UNA BREVE RIFLESSIONE PER CONCLUDERE

(Precedenti uno, due, tre, quattro)

Il bambino quando viene al mondo, e per molti anni ancora, ha un certo numero di bisogni che non può soddisfare da solo: qualcun altro deve provvedere. Per questo il primo bisogno in assoluto, prima di quello di essere accudito e pulito, prima di quello di essere curato se sta male, prima ancora di quello di essere nutrito, è quello di essere accettato: se il bambino non è accettato, non saranno soddisfatti neanche gli altri suoi bisogni. E il bambino lo sa: molto prima di acquisire la capacità di ragionare, anche in età precocissima (per quella di due mesi posso garantire personalmente), il bambino istintivamente percepisce che per sopravvivere deve compiacere in ogni modo chi possiede le chiavi di questo bene primario e vitale, e per compiacerlo è pronto a fare qualunque cosa, ad accettare qualunque compromesso, a mentire spudoratamente ogni volta che si renderà necessario. E così quando la vicina cretina fa alla bambina di quattro anni l’immancabile domanda cretina “Chi sposerai da grande?”, la bambina sa che il padre si aspetta che lei risponda con entusiasmo “Il papà!”; sa che se non rispondesse così, il papà resterebbe molto deluso, e sa che il papà deluso è un’esperienza che è decisamente meglio non rischiare di affrontare. L’entusiasmo magari no, quello con tutta la buona volontà proprio non riesce a mettercelo, però la risposta, decisa, è quella: “Il papà”. Anche se quell’uomo le provoca soprattutto ansia e terrore (e più avanti anche ribrezzo e schifo. E orrore). E il papà gongola soddisfatto. Poi magari dieci o venti o trenta anni dopo, capiterà che in un normale scontro fra madre e figlia, la madre in vena di vittimismo chieda “Ma che cos’ha quella con me?”, e allora il padre le spiegherà con aria saputa: “Tutte le figlie odiano la madre, perché sono innamorate del padre e vorrebbero andare a letto con lui”.

Ecco, il famigerato complesso di Edipo e di Elettra è tutto qui. Poi, come già detto altrove, saggi e trattati non li scrivono i bambini bensì i genitori dei bambini, i quali hanno provveduto a riaggiustare tutta la faccenda a loro uso e consumo.

barbara

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