1948 sulla stampa).

Siamo sicuri che in tematiche complesse e sensibili quali ambiente e conservazione, il gruppo “Le Scienze” possa mantenere elevati standard divulgativi, qualora decidesse di rivolgersi agli scienziati esperti nella tematica in discussione oltre che ai cultori della materia. Riteniamo altresì che in problematiche così complesse e che toccano non solo la sfera conoscitivo- razionale ma anche quella affettivo-emozionale, sia necessaria una grande cautela, al fine di non indulgere a facili sotto- o sopravvalutazioni delle problematiche di gestione faunistica.

Nell’offrire la nostra disponibilità, nel caso fossero necessarie delucidazioni su queste tematiche, e fine di chiarire alcuni dubbi, imprecisioni e lacune presentatisi, sottolineiamo la nostra attenzione nel formare un’opinione pubblica responsabile, nel rispetto delle evidenze scientifiche più recenti e nell’interesse della salvaguardia della biodiversità.

Cordiali Saluti».

Hanno sottoscritto la lettera:

  • Dr. Amori Giovanni, CNR – Institute of Research on Terrestrial Ecosystems, Roma
  • Dr. Ancillotto Leonardo, Università di Napoli “Federico II”
  • Dr. Balestrieri Rosario, Presidente Associazione ARDEA
  • Dr.ssa Bandini Margherita, Consigliere WWF Italy
  • Dr. Battisti Corrado, ‘Torre Flavia’ LTER (Long Term Ecological Research) Station, Città Metropolitana di Roma Capitale, Servizio Aree protette – Parchi regionali, Roma
  • Dr. Battiston Roberto, Conservatore dei Musei del Canal di Brenta, IUCN SSC/ Grasshopper Specialist Group
  • Prof. Bogliani Giuseppe e Consiglio Direttivo CISO, Centro Italiano Studi Ornitologici
  • Dr.ssa Corsini Giulia, Medico Veterinario, consigliere Patto Trasversale Per la Scienza
  • Dr.ssa Fazzi Paola, Wildlife Biologist
  • Dr.ssa Franzetti Barbara, ricercatrice Ispra
  • Dr. Genovesi Piero, ISPRA, Roma, Italia
  • Gippoliti Spartaco, IUCN/SSC Primate Specialist Group, Socio Onorario Società Italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”, Roma
  • Dr. Lapini Luca, Museo Friulano di Storia Naturale, Udine
  • Dr. Lucchesi Marco, Wildlife Biologist, Independent Researcher
  • Prof. Luiselli Luca, Rivers State University, Port Harcourt, Nigeria
  • Dr. Menchetti Mattia, Università di Firenze
  • Dr. Milana Giuliano, Wildlife Biologist
  • Dr. Milardi Marco, Ministry for Primary Industries, Aquatic Environment and Biodiversity, Wellington, New Zealand
  • Dr. Monaco Andrea, Regione Lazio
  • Dr. Mori Emiliano, Università di Siena
  • Dr. Peloso Francesco, Medico Veterinario e Tecnico Faunistico
  • Dr. Perco Franco, già Direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e Direttore dell’Osservatorio Faunistico di Pordenone
  • Dr. Puglisi Luca, Centro Ornitologico Toscano
  • Prof. Russo Danilo, Università di Napoli “Federico II”
  • Prof. Scandura Massimo, Università degli Studi di Sassari
  • Dr.ssa Scillitani Laura Ph.D. Wildlife Biologist
  • Dr. Zaccaroni Marco, Università di Firenze

Il fact checking sottoscritto dai firmatari, con tutte le fonti:

Qui.

Meno male che non sono mai stata gattara, né animalista (animalara?) di alcun genere!

barbara

E DOPO LA SEDIA A ROTELLE

e l’autismo e le mutilazioni e le lesioni cerebrali e la sindrome di Down e il nanismo, arriva nell’esercito di Israele anche la cecità. Perché in un Grande Esercito di una Grande Nazione, nessuno vale così poco da non avere niente da dare.

barbara

PER QUELLI CHE SI AFFIDANO AGLI OSTEOPATI

convinti che si tratti di una disciplina medica.

“Occhio alle manipolazioni al collo”. Il monito di Vianello dopo l’ictus

Folla e commozione alla prima presentazione di “Ogni parola che sapevo”, il libro con cui il giornalista racconta la sua rinascita

“Questo libro è stata una necessità e anche una terapia perché volevo scrivere e non ci riuscivo. Grazie a tutti, senza di voi non ce l’avrei fatta“. Così, incespicando qua e là con le parole (“la mia logopedista in sala ora si arrabbierà, ma è soltanto colpa dell’emozione”) Andrea Vianello ha preso la parola all’Auditorium del museo Maxxi di Roma dove, registrando il tutto esaurito, tra applausi scroscianti e commozione è andata in scena la prima presentazione pubblica di ‘Ogni parola che sapevo‘  (Mondadori) il toccante libro con cui il celebre giornalista Rai ed ex direttore di Raitre racconta con drammatica ironia l’ictus che lo ha colpito quasi un anno fa: dal malore in casa all’operazione che lo ha salvato dalla morte passando per la perdita delle parole, il loro ritrovamento e la rinascita da uomo nuovo.

Sul palco insieme a lui il neodirettore di Raiuno Stefano Coletta, il direttore di Rai Radio3 Marino Sinibaldi  la scrittrice Simona Sparaco, Francesco Siciliano che ha regalato al pubblico emozionanti letture dei vari capitoli strappando lacrime di commozione al pubblico, e la presidente della fondazione Maxxi Giovanna Melandri che ha introdotto la presentazione definendo il libro “un regalo di Andrea che ci impone di ragionare su chi siamo, perché le malattie ci possono aiutare a ritrovare un sé più profondo”.

In platea per la festa all’amico ritrovato (tanti quelli in fila che non sono riusciti a entrare, tanti quelli in piedi) molto mondo dello spettacolo, della politica, della cultura: al Maxxi c’era mezza Rai nuova e vecchia, da Tinny Andreatta a Mario Orfeo, Alberto Matano, Andrea Montanari e Luigi Gubitosi, e poi le coppie della politica Francesco Boccia e Nunzia De Girolamo, Fausto e Lella Bertinotti, Marianna Madia e, tra gli altri, la produttrice Matilde Bernabei, Marco Tardelli e Myrta Merlino, Giovanni Floris, Pif  oltre ai tanti amici di Vianello, compresi quelli della chat del suo Milan, i medici del Policlinico Umberto I che lo hanno salvato e gli addetti alla sua riabilitazione al Santa Lucia.

“Se oggi sono vivo è perché nella sanità pubblica ho trovato delle grandi eccellenze, ricordiamocelo” ha concluso Vianello tra gli applausi chiedendo che la parola ictus non sia più considerata un tabù: “Abbiamo superato quello del tumore, che una volta non veniva nominato e si definiva male incurabile, ma l’ictus fa ancora molta paura. E invece si può prevenire e curare, se non guarire. E poi l’ictus mi ha aiutato a capire le priorità della vita, la famiglia, gli amici, il lavoro, la stupidità del perdere tempo dietro alle cretinate. Spero di ricordarmene per sempre“.

Il giornalista, raccontando di essere già diventato un punto di riferimento per chi come lui è stato colpito da un ictus (“mi scrivono in tanti”), ha approfittato del palcoscenico per lanciare quella che ha definito una sua “battaglia civile” per una campagna informativa contro i rischi delle manipolazioni al collo: “Non soffrivo di pressione alta e il mio colesterolo era a posto. Ma due giorni prima del mio ictus mi ero sottoposto a delle manipolazioni al collo da un osteopata e i neurochirurghi con cui ho parlato mi hanno spiegato che la dissecazione della carotide può avvenire anche per un trauma di questo genere. Ci sono dei rischi? A quanto pare sì. In pochi però ne sono a conoscenza e  questo è sbagliato” ha chiarito facendosi promotore di un battage informativo sui cosiddetti “scrocchiamenti” del collo: “Non sto parlando di massaggi vari, ma soltanto delle manovre al collo. Io nel passato ho condotto “Mi manda Raitre” e questo sarebbe un tema che affronterei ancora”.

 Antonella Piperno, 23 gennaio 2020, qui.

Della mia drammatica esperienza con l’osteopatia avevo parlato qui.

barbara

PARAFRASANDO UN VECCHIO DETTO

Quando stupidità e ignoranza montano in scranno…

Quante gretinate a Davos

Ho voluto ascoltare il discorso pronunciato da Greta a Davos. Di mio non l’avrei fatto: Greta non è così importante da meritare queste attenzioni. Dovrebbe invece essere protetta da chi ha il dovere di farlo e invece la usa. Però, mi son detto, vista la messe di personaggi importanti che pendono dalle sue labbra, vista la farsa collettiva cui ci tocca assistere, perché non sentire che ha da dire ‘sta bimba?
Orpo… ha ragione, ha pienamente ragione Greta! Di colpo mi sto rendendo conto di essere l’unico al mondo che sta ascoltando Greta. Tutti i suoi stimatori, quelli che dicono che siamo sulla soglia di una catastrofe ambientale, stanno ignorando la piccola. Eccetto io, che però verso la bimba ho sentimenti di pietà. Quanto a stima, mi devo ricredere: la logica di Greta è stringente. Perché se (un colossale “se”) siamo in emergenza climatica e al soglio di una catastrofe planetaria per colpa della CO2, allora bisogna fare esattamente quel che a Davos Greta ha detto di fare. Ecco, dunque, cos’ha detto.

«Non vi stiamo dicendo di affidarci a tecnologie che oggi neanche esistono e che la scienza dice che forse mai esisteranno. Non vi stiamo dicendo di continuare a parlare di “zero emissioni nette” o di “neutralità carbonica”, continuare a imbrogliare e giocare coi numeri. Non vi stiamo dicendo di far finta di azzerare le vostre emissioni semplicemente pagando qualcun altro per piantare alberi in Africa, mentre allo stesso tempo in Amazzonia le foreste stanno sparendo ad una velocità infinitamente maggiore».
«Siamo chiari, una volta per tutte. Non è di una economia “a basso” valore di carbonio che abbiamo bisogno. Non dobbiamo “diminuire” le nostre emissioni. Le nostre emissioni devono in-ter-rom-per-si. Dobbiamo dimenticarci delle “nette” zero emissioni: noi abbiamo bisogno di reali zero emissioni. Perché obiettivi di nette zero emissioni, per giunta distanti nel tempo, non significheranno nulla. Qualunque vostro progetto che non include tagli radicali di emissioni a cominciare da oggi, è completamente insufficiente. A noi non ce ne può importar di meno della vostre politiche. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, il mondo sta già bruciando. E allora noi chiediamo che sia immediatamente interrotta ogni azione di estrazione ed esplorazione di combustibili fossili, nonché ogni sussidio e investimento su essi. E ciò deve accadere non entro il 2050, il 2030 o perfino il 2021: noi vogliamo che tutto ciò sia fatto ora».
La piccola Greta ha pienamente ragione. Se (un colossale “se”) stiamo bruciando, se (altro colossale “se”) è assolutamente vitale che si rimanga entro gli 1.5 gradi dalle temperature pre-industriali [siccome un grado ce lo siamo già giocato, allora dovremmo evitare che le temperature aumentino di mezzo grado], e se (terzo colossale “se”) è la nostra CO2 ciò che fa aumentare le temperature, allora dobbiamo assolutamente interrompere le nostre emissioni da oggi. Non dal 2050 o dal 2030, e neanche dal 2021: da oggi.
Domattina, quando alle 6 vi svegliate, statevene a letto: inutile alzarsi, che la luce non s’accende e, se il tempo è bello, dovete attendere le 9. Non tentate di farvi un caffè: niente gas. Né provate a bere un bicchiere di latte freddo: potrebbe esser andato a male, perché il vostro frigo è spento da diverse ore. Digiuni andrete al lavoro a piedi. Quale lavoro? Ma per campi, a raccogliere qualche radice da masticare e a industriarvi (si fa per dire) a coltivare qualcosa di cui poi vi nutrirete. Tutti insieme dovremo riorganizzare le nostre vite e viverle come i nostri antenati di decine di generazioni fa. Niente gas, carbone, benzina o petrolio. E non dal 2050 o 2030, e neanche dal 2021: da oggi. Parola di Greta.

Franco Battaglia, 25 gennaio 2020, qui.

E, a margine della conferenza di Davos, giusto per non farci mancare niente

Le fake news contro Trump a Davos

Trump parla a Davos criticando l’allarmismo apocalittico di certi ambientalisti e vantando il clima economico positivo creato dalla sua amministrazione. Il giorno dopo, la BBC pubblica il fact checking al discorso di Trump. Forse è il caso di darci un’occhiata. Credo si capiscano due cose: a quale livello di faziosità siano arrivati i media mainstream nel nome della loro crociata anti-populista e come il fact checking, come era ovvio fin dall’inizio, sia spesso un’etichetta retorica per dare una parvenza di obiettività alle proprie opinioni.
Cominciamo con il primo punto analizzato dal fact checker. Il Presidente dichiara che “gli Stati Uniti sono tra i paesi con la miglior qualità dell’acqua e dell’aria”. Il fact checker conferma che sì, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è considerata la 10ma al mondo. Idem per l’acqua. Ma solo dopo aver sottolineato e premesso che l’amministrazione Trump avrebbe allentato le leggi per la protezione dell’ambiente. È già questo fa un po’ cadere le braccia. L’affermazione di Trump è vera o no? Se è vera, come ammette lo stesso fact checker, perché intorbidire il tutto alludendo al fatto che sì, la qualità dell’aria sarà anche buona ma Trump non è un ambientalista?
Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti sono nel mezzo di un boom economico e di aver creato sette milioni di posti di lavoro, il tutto ciò mentre gli “esperti avevano previsto decenni di bassa crescita e difficoltà economiche”. Il fact checker parte quindi a testa bassa con l’obiettivo evidente di smentire la narrativa del Presidente. La crescita del prodotto interno è stata tra il 2% e il 3% annuo con Trump. Attenzione però, avverte il fact checker, con Clinton aveva raggiunto il 4%. E una volta, sotto Obama, c’era stato un quadrimestre dove si era raggiunto il 5,5%. “Un picco mai toccato da Trump”, conclude, soddisfatto, il fact checker, dimenticando convenientemente di far notare tutti i quadrimestri dell’Obamanomics in cui l’economia ha fatto un bel -1% o peggio.
Per quanto riguarda i posti di lavoro, viene sottolineato che “Obama ne aveva aggiunti 7,8 milioni e che la crescita dell’occupazione negli Usa continua ininterrotta da 110 mesi. Trump quindi sta solo “continuando un trend”. Anche qui un’altra conveniente dimenticanza. Obama ha cominciato il suo mandato con la crisi subprime del 2008, la più grave crisi finanziaria dopo il crack del 1929 con la disoccupazione schizzata al 10%. Partendo da questo abisso, anche solo per semplice inerzia, l’economia non poteva che guadagnare posizioni anno dopo anno, con la disoccupazione scesa al 6%. Ma come come si può capire dalla legge dei rendimenti decrescenti, passare dal 10% al 6% di disoccupati (in 8 anni) è una cosa, scendere dal 6% al 3,5%, messo a segno da Trump, è obiettivamente un risultato eccezionale.
L’amministrazione Trump vanta il minor livello di disoccupazione negli ultimi 50 anni e l’incremento di posti di lavoro è ancora più rilevante nei riguardi dei non laureati (cioè della working class) e delle minorities, neri e ispanici (che “soffrirebbero terribilmente sotto Trump”, secondo alcuni giornalisti italiani). Tutti questi fatti non vengono menzionati nell’analisi fattuale del fact checker. In quanto all’ultima affermazione sulle previsioni negative degli esperti di economia, il fact checker ammette candidamente di “non sapere bene a quali esperti” si riferisca il presidente.
Viene il dubbio che sia vissuto in una grotta negli ultimi dieci anni. Perché, veramente, non è poi così difficile ricordare tutti i discorsi sulla “stagnazione secolare” e tutti i vari economisti illuminati, come Krugman o Stiglitz, pontificare su una nuova normalità, dove globalizzazione e l’automazione avrebbero prodotto bassi tassi di crescita e alta disoccupazione in tutte le economie avanzate. La crescita economia sotto Obama era stata decente, non certo travolgente, ma questo era il massimo di cui aspettarsi dopo la crisi del 2008.
Dopo la vittoria di Trump, questi stessi esperti avevano poi subito vaticinato il disastro economico e una borsa che non si sarebbe ripresa “mai più” (Krugman). Ora ci parlano invece di “continuazione del trend”. Ci fermiamo qui. C’è da chiedersi se i media mainstream sarebbero stati ugualmente critici e solerti se il Presidente in carica si fosse chiamato Hillary Clinton. Il giorno dopo, a Davos, ha parlato Greta Thunberg. Dalla BBC, guarda caso, nessun fact checking sul discorso dell’amabile Greta.

Stefano Varanelli, qui.

Non mi sembra ci sia molto da aggiungere. Sempre più vanno in scena stupidità, ignoranza, arroganza nel primo caso (con l’aggiunga di sfruttamento e abuso di minore a scopo di lucro e circonvenzione di incapace) e malafede ideologica nel secondo. E i “grandi della Terra”, come ha ricordato qualcuno, hanno calorosamente applaudito “la piccola Greta”, dopodiché sono risaliti sui loro jet privati e sono tornati alle loro confortevoli case.

barbara

MICROCRONACHE DA UNA MICROITALIA

Cartoline dal manicomio Italia: l’odio non è più un problema se viene da sinistra

Cartoline dal manicomio Italia. Un lanciatore di frisbee, uno di quegli eterni fuoricorso della vita che a 32 anni ancora bazzicano i centri sociali, vien messo a dirigere un collettivo di parigrado chiamato “sardine” e si monta la testa: “Piaccio a tutte, mi cercano tutti” dice mentre gli fanno mangiare piatti di sardine in continuazione. Gli chiedono che idea abbia della prescrizione, e lui dice che i bambini autistici non possono giocare a pallacanestro. Poi difende il sistema Bibbiano, atroce, infernale, con queste parole: “Tutte balle, solo uno slogan”. Secondo una cantante di alterne fortune, Paola Turci, questo capo sardina è “il migliore politico degli ultimi anni” e alla sua corte riparano rottami musicali in cerca di gloria residua.

Un coetaneo del Sardina, ex bibitaro allo stadio, promosso capo politico di una setta fondata da un comico e un informatico, finisce a fare il ministro degli esteri: confonde i Paesi sul mappamondo, chiama il presidente cinese Xi Jinping “mister Pin”, le faide interne lo fanno cadere in disgrazia nella nomenklatura e lui commenta, in un accesso di modestia, è la fine di un’epoca. Tra i sostituti, gaffeur, incapaci, distratti, lunatici e l’ombra lunga di un competitore, ex intrattenitore in villaggi turistici formalmente uscito dalla setta per darsi ai viaggi esotici, ma sempre incombente.

Un ex ministro dell’interno, lanciato in campagna elettorale, citofona a un tunisino sospetto e chiede: scusi, lei spaccia? Si scatena il canaio, la destra lo difende in nome della lotta alla droga (sic!), la sinistra difende il nordafricano risorsa in nome del sospetto spaccio e si distingue, per furibondi attacchi, uno scrittore di romanzetti sentimentali. Un allenatore con la leucemia si espone a favore del politico al citofono e i buoni, gli umanitari commentano: che possa non arrivare a domenica, tanto un cancro ce l’ha già. Sono le sardine di cui sopra, le stesse che vogliono imporre il bando agli odiatori su internet. Sempre sul politico citofonatore, arriva una presa di posizione del Vaticano che in sostanza spiega: noi non facciamo politica, non parliamo delle persone, però quello è un pezzo di merda.

Un presidente del Consiglio per caso, o per allegria, o per decreto presidenziale, sgomita ai vertici internazionali, ma lo accompagnano per le spicce all’ultima fila, a margine della fotina di rito.

“Siamo tornati a contare in Europa”, commenta lui tutto orgoglioso.

A Sanremo un conduttore sponsorizzato da un impresario legato a un politico di sinistra pretende una giornalista esotica a sinistra della rivoluzione cinese che odia “il maschio bianco” in quanto tale. Anche lei sponsorizzata dallo stesso impresario del presentatore. La prendono, poi ci ripensano, poi cambiano idea e l’arruolano. Lei, per festeggiare, in nome del popolo si fa ospitare nella villa di una di una dinastia industriale. Sempre a Sanremo chiamano un rapper che in vita sua ha praticamente avuto successo con una filastrocca in cui vuole scuoiare un’amica che si chiama Gioia e “prima beve e poi ingoia”.

La sinistra femminista prima si indigna, poi si accorge che anche il politico citofonatore protesta e allora passa a difendere il rapper misogino in nome della sacralità artistica. La setta fondata dal comico perde pezzi, sembra sul punto di sfaldarsi e il Sardina commenta autorevolmente: non è una sorpresa, hanno perso la barra. Adesso ci siamo noi, adesso tocca a me.

Max Del Papa, 24 Gen 2020, qui.

E per niente al mondo vorremmo perderci lo spettacolo di mister-adesso-tocca-a-me in azione

barbara

IL CITOFONO, SALVINI, E LE ANIME BELLE

Comincio con questo articoletto di sette anni e mezzo fa (gelosamente conservato nel mio archivio, perché io lo so che non va buttato via niente perché prima o poi serve. Ecco, adesso serve).

IL MICROCITOFONO

Mark è un caro amico inglese. Ha studiato in Italia, vuole bene agli italiani, si dispera di fronte al nostro declino. L’ho rivisto questa settimana. Si occupa adesso di informazione televisiva, ma ha insegnato a lungo letteratura italiana. Con lui la conversazione è sempre brillante, ha un forte senso del comico e della teatralità. Anni fa ci aveva fatto morire dal ridere imitando le interviste ai politici colti alla sprovvista mentre camminano per strada. Il mutismo di Cuccia gli era sembrato un gioiello alla Chaplin, ma pur sempre un episodio da circo di strada, indegno di una civile e moderna informazione. Ho chiesto a Mark che cosa lo colpisce nei nostri telegiornali. Pensavo mi parlasse degli esiti della sentenza-Berlusconi. La sua risposta mi ha spiazzato più della sentenza della Cassazione, che a dire il vero, per il modo spagnolesco come è stata formulata davanti a milioni di telespettatori, richiedeva come minimo una laurea in giurisprudenza perché si capisse che di condanna e non di assoluzione si trattava. Il microcitofono. Ecco invece che cosa ha colpito la fantasia di Mark. Il microfono appoggiato sul citofono di un ignaro cittadino. Sullo schermo tu vedi una mano reggere un “gelato”, come si dice in gergo. Sia di Mediaset, della Rai o della 7 non fa differenza. Lo sventurato, microcitofonato, quasi sempre, risponde. D’estate capita più spesso, perché la cronaca nera occupa molto spazio nell’informazione e i gelati forse rinfrescano. C’è qualche cosa di impudico, ha osservato Mark, la sera in cui ad essere microcitofonata era una madre che aveva appena perso un figlio nell’incidente del bus in Irpinia. Mark mi ha promesso di fare una piccola inchiesta comparativa per verificare se altri cronisti nel mondo civilizzato sono capaci di tanta crudeltà.
Alberto Cavaglion (21 agosto 2013)

Non so se lo abbia fatto, ma immagino che la risposta sia no, questa cosa incivile credo proprio che ci sia solo in Italia. E dunque in Italia si fa così, è un’abitudine, si fa normalmente, lo fanno tutti e nessuno si scandalizza, nessuno protesta, nessuno lancia anatemi (non sono politici? Non hanno responsabilità di governo? Non rappresentano lo Stato? Vero. Però è anche vero che sono pagati per fare informazione, che dallo sciacallaggio, almeno in qualche dettaglio, si dovrebbe distinguere). L’ha fatto anche Salvini, che però, oltre ad alcuni altri dettagli che fra poco vedremo, non aveva il microfono. E passo a questo articolo di Alessandro Rico.

Peggio di Salvini al citofono c’è la sinistra in fuga dalle periferie

«Scusi, lei spaccia?». La citofonata del leader leghista al tunisino accusato di essere un pusher è, evidentemente, una «salvinata». Uno scivolone, una caduta di stile. Forse figlia di questo tempo, forse dell’immaturità politica di un «Capitano» bravissimo in campagna elettorale, ma ancora poco a suo agio nei panni dell’istituzione. Per citare un ex premier, Matteo Salvini è solo un «senatore semplice». Ma da un ex ministro dell’Interno, che aspira a diventare presidente del Consiglio, ci si aspetterebbe un po’ più di contegno.
C’è persino chi – sul Sole 24 Ore – si è divertito a elencare tutte le potenziali violazioni commesse dal capo del Carroccio. Per carità, critiche sacrosante: se uno pensa a uno statista, persino nell’era dei social e dei tweet al vetriolo, non immagina un politico che fa sceneggiate del genere. Sarebbe troppo pure per personaggi notoriamente sopra le righe, come Boris Johnson o Donald Trump. Detto questo, però, non vorremmo che ci si soffermasse sul dito della «salvinata» e si ignorasse la luna dell’emergenza periferie.
In un quartiere di Bologna, il Pilastro, nel 2020 accade che la brava gente viva in mezzo agli spacciatori (non sarà il caso del tunisino, ma non cadiamo dal pero, fingendo che in quei posti non si smerci droga). Accade che le classi sociali più disagiate condividano i loro spazi con i criminali, che le zone popolari siano diventate zone delinquenziali. Accade che una signora, magari un tantino sanguigna, dichiari candidamente di girare armata per timore di aggressioni. Accade che un mix letale tra buonismo e immigrazione abbiano trasformato certe aree urbane in luoghi senza legge, senza ordine, senza Stato, in cui gli abitanti convivono con il terrore e le intimidazioni. E tutto questo non succede solo a Castel Volturno, la terra di nessuno dove la camorra è stata scalzata dai clan nigeriani. Anche quello è un orrore inaccettabile, ma in un certo senso, ci abbiamo fatto il callo.
Scopriamo invece che il degrado alberga nella civile Emilia Romagna, quella che «non si lega», quella che le sardine vogliono difendere dalla barbarie sovranista. E ci accorgiamo che proprio questa sinistra ricolma di coscienza civile, per cui la vera urgenza, il vero dramma sociale, è il fantomatico ritorno del fascismo, ai citofoni delle borgate non suona da un bel po’.
Per cui Salvini avrà sbagliato, avrà esagerato, sarà stato inelegante, inopportuno, di cattivo esempio; però i moralisti che lo bacchettano, in quelle periferie non si sono mai fatti vedere. Erano troppo impegnati a garantire gli interessi dell’alta borghesia, per accorgersi che la loro bontà, il loro umanitarismo, l’avrebbero pagato i più deboli. È così che – culturalmente, prima ancora che elettoralmente – questa sinistra, a Salvini, la vittoria gliel’ha… citofonata.
Alessandro Rico, 23 gennaio 2020, qui.

Concordo quasi su tutto; il quasi è rappresentato dall’inizio: no, non è stata una guasconata, una caduta di stile, un sintomo di immaturità politica: è stato un segno, il segno giusto da dare a quella fetta di cittadini italiani a cui i buoni di professione hanno rubato perfino il diritto di protestare. È stato un dire a quella gente oppressa e terrorizzata “Io ci sono. Io vedo, io sento, io parlo”. E sembra che anche qualcuno dei commentatori all’articolo la pensi come me. Ne ho presi alcuni, che mi sembrano particolarmente interessanti.

Diciamo che certa sinistra è abituata a frequentare certi quartieri solo per necessità di … rifornimento. E si inkazza se vai da quelle parti a disturbare certi commerci.

La cosa più imbarazzante è che la sinistra pur di dar addosso a Salvini, difende uno spacciatore! ripeto SPACCIATORE. davvero grottesco, patetico e ipocrita.

Sulle prime ho pensato questo episodio come a una simpatica guasconata. Pensandoci meglio, però, ho fatto alcune considerazioni: se uno ha il citofono col nome sopra, vuol dire che gli si può citofonare. Delle due l’una: o in casa ci sta uno spacciatore, o no. Se non c’è, perché c’è un nuovo inquilino, è un errore di persona, e bastano le scuse. Se l’inquilino è in effetti lo spacciatore, dove sta l’offesa? In questo paese a una persona perbene si può dire qualsiasi cosa, ma non si può dire a un delinquente che è un delinquente?
Secondo punto: Salvini è stato sollecitato dalla madre di un ragazzo morto per droga. Vuoi che a suo tempo questa signora non abbia allertato anche polizia e inquirenti? Evidentemente a vuoto. In ogni quartiere si sa chi spaccia, chi ricetta, chi organizza giri di prostitute, dove si riuniscono i rom a consegnare la mazzetta al loro capo, ecc.
Perché le forze dell’ordine non intervengono? Forse perché hanno le mani legate?
Infine: che danno ha ricevuto lo “studente”?
Avrà sicuramente la “carriera” facilitata dall’offesa di Salvini.

nei panni di Salvini che viene avvicinato da una madre che HA PERSO UN FIGLIO PER OVERDOSE, la quale gli indica l’abitazione di una famiglia di spacciatori, cosa avreste fatto ?
Poteva indicarle (od accompagnarla) dai Carabinieri, come predicano le anime belle, ma ipocrite, che fingono di non sapere la TOTALE INUTILITA’ di queste denunce.
Oppure poteva fare ciò che ha fatto, dimostrando concreta solidarietà alla povera madre, evidenziando il disastro sociale dello spaccio libero ed impunito.
Non sono un leghista, ma questo gesto, pur poco ortodosso, dimostra molta più umanità di tanti discorsi pieni di retorica buonista.

@ Rico, che scrive: «In un quartiere di Bologna, il Pilastro, nel 2020 accade che la brava gente viva in mezzo agli spacciatori.» Accade che la signora sanguigna che ha accompagnato Salvini il giorno dopo abbia trovato la sua auto col parabrezza sfondato. Accade anche che la droga viene spacciata non solo al Pilastro, ma anche alla Montagnola, in Piazza Verdi (cuore della zona universitaria), ecc. Accade, accade… Bisognerebbe vivere a Bologna per vedere ciò che accade, e rendersi conto di quanto del degrado della città.

La citofonata “sopra le righe” non è altro che ciò che fanno giornalisti di ogni parte da anni ed anni, quando indagano su fenomeni non raccomandabili.
Magari ricevendo in cambio violenze intimidatorie, come in questo caso la violenza contro l’auto della signora.
Nell’inazione di chi sarebbe deputato ad evitare il degrado, altri soggetti si preoccupano di denunciare (NB: solo denunciare, fermo restando che sul resto ci sarebbe da discutere) ciò che non viene risolto.
Quindi no, non c’è proprio niente di male nel farlo, anzi: è precisamente il modo per dare la giusta attenzione a certi fenomeni, che altrimenti vengono ignorati costantemente, lasciando le persone normali (i veri “deboli” da difendere, oggi), alla mercé di prepotenti di ogni genere.
La sinistra non è solo colpevole di “stare lontana dalle periferie”: è colpevole di difendere questa degenerazione di molti luoghi del paese.
Perché non solo se ne frega, ma non manca di stare sempre dalla parte sbagliata.
L’esempio lampante di tale modo di fare, anche se non italiano, è quello delle gang di stupratori pedofili pakistani in UK, coperti e non perseguiti dalla polizia per non creare “tensioni razziali” e scemenze simili.
Serve un gran bel casino contro questo atteggiamento, altroché.

E a forza di impedire che qualcuno tocchi Caino, siamo arrivati a catturare, legare, bendare, imbavagliare il povero Abele e servirlo su un piatto d’argento. Già appecorinato, così non devono neanche fare la fatica di mettercelo loro.

barbara

AGGIORNAMENTO:

  1. il “citofonato” è stato arrestato SEI volte e segnalato TREDICI volte per spaccio anche di eroina. Tra l’altro lo ha ammesso l’interessato;
  2. il fratello del “citofonato” è stato in carcere per SETTE anni per vari reati tra cui rapina, spaccio e lesioni;
  3. la signora italiana che accompagnava il perfido Matteo ha avuto un figlio morto di overdose;
  4. a seguito di ciò la signora è stata minacciata di stupro e di morte;
  5. dopo la “citofonata” alla signora hanno spaccato parabrezza e vetri dell’auto a sassate;
  6. il palazzo dove è avvenuta la citofonata incriminata è occupato abusivamente da trenta gruppi di preziose risorse maghrebine. (qui)

AVETE PRESENTE LA SANREMO FEMMINISTA E POLITICAMENTE CORRETTA?

Quella che invita la famosa giornalista Rula Jebreal. Quella che si indigna quando qualcuno preferirebbe che lei non intervenisse. Quella che alla fine la farà partecipare per parlare di donne – e ovviamente possiamo prevedere che non parlerà della condizione delle donne musulmane, sposate a dieci, o sette, o cinque anni, lapidate se vengono stuprate perché non sono più vergini e quindi portano disonore alla famiglia, loro, non il padre o lo zio o il fratello che le ha stuprate. Parlerà sicuramente delle donne vittime dei nostri maschi sessisti, perché i problemi sono tutti qui da noi, non certo a Gaza dove si può tranquillamente essere gay, e sopravvivere (ibidem). Quella che si infuria quando arriva l’orrenda notizia che parteciperà Rita Pavone, notoria sovranista – e lo sanno tutti che essere sovranisti è molto peggio che essere ladri falsari spacciatori stupratori pedofili assassini tutto insieme – e come se non bastasse non prova neppure simpatia per Santa Greta dei Dolori Climatici. Quella Sanremo lì. Ecco. A quella Sanremo lì parteciperà un tale Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio roba come questa (i testi sono “asteriscati” per evitare la feroce censura di FB, dove li ho trovati, e li ho lasciati così):

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo la Ferreri [la cantante ndr]»;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];
«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Chi volesse fare un estremo tentativo per fare escludere da Sanremo questa fogna, può provare a scrivere alla commissione rai della camera: com_rai@camera.it indicando

Nome
Cognome
Via… N…
Città
Cap

barbara

IN SALA D’ATTESA

Al CUP per pagare i raggi al ginocchio (pagamento intero, 107 euro, se no andavo a maggio qui o ad aprile in un’altra città). Ad un certo momento nella tasca della signora seduta vicino a me il cellulare si anima e comincia a cantare, in toni sapientemente modulati

UAA-AÀ-AAAÀ-ALLAA-AÀ-AAAÀ-HUÙ-UÀ-AAAÀ-AKHBÀ-AAAÀ-AÀA-AR

L’ha tirato fuori, ha guardato, poi ha respinto la chiamata e l’ha rimesso in tasca (questa mi è piaciuta un sacco, devo dire).

Proseguo con due etti di fatti miei. Ieri discesa dal letto praticamente antelucana per gli esami del sangue, poi visto che ero in giro sono andata in comune per il rinnovo della carta di identità scaduta da un anno, poi in banca a prendere un libretto degli assegni nuovo per pagare il dentista (ottomila euro in tre rate), e poi mi sono fermata in un negozio in cui ho comprato un trolley medio-piccolo perché il mio vecchissimo ormai perde letteralmente i pezzi (che poi a rigor di termini non sarebbe neanche propriamente mio ma lo detengo con tutti i diritti, e questa comunque è un’altra storia), quattro etti in meno, tre centimetri più alto, largo uguale, niente espansione ma un centimetro e mezzo di profondità in più), due anni di garanzia, e poi una bellissima borsa grande per quando si viaggia e oltre a tutta l’ordinaria amministrazione ci vanno anche tutte le altre cose di cui ci si ricorda all’ultimo momento quando la valigia è già chiusa e la borsa da viaggio non è più in grado di ospitare neanche uno spillo, e una bellissima piccina per quando si esce con cellulare chiavi fazzoletti e venti euro nel taschino. Totale 67 euro. Tornata a casa, guardata la posta, mangiato un boccone e ricorsa all’ospedale per i raggi al ginocchio. Tornata a casa, fatto un paio di cose e corsa dal dentista per foto e impronte. Tornata a casa, fatto la doccia e ricorsa all’ospedale per l’infiltrazione alla spalla.

E adesso, per neutralizzare quella robaccia là sopra, metto due cose strepitose: questa meravigliosa vendetta

e poi la cosa più erotica, e quindi peccaminosissima per definizione, che mai sia stata creata

barbara

MOGLI

Mentre mi sta facendo l’ecografia alla spalla (quella della caduta di due mesi e mezzo fa. Niente: esattamente come la testa del femore e il gomito, è fortemente contusa ma niente danni) gli suona il cellulare. Ha le suonerie differenziate, quindi sa chi è: “È mia moglie. Pronto… Cosa?! E tu mi chiami mentre sto lavorando per chiedermi una cosa del genere?! Sì va bene, ti richiamo io dopo”. Chiude. Mi guarda. Dice: “Voleva sapere perché vengono le occhiaie”.

barbara