PARAFRASANDO UN VECCHIO DETTO

Quando stupidità e ignoranza montano in scranno…

Quante gretinate a Davos

Ho voluto ascoltare il discorso pronunciato da Greta a Davos. Di mio non l’avrei fatto: Greta non è così importante da meritare queste attenzioni. Dovrebbe invece essere protetta da chi ha il dovere di farlo e invece la usa. Però, mi son detto, vista la messe di personaggi importanti che pendono dalle sue labbra, vista la farsa collettiva cui ci tocca assistere, perché non sentire che ha da dire ‘sta bimba?
Orpo… ha ragione, ha pienamente ragione Greta! Di colpo mi sto rendendo conto di essere l’unico al mondo che sta ascoltando Greta. Tutti i suoi stimatori, quelli che dicono che siamo sulla soglia di una catastrofe ambientale, stanno ignorando la piccola. Eccetto io, che però verso la bimba ho sentimenti di pietà. Quanto a stima, mi devo ricredere: la logica di Greta è stringente. Perché se (un colossale “se”) siamo in emergenza climatica e al soglio di una catastrofe planetaria per colpa della CO2, allora bisogna fare esattamente quel che a Davos Greta ha detto di fare. Ecco, dunque, cos’ha detto.

«Non vi stiamo dicendo di affidarci a tecnologie che oggi neanche esistono e che la scienza dice che forse mai esisteranno. Non vi stiamo dicendo di continuare a parlare di “zero emissioni nette” o di “neutralità carbonica”, continuare a imbrogliare e giocare coi numeri. Non vi stiamo dicendo di far finta di azzerare le vostre emissioni semplicemente pagando qualcun altro per piantare alberi in Africa, mentre allo stesso tempo in Amazzonia le foreste stanno sparendo ad una velocità infinitamente maggiore».
«Siamo chiari, una volta per tutte. Non è di una economia “a basso” valore di carbonio che abbiamo bisogno. Non dobbiamo “diminuire” le nostre emissioni. Le nostre emissioni devono in-ter-rom-per-si. Dobbiamo dimenticarci delle “nette” zero emissioni: noi abbiamo bisogno di reali zero emissioni. Perché obiettivi di nette zero emissioni, per giunta distanti nel tempo, non significheranno nulla. Qualunque vostro progetto che non include tagli radicali di emissioni a cominciare da oggi, è completamente insufficiente. A noi non ce ne può importar di meno della vostre politiche. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, il mondo sta già bruciando. E allora noi chiediamo che sia immediatamente interrotta ogni azione di estrazione ed esplorazione di combustibili fossili, nonché ogni sussidio e investimento su essi. E ciò deve accadere non entro il 2050, il 2030 o perfino il 2021: noi vogliamo che tutto ciò sia fatto ora».
La piccola Greta ha pienamente ragione. Se (un colossale “se”) stiamo bruciando, se (altro colossale “se”) è assolutamente vitale che si rimanga entro gli 1.5 gradi dalle temperature pre-industriali [siccome un grado ce lo siamo già giocato, allora dovremmo evitare che le temperature aumentino di mezzo grado], e se (terzo colossale “se”) è la nostra CO2 ciò che fa aumentare le temperature, allora dobbiamo assolutamente interrompere le nostre emissioni da oggi. Non dal 2050 o dal 2030, e neanche dal 2021: da oggi.
Domattina, quando alle 6 vi svegliate, statevene a letto: inutile alzarsi, che la luce non s’accende e, se il tempo è bello, dovete attendere le 9. Non tentate di farvi un caffè: niente gas. Né provate a bere un bicchiere di latte freddo: potrebbe esser andato a male, perché il vostro frigo è spento da diverse ore. Digiuni andrete al lavoro a piedi. Quale lavoro? Ma per campi, a raccogliere qualche radice da masticare e a industriarvi (si fa per dire) a coltivare qualcosa di cui poi vi nutrirete. Tutti insieme dovremo riorganizzare le nostre vite e viverle come i nostri antenati di decine di generazioni fa. Niente gas, carbone, benzina o petrolio. E non dal 2050 o 2030, e neanche dal 2021: da oggi. Parola di Greta.

Franco Battaglia, 25 gennaio 2020, qui.

E, a margine della conferenza di Davos, giusto per non farci mancare niente

Le fake news contro Trump a Davos

Trump parla a Davos criticando l’allarmismo apocalittico di certi ambientalisti e vantando il clima economico positivo creato dalla sua amministrazione. Il giorno dopo, la BBC pubblica il fact checking al discorso di Trump. Forse è il caso di darci un’occhiata. Credo si capiscano due cose: a quale livello di faziosità siano arrivati i media mainstream nel nome della loro crociata anti-populista e come il fact checking, come era ovvio fin dall’inizio, sia spesso un’etichetta retorica per dare una parvenza di obiettività alle proprie opinioni.
Cominciamo con il primo punto analizzato dal fact checker. Il Presidente dichiara che “gli Stati Uniti sono tra i paesi con la miglior qualità dell’acqua e dell’aria”. Il fact checker conferma che sì, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è considerata la 10ma al mondo. Idem per l’acqua. Ma solo dopo aver sottolineato e premesso che l’amministrazione Trump avrebbe allentato le leggi per la protezione dell’ambiente. È già questo fa un po’ cadere le braccia. L’affermazione di Trump è vera o no? Se è vera, come ammette lo stesso fact checker, perché intorbidire il tutto alludendo al fatto che sì, la qualità dell’aria sarà anche buona ma Trump non è un ambientalista?
Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti sono nel mezzo di un boom economico e di aver creato sette milioni di posti di lavoro, il tutto ciò mentre gli “esperti avevano previsto decenni di bassa crescita e difficoltà economiche”. Il fact checker parte quindi a testa bassa con l’obiettivo evidente di smentire la narrativa del Presidente. La crescita del prodotto interno è stata tra il 2% e il 3% annuo con Trump. Attenzione però, avverte il fact checker, con Clinton aveva raggiunto il 4%. E una volta, sotto Obama, c’era stato un quadrimestre dove si era raggiunto il 5,5%. “Un picco mai toccato da Trump”, conclude, soddisfatto, il fact checker, dimenticando convenientemente di far notare tutti i quadrimestri dell’Obamanomics in cui l’economia ha fatto un bel -1% o peggio.
Per quanto riguarda i posti di lavoro, viene sottolineato che “Obama ne aveva aggiunti 7,8 milioni e che la crescita dell’occupazione negli Usa continua ininterrotta da 110 mesi. Trump quindi sta solo “continuando un trend”. Anche qui un’altra conveniente dimenticanza. Obama ha cominciato il suo mandato con la crisi subprime del 2008, la più grave crisi finanziaria dopo il crack del 1929 con la disoccupazione schizzata al 10%. Partendo da questo abisso, anche solo per semplice inerzia, l’economia non poteva che guadagnare posizioni anno dopo anno, con la disoccupazione scesa al 6%. Ma come come si può capire dalla legge dei rendimenti decrescenti, passare dal 10% al 6% di disoccupati (in 8 anni) è una cosa, scendere dal 6% al 3,5%, messo a segno da Trump, è obiettivamente un risultato eccezionale.
L’amministrazione Trump vanta il minor livello di disoccupazione negli ultimi 50 anni e l’incremento di posti di lavoro è ancora più rilevante nei riguardi dei non laureati (cioè della working class) e delle minorities, neri e ispanici (che “soffrirebbero terribilmente sotto Trump”, secondo alcuni giornalisti italiani). Tutti questi fatti non vengono menzionati nell’analisi fattuale del fact checker. In quanto all’ultima affermazione sulle previsioni negative degli esperti di economia, il fact checker ammette candidamente di “non sapere bene a quali esperti” si riferisca il presidente.
Viene il dubbio che sia vissuto in una grotta negli ultimi dieci anni. Perché, veramente, non è poi così difficile ricordare tutti i discorsi sulla “stagnazione secolare” e tutti i vari economisti illuminati, come Krugman o Stiglitz, pontificare su una nuova normalità, dove globalizzazione e l’automazione avrebbero prodotto bassi tassi di crescita e alta disoccupazione in tutte le economie avanzate. La crescita economia sotto Obama era stata decente, non certo travolgente, ma questo era il massimo di cui aspettarsi dopo la crisi del 2008.
Dopo la vittoria di Trump, questi stessi esperti avevano poi subito vaticinato il disastro economico e una borsa che non si sarebbe ripresa “mai più” (Krugman). Ora ci parlano invece di “continuazione del trend”. Ci fermiamo qui. C’è da chiedersi se i media mainstream sarebbero stati ugualmente critici e solerti se il Presidente in carica si fosse chiamato Hillary Clinton. Il giorno dopo, a Davos, ha parlato Greta Thunberg. Dalla BBC, guarda caso, nessun fact checking sul discorso dell’amabile Greta.

Stefano Varanelli, qui.

Non mi sembra ci sia molto da aggiungere. Sempre più vanno in scena stupidità, ignoranza, arroganza nel primo caso (con l’aggiunga di sfruttamento e abuso di minore a scopo di lucro e circonvenzione di incapace) e malafede ideologica nel secondo. E i “grandi della Terra”, come ha ricordato qualcuno, hanno calorosamente applaudito “la piccola Greta”, dopodiché sono risaliti sui loro jet privati e sono tornati alle loro confortevoli case.

barbara