DI MULINI A VENTO, DI FORMAGGINI IN PADELLA E DI ALTRE CONSIMILI MA ANCHE DISSIMILI STORIE

Mi è capitato abbastanza spesso di trovare l’espressione “combattere contro i mulini a vento” usata col significato di eroe solitario che combatte contro un potere molto più forte di lui (e se no che razza di potere forte sarebbe, se non fosse più forte di qualunque, per quanto eroico, avversario?), in un battaglia che si sa persa in partenza, ma non per questo meno degna del massimo rispetto. Ma nel Don Chisciotte non è affatto questo che succede. Don Chisciotte crede di avere di fronte dei pericolosissimi nemici, ma i nemici NON CI SONO, i nemici sono unicamente il frutto della sua mente malata, nell’episodio che ha dato origine all’espressione i “pericolosi nemici” sono degli innocui oggetti inanimati, ma in altri casi sono innocenti viandanti o pellegrini che, aggrediti con furia selvaggia, rimangono contusi o feriti, a volte anche in modo piuttosto grave. Cioè, quello che “combatte contro i mulini a vento” non solo non si sta battendo per una nobile causa, ma è un individuo pericoloso che come si muove fa danni. A questa categoria appartiene senza ombra di dubbio questa signora, dal cervello più fuso di un formaggino in padella:

Ancora più sconvolgenti, se possibile, i commenti su YT: coraggiosa, eroica, lei sì che ha le palle, finalmente qualcuno ha il coraggio di dire la verità, state barando: avete messo solo metà del suo discorso (evidentemente nell’altra metà che il canale non h avuto il coraggio di pubblicare presentava le “inoppugnabili prove” di quello che diceva. (Libertà di opinione? Opinione è se dico che Pippo è stronzo. Se dico che Pippo è ladro, o pedofilo, si tratta di cosa un tantino diversa)

Altrettanto fuso è il cervello di chi ha messo insieme il video che segue, come si può chiaramente capire dalle scritte che lo accompagnano, ma il video merita ugualmente di essere guardato con attenzione perché gli episodi che mostra, che mi sembrano assolutamente autentici, di sicuro non vi verranno mostrati dai nostri mass media, non sia mai che a qualcuno venga l’idea di imitarli.

E a proposito di poteri, ricordate gli alti lai per quei pieni poteri dell’ormai dittatore di estrema destra fascista populista sovranista xenofobo (dell’unico stato che non ha bisogno di polizia a difesa di sinagoghe e scuole ebraiche), che quei pieni poteri li aveva chiesti al parlamento, e dal parlamento concessi, per poter prendere senza intralci burocratici le decisioni necessarie a gestire l’emergenza? Bene:

MISSIONE COMPIUTA, ORBAN RESTITUISCE I PIENI POTERI AL PARLAMENTO

MAGGIO 16, 2020

L’Ungheria si avvicina alla fine dello Stato d’emergenza pandemica: lo ha detto Viktor Orban nel corso della sua visita in Serbia, dove ha incontrato il presidente Aleksandar Vucic.
Orban, all’inizio della crisi, aveva ottenuto dal Parlamento i pieni poteri in modo da poter agire via decretazione d’urgenza in risposta alla crisi del Covid.
Ora il premier ha detto che si avvia a restituire al Parlamento quei poteri straordinari che gli erano stati concessi.
Finita l’emergenza, come nell’Antica Roma, il dictator restituisce i suoi poteri eccezionali.
Noi, invece, oggi abbiamo un abusivo che decreta senza maggioranza.
Il partito di Orban, dopo l’ennesima grande vittoria elettorale, gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. In Europa, fa ancora parte, ma in regime di sospensione, del Partito Popolare Europeo, insieme a Forza Italia e alla CDU di Angela Merkel. 

Noi invece non solo abbiamo, come ricorda anche l’articolo, un dittatore che i pieni poteri non li ha ottenuti dal parlamento bensì se li è arrogati, ma, oltre a non avere rimosso, con tali pieni poteri, il più microscopico intralcio burocratico (anzi!), li ha usati per provocare il peggiore disastro sanitario ed economico del mondo, tanto da meritarsi una nuova pesante bacchettata, per non dire frustata, o meglio randellata sulle gengive (ach, quanto mi piacciono le randellate sulle gengive! Una libidine ragazzi) dal NYT.

Per non parlare della faccenda del plasma, prima sbeffeggiato, poi boicottato e adesso, udite udite, questo salvavita offerto del tutto gratuitamente dai donatori, visto che realmente funziona diventa improvvisamente un lucrosissimo affare di famiglia. Famiglia PD, ovviamente.
E a proposito di plasma, al momento i maggiori donatori a New York sono gli ebrei ortodossi.
E sempre a proposito di dispositivi utili a combattere il contagio, qualcuno sembra convinto che se sono ammesse le mascherine, parimenti deve essere ammesso il burqa: logico, no?

E a proposito di gente che si presenta con paludamenti islamici, la polizia keniota racconta un’interessante storia, che può ovviamente essere falsa ma dopotutto potrebbe anche non esserlo, su un traffico illegale di avorio condotto da una signorina arrivata lì con la scusa del volontariato, che ad un certo punto a causa del rifiuto di pagare una partita sarebbe stata rapita per rifarsi della perdita col pagamento del riscatto, e successivamente venduta a una banda di terroristi islamici. Secondo me la tizia, da tutto quello che si è saputo finora, è talmente stupida che potrebbe davvero essersi imbarcata in un simile porcaio, e avere addirittura pensato di poter fregare quelli del mestiere.

Concludo con due cose amene: le facce dei direttori della sanità di Los Angeles e della Pennsylvania,
sanità LA
sanità Pennsylv
e un modo allegro per trascorrere il tempo in casa

barbara

INSALATA MISTA

e discretamente variegata.

Quando ci vuole ci vuole
romano-lucarelli-toccarla-piano
E qui direi che vale proprio il “te la sei cercata”.

Silvia, la sua “missione” e i conti in tasca

SILVIA, LA CONTABILITÀ, GILAD E LE FAC NIU
Silvia-Gilad
Ho letto i commenti sulla liberazione della Romano: da vergognarsi.
Però è sempre bene domandarsi dove e perché nasce l’odio, perché la vicenda di Silvia ha molti lati oscuri.
Si doveva pagare un riscatto di 4 milioni, ma anche di 40 o 400 miliardi pur di salvare una vita, ma non era meglio non farla partire? Non sarebbe stato più economicamente conveniente? È una questione molto semplice: costi e benefici. I costi di certe operazioni sono superiori ai benefici e non parlo del riscatto pagato.
Silvia è entrata in kenya con un visto turistico e quindi non poteva lavorare.
La Onlus per la quale lavorava si chiama Africa Milele, con sede a Fano, in Italia.
La società ha incassati tra donazioni ed altro, lo scorso anno, 55.629 euro, ne ha spesi 55.955 registrando un disavanzo di 326 euro. Tra le spese dichiarate, la voce di maggior rilievo è di 45.975 euro, attribuiti al “Sostegno progetti e attività”. Quali “progetti” e quali “attività”? Sarebbe davvero interessante conoscerne i dettagli, visto che a Chakama di “realizzato” risulta ben poco, per non dire nulla. Tale somma, a conti fatti, costituisce un’entrata di circa € 4.000,00 mensili, che se non destinati al sostegno di progetti in favore dei bambini risultano una buona entrata per la sopravvivenza di chi afferma di fare opere che invece non fa.
Il dirigente della Africa Milele in loco, è il fidanzato della titolare della Onlus, tale Joseph. Joseph percepisce uno stipendio di 400 euro al mese, non si sa bene cosa faccia ma secondo Payscale.com un impiegato in Kenya guadagna 129 euro, il signor Joseph che, ripeto, è il fidanzato della titolare della Onlus, guadagna quasi quattro volte tanto [in realtà appena un pochino più di tre- ok amico, la matematica non è il tuo forte – ma la sostanza non cambia: questo signore è un parassita che vive alle spalle dei donatori. O, a scelta, un mantenuto che la mantenente fa mantenere dai donatori. Sarà per questo che ha messo in piedi quella baracca subito dopo averlo conosciuto?].
Sempre secondo il sito Payscale ma anche secondo guidestar.com, lo stipendio di un titolare di Onlus parte da 45.000 dollari minimo, per superare i 120.00 dollari, su base annua. Ciò significa che un titolare di onlus marcia minimo sui 3.500 euro al mese, un cooperante (sempre secondo i dati ufficiali di Payscale) guadagna minimo 41.000- MINIMO- 80.000 dollari l’anno, cioè circa 3.000 euro al mese, se va proprio male.
Solo in Sudafrica ci sono 100.000 ONG, in tutto il mondo sono 1.200.000, in pratica in Kenya ne hanno una ogni 80 abitanti poveri, non sono tante?
Come sono spesi i soldi? Quali sono i progetti presentati e quali quelli realizzati?
insomma, chi ci guadagna?
Lo scopo della missione di Silvia era far giocare i bambini del villaggio, cosa davvero nobile, ma davvero così indispensabile? Così costosa?
Ci sono operazioni economicamente sconvenienti: come mettere su una ONG che spende tutto quello che ha senza lasciar traccia delle spese, una missione che in caso di pericolo debba essere coperta dai soldi dei contribuenti.
Sarebbe forse più conveniente trovare gente del posto, pagarla, farsi rilasciare ricevute delle spese, vedere il progetto preventivo, valutare il consuntivo e verificare i risultati?
E ora? Ora con i soldi di quel riscatto quante armi ed esplosivo si potranno comprare? Quanti morti si potranno fare? Quante donne si potranno rapire e schiavizzare?
Se poi qualcuno si stupisce dei commenti feroci verso la cooperante (e che anche a me sono sembrati vergognosi) vorrei chiedergli di fare un passo indietro, di mettersi nei panni di chi è furioso. Se sei un professionista, se sei un dipendente statale, se vivi una condizione economica agiata, allora questa storia e l’eventuale riscatto non ti hanno tolto nulla e puoi commuoverti nel vedere Silvia libera. Se invece sei un invalido totale che vive con 285 euro annue (quest’anno 286, un euro in più, che vergogna: un euro in più) beh prova a metterti nei suoi panni, prova a immaginare quanta rabbia nel vedere soldi così mal spesi, soldi che finiranno per finanziare il terrore e la morte e magari avrebbero potuto essere investiti meglio. E lasciamo perdere gli invalidi, che ci importa? Mancano poveri in Italia? Mancano persone alle quali quei soldi avrebbero fatto molto comodo o magari salvato la vita oppure in italia è scoppiata la ricchezza? Bastava gestire meglio le cose, sono state gestite male e continuano ad essere gestite male; ciò che stupisce e che c’è chi approva. Misteri della Repubblica. Italiani cuore grande, si sa, cuore sì, ragione no.
I villaggi sono posti fantastici per fare volontariato, ci si conosce tutti, c’è un’atmosfera familiare e tanta sicurezza, si vive in contatto con la natura, insomma una bella esperienza da mettere sul curriculum. Ma è a pochi chilometri da Nairobi, o nei sobborghi di qualsiasi città africana che si vive davvero l’emergenza tragica e infernale delle bidonville. Su tg3 (sta su youtube) una giornalista tempo fa intervistò una ragazza costretta a vivere nella bidonville: case di lamiera con le stanze divise da pareti di cartone. Una povertà infernale; la ragazza racconta che tornando a casa una sera scoprì che le avevano rubato la forchetta ed il cucchiaio… la forchetta. Rubare una forchetta: si riesce ad immaginare tanta miseria?
Racconta che lì le ragazze si lasciano violentare senza far resistenza per non essere picchiate, per non essere uccise. Racconta, la ragazza, delle immondizie lasciate davanti uscio di casa, delle fogne inesistenti e dei liquami e deiezioni che scorrono davanti alle loro case ed i bambini lì giocano. Giocano…
Fatela lì la ludoteca.
La missione della società di Silvia era di far giocare i bambini. Fare una ludoteca.
Andate lì a far del bene, a lavare i bambini prima che a farli giocare, a disinfettarli, a curare le loro ferite, a proteggerli dalla violenza, a dargli da mangiare, a giocare ci penseranno quando saranno guariti e nutriti, non ora, ci sono altre priorità.

GILAD

Qui in Israele ci sono villaggi e zone pericolose da visitare per un israeliano ma per chiunque.
il sottoscritto, anni fa decise di entrare a Hebron (città israeliana, su suolo israeliano). Un soldato mi ferma prima dell’ingresso nella città e mi chiese se fossi conscio dei rischi che avrei corso; me lo chiese in maniera garbata ed educata : “Vuoi entrare ad Hebron? Ma sei scemo?” Così mi disse. Io però entrai e lui mi disse che lo facevo a MIO rischio e pericolo.
Ecco, qui funziona così: se ti rapiscono lo stato non paga, viene a prenderti con la forza se ci riesce, ma non paga, non ha pagato mai per non creare un precedente; in realtà ci fu una eccezione: Il soldato Gilad Shalit.
Gilad fu rapito dai terroristi di Hamas nel 2006 e tenuto prigioniero in un sotterraneo per 5 anni (60 mesi) 60 mesi senza che gli fossero estratte le schegge della bomba che lo aveva colpito, nutrito di solo pane per le prime 4 settimane di prigionia, durante la quale perde 17 chili. Gilad veniva minacciato di morte in continuazione, non vide mai la luce del sole per 5 anni perché i satelliti israeliani lo avrebbero identificato e trovato.
Gilad visse sì una forte fortissima pressione psicologica, aveva solo 18 anni al momento del rapimento, e Hamas di gente e soldati israeliani ne aveva sgozzati diversi in passato.
Insomma un po’ di stress pure lui lo ebbe, eppure non chiese di leggere il Corano e non si convertì.
Gilad giunse in Israele vestito da soldato Israeliano, aveva davanti il nostro Leader Benjamin BIBI Netanyahu pronto ad abbracciarlo, Gilad sorrise, gli fece il saluto militare e poi svenne.
Sì però pagammo un riscatto altissimo stavolta, per un solo soldato pagammo un riscatto storico: 1000 terroristi, alcuni colpevoli di omicidio e strage di civili. 1000 terroristi per un solo soldato indietro? In realtà svuotammo le nostre carceri. Ci siamo tolti 1000 criminali dalla galera che ci costavano 90 euro al giorno l’uno.
Abbiamo preso un soldato senza cacciare una breccola, anzi abbiamo risparmiato circa 8 miliardi di euro di costi carcerari che avremmo sostenuto solo nei prossimi 3 anni. Quello sì che fu un buon affare.
Bisogna saper far di conto e basarsi sulla razione e non sull’emozione, fare i conti bene prima di parlare.
Gilad non ha mai visto la luce del sole per 5 anni, per evitare che i satelliti israeliani lo trovassero.
Gilad fu ferito nell’agguato e le schegge delle bombe gli rimasero nella carne per 5 anni, non avendo ricevuto alcuna cura medica e portandolo a soffrire atrocemente
Gilad viveva sotto la costante minaccia di morte.
Gliad era ostaggio di una organizzazione terrorista che si ispira alla religione della pace.
Ora:
Gilad al suo ritorno non sorrideva.
Gilad aveva perso 17 chili
Gilad la prima cosa che fa una volta sceso dall’aereo è stato il saluto militare al nostro primo ministro Benjamin netanyahu, con la divisa dello stato di israele, saluta e poi sviene
Gilad non si convertì a nessuna religione, eppure lì sì, forse lo avrebbe salvato.
Gilad ha sofferto.
Gilad sull’aereo che lo riportò a casa si cambiò e si mise l’uniforme del suo paese, ma sarebbe bastata pure una maglietta ed un paio di jeans, certo non con l’uniforme dei suoi carcerieri.
A chi dice che Silvia è venuta vestita con abiti somali, invito a cercare su Google ‘Somali Clothes’ e non troverete nulla di simile a quello indossato da Silvia; piuttosto, la giornalista -Somala- Maryan Ismail, invece denuncia quella tunica e quel colore come l’abito indossato dalle donne sottomesse alla organizzazione integralista religiosa Shabab e denuncia sdegnosamente la passerella mediatica con il simbolo della sofferenza delle donne Somale, e ribadisce che di Somalo quell’abito non ha nulla, gli abiti delle donne Somale sono allegri e pieni di colore e non obbligano a tenere il cappuccio in testa, cercare su google, c’è tutto lì..
Gli insulti verso Silvia restano un abominio, ma allora lo sono anche quelli rivolti ai Marò che poi sono risultati innocenti, anche quelli indirizzati durante certe manifestazioni, ai soldati morti in missione di pace: ”10-100-1000 Nassirya’’ si gridava nelle manifestazioni di una certa sinistra. Si insultava, si insultava gravemente, si insultavano i morti, Silvia è viva, grazie a dio.

LE FAC NIU:

Al suo rilascio Silvia ha detto di non aver subito alcuna violenza e di ciò non possiamo che essere felici, prima si parla di un fidanzato e di una eventuale gravidanza, tutto poi ritrattato.
Se si è fidanzata lì, se ha fatto un figlio (e ha negato assolutamente di aver subito violenza) e se ha potuto studiare e convertirsi, non ci si vede una prigionia infernale, da cosa è stata liberata? insomma non sembra che abbia condotto la vita di schiava. Però potrebbero essere fac niu e si vedrà, comunque in caso, auguri al papà ed al nascituro.
La fac niu sulla gravidanza, spero sia vera e sarebbero affari suoi, perché i figli so piezz’ e core, ma non si fanno in cattività, nei filmato si accarezza la pancia ed ha un gonfiore che fa sperare bene che sia un maschietto o ha solo mangiato troppi fagioli e salsicce in aereo, vedremo.
Tornare vestita da teletubby e dire che è un abito Somalo, è proprio una fac niu e non stupisce che lo abbia detto Miss Stupidaggia Lucarelli, alla quale forse il troppo silicone che ha in corpo gli è finito nel cervello. Cervello da portare in officina anche a chi la segue anyway.
Italiani sempre pronti a ringraziare i nostri carnefici, sempre pronti a farci invadere da tutti.
Sempre servi, schiavi o vassalli, mai altra sorte.
L’episodio di Silvia sarà una grossa molla per molti ad emularlo. Si fa presto a far soldi con gli italiani: vengono qui a far del bene, li rapiamo, ci facciamo dare un sacco di soldi e poi li facciamo tornare a casa con la nostra divisa così ci fanno un po’ di marketing pubblicitario, facendoci fare pure un figurone alla nostra causa: che paese fantastico l’italia.
L’italia storicamente è sempre stata invasa e conquistata da tutti : Barbari, Normanni, Arabi, Austriaci, Spagnoli, Tedeschi e pure quegli imbecilli che vanno in giro con la Baguette sotto l’ascella sudata in estate; tutti hanno reso serva l’italia, solo san Marino non ci ha ancora provato, ma se continuiamo di questo passo…
Col lavoro che avevo in Italia ho avuto la possibilità di viaggiare tantissimo, in moltissime parti del mondo, e ovunque mi trovassi ero sempre accolto così: “Ah Italiano? Piza, Mozarela, Mandolinooo”’.
Beh ora le cose cambieranno, potranno dire: “Piza, mozarela, cretino”.

*Le informazioni sulla Ong di Silvia me le ha fornite Franco Nofori, da 30 (trenta) anni residente in Kenya, consigliere dell’ambasciata Italiana in Kenya.

I dati sui salari dei volontari delle ONG li ho presi da Payscale.com e Guidestar.com

#restiamoNani

#HastalaCicoria

#forzaLecce

(qui)

E due parole sulla ragazzotta viziata la cui voglia di avventura tanto è costata alle nostre tasche e all’immagine dell’Italia

Credo si possa dire: quello di Silvia Romano che, ottenuto un visto turistico per il Kenya, ci è restata e si è messa in pericolo andando in un’area a rischio, è stato un comportamento irresponsabile, anche se non sappiamo quanto sia dipeso da lei e quanto dalla Onlus Africa Milele.
Posto che per tenere compagnia agli orfani vanno benissimo anche le donne africane, perché non è un lavoro che richieda studi universitari, mi pare che a entrare in gioco sia stato lo spirito di avventura, non la mancanza di bambini che in Italia abbiano bisogno di affetto o la mancanza di Africa di donne che possano darlo.
Penso, senza ironia, che abbia fatto bene a convertirsi per salvarsi la vita, o anche solo per ingraziarsi i carcerieri. Penso anche che abbia dimostrato un eccezionale spirito di adattamento, necessario per la sopravvivenza psicologica, creando un legame affettivo con loro, come modo per illudersi di essere circondata da persone buone e non da terroristi feroci.
Posso capire anche che allo stato attuale sia plagiata e quindi non se la senta di rinnegare una conversione fatta in quelle condizioni, e che creda davvero alla bontà dei terroristi e alla genuinità della propria conversione.
Però, da quanto ha raccontato lo zio di Silvia Romano, gli uomini della sicurezza che l’avevano portata in Italia le avevano chiesto di togliersi quel vestito, anzi, quel sacco della spazzatura assolutamente osceno che indossava, prima di scendere dall’aereo. Lei ha rifiutato categoricamente, ritardando quindi lo sbarco e mettendo in scena una passerella che ha fatto la felicità dei terroristi.
Qui è diverso, non le chiedevano di maledire i terroristi o di ripudiare il Corano. Si trattava degli uomini che l’avevano salvata e avevano rischiato la vita per lei. Non ha mostrato per loro né rispetto né gratitudine. non per loro, non per il Paese che l’aveva salvata. Non mi risulta che abbia ringraziato le autorità italiane, gli uomini dei servizi segreti, l’Italia intera, non mi risulta che abbia espresso rammarico per essersi messa nei guai con conseguenze catastrofiche, non solo per lei
Qui non c’entra il plagio. Questo è il comportamento di una persona egocentrica e ingrata , pronta a rispettare i terroristi ma non chi l’ha salvata. Se poi davvero volesse tornare in Africa dopo i disastri che ha, sia pure involontariamente, combinato, ne uscirebbe un quadro ancora peggiore.
Enrico Richetti

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (1)

Questa è un’altra ripresa, meno nitida rispetto a quella che chiude questo post, ma cominciata all’inizio della vicenda, e in cui sono più evidenti la violenza subita dalla donna e gli incredibili abusi e soprusi messi in atto dai vigili.

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (2)

Lecce, vigilessa interrompe funerale di una 32enne per identificare presenti. La madre: “Una persecuzione”

È accaduto nel piazzale del cimitero durante la esequie di Silvia Ghezzi, morta a 32 anni dopo due anni di lotta contro una malattia rara: “Non erano più di 20, avevano dei palloncini in mano, e rispettavano il distanziamento”
funerale Silvia Ghezzi
di LUCIA PORTOLANO

11 maggio 2020

Una mamma che piange la propria figlia che non c’è più, la bara bianca e una quindicina di persone sparse sul piazzale del cimitero, a debita distanza, per l’ultimo saluto a Silvia Ghezzi ed intanto una vigilessa, con taccuino in mano, chiede nome e cognome ai presenti per poter svolgere i controlli. È accaduto nel piazzale del cimitero di Lecce durante la celebrazione del funerale di Silvia Ghezzi, la ragazza leccese morta a 32 anni dopo due anni di lotta contro una malattia rara.
Durante la celebrazione officiata da don Gianni Strafella nell’ampio piazzale la vigilessa si è avvicinata alle persone presenti e le ha identificate. Non erano più di 20, avevano dei palloncini in mano, e rispettavano il distanziamento richiesto dalle prescrizioni anti Coronavirus. Lo zelo della vigilessa ha amareggiato la mamma di Silvia. La donna, Mimma Colonna ha pubblicato il suo sfogo su Facebook.
“Non è accettabile che avvenga tutta questa persecuzione durante la celebrazione della messa del funerale di mia figlia Silvia – scrive questa mamma – che ha già dovuto sopportare in vita atroci sofferenze e non trovare pace nemmeno nel cimitero durante il suo ultimo saluto da parte dei congiunti che educatamente erano a 3-4 metri uno dall’altro all’aperto, continuare imperterrita a disturbare per chiedere nome e cognome col taccuino in mano mentre il dolore per la perdita della figlia ti attanaglia è veramente deplorevole e squallido”.
La donna riporta l’esempio del cimitero di Bologna dove tutto questo non è accaduto e si rivolge al sindaco di Lecce Carlo Salvemini. “Vengo dal cimitero di Bologna – aggiunge – dove mia figlia è morta e nonostante si celebrassero i funerali nessun vigile a Bologna si è mai permesso di assumere atteggiamenti da campo di concentramento, anzi se si avvicinavano era solo per dare le condoglianze e ricordare le distanze. Allora credo signor sindaco che la prima cosa che manca a questa vigilessa non sono l’apprendimento delle regole del Decreto, ma le basi più elementari della buona educazione, del rispetto del dolore atroce per la perdita di una figlia, del rispetto per la celebrazione funebre e poi non può avere libero arbitrio di modificare le regole a suo piacimento”. (qui)

E qualcuno nega che siamo in uno stato di polizia (3)

Lucia Guida

Le “Mascherine Tricolori” sono liberi cittadini che ogni sabato hanno deciso di incontrarsi senza fare assembramento.
In ogni città d’Italia. Per gridare il proprio dissenso contro un Governo indegno.
A distanza di sicurezza e ciascuno con le mascherine, appunto, stamattina si stava passeggiando tra Piazza del Popolo e Via del Corso, cantando l’inno nazionale.
Tra vetrine di negozi chiusi, sui quali erano affissi avvisi che “non si riaprirà, non siamo in grado senza aiuti”.
Centinaia. A distanza. Camminavano e cantavano l’inno nazionale.
Qualcuno dai balconi applaudiva.
La polizia li ha chiusi, praticamente bloccando la strada con le camionette da una parte e dall’altra.
Lo capiamo che ci hanno tolto la libertà??

 

Sì, il Grande Fratello è arrivato
stay home
Coadiuvato dai suoi servi sciocchi

erri d.l.
(da almeno vent’anni questa faccia mi ispira l’espressione “vecchio mal vissuto”, nonostante sia quasi mio coetaneo – meno di dieci mesi di differenza – e vent’anni fa io girassi ancora gloriosamente in minigonna e tacchi a spillo, raccogliendo ancora qualche robusta fischiata di freni)

E ricordiamo che
asino
e che i coglioni sono sempre in due, e sempre appaiati ma leggermente asimmetrici
Beppe-Sala-Navigli
e che tutti i provvedimenti suggeriti dagli “esperti” e presi dal governo sono ampiamente giustificati, dal momento che abbiamo a che fare con un virus sconosciuto, strano e dai comportamenti bizzarri e bizzosi anzichenò
salti

E infine – perché almeno un angolino alla bellezza vorremo lasciarlo, no? – la cosa più bella che mai potrà capitarvi di leggere su Ezio Bosso.

barbara

SPIGOLATURE 6

Ancora una volta parto con un antipastino leggero, anzi due, uno in Italia, dove per fortuna il senso dell’umorismo non è ancora del tutto morto
brioches
e uno in Israele, dove le mascherine sono obbligatorie
mascherina IL
Passiamo al consommé che, come facilmente comprensibile anche da chi non conosca il francese, significa consumato. Resta da decidere chi o che cosa sia il consumato: il signor Arcuri, consumato attore specializzato in ruoli di fotti-popolo italiano? Il popolo italiano consumato fino all’esaurimento da un governo di cialtroni e farabutti? I farmacisti, coi nervi consumati dall’infinita richiesta di mascherine che non sono stati messi in condizione di poter fornire? Le mascherine, consumate in due ore a causa di un esperto incapace di mantenere le promesse? A voi la scelta.

 

E ora, per riprenderci dalla batosta delle mascherine e di tutto il bordello che vi gira intorno, una bella carbonara, ricca, saporita, nutriente, la meravigliosa notizia che ci ripagherà di tutte le sciagure e di tutte le amarezze: dopo tanti “esperti” da strapazzo abbiamo finalmente un’esperta vera, a prova di bomba
greta-covid
(qui l’articolo)

È arrivato il momento del secondo. Ci sarebbe un arrostino, che però si è cucinato un po’ troppo e si è seccato: è un po’ duro da masticare, ma magari, mentre mastichiamo, abbiamo il tempo di riflettere un po’.

“QUELLO CHE SILVIA ROMANO FACEVA IN KENYA NON AVEVA NESSUN IMPATTO SU NESSUNO” – EDWARD LUTTWAK

Da “la Zanzara – Radio24”

“Anni fa una brava persona è morta per salvare una donna andata in Iraq per scrivere male dei soldati italiani in Iraq. Vorrei dire che gli operativi dell’Aise sono operativi sul serio e chiunque critichi queste cose, non deve criticare loro. I loro colleghi di altri servizi sono molto operativi nei film, ma in pratica non sono operativi. Il peggior aspetto di questo è la collaborazione con i servizi turchi, gli agenti di Erdogan e dell’islamismo. Gli italiani avrebbero dovuto sputargli in faccia, a questi del servizio turco. Questa è una cosa terribile”.

Lo dice Edward Luttwak, politologo americano, a La Zanzara su Radio 24. “Queste persone italiane che si auto nominano Ong – dice Luttwak –  e che vanno a mettersi nei guai, non hanno diritto di esigere questi grandi sforzi. Più dei soldi c’è il rischio per il personale, che non sono lì per fare le bambinaie di queste disgraziatissime persone che vanno proprio lì dove c’è il pericolo. Vi assicuro che quello che questa signora faceva in Kenya non aveva nessun impatto su nessuno.

Io vi do una lista di quartieri a Napoli dove c’è un enorme bisogno di lei… invece lei va a fare  un’avventura personale e poi si fa salvare dallo Stato italiano, e poi com’è successo quella volta con quelle due disgraziatissime Simone, il padre diceva che se vogliono poi tornare in Iran, non è che le blocco. Hanno il diritto di farlo. E così ogni volta lo Stato italiano va lì e paga milioni”.

“Queste  Ong – aggiunge Luttwak –  sono ragazze e ragazzi che vanno in giro con Toyota Land Cruiser da 70.000 dollari, parlano a vanvera, non parlano la lingua, non sanno fare sono alcune ong importanti accreditate? La parola ong vuol dire non governativa. Vuol dire cioè che non è sorvegliata da nessuno. Questi sono giovanotti e giovanotte che non hanno una collocazione nella loro società, e sotto il nome di ong vanno a vanvera nel mondo. Ero in Bolivia e nell’Amazzonia boliviana, ho la mia fattoria di mucche. E vedo questi sbandati delle ong che vanno in giro a fare programmi cretini e poi scompaiono. Raccolgono soldi da qualche cretino e poi scompaiono. Sono una piaga”.

Silvia Romano si vuol far chiamare Aisha: “Un po’ di rispetto, Aisha è la moglie di Mohammed. L’ha sposata quando Aisha aveva sei anni, ma nella biografia ufficiale spiegano che non ha consumato fino all’età di nove anni. Quindi è un glorioso nome Aisha. Un orrore?  No, è una cosa bellissima. Adesso sento che questa vuole ritornare lì per farsi catturare di nuovo per essere liberata di nuovo. E magari c’è un genitore in giro, come ha fatto con le due disgraziatissime, che dice se mia figlia vuole ritornare io non è che la blocco.

Se dovremmo impedire a queste persone di tornare lì? No, no, bisogna pubblicare una notizia oggi, in giro per il mondo, che se tu sei un cittadino italiano, che ti chiami ong o non ti chiami ong, Ciro o Giro, tu devi contattare il consolato italiano più vicino, e se il consolato ti avvisa che è pericoloso essere dove sei, se tu non ritorni a casa il consolato italiano non può più tutelarti”.

Molti italiani sono rimasti infastiditi nel vedere la Romano vestita in maniera islamica? Tu sei un razzista del peggior tipo, sei un anti islamico. Lei si chiama Aisha che era la moglie di Mohammed. Che ha sposato a sei anni, consumato a nove. Questa è una parte importante. Io sto citando la biografia ufficiale del mondo religioso islamico. Lui ha detto guarda che non sono un pedofilo perché non ci ho fatto niente fino all’età di nove anni. Ma a me preoccupa solo un fatto, di aver collaborato coi puzzolenti turchi, i peggiori turchi del mondo, ci sono turchi belli e brutti. I più brutti sono quelli del servizio turco”. (qui)

Come ha ricordato qualcuno, lei era lì per intrattenere bambini (e, come ha ricordato Silvana De Mari e come tutti noi possiamo verificare girando per google immagini, farsi i selfie col negretto), perché sicuramente non si sono donne africane capaci di badare a un gruppetto di bambini. E siamo arrivati al dessert, per il quale propongo una bella torta alla panna, ben sostanziosa.

Urgono uomini seri

C’è aria di guerra civile in Italia. Una brutta aria di odio e d’insofferenza. Si sta scavando un fossato incolmabile tra italiani. Riassumo gli ingredienti o le stazioni che portano all’odio radicale. In primis le restrizioni e i divieti anche assurdi hanno lasciato un segno e una scia sul corpo e la mente degli italiani; poi le carenze sanitarie più elementari unite alle clamorose cialtronerie di commissari, ministri e task force; aggiungi la mancanza assoluta di strategia, prevenzione e test per governare il futuro ma tutto è affidato ai cittadini e alle loro limitazioni. Poi la drammatica situazione economica e sociale per famiglie e imprese, le tante aziende che non apriranno, i tanti che non riavranno il lavoro, l’impossibilità di far rinascere esercizi con quelle restrizioni, quei costi e quelle cadute. Intanto una legge libera fior di delinquenti dalle carceri e persino criminali in cella d’isolamento, che non erano a rischio di contagio; proprio mentre venivano inseguiti sulle spiagge come criminali innocui bagnanti, sporadici avventori o isolati corridori. Unisci questo quadro alla vanesia, fanfarona, irritante esibizione del governo, gli show inconcludenti su aiuti che non arrivano mai.

Se a tutto questo unisci vicende dell’assurdo come la liberazione di Silvia Romano, con pagamento ai terroristi per finanziare le loro imprese e le loro armi, il ritorno dell’ostaggio da moglie di uno di loro e credente nella religione dei suoi stessi carcerieri nella versione più feroce e antioccidentale, insieme all’autoincensarsi del governo che sfrutta l’occasione per farsi uno spot e una passerella, col premier e il ministro degli esteri che sgomitano per prendersi la vetrina, il codazzo di media allineati e vescovi inclusi, ti accorgi che la polveriera sta per esplodere. Non c’è più dissenso ma disprezzo, livore.

Su quest’ultimo caso ho letto giudizi sprezzanti che trasudano odio tra due Italie che non si parlano più ma si sputano, si schifano, si disprezzano. Agli uni pare civile, umano e misericordioso gioire per il ritorno a quelle condizioni dell’ostaggio e pare invece bestiale, infame e incivile chi ne mostra il conto, il rischio, la beffa. Agli altri, e ci sono anch’io tra questi, magari con toni e argomenti un po’ diversi, pare assurdo che una prigioniera torni con la divisa dei suoi carcerieri, che vanti il trattamento ricevuto, che ostenti anche nelle vesti il disprezzo per il mondo in cui è tornata e che ha pagato il riscatto e rischiato vite umane per riportarla a casa. Ma poi leggi i commenti dell’altro versante, anche di persone fino a ieri abbastanza equilibrate che provano schifo per chi fa queste elementari considerazioni, per chi ricorda le vittime del terrorismo e le volte che non abbiamo voluto pagare riscatti per non cedere ai terroristi, lasciando morire anche leader nazionali. A vergognarsi, per costoro, dovrebbe essere chi lo denuncia…

Allora ti accorgi che qualcosa si è rotto, il malessere sta facendo saltare i nervi a tutti e ci sono due vulcani pronti a eruttare, l’un contro l’altro armati. C’è un’aria terribile. Lo vedo anche nel mio caso personale, lo riconosco: non riesco più neanche ad ascoltare programmi come quello della “vipera tirolese” o simili, a vedere i tg filogovernativi o ad ascoltare, solo ad ascoltare, la voce del gagà di governo, di gigino, di fofò, della sinistreria assortita. Sono stato spesso all’opposizione, in aperto dissenso, non mi sono mai risparmiato nelle polemiche. Ma non mi era mai capitato di scendere a questi livelli d’insofferenza radicale e vedo che sta capitando anche dall’altro versante. Ed entrambi riteniamo di avere piena ragione.

Ma che ci sta succedendo? Dove ci porterà questo clima se si aggraveranno, come temono in tanti, le condizioni sociali ed economiche del paese e la depressione diffusa muterà in rabbia? Il dissenso verso questo governo ormai va ben oltre la critica e la richiesta di farlo cadere. La gente vorrebbe vederli sparire, mandarli a casa a calci nel sedere, se non in galera, perlomeno nello stesso carcere in cui è stato confinato il popolo italiano oltremisura. Penso alla sventura di un paese che sta attraversando il peggior momento della sua storia repubblicana col peggior governo che potesse capitare. Con più incapaci, cialtroni, quaquaraquà, ignoranti e presuntuosi mai avuti nella sua pur assortita storia.

Come pensate che si possa ricucire questo paese e riportare nella normale vita di una democrazia i dissensi e le divergenze? So che molti di voi sognano una svolta radicale, una sterzata elettorale, un’inversione di marcia. Lo capisco, d’istinto lo dico anch’io. Ma lasciate che vi dica una cosa: siamo arrivati a un punto che non si tratta più di destra e sinistra, di sovranisti e globalisti, di populisti e no. Urge affidare il paese nelle mani di persone serie. Abbiamo un elementare assoluto bisogno di gente seria. Seria, non dico altro. Una parola semplice e complicata. Serietà. Persone consapevoli della loro responsabilità, che non vendono fumo, che spengono gli odii, che mantengono gli impegni assunti, non vogliono raggirare nessuno. Voi direte sì, ma devono essere capaci, competenti, adeguati. Basta che siano seri. Perché una persona seria se capisce di non essere all’altezza non si assume il compito di guidare un paese, e in questo momento poi; e una persona seria nei campi in cui non ha competenza, si affida a persone serie, li investe di serie responsabilità. I buffoni, i mestatori e i dilettanti al potere sono gente priva di serietà.

Noi abbiamo bisogno di gente seria, il coraggio della serietà. Altrimenti quelli “seri” arriveranno da fuori. Poi ragioniamo sul resto, ma è necessario che al più presto si concordi un cambio di guardia per un governo autorevole composto da gente seria. Perché la situazione, come si usa dire, è grave ma non è seria.

MV, La Verità 13 maggio 2020, qui.

Aria da guerra civile. Ed ecco questa scena ripresa a Salerno, dove una donna è stata sorpresa dalle forze dell’ordine senza mascherina, diciamo una grappa ad almeno 50° buttata giù nello stomaco in un’unica sorsata e fatta lì esplodere:

 

Sì, l’esasperazione è ormai arrivata a un punto tale che non si ha neppure più paura delle possibili conseguenze. E non è interessante constatare che se si ribellano decine di persone tutte insieme, quei vigliacchi non hanno il coraggio di fare niente, esattamente come non fanno niente agli africani che spacciano, capaci di scatenarsi solo con il singolo, tanto più impreparato a difendersi quanto più consapevole di non avere commesso alcun illecito, per non parlare di reato? Prendiamone nota, e facciamone buon uso.

barbara

VI CONQUISTEREMO COL VENTRE DELLE VOSTRE DONNE

Qualcuno ha scritto che “si accarezza teneramente il ventre”: voi ci vedete tenerezza? Io ci vedo fierezza, ostentazione, sfida; la mano non sta sfiorando la pancia, la sta sottolineando, facendo risaltare, con quello sguardo di sfida, di chi è certo di essere dalla parte vincente, che non di rado vediamo nelle donne musulmane intabarrate dalla testa ai piedi che si aggirano per le nostre strade, nei nostri mercati.

Aggiungo la seconda parte di un altro eccellente articolo del sempre eccellente Max Del Papa.

Adesso è epoca di lockdown, vietato radunarsi ma al Casoretto c’è gran fermento*: aspettano il ritorno di Aisha, non più Silvia, con grande spiegamento di forze dell’ordine comprese le guardie municipali ma nessuno multa nessuno, nessuno disperde nessuno: non è assembramento, è democrazia, si vede che la folla di onghettinebellaciao, grillini, facciamorete è immune al virus. Arriva Aisha, non più Silvia e saluta la folla, non la benedice perché quella non è più la sua religione però manda baci, scocca sorrisi, sale in casa, s’affaccia alla finestra: per la Madonna, quella che canta, non l’altra, ci sarebbe meno euforia, meno isteria. Il mondo osserva e pensa: questa è tornata diversa, vestita da islamica somala, si è convertita, dipinge i suoi carcerieri, gente di al-Shaabab, una formazione terroristica radicale, come prossimi, per non dire congiunti, annuncia la volontà di tornare subito indietro e gli italiani piegati da una crisi irreversibile, fiaccati da due mesi di isolamento, la portano in processione.

Amen, guai a chi non sta bene, la parola d’ordine è: gioire per il ritorno di “una vita umana”. Ma questo, se può essere un punto di partenza, indiscutibile, condiviso, non può essere anche l’arrivo, non può chiudere il cerchio dei conti, delle questioni sospese. Il ritorno d’immagine, come più volte precisato, è esaltante per l’Islam radicale quanto devastante per l’Occidente cristiano; l’operazione propagandistica perfetta, avallata dagli sciagurati governanti nazionali, gente che cercava di scavalcarsi, di arrivare prima, Conte e Di Maio a tirarsi gomitate pur di figurare con la figliol prodiga ma non redenta. Una scena avvilente, degna non di uomini di stato ma di bambini dell’asilo. Una scena che, comprensibilmente, ha indispettito oltre misura l’amministrazione americana che, secondo quanto trapelato da fonti coperte ma autorevoli, avrebbe diffidato l’Italia dal riscattare la ragazza che non si considerava più ostaggio ma del tutto calata nella sua nuova condizione, convertita, legata alla comunità locale, probabilmente plagiata ma irreversibilmente risoluta. Lo Stato italiano non ha ascoltato, ha preferito assecondare la propaganda turco-islamista confidando in una demenziale ricaduta positiva sui tenutari del potere. Almeno alcuni. Ma già pochi giorni prima Mike Pompeo, il segretario di Stato Usa, era stato chiaro: ragazzi finitela di flirtare con la dittatura cinese, finitela di consegnargli le vostre strutture ed infrastrutture a cominciare dal 5G, ricordate che fate ancora parte dell’Alleanza atlantica. Niente da fare, Conte, che si sente un ibrido tra Napoleone, Churchill e, forse, Manuel Fantoni, quello che s’imbarcò su un cargo, ha preferito lo schiaffo plateale. Sono cose che dall’altra parte del mare non si scordano e Trump non è tipo che dimentica. [Pagheremo caro, pagheremo tutto. Come se già non stessimo pagando abbastanza per colpa di questa banda di cialtroni inetti insediati dal Cialtrone Capo per impedire che andassimo al voto]

Ad aggiungere farsa a disastro il notorio tempismo del Pd che pensava bene di stampare al volo manifesti di taglio elettorale con l’effigie di Silvia Romano. Senza sospettare che Silvia non esisteva più, ormai c’era Aisha, una che si esprime da moglie bambina del Profeta. Non ci sono parole pulite per definire un simile svarione, forse solo “puttanata” rende, lontanamente, l’idea; in un passaggio nel quale gli italiani sono esasperati per le allettanti promesse di un governo che puntualmente le disattende, li dimentica, li piglia in giro. Non è, si badi bene, questione dei 4 o 5 milioni per il riscatto – che comunque serviranno ad alimentare nuovi sequestri, nuove stragi, nuovi eccidi di innocenti, nuovi massacri di donne, di omosessuali, di infedeli. È il principio, è l’incongruenza, la spregiudicatezza sfacciata, offensiva di un governo che corre alla corte di una ragazza mandata, diciamo anche questo e diciamolo chiaro, allo sbaraglio dalla ong di turno, mentre ostenta disinteresse per i suoi cittadini. Aisha, nel tempo in cui era Silvia, fu una ragazza occidentale come tante: carina, curata, aveva lavorato per un periodo in una palestra del quartiere, in via Feltre. Poi qualcosa è successo o forse è uscito fuori ciò che già covava, la folgorazione per il volontariato, la scelta africana, in un villaggio sperduto, denso di pericoli, vicino ad una base terroristica. Curioso e in certa misura egocentrico modo di risolvere i problemi di un continente. “Ah, come, adesso neanche aiutarli a casa loro va più bene?” provocano gli umanitari dalla logica di legno. Chiamali aiuti: non l’immane lavoro dell’emancipazione, le riforme profonde, la promozione sociale e culturale, le infrastrutture, la laicità, l’affrancamento da una sottopolitica tribale, ma far giocare i ragazzini con le canne di bambù.

Ma se osi scriverlo ti garantisci puntuali accuse di odiatore, di sciacallo. Invece Gad Lerner che scomoda in quel modo sgangherato la memoria di Fausto e Iaio “che oggi gioiscono con noi”, è della famiglia degli agnelli. No, se sei un giornalista e non un equilibrista hai il dovere di porti e porre il problema delle conseguenze di una situazione allucinante, di considerare lo scenario nelle sue ricadute strategiche, geopolitiche, di sottrarti alla superficialità troppo comoda di chi risolve tutto con la gioia per il ritorno di “una vita umana”. Dopo la fine di Bin Laden, al Qaida aveva perso smalto, soppiantata dall’Isis del califfo al Baghdadi, perfino più spietata e più feroce. Ma con Isis allo sbando, al Qaida torna a rivendicare l’egemonia della polveriera fondamentalista. Dopo la trionfale propaganda che ha avuto come strumento Aisha, non più Silvia, quante decine di migliaia di fanatici, di balordi, di suggestionabili correranno ad affiliarsi ad al Qaida? Con quali conseguenze? (qui)

* Se avete sufficiente stomaco guardate la prima manciata di minuti qui (NOTA: non sono sicura di avere sentito bene, ma per ogni evenienza suggerisco a credenti e persone sensibili di azzerare l’audio). Più di qualche minuto dubito che qualcuno possa resistere senza vomitare.

Qui qualche interessante notizia su Lilian Sora, fondatrice della scalcinata ONG di cui faceva parte Silvia Romano, e sugli scalcinati e velleitari volontari che si buttano sull’avventura africana. Che poi, non per voler fare a tutti i costi la lombrosiana, ma voi affidereste i vostri soldi e le vostre vite a una con una faccia così?
lilian sora
Un’ultima cosa. Mi è stato segnalato un video, chiedendomi un parere sulla sua autenticità, in cui una ragazza, identificata come Silvia Romano quattro anni fa, cammina nuda per la strada, spiegando a chi la ferma che quello è un esperimento sociale, fatto per dimostrare che la gente è buona. La ragazza effettivamente assomiglia molto a Silvia Romano, e anche la vocetta stridula da ochetta giuliva assomiglia, però il tatuaggio sulla spalla è molto più grande e colorato, e dell’assoluta perfezione del corpo non trovo riscontro nelle foto in calzoncini e canotta di Silvia Romano reperibili in rete, quindi non penso che sia lei. Ma, mi chiedo: e se anche lo fosse? Che cosa vorrebbe dimostrare questo video? Che cosa ha a che fare con la vicenda in cui è stata coinvolta? Qual è lo scopo della sua messa in circolazione? Non ne abbiamo già abbastanza di sciacalli in giro?

barbara

SPIGOLATURE 5

Premessa importante: per ogni attività che fallisce, c’è un cinese pronto a comprarla per due soldi. E l’imprenditore fallito DOVRÀ vendergliela, perché lui deve mangiare, e nessun altro, qui, è in grado di comprargliela, perché chi non è ancora fallito è messo poco meno peggio di lui. E quando si saranno comprati tutta l’Italia, ci terranno per la gola, o per le palle, che dir si voglia, e faranno di noi tutto ciò che vorranno.

Per la prima non c’è bisogno di parole di accompagnamento
presentiassenti
E, restando in tema di governo, o meglio, di gente che comanda, qui e altrove, non necessita di didascalie neppure la seconda
PD-CARICHE
Poi vi faccio una domandina facile facile: qual è l’infrazione per la quale questo signore è stato sanzionato?
giustificato
E adesso godetevi questo meraviglioso intellettuale che è convinto che la mancanza di respiratori, di mascherine, di qualunque strumento atto a fronteggiare un’epidemia annunciata sia una sciagura naturale, come i terremoti, gli uragani, le eruzioni dei vulcani, e quindi non si possono imputare colpe al nostro meraviglioso Bisconte biscottato: non è colpa sua se tutto è andato storto, è solo perché mancavano i respiratori, mancavano le mascherine…

Ma quante tonnellate di malafede ci vogliono per sparare una simile montagna di cazzate? Perché non basta l’ideologia per arrivare a questi livelli, qui ci vuole proprio dell’altro, e in quantità industriali.

E poi cosa vi metto? Ah sì, quegli sporchi infami sovranisti fascisti razzisti che predicano prima gli italiani, che si oppongono alla benefica regolarizzazione dei clandestini e altre simili porcherie

E ora guardatevi questa spettacolare carrellata di dichiarazioni di esperti dal 2 febbraio al 12 marzo, quando già avevamo superato il migliaio di morti
sentenze
e ancora, alla metà di maggio, tocca sentirci dire che dobbiamo fare questo e dobbiamo fare quest’altro perché lo dicono gli esperti?! Ma andassero, come dice quel tale che non ama il turpiloquio, a fare mercimonio del proprio tafanario! E per concludere vi offro ancora un interessante video

e un altrettanto interessante articolo

Siamo ormai allo squadrismo sanitario

Il virus ha infettato il loro ego. Perciò voglia Dio, nella fase 2, liberarci dai ducetti della pandemia. Abbiamo bisogno di leader che ci trattino da cittadini maturi e responsabili, non da ragazzini minchioni da sottoporre a minacce e umiliazioni.

Prendete la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Già si era esibita sotto Pasquetta: se andate a fare le grigliate «vi becchiamo», «vi pizzichiamo», avvertiva i romani. Un linguaggio da poliziotto penitenziario, più che da primo cittadino di una capitale. Evidentemente, entrare nella «cabina di regia» con Giuseppe Conte deve averle montato la testa. E così, la Raggi, alla vigilia di questa falsa ripartenza, ha rincarato la dose, reclamando i pieni poteri per i sindaci e presentando in questi termini la riapertura dei parchi: «Sono una concessione che ci viene fatta dal presidente del Consiglio, ma dobbiamo meritarcela». Chiara la filiera? Se possiamo mettere il naso nella natura è per bontà del caudillo. La caudilla però ci mette sull’attenti, come all’asilo: se non fai il bravo, ti tolgo il giocattolo.

D’altro canto, la scuola d’illibertà del Movimento 5 stelle non ha nulla da invidiare alla scienza della reclusione del Pd. Il circolo Litorale dem di Ostia, ad esempio, per la stagione balneare aveva lanciato una brillante idea: il braccialetto elettronico contro gli assembramenti. Bello: andare in spiaggia come i condannati ai domiciliari. Per fortuna, i gestori degli stabilimenti hanno riconsegnato l’idea al mittente. Il circoletto piddino potrà rivendersela a una delle varianti del totalitarismo asiatico: dal regime di Xi alla tecnocrazia populista di Singapore.

A proposito di tecnici. Al coro delle minacce agli italiani s’è aggiunto il superesperto del ministero, Walter Ricciardi. Quello che era dell’Oms ma non è dell’Oms. Quello che attaccava il Veneto per i tamponi a tappeto, però aveva torto marcio, perché i tamponi a tappeto hanno consentito alla Regione di Luca Zaia di spegnere i focolai infettivi. Ebbene, il consigliere di Roberto Speranza, con un passato da attore, già rimprovera «le tante persone viste in giro»: «Voglio ricordare che come si è aperto, si può anche richiudere». Siamo ormai allo squadrismo sanitario: noi vi abbiamo ridato un pezzetto di libertà, noi ve lo possiamo togliere. Perché «abbiamo ancora bisogno di un cambiamento culturale forte, permanente». Scusi Ricciardi, ma lei chi è per imporcelo a suon di intimidazioni? Chi l’ha eletta? Chi la controlla? In virtù di quale autorità dovremmo sposare le sue convinzioni?

Solo lavate di capo. Nessuno è sfiorato dal sospetto che gli italiani non siano anarchici e smidollati, che sappiano regolarsi da soli, che i loro diritti fondamentali non dipendono dai comitati tecnico-scientifici o dalle manie di protagonismo di politicanti di secondo piano, poiché sono scolpiti della Costituzione e nel diritto naturale. Abbiamo preso in giro Boris Johnson e la Svezia, Donald Trump e Jair Bolsonaro. Ma noi siamo sotto il tiro dei «lanciafiamme» di Vincenzo De Luca, identico alla sua caricatura, personaggio più che persona.

Il sospetto è che qualcuno, qui, stia mischiando le carte per poter mettere le mani avanti: se le cose vanno storte, dannato sia chi va a correre, chi va al parco, chi fa al bagno al mare o la passeggiata sotto i portici con i bambini. Lo si legge nelle parole di Conte al Corsera: «La ripartenza del Paese è nelle nostre mani. Tocca a noi decidere se vogliamo che sia risolutiva e definitiva». Loro sono stati bravissimi: se poi finisce male, la colpa è nostra.

Alessandro Rico, 4 maggio 2020, qui.

Avete presente la famosa mamma napoletana che ti rincorre con la ciabatta gridando “Come ti ho fatto io ti disfo”? Ecco.

barbara

QUALCHE ALTRA DOMANDA

Domanda N° 1

Perché ci sono fotografi che sentono il bisogno di scattare, e giornali di pubblicare, foto prese col teleobiettivo che trasforma persone sgranate in 150 metri in un’ammucchiata di pazzi incoscienti concentrati nel mio soggiorno?
foto tarocche 1
foto tarocche 2
foto tarocche 3
(qui tutta la documentazione) Non staranno per caso prefabbricando un alibi per colui che regna colà dove si puote ciò che si vuole, che per ora ha magnanimamente concesso di aprire un filino il rubinetto ma avverte minaccioso che se non ci comporteremo bene tornerà a chiuderlo? Non gli staranno fornendo il pretesto per richiuderlo quando e come vorrà con la motivazione, “documentata” da quelle immagini, del pericolo rappresentato dal nostro incosciente, sconsiderato e criminale comportamento?

Domanda N° 2

Lo sapevate che si può guarire per decreto ministeriale? No, eh?

Posso solo aggiungere che mio marito, è uscito dall’ospedale dove era stato ricoverato per covid con la solita lettera di dimissioni dove oltre alle cure e all’anamnesi medica stava scritto: “guarito come da decreto ministeriale n 6658 del 26/02/2020”. (qui)

Domanda N° 3

Come mai non si trova un giornalista che sia uno capace di fare le pulci al governo? Semplice: perché sono impegnati a tempo pieno a tentare di farle all’opposizione, venendone peraltro asfaltati alla grande

E notiamo, per inciso, che l’opposizione risponde alle domande, risponde puntualmente, e risponde nel merito, a differenza di chi sta al governo
conte bergamo
Domanda N° 4

E a proposito di governo, la protezione civile chi dovrebbe proteggere? Perché quando leggo che spende, pagando anticipatamente, 12 milioni di euro nostri per comprare dalla Cina del materiale che poi viene bloccato perché è difettoso e noi qui senza materiale e senza soldi, io qualche domanda me lo faccio (e colgo l’occasione per spiegare a Elena che questo è esattamente il motivo per cui mi sono ben guardata dal comprare il vostro libro: per il destinatario che avete scelto per la vostra opera di beneficenza. Soldi miei in mano a quella gentaglia, neanche morta).

Domanda N° 5

Perché questo è un reato da punire con una multa di 400 euro a testa
ristoratori
e questo
x Silvia 1
x Silvia 2
no?

Domanda N° 6

Che è una domanda con molte ramificazioni, ma metterò tutto insieme, e riguarda la vergognosa vicenda di Silvia Romano. Parto da un paio di considerazioni in parte anche personali.

Silvia Romano non era una “volontaria”. Volontario è il medico, l’infermiere, l’ingegnere, il geometra, che nel mese di ferie anziché andarsi a spaparanzare sulla spiaggia o fare qualche bel viaggio esotico prende un aereo (a spese proprie!) e se ne va in Africa, in Sud America, nel Sudest asiatico a fare gratuitamente il suo mestiere a favore delle popolazioni bisognose. Silvia Romano era andata con una ONG, profumatamente pagata. La sua qualifica era quella di “cooperante”; anche la mia qualifica in Somalia era quella di cooperante, ossia partecipante al programma di cooperazione allo sviluppo, e col mio lavoro, nel quale avevo dieci anni di esperienza, ho contribuito a mettere centinaia di studenti in condizione di poter frequentare l’università e diventare medici, veterinari, ingegneri, biologi eccetera. Il mio stipendio era quasi il quadruplo di quello che percepivo in Italia.

Quello che indossa Silvia Romano non è un tipico abito somalo, i tipici abiti somali sono questi
constud.2
Poi sono arrivati gli Shabaab e hanno imposto tutt’altro. Qualche giornalista, pescando evidentemente parole colte nell’aria senza sapere di che cosa si sta parlando, ha chiamato “dirac” il telone copri-auto color verde terrorismo islamico che Silvia Romano porta addosso:
telone
no, il dirac è l’abito che porta la bidella a destra appoggiata al muro: non assomiglia tantissimo, vero? E non è un dirac neanche l’abito che ha sotto il telone (che ha le maniche lunghe).

E passo alle domande vere e proprie: quale sarebbe la cosa da festeggiare? L’avere regalato 4 milioni di euro ai terroristi islamici? Quanti respiratori ci stanno dentro, in quella cifra? Quanti aiuti a commercianti e artigiani che stanno portando al monte di pietà catenine e fedi nuziali perché non hanno da mangiare? E quanta gente morirà con le armi ed esplosivi comprati con quei 4 milioni? O forse c’è da festeggiare il debito morale, che non mancherà di essere concretizzato, che abbiamo contratto con la Turchia?

E perché l’ex Silvia ha immediatamente voluto dichiarare “chiamatemi Aisha”? Ricordate le prime parole di Domenico Quirico? “Non siamo stati trattati bene”. Un prigioniero può dire e fare qualunque cosa per salvarsi la vita o alleviare i tormenti della prigionia, ma dopo il ritorno? Chi ci garantisce che tanto entusiasmo non sia sincero e non l’abbiano trasformata in una combattente al loro servizio? E, a proposito del suo essere stata trattata bene, chi è che le ha tirato un pugno in un occhio circa 10-12 giorni fa?
Silvia occhio
E davvero quella di essere rapita è stata una imprevedibile disgrazia? Davvero lei non ha fatto niente perché ciò accadesse? Leggiamo un po’ qua:
Ait1
Ait2
Eccola qua dunque, l’ochetta viziata e velleitaria, che invece di cercarsi un lavoro e fare del volontariato nel tempo libero – come tante brave persone che conosco – sceglie di fare la “volontaria” di professione, ben pagata, senza regole, che si sa che le regole sono di un fastidioso signora mia, ma di un fastidioso guardi, uscendo la sera, alzandosi quando voleva, e che per poter vivere senza quelle fastidiose regole sceglie di andare in un posto che le viene sconsigliato in quanto più pericoloso del precedente. E poi le faccio dire due parole da Silvana De Mari:

E concludo con quest’ottima analisi di Federico Punzi.

Silvia Romano consegnata ai servizi turchi. Non una brillante operazione di cui andare fieri, ma una resa ai terroristi

Una ragazza partita in canottiera per far del bene in Africa, torna ricoperta dalla testa ai piedi con un lenzuolo verde, una tunica indossata dalle donne somale islamizzate nei territori ancora controllati dagli al Shabaab. Si è convertita all’islam durante la sua prigionia. Costretta, secondo le prime cronache. Per libera scelta, dirà lei agli inquirenti una volta rimessi i piedi in Italia. “Ho chiesto io di avere il corano, ho anche imparato qualche parola di arabo”. Secondo qualcuno costretta anche al matrimonio islamico con uno dei suoi carcerieri, ma lei smentisce. Altri l’hanno notata, nelle riprese televisive di ieri a Ciampino, mentre si accarezzava teneramente il ventre.
Lo diciamo subito a scanso di equivoci: non si lascia una connazionale nelle mani dei tagliagole islamici. C’è un però. Ed è un però che riguarda lo status del nostro Paese, un dato che ci deve interrogare come comunità. La consapevolezza che il denaro consegnato a quei tagliagole metterà in pericolo molte altre vite, italiane ma principalmente africane. Italiani che si sono messi in gioco, per lavoro o per volontariato, in zone del mondo a rischio. E africani che rischiano tutti i giorni di essere trucidati da jihadisti da noi rinforzati nelle loro casse e nella loro immagine. Questo è purtroppo un argomento che, per quanto si possa gioire per il ritorno sana e salva di una ragazza di 25 anni, non può essere eluso nel dibattito pubblico.
Il ritorno di Silvia è una festa per la sua famiglia e non potrebbe essere altrimenti, ma è una resa per la Repubblica italiana e il mondo civile.
Trattare con i terroristi islamici di al Shabaab, affiliati ad al Qaeda e tra i più sanguinari, che in Africa – forse non tutti lo sanno – si sono macchiati di stragi orrende di uomini, donne e bambini, ed eventualmente pagare un riscatto, è forse una via obbligata, ma non un qualcosa che possa essere ostentato e celebrato all’aeroporto come una brillante operazione di cui andare fieri e da sbandierare al mondo intero. Anche perché, come spiega bene Romana Mercadante nella sua nota, [articolo che raccomando di leggere] non è il riscatto in sé, è la passerella mediatica del presidente del Consiglio e del ministro degli esteri a mandare un messaggio devastante. Il messaggio di un governo pronto non solo a pagare i terroristi, ma anche a prestarsi alla propaganda jihadista (tale è stata riabbracciare festanti un ostaggio convertito all’islam, non si sa bene come, dopo 18 mesi di prigionia, sceso dall’aereo con indosso una tunica islamica), pur di trarre un qualche vantaggio in termini di consenso da un lieto fine dal punto di vista umano e famigliare, ma non certo politico. Certe cose, se si fanno, si fanno in silenzio e poi non si sbandierano ai quattro venti.
La foto che vedete di Silvia Romano
silviaromano
è stata scattata molto probabilmente in Somalia, subito dopo la sua consegna da parte di chi l’ha tenuta in ostaggio per 18 lunghi mesi. La ragazza è ripresa sul sedile posteriore di un pick-up e indossa un giubbetto antiproiettile turco.
Pubblicata dall’agenzia di stampa Anadolu, ieri sera ha fatto il giro di tutti i media turchi, ma sui social italiani l’ha rilanciata Mariano Giustino, il corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia.
Questa foto suggerisce un ruolo ben più centrale dei servizi segreti turchi nella conclusione della vicenda, non un semplice “aiuto”. E cioè, che siano stati proprio i turchi a prelevarla e poi consegnarla alle autorità italiane. I nostri servizi non c’entrerebbero quasi nulla, se non per la richiesta d’aiuto avanzata nel dicembre 2019 all’intelligence turca (Mit) per rilevare e portare in salvo l’ostaggio. Insomma, l’operazione conclusa con successo sarebbe turca, solo i soldi italiani.
E questo dovrebbe suonare come un campanello d’allarme: in Somalia, così come in Libia, per combinare qualcosa dobbiamo telefonare ad Ankara. Il che la dice lunga sulla nostra irrilevanza persino nelle nostre (ormai ex) aree di influenza.

Federico Punzi, 11 Mag 2020, qui.

Parafrasando quel vecchio film, mio Dio come siamo caduti in basso.

barbara

QUALCHE DOMANDA

Domanda N° 1

Quando, esattamente, ha cominciato a circolare il virus a Wuhan? E quando, esattamente, è arrivato in Italia?

Perché, come è arrivato con questi ragazzi alla fine di ottobre, che cosa ci impedisce di pensare che possa essere arrivato anche prima della metà del mese con qualche imprenditore, o con qualcuno delle centinaia di migliaia di cinesi residenti in Italia, che periodicamente vanno a visitare le famiglie?

Domanda N° 2

Quando ci decideremo a dichiarare l’utero in affitto, ossia la compravendita di bambini al mercato degli schiavi, crimine contro l’umanità? Crimine che è sempre tale, anche in tempi “normali”, ma che in tempo di pandemia assume tinte ancora più orripilanti: succede infatti che in un albergo di Kiev si trovano parcheggiati decine di neonati
neonati
commissionati da ricchi negrieri pratici in compravendite di carne umana, che ora a causa del blocco determinato dalla pandemia non possono andare a ritirare i loro pacchetti di carne. Che cosa ne sarà di questi bambini? Nessuno lo sa. (qui maggiori dettagli)

Domanda N° 3

Davvero per evitare di morire di covid a decine di migliaia (e se non fosse una tragedia, qui ci sarebbe da fare una grassa risata) era necessaria la riduzione in schiavitù di sessanta milioni di cittadini e l’instaurazione di uno stato di polizia con sospensione della Costituzione ed esautoramento del Parlamento?

La leggenda metropolitana del lockdown

Una mia regola aurea è che tutto è possibile eccetto ciò che è logicamente impossibile. Una legge della logica è quella della contro-inversa: se A implica B, allora non-B implica non-A. Mancanza di lockdown implica che si hanno più morti? Allora, a parità di condizioni iniziali, avere meno morti implica che s’è fatto il lockdown. Il caso vuole che al giorno 8 marzo le condizioni iniziali di Italia e di Sud Corea fossero le stesse: entrambi i Paesi registravano 7300 infetti. Orbene, al 4 di maggio l’Italia ne registra 212 mila e piange 29 mila morti, la Sud Corea registra 11 mila infetti e piange 250 morti. Ma in Sud Corea non c’è stato il lockdown che abbiamo fatto noi. Per la regola della contro-inversa, non avessimo fatto il lockdown, non avremmo avuto né più casi né più morti.
Massimamente grazie a mezzi di comunicazione che ricordano quelli cinesi, serpeggia una leggenda metropolitana: è vero che le misure del governo hanno dato un colpo mortale all’economia, ma almeno ci hanno salvato la vita e protetto la salute. Se fosse così, dovremmo essere felici, che quando c’è la salute c’è tutto. Ma non è così. È, quella, appunto, una leggenda metropolitana. Di questo è necessario esserne consapevoli, noi e il governo: noi perché si impari a non dare la fiducia agli incompetenti incapaci, e il governo – qualunque governo ­– perché non commetta gli stessi errori. Alcuni dei quali sono imperdonabili.
Condizione necessaria affinché, in assenza di vaccini, siano efficaci misure di contenimento di un virus pandemico, è la velocità e determinazione nell’implementare le misure stesse. Qualunque fosse stata la strategia scelta, il fattore cruciale era la velocità d’azione. Il primo caso diagnosticato d’infezione avvenne l’8 di dicembre in Cina. Il 4 febbraio, quando avevano 15 casi e zero decessi, i sudcoreani chiudevano il Paese agli arrivi dalla Cina. Lo stesso 4 febbraio il sindaco di Firenze, con velleitario pidiota antirazzismo, lanciava l’hashtag #abbracciauncinese (nessun magistrato l’ha toccato, naturalmente, ma questa è un’altra storia).
In perfetta sintonia col pidiota, Conte attendeva il 9 marzo, quando gli infetti registrati erano già 10 mila e 600 i decessi, per attuare il lockdown. Brillante per incapacità, s’è adagiato sul parere dei cosiddetti esperti. I quali – lo sa anche un boy-scout – sono il modo più sicuro per rovinarsi (i cavalli il più veloce e le donne il più piacevole). Una qualunque Giulia Grillo avrebbe saputo discernere i contraddittori pareri di teste d’uovo rivelatesi incapaci di riconoscere la natura pandemica del virus. Cosa non impossibile, visto che i loro colleghi cinesi, sudcoreani, giapponesi, vietnamiti, l’avevano subito capito.
Conte regna su di noi, ma la confusione regna nella testa di Conte. Ci sarebbe da chiedergli perché, se ha chiuso quando c’erano 10 mila infetti attivi, sta aprendo ora che gli infetti attivi sono 100 mila. C’è una logica in questa pazzia? Direi di sì: anche lui sa che chiuderci come ci siamo chiusi non è servito, e men che meno serve oggi.
Né servirà in futuro, ove mai questo virus dovesse rinvigorirsi, come gli esperti paventano. Naturalmente non gli sarebbe salutare ammetterlo, ma si spera che per allora sappia almeno predisporre tutto quanto serve per prendersi cura di chi si ammala. Ma la vedo difficile: altra mia regola aurea è dare a tutti una seconda possibilità, mai una terza.
Franco Battaglia, 5 maggio 2020, qui.

Domanda N° 4

Ma veramente la Russia, quella che, in linea con le graziose abitudini putiniane di far sparire i giornalisti scomodi, si esibisce in intimidazioni in perfetto stile mafioso contro i nostri giornalisti non asserviti, veramente ci è stata d’aiuto?

Finisce lo show di Putin

Roma. Sono cominciate ieri le operazioni di rimpatrio dei militari russi arrivati in Italia il 22 marzo per l’operazione “Dalla Russia con amore”. Dalla base logistica dentro all’aeroporto di Orio al Serio in Lombardia questa volta si sono diretti verso l’aeroporto di Verona-Villafranca, dove un primo gruppo si è già imbarcato su due grandi aerei da trasporto Ilyushin-76, e non più verso l’aeroporto di Pratica di Mare, nel Lazio, dove erano atterrati quarantasette giorni fa. Orio al Serio dista centodieci chilometri dall’aeroporto di Verona e seicentoquaranta chilometri da Pratica di Mare, e questo suggerisce che ci sia stata la volontà di spettacolarizzare il loro arrivo. L’atterraggio dei primi Ilyushin-76 avvenne alla presenza del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con una diretta cominciata prima a “Domenica In” in collegamento con Mara Venier e poi proseguita su facebook. Pratica di Mare è una base militare simbolica, è il luogo dove nel maggio 2002 l’allora premier Silvio Berlusconi ricevette il presidente americano George W. Bush e il presidente russo Vladimir Putin per la firma di un trattato di collaborazione tra Nato e Russia che allora fece parlare di “fine della Guerra fredda”. Inoltre da Roma è senz’altro più comoda da raggiungere di Verona o di qualsiasi altro aeroporto del nord, per chi ha partecipato alla coreografia dell’arrivo. La parte più pesante del carico arrivato a marzo su quindici aerei cargo è rappresentata dai mezzi militari dei russi e il costo dello spostamento tra la Russia e l’Italia, andata e ritorno, sarebbe tra il mezzo milione e i due milioni di euro secondo le stime di esperti sentiti dal Foglio. Questo costo sarebbe stato sostenuto dall’Italia e c’è da usare il condizionale perché il governo non ha mai chiarito la questione. I mezzi fatti arrivare dai russi sugli aerei cargo non erano speciali e sono in dotazione anche all’esercito italiano, che infatti nello stesso periodo si è occupato di sanificazione un po’ in tutto il paese, da Verona al Piemonte e da Bergamo alla Sicilia. La Difesa russa ha dichiarato due giorni fa di avere sanificato 114 edifici per un totale di un milione e centomila metri quadri. Un’operazione meritoria ma anche a scadenza molto breve, perché la sanificazione per essere efficace dev’essere ripetuta nel tempo soprattutto in una regione come la Lombardia che ancora produce centinaia di nuovi contagiati al giorno e quindi non si capisce molto il senso strategico di tutta la manovra militare. Inoltre se si vanno a vedere i prezzi fatti dalle imprese private di sanificazione in questo periodo si realizza che è possibile sanificare quello stesso numero di metri quadri per circa trecentomila euro – e volendo anche a prezzi inferiori. E quindi – a meno che non siano chiariti alcuni punti della vicenda – l’impressione che si sia trattato di una costosa (per noi) operazione di propaganda da parte della Russia per sfruttare un periodo di crisi del paese è forte. La televisione russa ha trasmesso con gusto le immagini di chi in Italia toglieva la bandiera dell’Unione europea (dalla quale in questi giorni attendiamo miliardi di prestiti a condizioni incredibilmente favorevoli) per sostituirla con quella russa. I partiti di opposizione spesso chiedono chiarimenti al governo per molto meno, ma in questo caso non lo faranno perché sono ancora più filorussi. Se Mosca ha lanciato un’iniziativa metà di soccorso e metà di propaganda politica sul nostro territorio è perché in politica estera siamo un paese con idee molto confuse. Questo filo diretto del governo italiano con Putin non si sa chi dovesse impressionare alla fine, ma di sicuro non i paesi con cui vorremmo un rapporto più funzionale in Europa e di sicuro non gli Stati Uniti. Nel frattempo i Cinque stelle, partito di maggioranza dentro al governo, un giorno si vantano di avere una relazione speciale con la Cina “da giocare contro l’Unione europea” e un giorno assicurano di essere fedeli all’atlantismo.

Daniele Raineri, 9 maggio 2020, Il Foglio

Domanda N° 5

Ho trovato in rete questa immagine,
probabilità
e mi chiedo:

a) Da quando in qua abbiamo l’abitudine di starnutire direttamente sulla faccia di chi ci sta di fronte, a cinquanta centimetri di distanza?

b) Come sono state stabilite quelle percentuali? Hanno preso 400 positivi e 400 negativi, li hanno messi uno di fronte all’altro a gruppi di cento a mezzo metro di distanza, hanno fatto starnutire i positivi direttamente sulla faccia dei dirimpettai e alla fine hanno contato quanti negativi erano diventati positivi? (Ah no, devono essere il doppio, se no con quel “,5” mi sa che ce la vediamo brutta, anzi, se la vede brutta lui). Ma davvero pretendono di convincerci a usare le mascherine con simili cagate? E oltretutto senza una parola sul tipo di mascherina.

Per ora mi fermo, ma di domande da fare ce ne sarebbero fino a domani.

barbara

SPIGOLATURE 4

Premessa importante: per ogni attività che fallisce, c’è un cinese pronto a comprarla per due soldi. E l’imprenditore fallito DOVRÀ vendergliela, perché lui deve mangiare, e nessun altro, qui, è in grado di comprargliela, perché chi non è ancora fallito è messo poco meno peggio di lui. E quando si saranno comprati tutta l’Italia, ci terranno per la gola, o per le palle, che dir si voglia, e faranno di noi tutto ciò che vorranno.

Oggi parlo della situazione economica, e comincio con due spigolaturine personali. Un paio di giorni fa ho visto la gelateria aperta. E mi sono venute le lacrime agli occhi per la commozione, per l’emozione di vedere finalmente un segno di vita. Al ritorno mi sono fermata per celebrare l’evento con un bel gelatone con la panna e… le vaschette dei gelati sono chiuse. ? Non ci sono i gelati?! No, dice, sono autorizzata solo per l’asporto. Ora, sia ben chiaro, non voglio certamente insegnare il mestiere ai nostri saggi espertissimi oculati illuminati legislatori [come? Non va bene il plurale? Come non va bene? Ma il Parl… No? Ah, è perch… Ah, ok], ma quella gelateria non ha una porta da cui si accede a una sala in cui si trovano tavoli e sedie a cui ci si siede e ci si fa servire e si consuma lì seduti e ammucchiati, no. Quella gelateria ha una vetrina attraverso la quale io porgo i soldi, la proprietaria prende i soldi e mi porge il cono, esattamente come porge la vaschetta da mezzo chilo, io prendo il gelato e me ne vado: non è asporto questo? Quale sarebbe la differenza?
Qualche giorno fa ho tirato fuori una gonna estiva ma non estivissima, quindi giusta per questa specie di tarda primavera che fa un passo avanti e due indietro (anche dieci gradi di differenza da un giorno all’altro), più o meno come i morti del covid che un giorno sono sotto i 200 e il giorno dopo ribalzano sopra i 300. Vabbè. La gonna è piuttosto vecchia. Per qualcuno sarebbe antichità da museo, ma dato che io ho ancora – e porto – la gonna comperata coi soldi che mi ha regalato la nonna per la laurea nel 1976, diciamo che questa è in un’età intermedia tra l’avanzata giovinezza e la prima maturità. Comunque ha più di dieci anni, e in questo tempo l’elastico in vita ha finito per allentarsi, e quando l’ho infilata mi è cascata giù sui fianchi. Vedendo la gelateria aperta ho detto, vedi mai che magari abbia aperto anche la merceria. Vado, e quando arrivo vicino vedo un cartello

APERTO

SOLO ARTICOLI

PER BAMBINO E NEONATO

Entro e chiedo: l’elastico me lo può dare o rischiamo tutti e due la galera? Signora, dice, io qua la galera la sto rischiando ogni momento! Ovvio: primo, a vendere solo articoli per bambini e neonati ci farebbe tranquillamente la fame, come se non bastasse quella di due mesi pieni di chiusura, secondo, se io ho bisogno di una cosa – perché non è che uno ha l’hobby di comprare pezzi di elastico o manciate di bottoni: se lo vado a chiedere è perché mi serve – e lui ce l’ha, non darmela è delirio puro. La cosa veramente grottesca è che, per non rischiare pesanti sanzioni lasciando tracce della vendita criminosa, tutte le cose proibite è costretto a venderle senza fatturarle, così come inevitabilmente faranno tutti quelli che si trovano nella stessa situazione, vale a dire che con questa geniale trovata delle autorizzazioni parziali lo stato ci sta rimettendo vagonate di tasse.
E sulla vetrina di una merceria è apparso questo meraviglioso cartello
lampo-bottoni
E passiamo alla cronaca quotidiana nazionale, questa per esempio

E questa è fame, fame vera, quella che i saggi prudenti difensori della salute ad oltranza, quelli del “tenere tutto chiuso fino a quando il virus non sarà scomparso”, quelli del “meglio vivi con le pezze al sedere che ricchi al cimitero” non hanno mai visto neanche da lontano: GRANDISSIME TESTE DI CAZZO, NON SI TRATTA DI ESSERE POVERI, SI TRATTA DI CREPARE, CREPARE! Lo sapete che cosa vuol dire crepare? No, vero? E avere i figli che hanno fame e non potergli dare da mangiare: ci entra questo nei vostri cervellini di gallina?

Nel frattempo le misure del signor Visconte costringono alla chiusura centinaia di migliaia di imprese (che saranno acquistate da chi? domanda difficilissima, eh?)

Qui l’articolo.

Ma il nostro caro Marchese non si accontenta delle scelte criminali, no, lui va oltre, lui penetra come un coltello caldo nel burro nel più colossale ridicolo, e vi si adagia come in una poltrona bodyform:

Conte chiede un atto di amore, ma l’Italia ha bisogno di atti di responsabilità e governo

Pubblichiamo un intervento di Giulio Centemero, deputato, capogruppo in Commissione Finanze e tesoriere della Lega

Sono rimasto colpito dalle parole del premier Conte che qualche giorno fa ha chiesto alle banche di fare “un atto d’amore” riferendosi, in particolar modo, alle richieste di liquidità che le imprese stanno rivolgendo agli istituti di credito. Conte in poco tempo è passato dall’impersonificazione del “buon padre di famiglia”, dispensando consigli su come trascorrere le nostre giornate in tempi di Covid-19, a tutore dei nostri affetti, definendo i confini della parentela e aggiungendo poi un ulteriore azzardato distinguo tra affetti seri e meno seri.
Ma il camaleontico premier aveva in serbo un altro asso nella manica. E così, mentre le imprese chiedono un intervento efficace, che possa anche solo momentaneamente dare un po’ di respiro alla nostra economia, la retorica si spreca e si fa appello ai sentimenti. Ora, che la communication strategy della maggioranza rifletta un’isteria incontrollata e a volte schizofrenica è evidente, ma fare appello al cuore quando servirebbe solo il cervello… Forse è più una questione di buon senso che di anatomia.
Ad ogni modo, Conte il primo di maggio sui social, in occasione della festa dei lavoratori, ha chiesto scusa a tutti gli italiani per i ritardi nell’erogazione di Cig, incentivi, aiuti, varie ed eventuali. Caro presidente, con tutto il rispetto, non credo che le sue scuse in questo momento possano servire a qualcosa. Chi ha chiuso la saracinesca del proprio negozio o ha dovuto brutalmente interrompere la propria attività, quando a fine mese dovrà comunque pagare le bollette o peggio ancora gli affitti dopo non aver percepito per mesi un guadagno, con cosa salderà? È vero che ha avocato a sé i “pieni poteri” e che a colpi di Dpcm ha privato gli italiani della loro libertà, nonostante – a suo dire – il governo fosse pronto a fronteggiare l’emergenza, ma le sue scuse non hanno ancora un potere di conversione tale da essere sostituite alla nostra attuale valuta. Alle richieste delle aziende si è risposto solo con cassa integrazione, prestiti e dilazione di scadenze che peraltro in alcuni casi non sono neppure arrivati.
A proposito di cassa integrazione, non ha perso neppure qui il suo vizio, quello di puntare il dito nei confronti della Regione Lombardia per i ritardi nei pagamenti. A tal proposito vorrei ricordare che le Regioni non solo hanno regolarmente trasmesso tutti i decreti necessari all’Inps, ma alcune, come ad esempio la Lombardia, hanno persino anticipato l’indennità a tutti i lavoratori in Cig. Tridico confermi piuttosto le coperture, visto che sembra manchino all’appello 7 miliardi. Non vorremmo che anche lì si inventasse una scusa. Le imprese avrebbero bisogno di essere accompagnate con soldi veri verso la ripresa delle attività e non imbonite con appelli sconsolati al solo fine di scaricare su altri le proprie responsabilità.
Per le aziende, fino a 25 mila euro di prestito lo Stato copre il 100 per cento e per importi superiori la garanzia scende all’80-90 per cento. Le banche sono così costrette a valutare la situazione economica dell’azienda e se questa non è solida non avrà purtroppo i soldi. Qui non serve il cuore, quello arriva dove può. Qui serve il governo. Ben venga allora l’iniziativa privata che sta cercando strade alternative al credito, che non siano il vecchio modello bancario o il denaro pubblico. Come ad esempio i Minibond per salvare uno dei settori più cari alla nostra economia. Ora quale migliore occasione per rilanciare ad esempio questo settore con pluribond che consentano uno schema agile di accesso al credito? Oppure la proposta di AssoAIM che vuole sostenere le pmi non tanto sul fronte del debito ma dell’equity. Insomma presidente, chi fa impresa si aspetta serietà dalla politica. Il cuore ce lo metta pure, ma dopo aver azionato il cervello.

(qui, 6 Mag 2020)

Bestialità che viene analizzata e sviscerata anche qui

E infine una decisa presa di posizione, che spero ardentemente venga seguita da molti

barbara