RIFLESSIONI PERSONALI

In entrambi i significati dell’espressione. La prima è una riflessione personale nel senso che è una riflessione che riguarda la mia persona.

Il mese scorso ho compiuto 69 anni (68+1 per i puritani), e ho una leggera tendenza all’ipertensione, ma proprio leggera, delle pastiglie prendo il dosaggio più leggero, ogni tanto devo anche dimezzare, o sospendere per un giorno o due, perché la massima mi scende addirittura sotto 100, mentre la minima è sempre tra 60 e 70. Non credo di correre il rischio imminente di morire di ipertensione, meno che mai di vecchiaia; anzi, se seguo l’andamento familiare – di entrambe le famiglie di origine – mi aspettano ancora 20-25 anni di vita. Se però dovessi beccarmi il virus malefico e lasciarci le penne, verrei classificata come ultra sessantacinquenne con patologia pregressa (anche al rinnovo della patente: ho detto quali pastiglie prendo e con quale dosaggio, e lui ha scritto semplicemente “ipertensione”), e quindi “morta con”, perché ad ammazzarmi, per i distinguisti, saranno stati la vecchiaia e la patologia pregressa. Siamo davvero sicuri che la distinzione fra morti per e morti con sia opportuna e adeguata alla realtà?

E ora qualche riflessione personale nel senso di uscita dalla mia testa, cominciando con le cose che, per un motivo o per l’altro, non capisco. Per esempio, se la cosa da evitare come la peste è l’assembramento, perché supermercati, banche, uffici postali e forse anche altro che non so hanno ridotto l’orario? Avendo meno tempo a disposizione ci si ammucchia di meno? E se la cosa da evitare come la peste sono i contatti, cosa c’entra il fatto di uscire? Camminare da soli è come stare in un bar affollato, in un cinema, in un teatro? E perché intorno a casa mia posso (potevo, adesso non so se sia stato tolto anche quello) passeggiare ma sulla spiaggia no? È più facile che incontri un conoscente e ci si fermi a fare due parole e magari succeda che ci si dimentichi della distanza obbligatoria a cinquanta metri da casa o su una spiaggia profonda un centinaio di metri che corre ininterrotta per oltre venti chilometri? (Ho letto di quel tale sulla spiaggia che si è messo a correre per sfuggire alla polizia e ci è riuscito, ma è stato poi bloccato più avanti da un’altra pattuglia; all’obiezione che non danneggiava nessuno perché era da solo qualcuno ha risposto che era da solo perché gli altri erano disciplinatamente a casa. Il che è una colossale puttanata: in spiaggia fuori stagione non ci va quasi nessuno, si incontra sì e no una persona ogni dieci minuti, e quindi tutti gli altri, se non fossero stati a casa, sarebbero stati come sempre in centro, o al bar, o da amici eccetera). E perché per noi la porta di casa è chiusa mentre per i clandestini le porte dello stato sono spalancate e arrivano a migliaia, sani o infetti senza distinzione, e scorrazzano dove vogliono? E perché io ho i capelli che non stanno più in nessuna maniera e il presidente della repubblica ha il ciuffo che scappa perché anche lui non va dal barbiere, e Sua Eccellenza il Cavalier Giuseppe Conte è sempre freschissimo di taglio, tinta e messa in piega? E quelle due settimane originariamente previste per la quarantena: erano state calcolate sulla durata massima dell’incubazione; noi evitiamo i contatti per due settimane, durante queste due settimane si ammalano quelli che stavano incubando la malattia, qualcuno di questi morirà nella settimana o nelle due settimane successive e poi basta, tranne qualche caso sporadico il problema è risolto. Adesso siamo agli arresti da più di un mese  e stiamo ancora navigando sul paio – e oltre – di migliaia di contagiati e oltre il mezzo migliaio di morti al giorno: c’è qualcosa che mi sfugge? C’è qualcosa che dovremmo sapere e non ci viene detto? E questa marea di poliziotti e carabinieri che pattugliano indefessamente il territorio, non sia mai che qualche criminale abbia la tentazione di cedere alla strattonata del cane che vuole andarsi a rotolare un po’ più in là, dove l’erba è più verde e morbida, per non parlare di elicotteri e droni, tutta questa roba, dicevo, come mai non c’è mai quando c’è da difendere gli italiani dalla mafia nigeriana, e gli onesti cittadini dai ladri d’appartamento, e le donne dai mariti violenti, e i ragazzini dagli spacciatori, perché? Perché quando ne hai bisogno contro la criminalità non trovi un poliziotto neanche a pagarlo oro?

E poi.

Sto diventando sempre più allergica al “andrà tutto bene”. Capisco il desiderio di essere ottimisti, ma in che senso andrà tutto bene? Che cosa esattamente andrà tutto bene? Abbiamo oltre ventimila morti ufficiali e almeno il doppio reali, e stiamo ancora marciando al ritmo di oltre mezzo migliaio di morti al giorno ufficiali: andrà tutto bene cosa? I morti resusciteranno? Le centinaia di medici morti torneranno in corsia? E quei rianimatori che tutte le volte che, con le terapie intensive al collasso, arrivano due pazienti e c’è un posto solo e hanno dovuto scegliere chi condannare a morte, e scegliere in fretta altrimenti li avrebbero condannati a morte entrambi, riusciranno a superare un simile trauma? Andate un po’ a raccontarla a loro la favoletta natalizia che andrà tutto bene.

Sono diventata allergica anche a “Bella ciao”,
cervello
che qui c’entra poco, ma lo volevo dire. Che poi tra siam pronti alla morte e mi sento di morir, un’allegria, guarda, da pisciarsi addosso.

E non ne posso più dei giustizieri da tastiera, non ne posso più di dover leggere “Sono state denunciate 20.000 persone sorprese fuori senza valido motivo: 20.000 persone inutili”. Persone inutili? Ma come cazzo ti permetti di definire inutile un essere umano?! Ma chi cazzo sei? Ma non ti viene da sputarti addosso quando ti guardi allo specchio? Perché a me sì che viene da sputarti addosso, e tanto anche.

E non ne posso più, dopo i cinquanta milioni di commissari tecnici e dopo i cinquanta milioni di virologi ed epidemiologi, degli attuali cinquanta milioni di economisti, che sanno con certezza che dopo che praticamente tutta l’economia nazionale sarà rimasta ferma un mese, due mesi, sei mesi, fino a quando “il virus non sarà scomparso” (perché i nostri esperti epidemiologi lo sanno che i virus fanno così: un bel giorno, sim salabim, magicamente scompaiono), riapre tutto e si riparte, come se niente fosse successo. Perché non ci saranno fabbriche che non saranno più in grado di riaprire perché saranno fallite, e non ci saranno negozi che riapriranno ma avranno ben poco da vendere perché sono fallite le fabbriche che li rifornivano, e anche quel poco resterà lì perché la gente non ha soldi per comprare. E le persone che saranno rimaste senza soldi verranno aiutate dallo stato, perché non succederà che ci siano persone che, rimaste senza lavoro, non avranno più un reddito, e senza reddito non pagheranno le tasse, quelle tasse con cui lo stato paga gli stipendi agli statali e le pensioni ai pensionati e, nel caso ci sia un governo degno di questo nome, aiuta chi si trova in difficoltà. E, giusto così per inciso, fa funzionare gli ospedali. Perché è chiaro: è solo di covid che si muore, mai capitato che si muoia anche di miseria, infatti nel terzo mondo con la miseria nera che si ritrovano hanno tutti un’aspettativa di vita di due-trecento anni come minimo.

E non ne posso più dei “ne usciremo migliori” e “impareremo ad apprezzare le cose veramente importanti” e “saremo meno egoisti” e “impareremo a rispettare di più la natura”, perché naturalmente il virus è nato dalla plastica (quella che la Cina butta in acqua a miliardi di tonnellate, per inciso, ma i distruttori della natura siamo noi). Intanto aspettate a vedere se ne uscite, tanto per cominciare, e poi, se e quando ne saremo usciti, oltre che inevitabilmente più poveri, oltre che, per decine di migliaia di persone,  segnati dalla perdita dei propri affetti, oltre ai milioni di medici infermieri e altro personale sanitario che ne usciranno – quelli sopravvissuti – stremati fisicamente e psicologicamente, secondo me ne usciremo molto più incazzati e incarogniti di prima. Io, per lo meno, ci potete giurare che lo sarò, dal momento che lo sono già adesso. Quello che è certo è che quello che ci aspetta alla fine del tunnel sarà un mondo diverso, e sicuramente non migliore. Probabilmente peggiore. In ogni caso nuovo, con cui dovremo imparare a fare i conti.

E già che siete arrivati fin qui, beccatevi anche questo

Non si sono piegati, si sono spalmati agli eurousurai e non sanno far altro che essere comunisti

Ci avevano promesso che mai si sarebbero piegati agli eurousurai: non si sono piegati, si sono spalmati come pelli di animali morti. Sono comunisti, non hanno scrupoli nel mentire sapendo di mentire.
Ci hanno scaricati ad un accordo pieno delle peggiori umiliazioni, capace di farci finire esattamente come la Grecia: esultano, parlano di “grande primo tempo”, sapendo che ormai siamo direttamente ai supplementari. Sono comunisti, usano la lingua di legno, naturalmente proporzionata alle capacità culturali, che sono nulle.
Ci hanno storditi con le allettanti promesse, 25 miliardi, altri 25, altri 50, poi 400, poi 700: non si vede un euro e intanto le aziende e le botteghe muoiono. Sono comunisti, non gli importa dell’economia, sognano la classe unica, il sottoproletariato straccione e nemmeno lo mascherano.
Ci hanno ammazzati di tasse che neppure in una fase come questa, bellica, da autentica emergenza civile, si sono azzardati a toglierci, neppure una, neppure per sbaglio: eccoli, vogliono metterci sopra un altro prelievo per i “ricchi” da 80 mila euro in su. Sono comunisti, lo stato non gli basta mai e lo stato sono loro, sono le loro bocche eternamente spalancate, da Conte Ugolino che divora tutto.
Ci hanno scaricato addosso il loro odio dall’alto delle loro borse firmate, delle loro barche, delle tette rifatte, dei completi di sartoria, dei loro attici vista Colosseo, Battistero o Duomo, le loro raffinate abitudini, i loro privilegi da Politburo: ora vogliono una patrimoniale, da chiamare “contributo di solidarietà”. Sono comunisti, non conoscono il valore della fatica, della dignità, dell’individuo, fin da bambini (o sardine), ondeggiano gregari e inetti, nullafacenti in carriera.
Ci hanno giurato che “era tutto sotto controllo” a partire dalla macchina dello stato: la realtà si è vista subito, portali in tilt, oscene accuse a fantomatici hacker russi, scaricabarile indecente, proliferazione di decreti, di autocertificazioni, novecento pagine di norme psicopatiche, tutto per niente, tutto per legittimare il niente a tutti. Sono comunisti, drogati di burocrazia, grigi, irranciditi dentro, anche davanti ad un tramonto sul mare (come li canzonava don Camillo) non sanno pensare ad altro che all’ultima direttiva di partito.
Ci hanno irriso quando avevamo paura e restavamo chiusi in casa, ci hanno offeso come fascisti, sessisti, ignoranti, ci hanno additato con la complicità dei virologi di riferimento, hanno abbracciato cinesi, degustato aperitivi solidali con presentatori eterni ragazzini di riferimento; perdendo tempo, mentendo a noi e a loro stessi, abbandonandoci nelle fauci della pandemia. Sono comunisti, sono sempre gli stessi, come i russi a Chernobyl, come i Cinesi a Wuhan, che sarà mai qualche ondata di cadaveri da sacrificare alla propaganda.
Le hanno sbagliate tutti, diagnosi, prognosi, terapia, spocchiosi da (far) morire prima, più spocchiosi alla prova dei fatti, spocchiosi come non mai alla resa dei conti. Sono comunisti, la loro autocritica è sempre la stessa: “dove avete sbagliato, compagni?”.
Sono passati dall’insultarci perché troppo cauti, all’insultarci perché spericolati; per recuperare il tempo (criminalmente) perduto ci hanno recluso, rinchiuso, incamiciato “per il nostro bene”, senza termine, allungando sempre la data del riscatto; hanno scoperto che gli piaceva, gli dava la misura del loro potere, che, come noto, è sempre meglio che fottere, e non hanno più saputo rinunciare all’orgasmo continuo; vogliono vedere quanto possono stritolare un popolo, arriveranno a proibire di affacciarsi alla finestra, una sigaretta sul balcone: e già chiunque indossi una divisa si sente autorizzato alla peggiore arroganza: moniti, minacce, maniere forti, “controlli ferrei” li chiamano, in una escalation di eccitazione allarmante: i cittadini tornano sudditi, un paio di stivali da ghepeù legittima qualsiasi abuso. Sono comunisti, lo stato etico è il loro pane avvelenato, approfittano anche di una morìa per tentare i loro esperimenti sociali da Stranamore.
Ci hanno messo la mascherina di ferro, serrato le strade, gli scali, le stazioni, unica eccezione: i migranti, per quelli i porti rimangono sempre aperti, anche in Africa ha attecchito la pandemia ma sia preso e processato chiunque se ne accorga. Loro non debbono “fare come Salvini”, ripetono la Boldrini e Orfini. Sono comunisti, che gliene frega se chi arriva rischia di infettare chi c’è e chi c’è rischia d’infettare chi arriva? L’ideologia anzitutto, l’ideologia è tutto e, se la realtà non combacia, beh, che si fotta la realtà.
“Stiamo facendo tutto e più di tutto, tutto quanto serve, siamo i migliori, il mondo prende esempio da noi”, si vantano: ma il mondo sempre più non capisce, compatisce questo governo da operetta che, come dice Luttwak, scivola sempre più nello stato autoritario. Sono comunisti, non sanno fare niente e attrezzano grottesche commissioni di controllo, dette task force, assoldano i loro Berjia perché nessuno si permetta di fiatare.
Questo, ha confermato il coronavirus, l’orrenda pandemia cinese. Che non esistono come liberali, liberallib: sono, restano i vecchi compagni di sempre, da sezione lugubre, coi ritratti dei morti alle pareti ingiallite, polverosi; odiano il loro popolo, odiano l’Italia e fremono per discioglierla in un carrozzone europeo che è fine a se stesso, che non serve a nessuno se non alle loro pornografiche attitudini opportuniste da neurodeliri. Sono comunisti. Non cambiano, non possono.

Max Del Papa, 11 Apr 2020, qui.

barbara

  1. Io vivo praticamente in campagna, nel senso che davanti a casa ho ettari di campi coltivati con stradine di penetrazione agraria praticamente deserte sempre, anche quando non c’era l’emergenza si incrociava sporadicamente solo qualche trattore o qualche camion con le persone che vanno a lavorare nei campi.
    Se cammino lì come posso propagare il virus, anche se fossi positivo e portatore sano? eppure non posso camminare.
    E la risposta più imbecille è stata: eh ma chi abita in città non può farlo, quindi non lo puoi fare neanche tu. Riposta che spiega bene la rosiconite sociale, quelle che non posso fare deve essere vietato a tutti, quello che posso fare mi deve essere permesso, e pazienza se invece tu non puoi farlo.

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    • E’ esattamente la logica comunista: l’obiettivo ideale è essere tutti uguali, e dal momento che non possiamo essere tutti i ricchi, rendiamo tutti poveri (tranne chi comanda, naturalmente, ma questa è un’altra storia); e dal momento che non tutti hanno a portata di mano campi o spiagge, impediamo di goderne a chi li ha. Mi viene in mente una collega, ovviamente comunista, che quando le ho raccontato di un bambino, figlio di amici entrambi insegnanti, che si faceva tutte le gite scolastiche di entrambi i genitori, che se lo portavano dietro in modo che avesse la possibilità di vedere più cose possibile e fare più esperienze possibile, si è scandalizzata che la scuola gli desse il permesso di assentarsi, con l’argomentazione che gli altri non lo potevano fare e quindi non era giusto che lo facesse lui.

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  2. mah, mi sai nen… non sono certo un esperto, ma mi pare che per impedire la propagazione di un contagio la cosa più utile e immediata da fare è di isolare i malati e tenerli separati dai sani. come questo si possa ottenere impedendo ai sani di uscire di casa davvero fatico a comprenderlo, se non pensando che è il provvedimento più comodo da imporre, e quello che solleva maggiormente dalle responsabilità chi sta in alto.
    hanno avuto cinque intere settimane tra la dichiarazione dello stato di emergenza (31/1) e il primo provvedimento restrittivo (8/3). settimane in cui si presume abbiano iniziato a studiare il contagio e delineare strategie di contenimento, e invece non hanno fatto altro che sparare minchionerie, berciare slogan e farsi propaganda ciascuno per la propria parrocchia.
    una cosa potevano fare, davvero ma davvero semplicissima, che avrebbe aiutato a contenere il virus, a danneggiare di meno l’economia e ad attenuare le limitazioni alle libertà costituzionali: usare gli alberghi
    abbiamo strutture ricettive in grado di soddisfare le esigenze di decine di milioni di turisti.
    e allora, alle prime avvisaglie del propagarsi del morbo, il governo avrebbe dovuto firmare una convenzione con gli alberghi, grazie alla quale se qualcuno si sente male e presenta i primi sintomi del male, viene mandato in quarantena in albergo (invece di restare chiuso in casa col rischio di crepare di fame se da solo, o infettare i familiari costretti anche loro all’isolamento).
    in albergo può curarsi con la stessa facilità e successo che a casa (si parla di primi sintomi eh, acqua coperte e tachipirina), restando comunque isolato o al massimo in compagnia di altri infetti, e quindi non a rischio di infettare persone sane.
    basta UN infermiere in pensione che si occupi di prendere la temperatura e controllare che i sintomi non peggiorino, e in tal caso avvertire l’ospedale per un eventuale ricovero.
    lo stato si occupa di rimborsare alla struttura i costi (camera, lenzuola, posate, pasti) versando l’equivalente del costo di un letto d’ospedale per ogni ospite (e mi sa che parecchi hotel ci guadagnerebbero, facendo inoltre star meglio le persone)
    l’albergo fornisce il personale per le pulizie e i pasti, eventuali extra vanno a carico del cliente.
    risultato? hai gli infetti isolati dal resto della società, dormiti e mangiati senza costi aggiuntivi, e controllati in modo da poterli avviare in ospedale in caso le loro condizioni peggiorino
    hai il resto del paese che, con le dovute cautele, può continuare la propria vita normale, sapendo inoltre che se per caso si ammala non sarà costretto a diventare l’untore dell’intera sua famiglia ma verrà accudito in strutture migliori di tende da campo o palestre lerce
    hai un tessuto sociale ed economico che non rischia il collasso, e dai pure una mano a un settore che di sicuro nei prossimi mesi vedrà stragi spaventose, chiusure e fallimenti a catena
    hai un sistema sanitario che non si deve preoccupare del controllo di migliaia di casi leggeri, e che soprattutto non si deve prendere la responsabilità di lasciarli ore in sale d’attesa e di rimandarli a casa col rischio che nel tragitto infettino a destra e manca (oltre che ammorbare chi li aspetta a casa, appunto)

    talmente semplice (nel concetto eh, l’applicazione va studiata per bene) che di sicuro non potrebbe venire in mente ad u cervello di caratura superiore come quello del cretino con la giacchetta e alla sua banda di esperti di periferia

    giusto un’idea tra le tante possibili

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    • A parte forse la cosa degli alberghi, è quello che si è fatto a Taiwan: blocco immediato degli arrivi dalla Cina (non quando la Cina ha annunciato l’epidemia, bensì due mesi prima, quando è cominciata – informandone immediatamente l’OMS, che ha scelto non solo di ignorare la cosa, ma addirittura di negarla oltranza), controllo a tappeto di tutti gli arrivi, isolamento dei positivi e tracciamento dei loro contatti contatti, che se i positivi sono venti puoi benissimo individuare con una percentuale molto alta, quarantena dei contatti, e libertà totale a tutti gli altri. Risultato: su 25 milioni di abitanti qualche decina di contagiati e un morto. La cosa degli alberghi se non sbaglio era stata proposta, ma naturalmente nessuno l’ha presa in considerazione, al pari di qualunque idea sensata venga fuori.

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      • beh, la cosa degli alberghi la stanno applicando proprio in queste settimane in Giappone, e pare funzioni benissimo, liberando le famiglie dalla preoccupazione di badare ai loro cari col rischio di infettarsi, e il complesso della società dalla paranoia di dover schivare chiunque ci si trovi vicino per la strada, e lasciando inoltre gli ospedali liberi e operativi per i casi più gravi.

        per inciso, Giappone che conta ad oggi poco più di 6700 positivi e meno di 150 morti, senza arresti domiciliari e assassinio dell’economia….

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      • Taiwan ha avuto la SARS qualche anno fa, e ne ha tratto fondamentali insegnamenti.
        Ciò detto, io esco spesso sia per lavoro che per evitare di rompermi troppo le balle. Nessuna pattuglia (che pure circola) mi ha mai fermato, spero perché siano in grado di capire che la legge “Lombardia” la si applica in Lombardia; laddove la situazione è sotto controllo non mi riesce di capire il motivo degli arresti domiciliari.

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        • Io esco cinque giorni la settimana per un trattamento medico (con certificato medico oltre all’autocertificazione) e sono stata fermata una volta: evidentemente anche qui vanno abbastanza a buon senso, ma mi resta da capire perché non posso camminare sulla spiaggia, e i divieti privi di qualunque senso, di qualunque logica, di qualunque utilità non si riescono a digerire e restano sullo stomaco e lì marciscono e provocano brutte conseguenze. Poi uno di questi giorni, visto che per la riapertura si parla di settimane e nessuno garantisce che non ci siano altre procrastinazioni, dovrò vedere se la macchina mi va ancora in moto, e se sì dovrò fare un bel giro per ricaricare la batteria, perché sono una pensionata in affitto e non posso permettermi spese di meccanico extra, e se mi fermano spero che, ancora una volta, lavorino a suon di buon senso. Mal che vada farò patta tra multa e meccanico e almeno avrò visto un po’ di mondo: asfalto, guardrail, case… No, gli arresti domiciliari davvero non si capiscono.

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  3. Chi confina con la Lombardia? Il Veneto, sì, bravi. L’Emilia, anche un pezzetto di Liguria, il Piemonte, e pure il Trentino. Tutti in lockdown. Ehm, guardate che vi siete dimenticati qualcosa. Se non sbaglio, c’è pure la Svizzera. Non è in lockdown, e non ha numeri peggiori delle regioni che ho citato. Certamente, non della Lombardia. Mistero.

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  4. Ciao Barbara, la premessa è che NON sono comunista. Sicura che tutto il male viene dai comunisti (che oggi, peraltro sono scomparsi)? Uno Stato impreparato alla pandemia, ad una pandemia di queste dimensioni, è uno Stato NORMALE, autoreferenziale, che credeva d’essere migliore di quanto s’è rivelato essere. Uno Stato “spennato” da Destra, da Centro e da Sinistra, formato da piccole persone (con le dovute eccezioni) meschine, disacculturate, sciocche e impreparate. Non tutte comuniste che io sappia. Cosa ci riserba il futuro ? in quale mondo prossimo venturo ci troveremo a vivere? Nessuno ha certezze, ma l’umanità si adatterà ed i sopravvissuti cercheranno di ripartire, come è sempre avvenuto in passato, ponendosi nuovi traguardi. E’ la vita. Ce lo insegna la Storia.
    Bella ciao è stata usata malamente, con il virus non ha nulla a che fare. Venne scritta e cantata per tutt’altra cosa, per sacrifici diversi. Non espellerla dalla Tua mente, dalla Tua intelligenza, dal Tuo cuore.
    Un abbraccio fraterno (un poco incazzato sono anch’io) da chi cerca di capirti e di conoscerti.
    banzai43

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    • Di comunisti non ho parlato io, bensì l’articolo che ho riportato. In ogni caso è vero che i comunisti non ci sono più, ma la mentalità comunista, la logica comunista persistono eccome, e lo vediamo in continuazione intorno a noi. Esempio banale e piccolo piccolo: la preghiera in televisione di Salvini e D’Urso non è piaciuta? E’ ritenuta inopportuna? Strumentalizzazione? E cosa si fa, si critica? Si scrivono lettere di disapprovazione ai giornali? No, si lancia una raccolta di firme per chiedere la soppressione della trasmissione, e io questo lo chiamo stalinismo. Stato spennato da tutti siamo d’accordo, però al governo, tranne il periodo berlusconiano, ci sono sempre stati il centro e la sinistra, e chi come me ha tirato un gran respiro di sollievo quando l’istruzione è finalmente passata dai democristiani ai comunisti, si è dovuto ben presto ricredere. Io la devastazione della scuola l’ho vissuta dal di dentro, ed è stata veramente spaventosa. Stato impreparato? L’emergenza è stata dichiarata alla fine di gennaio, e per oltre un mese non solo non si è fatto niente per contrastare l’epidemia, ma si è fatto di tutto per diffonderla: guerra al virus del razzismo, impedita la messa in quarantena di chi arrivava dalla Cina, aperivirus, abbraccia un cinese, annullamento del provvedimento preso dal governatore delle Marche nel momento in cui è stato ufficialmente registrato il primo caso di contagio con malattia conclamata, e conseguente riapertura delle scuole. Eccetera.
      I sopravvissuti in parte ripartiranno: non tutti saranno in grado di farlo. Un’impresa fallita non può ripartire. Chi è rimasto senza lavoro non può ripartire se di lavoro non ce n’è perché le imprese sono fallite. E ricordiamo sempre che un virus che muta e passa all’uomo e diventa trasmissibile da uomo a uomo è un evento naturale, ed è sempre avvenuto, tutto il resto, da quel momento in poi, ha responsabilità umane. E non tutto quello che è stato fatto è frutto di errore dovuto a ignoranza e impreparazione: tacitare chi da subito aveva capito di che cosa si trattava e ha cercato di dare l’allarme non è stato frutto di errore ma una decisione deliberata. E ben poche giustificazioni trovo al continuare a parlare di banale influenza con la gente che moriva a rotta di collo. Quanto a Bella Ciao, è nata come canzone delle mondine, non è mai stata cantata dai partigiani, ed è stata successivamente scippata dai comunisti, magari quelli che, come Dario Fo, fino al giorno prima avevano militato tra le file repubblichine partecipando ai rastrellamenti di partigiani ed ebrei.
      Un abbraccio a te.

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  5. “qualcuno ha risposto che era da solo perché gli altri erano disciplinatamente a casa. Il che è una colossale puttanata:”

    Anche io sento spesso la stessa fantasiosa motivazione, anche per piste ciclabili e parchi. Evidentemente chi crede a questa cazzata non ci va quasi a fare passeggiate o corsette in spiaggia, lungomare o su piste ciclabili.
    Io quest’estate ogni tanto andavo la mattina presto(dalle 6 alle 7) a correre sul lungomare, e in 4 km di lungomare incrociavo poco piú di 15-20 persone che correvano/camminavo. In giugno/luglio.
    Figuriamoci se ci sarebbero affollamenti ad Aprile!
    Magari in orari di punta si potranno incontrare anche 50 runner e 300 passeggiatori, ma distribuiti su un lungomare lungo 4 km e largo almeno 10metri, c’è spazio a sufficienza per rispettare le distanze.

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    • Esatto. Tutte le volte che sono andata a camminare in spiaggia fuori stagione ho sempre visto letteralmente quattro gatti. Adesso probabilmente ci sarebbe qualcuno in più, ossia quelli che vogliono camminare e sceglierebbero di farlo lì invece che in centro proprio per correre meno rischi, ma alla maggior parte delle persone non passerebbe neanche per la testa.

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  6. credo che “andrà tutto bene” e “ce la faremo” siano i tristi equivalenti laici delle preghiere di una volta. Ora che non si crede più in nulla non si sa più a che santo votarsi in caso di guai, per cui si tira avanti con queste cazzate.

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        • Quarantena anche loro. Poi sicuramente non avevano sanità tagliata e tutto il resto che ha devastato le nostre strutture sanitarie, hanno usato i farmaci come la clorochina che si sono rivelati utili, anche se ovviamente non risolutivi. Il problema grosso sono gli ultraortodossi antisionisti, che non riconoscono lo stato di Israele e non si considerano tenuti a rispettare i suoi ordini, per cui hanno continuato ad assembrarsi. Quando i contagi in tutto Israele erano circa 5000, la metà erano in quell’unico quartiere. Poi ad un certo punto il governo ha capito l’errore, e invece di continuare a impartire ordini hanno parlato coi rabbini che la gente stimava, hanno spiegato la situazione – tieni presente che gli ultraortodossi non hanno televisione, radio, computer e non leggono i giornali laici, e quindi non sapevano assolutamente quello che stava succedendo – e poi hanno incaricato i rabbini di spiegare, e almeno una parte si è adeguata, ma rimane sempre uno zoccolo duro che resiste, e anche se sono una sparuta minoranza e anche se se ne stanno sempre tra di loro, rappresentano comunque un consistente problema.

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  7. Oggi contraggo il virus. I primi sintomi si manifestano dopo A giorni. Dopo altri B giorni mi aggravo; chiamo il medico di famiglia che dopo altri C giorni riesce a farmi fare un tampone. Passano D giorni e il tampone è processato e qualcuno annota l’esito da qualche parte. Dopo altri E giorni l’esito raggiunge la protezione civile. Quindi tra il giorno in cui ho contratto il virus e il giorno in cui la comunicazione è pervenuta a chi di dovere sono passati A+B+C+D+E giorni. Che è come dire che chi risulta positivo oggi magari ha incontrato il virus quattro settimane fa.
    Questo è nella migliore delle ipotesi. Ipotesi solo teorica perché in realtà non esiste nemmeno una correlazione biunivoca tra individui positivi e tamponi positivi.

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    • Tutto giusto, ma non è questo il punto. Se oggi contrai il virus, o sei asintomatico e quindi, siccome nessuno ti farà il tampone, non lo sapremo mai, o sviluppi la malattia, e quindi entro due settimane ti ammalerai. Se sei asintomatico e quindi untore a tua insaputa, probabilmente lo sarai per lo stesso paio di settimane o giù di lì, non è che uno che non si ammala si tiene dentro la bestia infetta per i prossimi novantasette anni, ma siccome in queste due settimane sei in quarantena come tutti, non avrai molte probabilità di infettare qualcuno – al massimo i tuoi familiari a causa della quarantena – e quindi i casi successivi dovrebbero essere casi abbastanza sporadici. Dovrebbero. Se invece le cose non vanno così, vuol dire che probabilmente c’è stato qualche calcolo sbagliato, qualche errore di strategia o che so io.

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      • Guarda, nella vita io analizzo dati; lo faccio per lavoro e lo faccio con piacere dalla mattina alla sera (e talvolta anche dalla sera alla mattina). Hai per caso visto un mio mezzo post sull’analisi dei dati dell’epidemia? No. Ho forse paura di prendere cantonate? Non ho paura: ho la certezza che prenderei cantonate con dati di questo tipo. Senza il controllo dei dati non me la sogno nemmeno un’analisi e quindi una previsione. Mi viene in mente quando qualche mio cliente mi chiama e mi chiede un parere su certi dati che ha ricevuto. Magari mi dice che ha ricevuto un file che pesa tot oppure un file di tot righe e sulla base di quello vorrebbe che io facessi una previsione, così, mentre sono in auto o a prendere mia figlia a scuola (quando le scuole erano aperte, ovviamente). Ecco qui siamo allo stesso livello: abbiamo giusto un’idea del numero di righe, ma non sappiamo cosa contengono.
        Dei dati che il “buon” Borrelli ci trasmette ogni sera, l’unico che ha senso è il numero di ricoverati in terapia intensiva, subintensiva e in reparto, tutto il resto possiamo anche buttarlo via.

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  8. Passiamo al II round… NON sono un virologo né mi arrischio a fare ipotenuse…, ops, ipotesi di sorta. Forte del mio piccolo cervello che più bacato di così non si può voglio solo fare una considerazione urbi et orbi senza l’ombra di provocazione: se – dico SE… – mi dovessi prima o poi accorgere che “ci” hanno allegramente fregato in un modo qualsivoglia, a iniziare dalla privazione della libertà di movimento, il missile ce l’ho qua, bell’e che pronto nel cassetto. Lascio alla fertile immaginazione di chi leggerà dove potrebbe finire… Se lo beccheròòòò…

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  9. …mi secca molto passare per uno dei cinquanta milioni di psicologi (soprattutto considerato quello che penso io degli psicologi) ma ti vedo un po’ molto/troppo nervosa. coraggio! davvero sarebbe così insopportabile rinunciare ai venticinque anni che vanno dai 68 + 1 in avanti?

    (dai commenti: “Di comunisti non ho parlato io, bensì l’articolo che ho riportato.”

    ehm. cioè, se io copinincollo sul mio blog un brano in cui hitler dice che la colpa di tutto è tutta degli ebrei, poi potrei dire che “di ebrei non ho parlato io, bensì eccetera”?

    …ti vedo un po’ troppo nervosa, non so se l’ho già detto…)

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    • Quello che ti denota come psicologo è più che altro la necessità di giudicare incasellare etichettare.
      L’articolo lo condivido al 100% se non lo avrei pubblicato, o per lo meno non così senza prenderlo a randellate, però a) il termine “comunista” lo usa lui; b) mi sembra evidente che non intende politicamente comunisti bensì comunisti nell’anima. Tipo sardini, insomma. Tipo cirinnaini col cartello dio patria famiglia che vita de merda. Tipo casarinini centrosocialini noglobalini che provocano ai papi damascene folgorazioni.
      PS: sbagliato, il che da uno che, pur non essendo psicologo tenta di assumerne il ruolo, è tutt’altro che sorprendente e oltretutto dimostra che tu nervosa non mi hai mai vista. No, non sono nervosa, sono semplicemente furibonda, il che non mi rende meno rognosa – e all’occasione anche pericolosa – per chi si trovi a capitarmi a tiro, ma è una cosa diversa.

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      • Prima di tutto, mi pare che non sia equo avallare un uso estensivo, estensivissimo della parola fascista, e poi proibire la parola comunista sulla base di sottili distinguo. In secondo luogo, se vogliamo parlare di radici ideologiche, mentre solo una piccola parte di quella metà di italiani che vota -voterebbe- il centrodestra si rifà al fascismo, una porzione ben più consistente di quelli che votano a sinistra ha una filiazione diretta con il PCI, che, per chi ha difficult con gli acronimi, vuol dire Partito Comunista Italiano. Credo che gli esempi portati da Del Papa siano più efficaci a descrivere il fenomeno di una mia teorizzazione che sarebbe fatalmente imperfetta. Valga il vecchio slogan: questi non hanno fatto veramente i conti con la caduta del muro, e hanno mantenuto la convinzione che erano migliori. In questi giorni è morto Pellicani, che aveva capito e ben teorizzato come mai il comunismo italiano, compresa la sua versione opportunistica chiamata berlinguerismo, o eurocomunismo, fosse un vicolo cieco per la sinistra. L’odio che ne derivò a lui, e soprattutto a Craxi che si fece portatore di quelle istanze, poggia su un substrato che vive tutt’ora, trasmesso, si piò ben dire, di padre in figlio. È il nocciolo duro, che si presentò con le monetine al Raphael (c’erano, guarda caso, anche i fascisti, quelli veri, guidati da Teodoro Buontempo) e la cui caparbietà anche Renzi ha dovuto sperimentare. Sono comunisti, è la definizione migliore. Marx li disconoscerebbe, ma Marx è morto.

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