COMPLESSO DI EDIPO: NE VOGLIAMO PARLARE?

Restando in tema col post precedente, ripropongo questa riflessione che avevo pubblicato nell’altro post una quindicina d’anni fa.

Secondo la teoria messa a punto da un povero signore col cervello spappolato dalla cocaina (se qualcuno avesse ancora dei dubbi, da qui può ricavare la prova definitiva di quanto faccia male) consisterebbe nel desiderio – più o meno inconscio – del bambino di far fuori il papà e scoparsi la mamma. L’archetipo di questo impulso si riscontrerebbe nel mito di Edipo che, ci viene spiegato, ha appunto ucciso il padre per poi accoppiarsi con la propria madre. Ma siamo davvero sicuri che le cose siano andate proprio così? Proviamo ad esaminare con una qualche attenzione il mito di Edipo, così come ci viene tramandato. Innanzitutto è opportuno ricordare che quello di essere ucciso dal figlio con contorno di corna postume non è, per Laio, un tragico destino, bensì una punizione: in tempo di gioventù aveva infatti rapito e violentato il figlio di Pelope, suo amico e ospite. Ricordiamo che nella cultura greca la pedofilia, poetico nome che significa “amore per i bambini” era cosa normalmente accettata e praticata; ricordiamo che questo “amore per i bambini” non si estrinsecava confezionandogli la calza della befana, o portandoli al cinema, o regalandogli la play station: i greci manifestavano il loro amore per i bambini inculandoseli. Quindi Laio, innamorato del figlio del suo amico e ospite, per averlo non avrebbe dovuto fare altro che chiederlo, e lo avrebbe sicuramente avuto senza la minima difficoltà. Ma lui ha scelto di rapirlo e violentarlo, infrangendo così le regole sociali, i doveri di ospitalità, il legame dell’amicizia. Quindi la maledizione che viene scagliata su di lui è la giusta punizione per il suo crimine. Punizione alla quale cerca in tutti i modi di sfuggire: quando gli nasce il figlio, Edipo, gli perfora entrambe le caviglie con un gancio, gli lega i piedi con una corda e lo espone sul monte Citerone affinché muoia di freddo e fame. E qui, come si suol dire, la domanda sorge spontanea: chi vuole uccidere chi? E tutto questo, non dimentichiamolo, avviene con la complicità – passiva secondo alcuni autori, attiva secondo altri – della moglie Giocasta, madre di Edipo. Salvato dal pastore che aveva il compito di esporlo, Edipo cresce, e un giorno, fatalmente, incontra il padre Laio nel crocicchio di Delfo. E Laio aggredisce Edipo. Per motivi banali, per giunta. Semplicemente per il gusto, che ha accompagnato tutta intera la sua vita, di aggredire e usare la violenza. E per la seconda volta tenta di ucciderlo. Ed Edipo, per legittima difesa, è costretto ad uccidere il padre, di cui, beninteso, ignora l’identità. E infine l’ultimo atto della tragedia: l’incontro con la madre Giocasta e l’accoppiamento con lei. Edipo, cui era stato persino vietato di indagare sulla propria nascita, non ha alcun elemento per sospettare l’identità della donna, ma lei? Lei che conosceva le profezie? Lei che conosceva i fatti? Davvero lei era così completamente all’oscuro dell’identità del suo compagno di letto? E dunque, chi vuole scopare chi? In conclusione, nel mito di Edipo abbiamo un figlio che i genitori tentano di assassinare alla nascita, che il padre tenta una seconda volta di uccidere, con cui la madre, pur avendo molti buoni motivi per sospettarne l’identità, si accoppia senza esitazioni: siamo davvero sicuri che sia Edipo il cattivo? Siamo davvero sicuri che sia lui il colpevole? Siamo davvero sicuri che sia il figlio a odiare i genitori e non, come quotidianamente accade nella nostra vita reale e come la cronaca non manca di ricordarci, l’esatto contrario?

Aggiungo alcuni commenti, miei e altrui, lasciati nel post pubblicato all’epoca. Il primo, mio, è una risposta a un lettore che afferma che “Freud non dice questo”.

“Il suo (di Edipo) destino ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l’oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui. Forse a noi tutti era dato in sorte di rivolgere il nostro primo impulso sessuale alla madre, il primo odio e il primo desiderio di violenza contro il padre: i nostri sogni ce ne danno convinzione. (…) Davanti alla persona in cui si è adempiuto quel desiderio primordiale dell’infanzia indietreggiamo inorriditi, con tutta la forza della rimozione che questi desideri hanno subito da allora nel nostro intimo. Portando alla luce della sua analisi la colpa di Edipo, il poeta ci costringe a prendere conoscenza del nostro intimo, nel quale quegli impulsi, anche se repressi, sono pur sempre presenti.” Sigmund Freud, da Interpretazione dei sogni, 1900

E adesso guardiamo la cronaca quotidiana: quanti sono i genitori che uccidono i figli e quanti i figli che uccidono i genitori? Quanti sono i genitori che seviziano i figli e quanti i figli che seviziano i genitori? Quanti sono i genitori che stuprano i figli e quanti i figli che stuprano i genitori? E fra i figli che uccidono i genitori, quanti lo fanno per pura malvagità e quanti per legittima difesa? Tra i figli che odiano i genitori, quanti sono i casi in cui si tratta di odio gratuito e quanti quelli in cui l’odio è provocato dalle inenarrabili sofferenze inflitte dai genitori ai figli? – E il mito di Edipo rappresenta ESATTAMENTE questa realtà. Il fatto che si sia tentato di capovolgerlo mi sembra niente altro che un tentativo di mascherare la realtà. E visto che non sono i bambini a scrivere saggi e trattati, bensì i genitori dei bambini, è anche evidente il motivo per cui ciò viene fatto: è esattamente lo stesso processo per cui lo stupratore ti racconta che è stata lei a provocarlo, lo stesso per cui il nazista ti spiega che sono gli ebrei che con i loro comportamenti fanno nascere sentimenti antisemiti. Nessuna sostanziale differenza.

Per quello che ne so, da sempre mamma orsa deve difendere i piccoli dagli appetiti, anzi: dall’appetito del padre (Erasmo)

Cronos, che si mangiava i figli, e a sua volta unico scampato alle grinfie di Urano che eliminava tutti i suoi figli: nessuno si chiede come mai in TUTTE le mitologie ci siano i padri che fanno fuori i figli? Da dove saranno mai scaturite?

ma Crono uccideva i propri figli per il timore di essere spodestato da uno di essi… (Djakomo)

1. a) Crono – e così suo padre Urano – non poteva avere motivi ragionevoli per temere di venire spodestato se non, mettendola in termini psicanalitici, per un meccanismo proiettivo; b) nella migliore delle ipotesi possiamo comunque dire che il potere gli interessava molto di più della sopravvivenza dei propri figli.
2. Stai continuando a trascurare ciò che sta alla base del mito di Edipo: per Laio non si tratta di un tragico destino bensì della punizione per il suo crimine. Perché Laio è un criminale, e lo è molto prima della nascita di Edipo.
3. Prendi per buone le pulsioni raccontate da Freud, e io invece non ho una sola ragione al mondo per prenderle per buone. In effetti tutta la faccenda si basa unicamente sulle elucubrazioni di Freud, che per arrivarci ha dovuto letteralmente capovolgere la vicenda di Edipo.

E vogliamo parlare della figlia Anna, costretta per tutta la vita al ruolo di sua vestale, di cui era così patologicamente geloso da non avere mai permesso a nessun uomo di avvicinarlesi – e chissà se avrebbe scelto il lesbismo se fosse stata libera di scegliere la propria vita… Figlie innamorate del papà, eh? Figlie gelose delle donne che si avvicinano al papà, eh? Figlie che sognano di scoparsi il papà, eh?

barbara

  1. pare che Freud abbia avuto in vita parecchi problemi di tipo psicologico, solo che, per non vederne la gravita’, li ha “risolti” incolpando gli altri (cioe’ sua figlia, che poi nelle sue bizzarre teorie e’ diventata Elettra).

    "Mi piace"

  2. sempre validissimo rimane l’Acrostico in memoria di Laio, Demetrio Stratos e gli Area in un momento di rara ispirazione

    che Freud fosse un povero e pericoloso complessato mo pare ormai inutile ribadirlo, oltretutto manie analisi e soluzioni che indaga e trova per i suoi pazienti sono pateticamente asservite alla sua personale cultura e ad un ambiente sociale e culturale ben definiti (la Vienna altoborghese di inizio secolo), pretendere di applicare all’intera umanità ragionamenti così ristretti e limitati e circoscritti l’ho sempre trovato un esercizio di arroganza davvero insopportabile (un po’ come pretendere che il clima venga compromesso e manovrato dalle scoregge).

    Jung per quello era molto più onesto, e ci vedeva anche più lontano, infatti Freud lo detestava abbastanza

    "Mi piace"

    • Inutile ribadirlo? Non è passato moltissimo tempo da quando un tizio con cui si era instaurato un rapporto quasi di amicizia via mail ha interrotto ogni contatto quando mi sono permessa di dire che non credo al complesso di Edipo e all’invidia del pene.
      Bellissimo il pezzo, non lo conoscevo.

      "Mi piace"

      • (inutile ribadirlo a persone dotate di cervello e senso della realtà, ho dimenticato di dirlo. quanto all’invidia del pene, basta vedere la sproporzione spaventosa tra omosessuali maschi e femmine per poter ipotizzare che Sigmund era sballato a cominciare dai fondamentali)

        "Mi piace"

  3. Pingback: UNA BREVE RIFLESSIONE PER CONCLUDERE | ilblogdibarbara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...