PER UN MOMENTO PARLIAMO D’ALTRO

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«Per tre volte ha detto “no” ma le ho dato l’eutanasia lo stesso. E lo rifarei»

Caterina Giojelli 18 giugno 2020

«Non voleva più morire, non potevo abbandonarla». Parla per la prima volta Marinou Arends, il medico olandese che ha drogato e ucciso un’anziana demente contro il suo volere

Il medico olandese Marinou Arends racconta a Nieuwsuur cosa è successo il 22 aprile 2016, quando ha drogato e fatto l’iniezione letale a un’anziana demente contro il suo volere

Si chiama Marinou Arends, è questo il nome della “dottoressa A.” o “Catharina A.”, pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l’anonimato del medico che nel 2016 diede l’eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell’Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell’interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».

L’intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L’Aia dove l’anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell’”eutanasia del caffè”, “eutanasia a una demente”. Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di “aiutare” la povera anziana.

«HO SUBITO PENSATO: DEVO AIUTARLA A MORIRE»

La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l’anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l’eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato “devi fare qualcosa”, “devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell’anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po’» -, non l’aveva certo somministrata.

«SI LAMENTAVA SEMPRE DURANTE IL THE»

Ma il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua “infelicità” l’anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l’eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d’accordo. Ma c’è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l’eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla.

«E SE TI AIUTASSI A MORIRE?», «NO!»

Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un’obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l’anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell’occasione di smettere di soffrire.

UN CAFFÈ DROGATO «DI NASCOSTO»

L’eutanasia viene apparecchiata la mattina del 22 aprile 2016. Sono presenti anche il marito dell’anziana, sua figlia e suo genero. Arends decide di non chiedere alla donna ancora una volta se vuole morire, «domanda qualcosa a una persona incapace e otterrai solo una risposta dettata dall’emozione del momento. Sapevo che le sarebbe preso il panico. Avevo visto che tipo di sofferenza le avevo procurato rivolgendole quelle domande settimane prima. Un sacco di paura, frustrazione, rabbia». Per evitarle tutto questo il medico versa della droga nel caffè dell’anziana, senza spiegarle che di lì a poco sarebbe stata uccisa, «l’ho fatto col permesso del marito e della figlia, entrambi hanno dato pieno consenso». Inoltre «non potevamo pensare che fosse cosciente e capace di dire addio. Non era più in grado di capire che sarebbe morta».

L’ANZIANA SI SVEGLIA E INIZIA A DIMENARSI

Il medico non si sofferma su cosa è accaduto dopo, quando l’anziana pare ormai addormentata e le viene praticata la prima delle tre iniezioni necessarie per ucciderla. Perché è qui che avviene l’orrore: l’anziana si sveglia, capisce cosa sta succedendo, inizia a dimenarsi cercando di tirarsi indietro. Ma Arends, imperterrita, con l’aiuto della figlia e del marito dell’anziana che la immobilizzano nel letto, porta a termine la procedura. La donna muore in pochi minuti. In seguito ai fatti la Commissione di controllo dell’eutanasia avrebbe «rimproverato» al medico di essersi «spinta troppo in là», drogando la donna di nascosto e non informandola che sarebbe stata uccisa, nonostante le sue volontà non fossero «chiare», avesse «cercato di reagire» e nel suo testamento biologico avesse scritto che voleva decidere «lei» quando morire. Anche per la procura, a cui la Commissione rinvia il caso, il medico «non ha agito con attenzione e ha oltrepassato una linea invalicabile» nonostante la richiesta scritta di eutanasia fosse «poco chiara e contraddittoria».

«È STATO TERRIBILE MA LO RIFAREI»

Tuttavia Arends viene prosciolta in ogni sede, «non mi sarei aspettata mai di andare in causa, mai», conclude la dottoressa ricordando l’incubo di finire in cella quando capì che avrebbero potuto accusarla «persino di omicidio», «ero convinta di avere agito con attenzione e nei limiti della legge». La Corte Suprema le dà ragione. E a maggior ragione la dottoressa afferma che «rifarei tutto. Immagino che ci siano medici che lo troverebbero un passo troppo al limite (sono oltre duecento i medici olandesi che hanno espresso orrore per la condotta di Arends). Ma io ho dovuto farlo senza il consenso della paziente. È stato un passo tremendamente difficile. Ma per il meglio».

SDOGANATA L’EUTANASIA AI DEMENTI

Quella decisione ha sdoganato in Olanda l’eutanasia per chiunque non sia più in grado di esprimere o rinnovare la propria scelta sul fine vita. Dopo la sentenza della Corte Suprema è caduto anche il paravento dell’autodeterminazione e il mito della morte dignitosa: oggi in Olanda si muore drogati, uccisi a forza, mentre i parenti ti immobilizzano al letto e il medico ti pratica tre iniezioni letali con la convinzione di fare il proprio mestiere: “dovevo aiutarla”, “non potevo abbandonarla”, “lo rifarei”. (qui)

Ma in realtà non stiamo veramente parlando d’altro: stiamo sempre parlando della spaventosa deriva del mondo in cui ci troviamo a vivere, quello in cui si cancella il passato distruggendone i simboli, quello che cancella il valore della vita distruggendo e devastando, con pretesti assolutamente risibili (se l’uccisione di Floyd fosse un motivo, perché non si sono mai mossi per tutte le precedenti migliaia di persone – e sottolineo persone, perché, piaccia o no, anche i bianchi sono persone – ?), e uccidendo chiunque si trovi in mezzo, bianco nero o lilla che sia. E stiamo parlando di un mondo in cui non è reato far castrare un figlio bambino per fargli cambiare sesso. E, in particolare, siamo in Olanda, dove le leggi stabiliscono quali vite siano degne di essere vissute e quali no (“Lebensunwerte Leben”, si chiamavano un po’ più a est, vite indegne di essere vissute, e quindi destinate al macero). E dove degli “psicologi” stabiliscono che una ragazza di diciassette anni depressa a causa degli stupri subiti sicuramente non guarirà mai più, che la sua depressione è irreversibile e che quindi è giusto assecondare il suo desiderio di morire senza tentare di guarirla.

E tornando al caso in questione, oltre alla dottoressa assassina, che dire di quel marito e di quella figlia che tengono ferma la vittima che non vuole essere assassinata affinché il boia possa portare a termine il lavoro?

barbara

  1. Anche Hitler, se tornasse a vivere, porterebbe avanti il suo programma Aktion T4 per la soppressione delle vite indegne di essere vissute. Ma, se Hitler è morto, ci saranno ancora tanti altri piccoli Hitler che potranno decidere per la vita degli altri?

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  2. Ho letto l’articolo stamattina. Allucinante. Metterei in prigione a vita sia lei che il marito e la figlia di quella povera donna. E’ assassinio premeditato, di una persona che non ha nessuna possibilita’ di difendersi.

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  3. Orrore su orrore, ho letto quell’ altro tuo post del 22 agosto 2016, comparso in fondo alla pagina. “Voi lo sapete che cos’ é una nascita parziale? Mi piacerebbe che lo leggessero tutti quelli che ancora osannano al bravo Obama.

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    • C’entra per il fatto che i medici hanno deciso di assecondare il suo desiderio di morire assistendola nel percorso verso la morte (non hanno fatto niente per farla morire, ma hanno fatto in modo che mettere in atto il suo proposito le fosse più facile) perché gli psicologi hanno stabilito che la sua depressione era irreversibile e non aveva alcuna possibilità di guarire. A diciassette anni. Esattamente allo stesso modo in cui un oncologo ti dicesse che se hai un carcinoma al polmone all’ultimo stadio è inutile torturarti con interventi e chemio eccetera. Solo che nessun oncologo, neanche in questa situazione,ti direbbe niente del genere. Ti dirà che le speranze sono pochissime e ti farebbe scegliere se farti torturare per quella probabilità su un milione di uscirne o lasciarti morire in pace, ma non escluderebbe a priori la possibilità di tentare.

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        • No. La psicologia non solo non è una scienza, ma non ha assolutamente niente di scientifico. Che gli psicologi siano tutte persone pesantemente disturbate è un dato di fatto che chiunque può osservare. La ragazza stessa ha detto che tutti i trattamenti psicologici che le hanno fatto hanno solo aggravato la sua depressione facendola sentire sempre peggio. Solo a un cialtrone può venire in mente di dire, oltretutto a una ragazzina, che uno stato d’animo non cambierà mai. Hanno chiamato irreversibilità la propria incompetenza, la propria incapacità, la propria cialtroneria. E sulla presunzione di tale irreversibilità hanno deciso che era inutile tentare di guarirla e che dunque era meglio assecondare il suo desiderio di morire. Una presunzione – come dice la parola stessa – aprioristica.

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        • Ognuno per se stesso. Salvo il fatto che chi si occupa di salute avrebbe il dovere preciso di tentare il possibile e l’impossibile per tentare di migliorarla, e non di farla prima peggiorare e poi dire ok, hai una vita di merda e sarà sempre una vita di merda quindi muori pure, anzi, visto che siamo tanto buoni, ti diamo anche una mano.

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        • Gliene mancano proprio i fondamenti. Neanche la medicina, se vogliamo, è una scienza, ma le sue fondamenta poggiano su scienze rigorose: tu puoi essere allergico ai cortisonici e quindi non poterne trarre alcun beneficio, ma che la molecola del cortisone combatta le infiammazioni è un dato scientifico inconfutabile; nella psicologia l’unica cosa inconfutabile sono i pesanti squilibri psicologici e comportamentali di tutti coloro che la studiano, la divulgano e la praticano.

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  4. Arrivo tardi, ma quando si parla di certe cose, non posso tacere.
    Omicidio volontario. Di persona senziente, ma indifesa. Purtroppo non ho confidenza con l’olandese (anche se è molto simile al tedesco), ma la traduzione in Inglese di Google Translate è eccellente.
    Potremmo parlare del fatto che il cd testamento biologico chiedeva esplicitamente di non assassinarla contro la sua volontà, e quindi è stato tradito un patto di fiducia – attenzione a quello che scrivete, se si tratta di una cosa importante non bisogna lasciare spazio alle interpretazioni.
    Potremmo far notare che, vista la sua reazione, più volte mostrata, la donna non doveva essere così deteriorata, direi non più di Joe Biden, che una buona metà degli americani vorrebbe Presidente.
    Preferisco invece richiamare l’attenzione su un fatterello: i malati di Alzheimer NON soffrono per la loro condizione, di cui non si rendono neppure conto. Semmai, a soffrire sono quelli che vivono loro accanto, ma non quando vivono in Casa di riposo: lì la gente prende uno stipendio per gestire questi casi.
    La verità, cara Barbara, è che la motivazione dell’eutanasia degli anziani non autosufficienti è la stessa, precisa dell’Aktion T4: i malati costano. Le pensioni, anche. Le pensioni di accompagnamento, ancora di più. Addio, umanità.
    I filmati tedeschi di propaganda degli anni ’30 lo dicevano esplicitamente, oggi sono appena più discreti, ma anche qui da noi ne abbiamo avuto un assaggio quando si decideva a chi dare il respiratore e a chi no, durante il picco del virus di Wuhan.

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    • Per la verità quel “solo su mia richiesta” non dovrebbe lasciare adito a interpretazioni. E non solo non l’ha affatto richiesta, ma l’ha esplicitamente rifiutata quando le è stata proposta, e in più appariva spaventata: spaventata, chiaramente, dalla prospettiva di dover morire adesso. Poi mi dà da pensare anche la faccenda della “delega al marito”: chi gliel’ha assegnata? Quando mia madre è stata ricoverata in un istituto per anziani sono stata io, in quanto contitolare del comune conto in banca, a firmare la delega per mia zia affinché potesse, in quanto unica persona presente in loco e libera di muoversi, prelevare i soldi per le spese necessarie per mia madre – cosa ben più modesta di un mandato di vita o di morte. Senza la mia firma mia zia non avrebbe potuto toccare un centesimo, parente o no, necessario o no, incapace o no mia madre. Quindi, era stata lei a dare al marito diritto di vita e di morte su di lei? Visto quanto successo mi viene da dubitarne. Quanto all’omicidio, oltre che volontario è anche premeditato, con l’aggravante dello stato di dipendenza della vittima, con l’aggravante delle modalità efferate e tanto altro ancora. Le motivazioni, certo, sono quelle che dici tu. Tra l’altro ho letto giusto in questi giorni che la motivazione per l’aborto dei feti imperfetti non va cercata nell’egoismo dei genitori indisponibili ad accettare qualcosa di diverso dalla perfezione, e neanche nella paura di non essere all’altezza del compito, bensì un atto di pietà nei confronti dei figli che sarebbero altrimenti condannati a una vita infelice. La cosa interessante è che fra i casi elencati c’era la sindrome di Down, quando si sa che i Down sono le persone più felici e serene del mondo, capaci di diffondere serenità in chi li circonda e, tutto sommato, neanche eccessivamente impegnativi da gestire.

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  5. La questione della delega al marito potrebbe essere per un meccanismo simile a quella che da noi è l’interdizione. In Italia e penso ovunque richiede un giudice, ma con giudici come paiono quelli olandesi, non mi stupirebbe troppo. Diversi anziani affetti da AD che ho visto qui in Italia erano interdetti, quindi non è proprio raro.

    Quanto alla psicologia e agli psicologi, è come se i medici potessero liberamente scegliere se seguire la medicina “moderna”, basata sull’evidenza e sulla ricerca di base delle scienze bio-chimiche, o i consigli di Catone (ma scimmiottando il sistema a peer review). E la seconda scelta fosse quella che va per la maggiore.

    Da almeno 60 anni esiste nel mondo della psicologia una “corrente”, la neuropsicologia, che si basa sulla scienza (stringendo parliamo sempre di biologia e chimica), ma è sostanzialmente relegata nei laboratori universitari (psicofisica e neuroscienze cognitive). Fa capolino in clinica limitatamente alla riabilitazione delle funzioni cognitive superiori. Ovviamente, fissa per le teorie e i costrutti paletti troppo rigidi ed il pensiero dei “maestri” ne esce male.

    Ha però il pregio di non essere stata “inventata” da un cocainomane viennese ma da questo signore. Curioso come nella wiki italiana il fatto di essere stato cacciato dall’istituto di ricerca in cui lavorava negli anni ’50 perché ebreo diventi “per disaccordi con un gruppo di colleghi”.

    Mi scuso per il commento lungo.

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    • Embè, si sa che gli ebrei sono degli attaccabrighe nati, guarda Israele!
      Sì, esiste l’interdizione che, se non sbaglio, entra in funzione nel momento in cui tu sei talmente fuori di testa da rappresentare un pericolo per te e per gli altri, cosa che davvero, da quello che si legge, non sembra essere il caso della signora in questione. Veramente, in tutta quella storia non c’è una virgola che quadri. Sta a vedere che la signora aveva qualche importante proprietà che si era ansiosi di ereditare?

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  6. Mi pare veramente assurda come storia, in questi casi di solito c’e’ qualcosa dietro che non viene rivelato al pubblico e che cambia tutto. Quando ero in ospedale il reparto era pieno di poveracci oltre i settant’anni con la demenza senile, quasi tutti che soffrivano come cani e venivano tenuti in vita a forza. I medici che ho visto io sembravano interessati a tenere il paziente in vita oltre ogni limite ragionevole, non a farlo secco. Anzi, una delle prime cose che ho fatto dopo il ricovero e’ stata firmare un DNR (Do Not Resuscitate) per evitare di finire a quel modo. Mi sembra impossibile che un medico faccia secca a forza una vecchia ancora talmente arzilla da svegliarsi dopo la dose di narcotico e bestemmiare perche’ non vuole l’iniezione letale!

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    • Tieni presente che stiamo parlando dell’Olanda, dove c’è un protocollo che permette di dare l’eutanasia ai bambini e ai bambini di chiederla – e ti puoi immaginare con quale consapevolezza e indipendenza di giudizio. E d’altra parte se, con una società così liberale nei confronti di queste tematiche, 200 medici hanno preso posizione contro questa cosa, evidentemente deve essere stata proprio aberrante.

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