QUELLE FAMOSE ANTICHISSIME TRADIZIONI CINESI – PARTE PRIMA

Che vanno rispettate perché sono antichissime. E perché sono cinesi. Che a voler pignoleggiare, ci sono state delle antichissime tradizioni che per garantire solidità a un edificio esigevano di cementare vivo nelle fondamenta un figlio neonato, e di far passare per il fuoco un figlio neonato per ottenere il favore degli dei in qualche impresa che ci si accingeva a intraprendere: dobbiamo rispettarle? Dobbiamo adottarle? Quello che noto è che il mantra “antica tradizione cinese” sembra essere l’argomento principe per chiudere la bocca a qualunque obiezione o critica, come è avvenuto qui, prima nella cosa descritta alla fine del post, poi nei commenti, con minaccia di querele per non avere manifestato il dovuto rispetto nei confronti della “antichissima tradizione cinese”, e con successivo intervento di un altro commentatore che pretende rispetto per una “antichissima disciplina” che, oltre a essere contro natura provoca anche, come raccontato dal commentatore stesso, gravissimi danni alla salute.
Un’altra antichissima tradizione cinese, figlia dell’antica e nobile cultura cinese, è la legatura dei piedi.

La pianta dei piedi veniva piegata e mantenuta di una lunghezza tra i 7 e i 12 centimetri.
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Nelle famiglie più ricche ed influenti le bambine venivano fasciate quando erano molto piccole, in base al loro sviluppo, in genere tra i 2 e gli 8 anni; questo rendeva la pratica meno dolorosa e meno traumatica psicologicamente. Nelle classi contadine la fasciatura cominciava più tardi perché le bambine dovevano essere abili al lavoro fino a che non si concordava loro un matrimonio, o fino a che non erano in età da matrimonio, comunque prima dei 15 anni, finché le ossa erano ancora malleabili.
Per deformare i piedi nella loro forma definitiva erano necessari almeno 3 anni, talvolta anche 5 o 10. Per tutta la vita, i piedi necessitavano di continue attenzioni e di scarpine rigide che fossero sufficientemente resistenti da sorreggere il peso della donna. Le scarpette andavano indossate anche di notte affinché la deformazione non regredisse. Dopo la fasciatura il piede assumeva una forma a mezzaluna.
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Prima di essere fasciati, i piedi erano lavati e puliti dai residui organici (pelle morta e ulcere), quindi erano cosparsi di allume, avente funzione anti-emorragica e coagulante. La benda era larga cinque cm e lunga fino a tre metri.
La deformazione consisteva in due operazioni distinte:

  1. piegare le quattro dita più piccole (ad esclusione dell’alluce) al di sotto della pianta del piede
  2. avvicinare l’alluce ed il tallone inarcando il collo del piede. Le articolazioni del tarso e le ossa metatarsali venivano progressivamente deformate.

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In questo modo i talloni diventano l’unico punto di appoggio, causando l’andatura fluttuante della donna, come il loto che si piega al vento.
Nelle famiglie povere, in cui le ragazze dovevano conservare la capacità di camminare per lavorare, era praticata una fasciatura leggera consistente solo nella prima delle due operazioni (il ripiegamento delle dita). Il piede rimaneva più grande e precludeva il matrimonio con un uomo di ceto elevato. Nella Cina meridionale, era praticato un terzo tipo di fasciatura in cui, invece delle due suddette operazioni, l’alluce veniva piegato all’indietro e verso l’alto.
La pratica era molto dolorosa, perché il piede non smetteva di crescere ma cresceva deformato: le ossa conseguentemente si frastagliavano per poi saldarsi irregolarmente. Spesso le ossa dei metatarsi si rompevano, o venivano appositamente rotte, così come le articolazioni.
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Le unghie andavano sempre tagliate molto corte per evitare infezioni, ma nonostante tutti gli accorgimenti una fasciatura poteva portare a infezioni, setticemia, gangrena anche con perdita delle dita. Talvolta era necessario asportare i calli con un coltello o praticare un profondo taglio al di sotto della pianta per asportare la carne eccedente e facilitare l’avvicinamento dell’alluce e del tallone.
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I piedi così deformati erano coperti da minuscole scarpine lavorate, fabbricate dalla donna per esaltare la forma del piede
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e per mostrare le sue doti artigianali; erano accuratamente disegnate per evidenziare la forma arcuata ed appuntita del piede. Ogni scarpina era una forma d’arte ed un passaporto della donna. La dimensione del piede, e la struttura della scarpa dicevano tutto ciò che era necessario su di una donna: la sua capacità di sopportare il dolore, le sue abilità casalinghe.

«Quando avevo sette anni, mia madre mi lavò i piedi, li cosparse di allume e mi tagliò le unghie. Poi mi piegò le dita contro la pianta del piede, legandomele con una fascia lunga tre metri e larga cinque centimetri, cominciando dal piede destro e passando poi al sinistro. Mi ordinò di camminare, ma quando ci provai, il dolore fu insopportabile. Quella notte mi sentii i piedi in fiamme e non riuscii a dormire; mia madre mi picchiò perché piangevo. Nei giorni seguenti cercai di nascondermi, ma fui costretta a camminare sui miei piedi. Dopo alcuni mesi, tutte le dita, tranne l’alluce, erano schiacciate contro la superficie interna. Mia madre mi tolse le bende e lavò il sangue e il pus che mi colavano dai piedi. Mi disse che solo rimuovendo a poco a poco la carne, i miei piedi sarebbero diventati snelli. Ogni due settimane mi mettevo delle scarpe nuove: ogni nuovo paio era di qualche millimetro più piccolo del precedente. D’estate i piedi puzzavano tremendamente di pus e di sangue, d’inverno erano gelidi per la mancanza di circolazione. Le quattro dita arricciate all’indietro sembravano bruchi morti. Ci vollero tre anni perché potessi calzare le scarpe di otto centimetri, le mie caviglie erano sottili, i piedi erano diventati brutti e ricurvi.» (qui)

Il processo oltre che molto doloroso era estremamente pericoloso per la ragazza. Le unghie ricresciute nella carne gonfia dei piedi causavano spesso infezioni e la mancanza di circolazione poteva provocare la cancrena con conseguente caduta delle dita, cosa per altro apprezzata dalle famiglie in quanto rendeva i piedi ancora più piccoli. Se l’infezione si diffondeva nel sangue la ragazza moriva. Circa il 10% delle ragazze sottoposte a legatura del piede morì a causa della sepsi. (qui)

Naturalmente il dolore disumano continuava per tutta la vita, perché per tutta la vita i piedi dovevano continuare ad essere fasciati, stritolando le ossa. Oltre alle conseguenze fisiche, la fasciatura dei piedi aveva anche una pesantissima conseguenza sociale: data l’impossibilità di camminare per più di qualche passo, la donna dipendeva interamente dal marito, non poteva allontanarsi da casa né condurre una vita sociale, cosa altamente apprezzata dal confucianesimo che esaltava la sottomissione della donna nei confronti dell’uomo (ah, quelle meravigliose filosofie orientali, fonte di ogni saggezza!)
Per avere un’idea di come poteva camminare una donna coi piedi fasciati, possiamo vedere come camminano queste donne, che hanno avuto la fasciatura, di cui portano le irreversibili conseguenze, ma che da decenni ormai hanno i piedi liberi.

E la famosa antichissima medicina cinese, da cui ancora oggi noi occidentali tanto abbiamo da imparare? Ho letto moltissimi libri di Pearl S. Buck, figlia di un missionario presbiteriano, cresciuta ed educata in Cina, al punto da considerare il cinese la sua vera madrelingua. In uno di questi spiega che secondo l’antica e saggia medicina cinese, ciò che ci mantiene in vita è lo spirito vitale che è dentro il nostro corpo, perciò quando una persona ancora giovane rischia di morire per un incidente o per una malattia, significa che lo spirito vitale sta uscendo dal suo corpo, e per tentare di salvarla si fa in modo di impedire che ne esca dell’altro, tappandole ermeticamente tutti i buchi che ha in corpo, bocca e narici compresi. Quando il paziente, inevitabilmente, moriva, ne desumevano che erano arrivati troppo tardi, e che evidentemente ne era già uscito troppo. A spiegarlo, nel libro, è un giovane medico che sta cercando di convincere la moglie che la medicina occidentale è molto più valida di tutta quella loro paccottiglia, e per dimostrarglielo nel modo più convincente, con una mano le chiude le narici e le tappa la bocca, e la lascia andare solo quando quella comincia a mostrare sofferenza – e qualche dubbio, effettivamente, comincia a insinuarsi nella sua mente. E credo che questo – fosse anche solo questo – dovrebbe essere più che sufficiente a farci nutrire una sana diffidenza verso tutto ciò che arriva da quelle parti.

E non è finita.

barbara