FREUD DIETRO LE QUINTE

Per la serie “Tutto quello che avevamo sempre saputo ma che adesso viene scientificamente dimostrato”.

Come Sigmund Freud ha cercato di smontare e ricostruire la sua fidanzata

Di  Frederick Crews

22 agosto 2017

Quando Sigmund Freud e la sua fidanzata Martha Bernays erano separati, come lo erano per la maggior parte dei quattro anni e mezzo del loro fidanzamento, si scrivevano a un ritmo che avrebbe fatto sfigurare qualsiasi romanziere epistolare. Fino a poco tempo fa, tuttavia, il pubblico ha visto solo una modesta selezione delle lettere di fidanzamento di Freud, redatte principalmente dai suoi eredi con l’obiettivo di rendere “un ritratto dell’uomo” – un ritratto, cioè di un fidanzato costantemente affettuoso, a volte di cattivo umore ma gradualmente indotto dalla forza del suo amore a un maggiore autocontrollo.
L’archivio completo permette di trarre alcune conclusioni meno lusinghiere. Leggendo le lettere, anche il simpatetico biografo di Freud Ernest Jones ha osservato, confidenzialmente, a un fidato sostenitore, “Martha esce dalle lettere in modo eccellente ma Freud era molto nevrotico!” Jones ha constatato che il fidanzamento aveva messo in luce un infantilismo in Freud che deve essere stato presente da sempre; e alcuni dei suoi comportamenti più strani, che Jones aveva notato ma lasciato cadere il più rapidamente possibile, si erano verificati verso la fine della lunga dilazione.
Nelle Brautbriefe (lettere di fidanzamento), vediamo che Freud stava già vivendo un problema che un giorno avrebbe attribuito a tutti gli uomini: un’incapacità, presente fin dalla prima infanzia, di conciliare la sessualità femminile con la purezza e la devozione materna. La sua sposa doveva arrivare intatta, sottomessa e sessualmente ignorante, ma anche per ricambiare una lussuria che sperava sarebbe sopravvissuta alla luna di miele. Tuttavia si aspettava anche che lo coccolasse e assecondasse come un figlio [senti senti…]. Quel ruolo, secondo Freud, era la più alta vocazione di una donna. Come avrebbe detto nel 1933, “Persino un matrimonio non è reso sicuro fino a quando la moglie non è riuscita a far diventare suo marito anche suo figlio e ad agire come madre per lui” [ma senti senti senti…].
Nella stessa maniera infantile, Freud ricordò cupamente alla sua fidanzata che la loro felicità ideale non poteva durare a lungo, perché “compaiono presto pericolosi rivali: la cura della casa e quella dei figli”. Temeva che i compiti quotidiani di Martha, con o senza figli tra i piedi, lo avrebbero derubato della sua piena attenzione.
Poiché Freud era preoccupato di proteggere la sua fidanzata dalla conoscenza sessuale, si è supposto che abbia generalizzato l’avversione all’erotismo della moglie, attribuendola poi alle vergini in generale. Le Brautbriefe , tuttavia, ci mostrano una Martha molto diversa: una civettuola che si è lasciata baciare da un altro uomo dopo essersi impegnata con Freud, e che ha provato piacere a infiammare il desiderio del suo amato. In una lettera, per esempio, ha raccontato un sogno in cui loro due si tenevano per mano, si guardavano negli occhi e poi “hanno fatto qualcosa di più, ma non voglio dire cosa.” Nota anche che questa burla amorosa arrivò meno di due settimane dopo l’inizio del fidanzamento segreto.
Quando non era occupato a lamentarsi dei suoi disturbi attuali e della negligenza futura, l’insoddisfatto fidanzato stava istruendo la sua amata su come diventare una compagna adeguatamente deferente. Chiariva che avrebbe dovuto cambiare alcuni dei suoi modi, e quanto prima, tanto meglio. Erano proprio le qualità più ammirevoli di Martha – candore inconsapevole e spontaneità, una natura fiduciosa, libertà dal pregiudizio di classe, lealtà verso la sua famiglia e i suoi valori – a colpirlo come bisognose di revisione. Così la rimproverò per aver tirato su una calza in pubblico; le proibiva di andare a pattinare sul ghiaccio se c’era un altro uomo; le chiese di interrompere le relazioni con una buona amica che era rimasta incinta prima del matrimonio; e giurò di annientare ogni residuo della sua fede ortodossa e farla diventare atea.
L’ambito in cui Martha aveva più urgentemente bisogno di essere rieducata, credeva Freud, era quello dell’eccessivo rispetto per la propria famiglia. Aveva bramato il suo nome prima del loro fidanzamento, ma ora la reputazione della famiglia di Martha suscitava la preoccupazione che lei e gli altri Bernayes potessero guardarlo dall’alto in basso come un parvenu. Avrebbe provato incessantemente, quindi, a estirpare quanto di “Bernays” c’era nella sua fidanzata e sposa. “D’ora in poi”, la ammonì con una sentenza falsamente gioviale, “sei solo un’ospite della tua famiglia, come una gemma che ho impegnato e che sto per riscattare [ auslösen ] non appena sarò ricco.”
Allo stesso modo, nonostante i passaggi sciropposi nella sua Brautbriefe , Sigmund voleva che Martha ricordasse che lei stessa non era niente di molto speciale. Ad appena nove settimane dall’inizio del fidanzamento, ad esempio, è stata informata che il suo aspetto non era affatto fuori dal comune. (Nel sottolineare invece la sua sobrietà, Sigmund stava evidentemente cercando di scoraggiarla dal flirtare con altri uomini.) E a volte la prendeva in giro con condiscendenza per la sua mancanza di esperienza e l’incapacità di collaborare al suo lavoro. Dopo aver provato ad aiutarlo con un progetto di traduzione, scrisse: “Non sono per niente contento della pochezza della mia piccola donna.”
La scusa di Sigmund per provare i limiti di Martha era che occasionalmente eseguiva lo stesso esercizio su se stesso. Come scrisse il 10 novembre 1883, “Dato che sono violento e passionale, con ogni sorta di diavoli repressi che non possono emergere, questi si agitano dentro oppure si scatenano contro di te, mia cara.” I vizi che si riconosceva erano il malumore, una propensione all’odio – “Non riesco a resistere alla silenziosa crudeltà” – e “una vena di tirannia” che ha reso “le bambine [cioè Martha] intimorite da [lui]” e lo ha reso del tutto incapace di “subordinarsi “a qualunque altra persona. Ammettendo queste caratteristiche, tuttavia, Freud non stava decidendo di frenarle nel suo matrimonio. “Vedi che despota che sono”, ha avvertito dopo appena un mese di fidanzamento. Martha doveva capire che il dispotismo sarebbe persistito.
Il fidanzamento non prevedeva alcun periodo di romantico cameratismo prima che il nuovo padrone di Martha iniziasse a stabilire le regole. Le è stato detto fin dall’inizio che ci si aspettava che soddisfacesse i suoi bisogni, gestisse la sua esistenza domestica e rispettasse le sue decisioni in tutte le altre questioni. I diminutivi da casa delle bambole con cui si rivolgeva a lei non facevano altro che rafforzare il messaggio che la sua adorata ragazza doveva vivere solo per lui, senza esercitare alcuna volontà personale. Quanto ai mezzi “femminili” per ottenere un vantaggio, dichiarò che non sarebbero stati tollerati. “Ti lascerò governare [la famiglia] quanto desideri”, decretò, “e mi ricompenserai con il tuo amore intimo e sollevandoti sopra tutte quelle debolezze che provocano un giudizio sprezzante sulle donne”.
Sebbene Freud stesse facendo eco all’ideologia delle sfere separate della sua era, lo fece consapevole di visioni più liberali che stavano cominciando ad attirare l’attenzione. In effetti, nel 1880 egli stesso aveva tradotto in tedesco, come incarico a pagamento, un volume delle opere di John Stuart Mill che conteneva il più entusiasmante appello del secolo per l’uguaglianza di genere, La servitù delle donne. Lì incontrò una discussione appassionata contro gli atteggiamenti e le abitudini oppressivi che avevano risparmiato ai maschi europei di dover competere accademicamente, professionalmente e politicamente con il 50 percento dei loro contemporanei.
Per Freud, la posizione di Mill era assurda. “Per esempio”, riferì a Martha sconcertato, l’autore “trova un’analogia per l’oppressione delle donne in quella del negro. Qualsiasi ragazza, anche senza voto e diritti legali, la cui mano è baciata da un uomo disposto a rischiare tutto per il suo amore, avrebbe potuto correggerlo a questo proposito. E aggiunse,
“È anche un’idea del tutto inattuabile mandare le donne nella lotta per l’esistenza allo stesso modo degli uomini. Dovrei pensare alla mia delicata, cara ragazza come a una concorrente? L’incontro non potrebbe che terminare con il dirle, come ho fatto diciassette mesi fa, che la amo e che farò ogni sforzo per tirarla fuori dalla competizione e inserirla nell’attività senza ostacoli e tranquilla della mia casa…
No, qui sto con gli anziani…  La posizione della donna non può essere diversa da quella che è: essere un’adorata innamorata in gioventù e un’amata moglie nella maturità.”
Freud non chiese alla sua fidanzata se fosse d’accordo con quei sentimenti. Un’eventuale opinione contraria non avrebbe contato, tranne, ovviamente, come un segno che non era ancora riconciliata con il ruolo a lei destinato. Come osservò Ernest Jones con insolito coraggio, Freud stava pretendendo niente di meno che “completa identificazione con se stesso, le sue opinioni, i suoi sentimenti e le sue intenzioni. Non era davvero sua fino a quando egli non riuscisse a percepire il suo “marchio” su di lei. E ancora, la relazione “deve essere assolutamente perfetta; la minima macchia non sarebbe stata tollerata. A volte sembrava che il suo obiettivo fosse la fusione piuttosto che l’unione. ”
Questo zelo per rifare un’altra personalità non sembra promettente per una carriera in psicoterapia, un campo che si basa sull’empatia con i tratti degli altri. Come è noto, Freud sarebbe rimasto disorientato dalle donne ma avrebbe coperto la sua ignoranza con il dogma di un’inferiorità biologica che fa sì che tutte rimangano infantili, invidiose e subdole. Quella dottrina offensiva non sarebbe radicata nelle scoperte cliniche ma nei pregiudizi e nelle paure che il teorico aveva manifestato molto prima di ambire alla competenza sulla mente.

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Da Freud: The Making of an Illusion  Utilizzato con il permesso di Henry Holt and Co. Copyright © 2017 di Frederick Crews (qui, traduzione mia)

Disturbato da sempre, dunque. Come avevamo (sì, plurale maiestatis) sempre sostenuto.

barbara

  1. Pingback: UNA BREVE RIFLESSIONE PER CONCLUDERE | ilblogdibarbara

  2. Io l’ho vista e sinceramente sembrava una serie su un personaggio che non era Freud. Non dico che dovessero rispettare la realtà storica o medica di Sigmund. Ma trasformare la sua vita in un quasi porno mi è sembrato un pò troppo. Poi troppo scontata la figura dell’avvenente tentatrice e il suo adulterio. Possibile che non sanno scrivere di meglio? 😒

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  3. Io non guardo la tv. Guardo film e ogni tanto qualche serie che mi piace. Freud è stato mostrato come un dissoluto tradizionalista bigotto, non chè traditore, in questa serie che ho visto e che fa fede a quello che hai scritto di lui. Infatti nella serie egli pretende che la sua fidanzata e futura moglie rimanga pura mentre lui viene sedotto da una medium diabolica. Comunque io ho letto moltissime opere di Freud e quella che ho trovato piu interessante è “Psicologia delle masse e analisi dell’io”. Per il resto non ho msi perdonato a lui la questione dell’invidia del pebe, visto che le donne posseggono 8 cm di clitoride ( in parte visibile e in parte no) il quale ha anche un’erezione e si eccita allo stesso modo del membro maschile. Ma queste cose ai suoi tempi erano ancora sconosciute. Quindi come mai fai un’analisi così pessima di Freud? Parli male solo di lui o anche di altri ( Jung non era da meno visto che teneva moglie e amante) ? C’è qualcuno che invece consigli?

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    • L’invidia del pene non è una mastodontica puttanata per il fatto che anche noi abbiamo un organo erettile (in realtà lo sono anche i capezzoli) – anche perché il clitoride non ha la possibilità di penetrare, quindi si tratta di due organi costituzionalmente e funzionalmente del tutto diversi, e il paragone è totalmente privo di senso. Quella è semplicemente una puttanata in sé, frutto di una mente disturbata e pervertita, di maschio convinto che il suo pendaglio sia il centro dell’universo e invidiato da chiunque non ne sia provvisto. Io di lui ho letto tutto quasi mezzo secolo fa, quando ero giovane, ignorante, ingenua e anche un po’ scema, e parecchie cose – non tutte, neanche allora – mi sembravano convincenti. Poi per fortuna sono cresciuta.
      E dell’invenzione del complesso di Edipo, ne vogliamo parlare? Vogliamo parlare di tutte le donne che gli raccontavano di essere state violentate dal padre da bambine e lui diceva loro che non era vero niente, che era una loro fantasia nata dal desiderio sfrenato che avevano di farsi scopare dal paparino? Cioè questo lurido maiale psicopatico infame pervertito proiettava sulle vittime degli stupri paterni quella sua personale perversione che lo ha portato ad annientare la vita di sua figlia impedendo a qualunque uomo di avvicinarla per scongiurare il pericolo che potesse portargliela via. Stuprate una prima volta fisicamente dal padre e stuprate una seconda volta psicologicamente dal maiale pervertito psicopatico.
      Mi chiedi se ho qualcuno da consigliare? No, però in compenso ho qualcosa da consigliare: girare sempre con una tanica di benzina e un accendino, e ogni volta che si incontra uno psicanalista dargli fuoco: quando li avremo eliminati tutti, il mondo sarà un posto migliore (parecchie cose interessanti anche nei commenti). E per avere un’idea ancora più chiara della sua follia, della sua perversione, del suo marciume morale, leggi anche questo:
      https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2020/02/10/ida/.

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      • Bè dell’uso della clitoride e di vosa possa fare e penetrare, lo so perchè sono bisex, dovrei scrivere una dissertazione troppo lunga da scrivere qui. Comunque sento molta rabbia personale verso gli psicanalisti, ti è successo qualcosa di brutto con uno di loro? La tua rabbia e anche il metodo che consigli denotano una voglia di vendetta contro gli psicanalisti. Ne deduco che ti hanno fatto un male che non hai potuto dimenticare e cancellare in nessun modo. Io non amo particolarmente la categoria e sinceramente ho conosciuto poche persone guarite dalla psicologia. Inoltre non ho un bion rapporto coi medici in generale perchè non sanno ascoltare i pazienti. Mi spiace che tu provi tutto questo dolore e questa rabbia. Potresti riversarli su qualcosa di costruttivo e positivo. Sublimarli.

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        • No, nessuno psicanalista mi ha fatto del male: so chi sono, so che cosa fanno e come lo fanno, e avvicinarmi a loro è l’ultima cosa al mondo che potrebbe venirmi in mente di fare. La rabbia che ho contro di loro è esattamente la stessa che ho contro i nazisti: sono nata dopo la guerra, nessun nazista mi ha fatto personalmente del male, ma so che sono il male assoluto e quindi li combatto con tutte le mie forze. Diciamo che fra i due gli psicanalisti hanno un pizzico di perversione in più.

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        • Cobattere qualcuno, avere tanto odio e rabbia dentro di sè poi ti è salutare? Scusa ma io l’ho percepita dai tupi post e già arriva molto forte. Se tu sei piena di odio e rabbia cosa comunichi agli altri? Che tipo di emozioni trasmetti? Dai tuoi post sembri, e sottolineo sembri, una persona del tutto impulsiva e presa da irrefrenabili tormenti emotivi. È quello che ho percepito io. E mi pare che qualcun altro abbia fatto qualche appunto sui tuoi toni rabbiosi e sul modo tuo aggressivo nel rispondere. Mi chiedo davvero da dove nasca tutta questa tua rabbia. Perchè mia nonna che ha vissuto la guerra e ha subito i nazisti era calma e serena
          E così gli altri miei nonni. Parlavano e raccontavano di tempi duri ma non avevano tale rabbia oppure odio. Erano cose del passato per loro. Tu lotti contro il bullismo e poi sei più arrabbiata dei bulli? Scusa ma non capisco. In 36 anni invece di essere un fiore di loto in mezzo alle spibe sei diventata una tigre? È questo che ti ha dato la scuola in 36 anni? Scusa ma davvero tante emozioni negative fanno male al corpo e all’anima. Io ho parlato della mi esperienza di abso solo per farti capire che persona sono e non per spiegarti cos’è l’abuso. Inoltre chi lo ha vissuto può dire cose che non si trovano in nessun libro. Invece di accogliere una testimonianza mia di quella brutta esperienza ti trinveri dietro la tua assoluta conoscenza. Sembri sempre stizzita e sulla difensiva.
          Gli psicanalisti li vonosci attraverso i libri ma non ti sei mai seduta in uno studio. Non vi hai mai parlato. Condannare qualcuo senza aver prima almeno aver concesso il beneficio del dubbio mi pare assurdo. Come se io dicessi che mi fa schifo la torta al cioccolato senza averla mai mangiata. Dunque tu ce l’hai a morte verso una categoria di persone che conosci solo attraverso i libri. Ma mica sono tutti come Freud! Non puoi puntare il dito contro tutti e dite che son tutti come lui. Così come io non punto il dito e dico che son tutti pedofili come il carnefice che ho avuto.
          Nel modo più amichevole e gentile possibile ti consiglio di riflettere sulla tua rabbia e sul tuo odio. Viviamo in un mondo in cui la violenza dilaga sempre di più e questo per colpa di gente che usa l’aggressività per esprimere certi disagi interiori. Muoiono persone anche per colpa di gebte violenta. Tu combatti la violenza con l’odio? Torna un pò indietro nella tua vita e ritrova un sorriso. Ritrova dei bei sentimenti dentro te stessa. Hai lottato per 36 anni, non ti sembra abbastanza per darti finalmente un pò di pace? Rilassati e goditi un pò di natura, un pò di dolcezza, lascia andare tutti questi pensieri negativi. Datti una chance. 😊

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        • Vedo che ti diletti a psicanalizzare i tuoi interlocutori, a “individuare” i loro sentimenti, le loro pulsioni, i loro moventi, a scavare nel loro subconscio, a cercare le loro motivazioni profonde. E, come ogni psicanalista che si rispetti, non ne azzecchi mezza neanche per sbaglio: le tue interpretazioni sono praticamente la copia carbone di quelle di Freud sulla povera Ida. Nel modo più amichevole e gentile possibile ti consiglio di lasciar perdere: davvero, non è il caso.
          PS: non giudico gli psicanalisti “attraverso i libri”, bensì attraverso la cronaca quotidiana dei loro misfatti, e non essendo affetta da perversione masochista, me ne tengo ben lontana. Tu ti sottoporresti a un elettroshock dal momento che non lo hai mai provato e hai solo letto sui libri che provoca effetti devastanti e permanenti e nessun effetto positivo?

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        • Ho letto tantissimi libri di psicologia e psicoterapia, ho avuto a che fare spesso con psicologi infantili, per questioni di lavoro. Sono un’artista e non una psicanalista. Giudichi le persone in modo negativo solo da quello che ti scrivono. Hai una visione così pessima degli altri? Io uso l’arte per aiutare i bambini e ragazzini a esprimere il dolore. Non analizzo ma cerco di capire gli altri e quando vedo o percepisco emozioni negative mi dispiace. Ma evidentemente sei troppo presa dal tuo odio per accorgerti che esiston anche persone positive. Io ho provato la psicoterapia. Ho provato piu psicologi. Non posso parlarne bene e neanche male. Sinceramente ho avuto più danni da dottori specialisti di medicina uffuciale. Io non ho odio per nessuno. Non ho rabbia e non coltivo emozioni negative. E sinceramente adesso mi è passata la voglia di parlare con te visto che sei una persona negativa. Ognuno sceglie la sua strada. Buon proseguimento.

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