LA MATEMATICA, QUESTA SCONOSCIUTA

A proposito di religioni e di chiese e di incendi e altre simili amenità.

Il mistero delle chiese bruciate in Francia: 21 in due anni e oltre mille atti anti-cristiani nel solo 2019

 di Marco Cesario, 20 Lug 2020

Continua la misteriosa e persistente ecpirosi degli edifici cristiani in Francia. Dopo Nôtre-Dame e Saint Sulpice a Parigi, dopo Saint Denis, Grenoble, Tolosa, Rennes, Nancy, Pontoise, è la volta della splendida cattedrale gotica dei Santi Pietro e Paolo a Nantes, edificata tra il 1434 ed il 1891. Un violento incendio è scoppiato a livello del grande organo. Soltanto dopo circa tre ore i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme ma l’organo è andato completamente distrutto. L’organo dominava maestosamente la navata centrale dalla sua alta galleria eretta nel 1620, a cui si accede da una scalinata di ben 66 gradini, ed era opera del maestro Girardet. Un’inchiesta criminale è stata avviata in quanto l’incendio potrebbe essere doloso, come ha ribadito Pierre Sennes, procuratore di Nantes, menzionando una probabile origine dolosa, avendo i pompieri individuato tre diversi focolai [e certo, con tre diversi focolai “potrebbe”]. Interrogato sui primi elementi dell’indagine, il procuratore ha confermato l’arrivo, già sabato pomeriggio, di periti antincendio del laboratorio forense, incaricati di esaminare l’innesco dell’incendio e la configurazione dell’impianto elettrico della cattedrale.

La cattedrale di Nantes è l’ennesimo edificio religioso cristiano andato in fiamme per cause quasi sempre dolose. Checché [checché?] si siano additati di volta in volta i sistemi anti-incendio, il corto circuito, la vetustà degli impianti elettrici, la sbadataggine dei dipendenti o la lentezza dell’intervento dei vigili del fuoco, le cause sono nella maggior parte dei casi criminali. Lo dice un rapporto stilato dall’Osservatorio del Patrimonio Religioso (OPR) che in Francia ha elencato ben 21 chiese colpite da incendi e tentativi di incendio nell’arco di due anni, di cui almeno 15 di origine dolosa come dimostrato dalle inchieste effettuate dalla magistratura (solo in 6 casi dunque si presume l’origine accidentale [ecco, dici bene: si presume]). Di questi 15 incendi dolosi, 11 hanno causato danni considerati minori – che vanno da libri e documenti inceneriti, a tele d’altare bruciate o sagrestie danneggiate dalle fiamme, fino ad alcuni preziosi lavori di falegnameria perduti per sempre. Alcuni incendi sono stati accompagnati anche da atti di vandalismo su reliquie, statue, quadri, candelabri.

Quattro incendi dolosi hanno invece causato danni molto gravi: abbiamo già detto dell’organo della cattedrale di Nantes, che si aggiunge alla distruzione parziale di Nôtre-Dame – con il suo tetto composto da querce secolari e vecchio di oltre mille anni (la cosiddetta Forêt) andato in fumo e la Flêche di Viollet-le-Duc crollata – al portale del Settecento della chiesa di Saint Sulpice a Parigi completamente distrutto, all’interno devastato della chiesa Santa Brigida a Plappeville, e alla chiesa di San Giacomo di Grenoble, andata interamente distrutta da un incendio, tranne il campanile e la sua croce che rimangono ancora in piedi. Difficile oggi stabilire un’origine univoca di questi atti criminali [eh sì, moooolto difficile], che sembrano comunque inquadrarsi in una generale e diffusa ostilità verso tutto ciò che è cattolico o cristiano [gli atei nutrono una grande ostilità nei confronti di tutto ciò che è cattolico o cristiano, ma non ho mai sentito che abbiano l’abitudine di andare a incendiare le chiese].

A suffragare questa tesi un rapporto del Ministero degli interni, pubblicato nel gennaio scorso, che recensisce tutti gli atti antireligiosi, antisemiti, razzisti e xenofobi commessi su suolo francese. Le cifre del ministero sono impressionanti: nel solo 2019 sono stati recensiti ben 1.052 atti anti-cristiani, contro 687 atti antisemiti e 154 atti islamofobi. Leggendo i media in Francia sembra che gli atti antisemiti ed islamofobi siano di gran lunga superiori, dato che ricevono una copertura vasta e capillare e a volte anche sproporzionata, ma è chiaramente una percezione deformata della realtà, in quanto sono gli edifici religiosi cattolici a subire devastazioni e saccheggi maggiori (se guardiamo alle cifre annue del ministero), senza che per altro ciò sia veicolato dai media mainstream e senza che vi sia una presa di coscienza a livello civile. [La matematica non è il tuo forte, vero ragazzo? Ma non preoccuparti, ti aiuto io. I cristiani – quelli che si dichiarano cristiani, non semplicemente i cristiani per caso in quanto battezzati alla nascita e nient’altro – rappresentano il 60% della popolazione e, in base alle cifre che hai riportato, hanno subito il 56% di tutti gli attacchi di matrice religiosa (un quindicesimo in meno della loro proporzione); i musulmani sono il 9% della popolazione e hanno subito il 7,9% di tutti gli attacchi di matrice religiosa (un ottavo in meno della loro proporzione); gli ebrei sono lo 0,6% della popolazione e hanno subito il 35% degli attacchi di matrice religiosa (sessanta volte, ossia il 6000% in più della loro proporzione): sono un centesimo dei cristiani e gli attacchi che hanno subito sono i 5/8 di quelli dei cristiani. Vedi un po’ tu. Non è che il fatto che la cristianità è pesantemente sotto attacco sia una buona ragione per raccontare le balle sul resto. In ogni caso, come sempre, i dati dimostrano che i soliti musulmani chiagni e fotti sono quelli che frignano più a vanvera di tutti] Anche la politica si disinteressa completamente del problema ed anzi in un eccesso di politicamente corretto crea scompensi anche nella cosiddetta laicità alla francese: l’esempio del presidente Macron che rompe il digiuno per il Ramadan con responsabili della comunità musulmana francese (nel 2017) ed invece non fa neppure un augurio ai cristiani per il Natale la dice lunga sulla sproporzione nel trattamento.

Ma torniamo agli incendi dolosi e non accidentali. Mentre sulla cattedrale di Nantes la polizia ha già individuato un probabile sospetto, l’inchiesta sull’incendio di Nôtre-Dame sembra sia ad un punto morto. Nonostante la pista più accreditata al momento sia quella di un corto circuito elettrico nel dispositivo che azionava gli ascensori dell’impalcatura [posso fare una grassa risata?], altri elementi potrebbero invece far pendere la bilancia verso l’atto criminale. “L’indagine in corso è complessa, colossale”, ha ammesso il pubblico ministero parigino Rémy Heitz in un’intervista ad Europe 1. Nel corso delle indagini preliminari, concluse in poco più di due mesi, la procura di Parigi ha tenuto circa 100 udienze di testimoni e ha redatto 1.125 atti processuali. Quando a giugno aveva trasmesso gli atti a tre giudici istruttori, con più ampie prerogative, il procuratore aveva indicato di aver favorito la pista della sigaretta mal spenta o un malfunzionamento elettrico. Ma potrebbero esserci nuove prove a sostegno dell’ipotesi criminale. In un rapporto presentato il 22 ottobre 2019, il Laboratorio Centrale della Prefettura di Polizia (LCPP) ha raccomandato, secondo una fonte giudiziaria, di effettuare ulteriori indagini sull’area in cui è scoppiato l’incendio. Ma molte zone restano tutt’ora inaccessibili e l’inchiesta sembra ad un punto morto. Ad oggi, la causa precisa dell’incendio rimane sconosciuta.

Altri incendi invece, che inizialmente i media avevano liquidato come accidentali, si sono poi rivelati dolosi dopo le inchieste della magistratura. I numeri dunque certificano una situazione ben peggiore di quanto i media raccontino o di quanto si possa immaginare anche a livello di percezione di pericolo. Oltre mille atti ostili in un solo anno e 21 chiese bruciate in due anni sono cifre che ci aspetteremmo in Paesi come l’Egitto, o dove i cristiani vengono normalmente perseguitati, ma non ce li aspetteremmo certo in Francia, nel cuore dell’Europa e in uno dei Paesi che per primo abbracciò la religione cristiana. Ma forse è pur vero che oramai la Francia – cattolica per quasi 1.300 anni (dalla conversione di Clodoveo nel 496 d.C. alla presa della Bastiglia nel 1789) – non è più un Paese per cattolici. (qui)

Intendiamoci, l’ho scelto perché è un articolo sostanzialmente fatto bene, con le cose giuste al posto giusto, ma i numeri sparati come freccette al luna park proprio non si possono sentire, anche perché la cavolata degli attacchi agli ebrei che “sembrerebbero di più” perché ricevono maggiore copertura dai media mainstream è talmente mastodontica che dovrebbe saltare agli occhi anche di chi non mastica matematica come pane quotidiano.

Degli attacchi ai luoghi e ai simboli di culto cristiani in Francia si è già parlato in questo blog qui e qui. Probabilmente anche da altre parti, che però non ho voglia di andare a cercare.

barbara

  1. Non è che la Francia non è un paese per cattolici, gli è che i cattolici non esistono più, quindi le chiese hanno ragion d’essere come monumenti, tipo l’ara pacis o il tempio di Giove a Roma.
    d’altronde solo il 5% della popolazione è praticante e di questo 5% la stragrande maggioranza sono anziani..

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  2. Cara Barbara, sono elettricista e ho lavorato in fabbrica per tanti, troppi anni. Ti posso dire che al 99.99% gli incendi dovuti a “difetti nell’impianto elettrico” sono puttanate. Per avere un incendio con un impianto elettrico civile ci vuole una serie di coincidenze degne di Final Destination misto a un cartone di Road Runner.

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      • Oddio, però anche l’idea della matrice religiosa per Notre Dame mi sembra poco verosimile. Con un obbiettivo di profilo così alto, ci sarebbe stata qualche rivendicazione, vera o millantata. Più verosimile mi sembra qualche pastetta per avviare l’usuale mangiatoia per la ricostruzione che si verifica in situazioni del genere.

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    • @RV, da ragazzo ancora minorenne affittavo con una ventina di amici un paio di stanzoni in un vecchio edificio fatiscente nel centro della città (era un’usanza comune allora, queste tane si chiamavano “tampa” nel gergo locale: si affittava a prezzo bassissimo e in almeno venti a dividere anziché occupare), per sentire musica, cazzeggiare e, quando si era fortunati, per pomiciare.
      Ricordo un impressionante corto circuito con principio d’incendio (il fusibile principale era stato sostituito da un chiodo, il salvavita non era ancora stato inventato e comunque non ce l’avremmo messo), siamo riusciti a staccare il contatore un attimo prima che prendesse fuoco tutto. Ma voglio sperare che gli impianti elettrici delle cattedrali, anche quelli volanti dei cantieri di restauro, siano a norma.

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